giovedì 30 aprile 2015

Controcorrente


Una scommessa sulle ceneri di un partito e della democrazia.




Allora facciamo il punto: 
  • La buona scuola, a causa della confusione che sta gettando sul problema del precariato,  si avvia a diventare l'affare del secolo per la classe forense italiana.
  • Si va verso una riforma elettorale che trasformerà il parlamento in una forma allargata del consiglio comunale di un qualsiasi piccolo comune: chi vince anche con il 20-25% dei voti degli aventi diritto, prende tutto, decide e comunica alla minoranza, ammessa solo con diritto di tribuna. Chi trae vantaggio da questo? Il paese, la democrazia? no! il partito di Renzi, che non è più il partito democratico, e in subordine il M5S che, non a caso, non ha eretto le barricate di altre meno pregnanti occasioni. Verosimile un duello al ballottaggio tra due giganti come Renzi e Di Battista.
  • La medesima riforma elettorale che andava bene anche ai berluscones, adesso, che sono sull'orlo della scomparsa dalla faccia della terra, viene da loro giudicata fascista.
  • Siamo all'abuso del termine fascista, mai pronunciato prima da chi voleva abolire il 25 aprile e ancora adesso diserta le manifestazioni, quando si nomina la resistenza. Pronunciato, invece, con indignazione da chi ha votato e difeso in parlamento ogni forma di legge ad personam (pro B): tutto questo farebbe ridere se non rischiasse di essere il preludio ad una farsa tragica per il nostro futuro. 
  • Cambiando prospettiva: quando Renzi era accusato a sinistra di voler coinvolgere contro ogni etica il morente berlusconismo, replicava, da grande uomo di Stato, che le riforme istituzionali non si fanno per sè, ma per il paese.
  • Un intero popolo disorientato e senza più riferimenti si avvierà all'astensione, una eterea forma di disobbedienza civile, che invece dovrebbe prevedere azioni più concrete e incisive. 
  • La minoranza PD si spacca: senso dello stato, fedeltà alla ditta oltre  ogni evidenza, o calcolo pensionistico?
  • Il senato si avvia a diventare come un mega consiglio provinciale di nominati senza grandi poteri. A proposito come ricollochiamo gli esuberi di Palazzo Madama?
  • Un grande partito viene fatto estinguere non per merito del nuovo leader, ma per demerito degli altri.
  • A livello locale il partito del premier esprime un volto, se possibile, ancora peggiore di quello nazionale: boss locali, talvolta impresentabili anche per l'onnivoro premier dalla bocca buona, a fianco di tante brave persone che continuano a "militare" ormai chiedendosi essi stessi perchè e per chi.
Difficile opporre a tutto questo l'ottimismo della volontà e il 31 maggio si avvicina!

martedì 28 aprile 2015

Le vie per l'Europa


La via dell'EST







Se qualcuno pensa che la Sicilia sia l'unico approdo sfruttato dai migranti per l'accesso all'Europa, deve rivedere le proprie convinzioni. Nel periodo gennaio-marzo 2015, infatti, tra le le sette rotte dei migranti quelle più affollate sono state il Mediterraneo occidentale (1.786 ingressi), il Mediterraneo centrale (10.237) e il Mediterraneo orientale, verso la Grecia via mare e poi attraverso Grecia e Albania via terra (13.342 ingressi). Ma la via più frequentata è risultata quella attraverso i Balcani con 32.421 ingressi.
La novità non è sconosciuta, ma i mezzi di informazione le hanno sempre dedicato poco spazio. Anche la notizia della morte di 14 migranti lungo una linea ferroviaria in Macedonia, avvenuta il 23 aprile, non ha avuto risalto se non per un giorno. Eppure nasconde una polveriera: centinaia di migliaia di profughi, per lo più siriani, afghani, iracheni e somali, attraversano a piedi o con mezzi di fortuna l'europa dell'est, ma non fanno notizia. Anche affondando tutte le navi, i barconi, le zattere, i gommoni e i canotti del nord-Africa (Egitto incluso) ben presto i trafficanti incrementerebbero i traffici sulle altre vie, per altro ampiamente già aperte.
Sorgono legittimi due considerazioni.
La prima è che l'immigrazione via mare dall'Africa sub-sahariana fa più impressione: dopotutto sono proprio neri, ma soprattutto si presentano in 300-400 alla volta, "quando non ci tocca anche andare a recuperare i morti". E in più è visibile, si tocca con mano nelle nostre città: un serbatoio di voti impagabile per chi vuole sfruttare la paura e gli istinti più primordiali.
Dall'est, invece, arrivano alla spicciolata, a piedi, in camion, qualcuno anche in aereo con volo di linea dalla Turchia e poi  sono un pò più bianchicci e magari alcuni hanno un po' studiato e sono professionisti ben accetti anche nell'Europa del Nord. 
Seconda: l'Italia si lagna tanto dell'invasione via mare e con qualche ragione, ma fa di tutto (dementi a parte) per salvare e accogliere dignitosamente chi arriva. Non altrettanto sembra che succeda lungo la rotta balcanica, dove i profughi sono vessati, isolati, affamati, rimandati indietro. Tra Bulgaria e Turchia c'è un muro invalicabile lungo 38 chilometri, la materializzazione del Trattato di Dublino. A parte la Spagna che può in qualche modo cavarsela da sola come sta facendo l'Italia, la Grecia deve essere abbandonata a se stessa anche in questo campo?
Neanche a questo proposito l'Europa ha qualcosa da dire?



Da dove arrivano i migranti in Italia (dati 2013)

lunedì 27 aprile 2015

Musica per il lunedì

MUSICA PER IL LUNEDI': LA RESISTENZA DI OGNI GIORNO

                  Bella ciao dei City ramblers

La storia controversa di Bella Ciao
La storia di “Bella ciao” è stata scritta tante volte, ma è documentata la scoperta che il ritornello di questa canzone sia stato suonato e inciso già nel 1919 a New York in un 78 giri con il titolo “Klezmer-Yiddish swing music”.
In America il brano fu portato da un fisarmonicista zingaro, Mishka Tsiganoff, originario di Odessa che a New York aprì un ristorante, parlava correttamente l’yddish e lavorava come musicista klezmer.
La canzone divenne inno ufficiale della Resistenza solo vent’anni dopo la fine della guerra. Cesare Bermani, autore di uno scritto pionieristico sul canto sociale in Italia, parla di invenzione di una tradizione. Poi a consacrare il tutto è arrivata Giovanna Daffini, che nel 1962 aveva cantato una versione di “Bella ciao” nella quale non si parlava di invasori e di partigiani, ma di una giornata di lavoro delle mondine.
Aveva detto di averla imparata nelle risaie di Vercelli e Novara dove era mondariso prima della guerra e ai ricercatori non parve vero di aver trovato l’anello di congiunzione fra un inno di lotta, espressione della coscienza antifascista, e un precedente canto di lavoro proveniente dal mondo contadino.
La consacrazione avvenne nel 1964 quando il Nuovo Canzoniere Italiano presentò a Spoleto uno spettacolo dal titolo “Bella Ciao” in cui la canzone delle mondine apre il recital e quella dei partigiani lo chiude. I guai arrivarono subito dopo – sempre dal lavoro di Cesare Bermani - “nel maggio 1965 in una lettera a l’Unità Vasco Scansani racconta che le parole di Bella Ciao delle mondine le ha scritte lui, non prima della guerra ma nel 1951 in una gara di cori fra mondariso e che la Daffini gli ha chiesto le parole.”
I ricercatori tornano al lavoro e dicono che tracce di “Bella Ciao” si trovano anche prima della guerra e che negli anni immediatamente successivi alla Liberazione un gruppo di giovani Italiani, delegati ad un congresso giovanile internazionale improvvisarono questo canto. Fino a quando ci sarà ricordo dei “ribelli per amore” si alzeranno le note di “Bella Ciao”, diventato un inno quando già da anni i partigiani avevano consegnato le armi. Da allora “Bella Ciao” è diventato il canto simbolo della Resistenza.

Fonte ANPI, redazione web


Ma Bella Ciao è divenuta in tutto il mondo anche canto di protesta, di libertà, di rinascita, di indipendenza. Non a caso viene cantata anche in Corsica, con le parole italiane...


I chiami aghjalesi



domenica 26 aprile 2015

La manifestazione del 25 aprile a Mestrino, 2



I testi




Ecco i testi letti ieri a Mestrino, durante la manifestazione.


Una storia "minore": i partigiani SInti
Racconta Gnugo de Bar nel suo libro La strada, patria sinta:
Nell'aprile del 1945 c'erano i tedeschi in ritirata. Molti sinti facevano i partigiani. Per esempio mio cugino Lucchesi Fioravante stava con la divisione Armando, ma anche molti di noi che facevano gli spettacoli durante il giorno, di notte andavano a portare via le armi ai tedeschi.
Mio padre e lo zio Rus tornarono a casa nel 1945 e anche loro di notte si univano ad altri sinti per fare le azioni contro i tedeschi nella zona del mantovano fra Breda Salini e Rivarolo del Re (oggi Rivarolo Mantovano), dove giravano con il carro che il nonno aveva attrezzato. Erano quasi una leggenda e la gente dei paesi li aveva soprannominati «I Leoni di Breda Solini», forse anche per quella volta che avevano disarmato una pattuglia dell'avanguardia tedesca.

Erano entrati nel cuore della gente come eroi, anche per il fatto che usavano la violenza il minimo necessario, perché fra noi sinti non è mai esistita la volontà della guerra, l'istinto di uccidere un uomo, solo perché è un nemico. Questo lo sapeva anche un fascista di Breda Solini che durante la Liberazione si era barricato in casa con un arsenale di armi, minacciando di fare fuoco a chiunque si avvicinasse o di uccidersi a sua volta facendo saltare tutta la casa: «lo mi arrendo solo ai Leoni di Breda Salini».

Uguali di fronte alla morte, ma non dinnanzi alla storia. 
Il capitano Kim, di Italo Calvino.
"Il distaccamento del Dritto: ladruncoli, carabinieri, militi, borsaneristi, girovaghi. Gente che s'accomoda nelle piaghe della società, e s'arrangia in mezzo alle storture, che non ha niente da difendere e niente da cambiare. Oppure tarati fisicamente, o fissati, o fanatici....". Gente che combatte magari per un bisogno di istintivo e inconsapevole desiderio di riscatto, che, se capita, spara con furore, con odio contro gli uni o contro gli altri. Dove starebbe allora, si chiede il capo partigiano, la differenza tra lo spirito degli uni e lo spirito degli altri? La differenza sta nella storia si risponde:
"C'è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro [i fascisti]dall'altra...Da noi niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro...tutto servirà a liberare noi ed i nostri figli, a costruire un'umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L'altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori; perduti e inutili anche se vincessero, perchè non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell'odio...."


Le parole del Presidente della Repubblica:
“la Liberazione dal nazifascismo [costituisce l’] evento centrale della nostra storia recente”; ai Padri costituenti non sfuggiva il forte e profondo legame tra la riconquista della libertà, realizzata con il sacrificio di tanto sangue italiano dopo un ventennio di dittatura e di conformismo, e la nuova democrazia. La Costituzione, nata dalla Resistenza, ha rappresentato il capovolgimento della concezione autoritaria, illiberale, esaltatrice della guerra, imperialista e razzista che il fascismo aveva affermato in Italia, trovando, inizialmente, l’opposizione – spesso repressa nel sangue – di non molti spiriti liberi.
La sofferenza, il terrore, il senso d’ingiustizia, lo sdegno istintivo contro la barbarie di chi trucidava civili e razziava concittadini ebrei sono stati i tratti che hanno accomunato il popolo italiano in quel terribile periodo. Un popolo – composto di uomini, donne e persino ragazzi, di civili e militari, di intellettuali e operai – ha reagito anche con le armi in pugno, con la resistenza passiva nei lager in Germania, con l’aiuto ai perseguitati, con l’assistenza ai partigiani e agli alleati, con il rifiuto, spesso pagato a caro prezzo, di sottomettersi alla mistica del terrore e della morte.

Ecco perché “la ricerca storica deve continuamente svilupparsi” ma “senza pericolose equiparazioni” fra i due campi in conflitto. Perché la Resistenza, prima che fatto politico, fu soprattutto rivolta morale. Questo sentimento, tramandato da padre in figlio, costituisce un patrimonio che deve permanere nella memoria collettiva del Paese”. 

Le immagini della giornata

La manifestazione del 25 aprile a Mestrino



    Le immagini






Si è svolta ieri a Mestrino la prima manifestazione per il 25 aprile organizzata dall'ANPI.
Finalmente alla data giusta, finalmente oltre a tutti i coprotagonisti della liberazione è stata nominata anche la Resistenza, finalmente é risuonato anche il ritmo di Bella Ciao, in chiusura della manifestazione aperta dall'inno nazionale.

"Tutti uguali davanti alla morte, diversi davanti alla storia" é stato il motivo conduttore della commemorazione, sottolineato dalle parole del presidente della Repubblica e dalle riflessioni del capitano Kim, il personaggio del romanzo di Italo Calvino "Il sentiero dei nidi di ragno".
Per il resto la manifestazione é stata incentrata sulla figura del partigiano mestrinese Egildo Moro, di recente scomparso, di cui ha parlato il giovanissimo "co-relatore" della mattinata, Nicolò Zambolin, appassionato di storia e dei suoi insegnamenti, che ha chiesto e ricevuto la tessera dell'ANPI. Nicolò sarà quindi il più giovane "amico dell'ANPI".
Ricordati episodi anche minori come l'apporto dei partigiani Sinti, noti ed apprezzati per avere usato le armi solo quando strettamente necessario. E soprattutto ricordato lo spirito di solidarietà, maturato dai cittadini di Mestrino, il coraggio  nel nascondere aviatori anglo americani abbattuti, il rifiuto di molti giovani, militari e no, di arruolarsi nelle bande repubblichine, il rifiuto etico del fascismo e del nazismo. 
Il numero dei partecipanti? non so, non li ho contati: 60, 70 forse meno forse più, sicuramente dieci volte di più della manifestazione ufficiale del giorno prima, scuole escluse,  ma quello che più ha contato è stata la prova di unità, il riconoscersi  nelle radici comuni delle diverse storie e nei valori della Costituzione.


Un grande cerchio si è stretto intorno alle bandiere dell'ANPI


Uniti nella diversità



Il pubblico giovane



Il messaggio pacifista





Nicolò sta per ricevere la tessera ANPI


Intorno alla famiglia

venerdì 24 aprile 2015

Come eravamo...




Per non dimenticare





Pubblichiamo un importante documento ricavato dal sito della parrocchia di Mestrino. Adesso possiamo sorriderci su, perché è storia vecchia, le ideologie per fortuna non esistono più, ma questo era il clima del dopoguerra e l'onda lunga è arrivata sino agli anni settanta, almeno a Mestrino.


Avvicinandosi il settantesimo anniversario del 25 aprile è però bello ricordare che nonostante il  precoce divaricarsi delle ideologie, i resistenti hanno fatto in tempo a scrivere, restando uniti e senza epurazioni,  il più prezioso lascito della loro lotta: la Costituzione italiana. 

"Al presente c'è la propaganda comunista, sostenuta da pochi giovanotti esaltati e di fama poco buona. Anche con questi si è parlato privatamente e con i loro famigliari. In chiesa poi prudentemente e nelle adunanze di uomini e in quelle di donne si è spiegata la dottrina comunista e pure quella della Democrazia Cristiana. Contro le forze del male si spronarono gli elementi migliori ad organizzare le forze del bene e dell'ordine per inquadrarle tutte nelle schiere della Democrazia Cristiana e salvare le anime, le famiglie e la società dalla nuova empietà e barbarie pagana."

Nota: in parentesi quadra le domande che il Vescovo di allora aveva posto a tutti i parroci della Diocesi, chiedendo una puntuale relazione.

La parrocchia di Mestrino durante il periodo della seconda Guerra mondiale

Nel 1925 il vescovo Elia Dalla Costa aveva imposto ai parroci di redigere il Liber chronicus e di conservarlo attentamente; l'anno successivo diede indicazioni ancora più precise e vincolanti sui fatti da registrare e sui criteri da seguire.
All'obbligo dei parroci di redigere la Cronistoria si aggiunse alla fine del secondo conflitto mondiale anche quello di inviare in curia a Padova la Relazione degli avvenimenti verificatisi nella parrocchia durante il periodo della guerra 1940-1945. Le risposte dovevano vertere attorno a un questionario suddiviso in tre sezioni (parte morale con cinque domande, parte materiale con sei, parte personale con una). Dovevano seguire esattamente lo schema proposto, essere esatte e precise “con la indicazione dei nomi di persone e di luoghi, di date, così da costituire un documento di assoluta verità”.
don Antonio FrigoL'iniziativa di mons. Agostini non era del tutto originale: era stata infatti suggerita da una circolare della Sacra Congregazione Concistoriale; ai sacerdoti il vescovo chiese in pratica di non essere solo cronisti della Resistenza, ma anche giudici di se stessi.
Se si può esprimere un rammarico, va detto che le Relazioni ci informano soprattutto, anche se non esclusivamente, sull'attività del clero, che vi compare da protagonista; l'opera del laicato non è assente, ma vi appare marginale e sullo sfondo.
Nella “Relazione” sotto riportata, redatta dal parroco don Antonio Frigo, ogni risposta sarà preceduta dalla relativa domanda (posta fra parentesi quadra), così come formulata nel questionario inviato dalla Curia vescovile ai parroci della Diocesi di Padova.

Relazione degli avvenimenti verificatisi nella parrocchia di Mestrino durante il periodo della guerra 1940-1945

Parte morale

A [Numero degli sfollati, dei prigionieri, degli internati, dei poveri, eccetera (indicare quali iniziative ed opere a sollievo di essi e in quale misura e con quali risultati) e le somme raccolte ed erogate per questi scopi.]
Il numero degli sfollati circa 945, dei prigionieri 109, degli internati 6, di povere famiglie 40. Opere caritative: sussidi mensili varianti da lire 50 a lire 100; distribuzione di frumento kg. 409, di granoturco kg. 350, di patate kg. 594, di fagioli kg. 48. Somma in denaro: lire 23.662,20. Consegnate alla reverenda curia vescovile lire 4.750. La popolazione poi elargì indumenti, biancheria, scarpe, viveri agli sfollati da Montecassino; assunse le donne e ragazze valide al lavoro con giusta retribuzione in denaro o generi alimentari.
B [Assistenza religiosa particolare prestata alle suindicate categorie di persone e alla parrocchia stessa (indicare se furono tenute missioni, istruzioni, conferenze, eccetera).]
Fu tenuta dai padri passionisti (due) una sacra missione al popolo nella seconda quindicina di novembre 1940 con esito consolantissimo. Particolare da notarsi: tutti gli uomini, fatte pochissime eccezioni, fecero la santa comunione. Sono state tenute istruzioni per gli operai dal reverendo padre Luca cappuccino nel 1944 e dal reverendo padre Sterza delle missioni africane nel 1945. Una istruzione alla fine di maggio del 1944 fu tenuta dal molto reverendo parroco don Silvestri di Chiesanuova ai suoi parrocchiani sfollati a Mestrino.
C [Danni morali lamentati, provocati da scandali pubblici, da odi, vendette, uccisioni, rapine, furti, eccetera.]
Scandali pubblici furono dati da alcuni ufficiali tedeschi con donne di malavita, fatte venire da Padova. Orgie e danze per parecchie volte in casa del dottor Coromer, farmacista locale, che ha cercato di impedire, ma invano ed è rimasto disgustatissimo. Anche la popolazione ha risentito dell'atmosfera di odio, di ingiustizie perpetrate da alcuni soggetti fanatici ed interessati, specialmente durante il governo della Repubblica sociale, con requisizioni violente di cereali, con rastrellamenti di giovani soggetti alle armi non presentatisi, perché il presentarsi voleva dire internamento in Germania nei campi di concentramento, voleva dire fame, maltrattamenti e forse anche la morte, con minacce contro le famiglie dei giovani e anche contro il parroco perché non ha mai piegato dinanzi alla prepotenza ingiusta per non tradire i suoi figli spirituali e rendersi complice della tristissima sorte riservata agli internati. Un certo Rizzato, della Brigata nera “Begon”, nativo di Selvazzano, avventuriero, fanatico, violento, epilettico, ha freddato presso il municipio, sulla strada provinciale, con alcuni colpi di rivoltella un uomo di Tremignon, che aveva portato - si dice - una lettera minatoria contro il Rizzato. L'uccisore afferma che l'ucciso aveva la rivoltella; persone, testimoni del tragico fatto, dicono di no. Nella popolazione il delitto ha suscitato sentimenti profondi e unanimi di sdegno e di condanna.
D [Pericoli ai quali la parrocchia è stata esposta nella fede con la propaganda di errori, di superstizioni, eccetera e a quali può essere esposta al presente. Indicare i rimedi usati e da usare.]
La parrocchia è stata esposta a pericoli nella fede con la propaganda di errori da parte dei tedeschi, di altra gente estranea. Anche per causa di alcune famiglie sfollate da Padova o da altri luoghi, assenti completamente dalle pratiche e usi della vita cristiana, ne ha risentito la pietà e la frequenza alle sacre funzioni. Allo scopo di rendere meno nocivi e altresì per allontanare tali contatti con i parrocchiani si è parlato privatamente e anche pubblicamente nei modi più opportuni. Al presente c'è la propaganda comunista, sostenuta da pochi giovanotti esaltati e di fama poco buona. Anche con questi si è parlato privatamente e con i loro famigliari. In chiesa poi prudentemente e nelle adunanze di uomini e in quelle di donne si è spiegata la dottrina comunista e pure quella della Democrazia Cristiana. Contro le forze del male si spronarono gli elementi migliori ad organizzare le forze del bene e dell'ordine per inquadrarle tutte nelle schiere della Democrazia Cristiana e salvare le anime, le famiglie e la società dalla nuova empietà e barbarie pagana.
E [Bombardamenti, mitragliamenti, eccetera; indicare le date dei singoli bombardamenti, eccetera, e il numero delle vittime, segnalando il nome delle persone degne di essere particolarmente ricordate.]
Bombardamenti notturni nel territorio della parrocchia si sono verificati sei volte e ogni volta in aperta campagna, senza uccisione né danno alle persone. La notte dal 10 all'11 marzo 1945 due bombe, cadute nelle vicinanze della casa di Pieretti Agostino, hanno rovinato una tettoia e divelto porte, finestre, infranto vetri senza colpire nessuno di casa. Mitragliamenti ne sono successi parecchi con danni a diverse abitazioni e non alle persone. Solo il 14 marzo verso le 13 alcuni velivoli hanno mitragliato una corriera, carica di soldati tedeschi, che passava per la via Fornaci. Alcuni soldati sono rimasti uccisi, altri feriti. Inoltre una bambina, Fantin Dorina, e un bambino, Padovan Giordano, di Mestrino sono rimasti feriti non gravemente alle gambe. Più terrificante e rovinoso è stato l'ultimo mitragliamento del 27 aprile verso le 14. Otto apparecchi hanno colpito per 45 minuti ininterrottamente i portici del centro del paese, le macchine nascostevi sotto, le macchine numerose nelle adiacenze della villa Lonigo, lo stabile a nordovest, bruciando e facendo crollare tetto, granai e distruggendo grande quantità di mobili vecchi, botti e una automobile e altre cose. Contemporaneamente scariche di pallottole incendiarie hanno colpito fasci di piante di granoturco sotto una tettoia adiacente alla canonica, dove erano accatastati travi di larice e di altro legno e legna da ardere. Non si è potuto spegnere il fuoco in sul nascere, causa il continuo mitragliamento. Così il fuoco prese subito larghe proporzioni e distrusse la tettoia e quanto vi stava sotto. I danni del legname e legna bruciati e di altre cose rovinate si calcolano a 100.000 lire circa al prezzo corrente. Per la parte del legname e legna bruciati già è stata eseguita la perizia dall'ingegner Carretta di Creola e domani 28 luglio sarà presentata regolare denuncia con tutti i documenti richiesti. Per gli altri danni la denuncia sarà fatta a tempo opportuno. Da lamentare una vittima durante il mitragliamento. Certo Gallo Antonio di Evaristo, di 22 anni, fermatosi, sembra imprudentemente, sotto il portico davanti alla sua casa, colpito da alcune pallottole, moriva sull'istante senza alcun soccorso, perché tutti erano nascosti, chiusi nelle loro case e del morto si ebbe notizia al termine del mitragliamento. Il cappellano, che seppe per primo la triste notizia, accorse immediatamente, diede l'assoluzione sacramentale sub conditione e l'estrema unzione.

Parte materiale

A [Opere eseguite nella parrocchia, in chiesa o fuori, a scopo di culto, di religione e di carità, a cura del parroco o di istituzioni ecclesiastiche. Indicare l'ammontare delle somme raccolte in parrocchia per gli scopi di cui sopra e delle somme spese nei lavori stessi.]
Per la chiesa è stato ordinato l'altare nuovo del sacro Cuore di Gesù in marmo. Ottenuta l'approvazione diocesana, l'esecuzione fu affidata alla ditta Donazzan Ferruccio di Pove. Spesa complessiva lire 50.000. L'altare doveva essere finito e messo in opera, cioè collocato al suo posto, entro l'anno 1944, ma i bombardamenti e mitragliamenti quotidiani hanno impedito il trasporto dell'altare. Perciò durante quest'anno 1945 il lavoro sarà eseguito. Nel frattempo la stessa ditta preparerà il nuovo battistero secondo il progetto dell'ingegner Carretta, già approvato dalla commissione diocesana di arte sacra. Altare e battistero saranno trasportati insieme a Mestrino e posti nel luoghi designati. Spesa del battistero nuovo circa 30.000. Nel novembre 1944 fu preparato e collocato nella cella campanaria il nuovo castello in ferro della ditta Colbacchini di Padova, in sostituzione di quello vecchio in legno deteriorato dalle piogge e dall'uso e quasi cadente. Spesa complessiva: lire 105.000, già pagate con offerte straordinarie e ordinarie.
B [Se la chiesa parrocchiale od altri edifici sacri della parrocchia hanno subito dei danni per bombardamenti, mitragliamenti, eccetera. Indicare la data del sinistro sofferto, la entità dello stesso e quanto può essere utile segnalare per una esatta cognizione del danno subito.]
La chiesa parrocchiale non ha subito alcun danno; solo una vetrata superiore è stato perforata da una pallottola di mitragliatrice.
C [Se la casa canonica od altri benefici parrocchiali hanno subito danni per bombardamenti, eccetera. Indicare la data del sinistro sofferto, la entità dello stesso, eccetera.]
Ha subito danni una tettoia, sorgente nel cortile della canonica, per mitragliamento avvenuto il 27 aprile, come si è ricordato sopra alla lettera E.
D [Se e quali edifici ecclesiastici sono stati occupati da chi, per quali usi, a quali condizioni, per quanto tempo e in quali condizioni furono rilasciati.]
Durante l'anno scolastico 1944-1945, con permesso dell'autorità ecclesiastica diocesana, furono concessi per uso scuola media il sotto coro della chiesa e la stanza sopra la sagristia, che furono rilasciati in buone condizioni e con una offerta alla chiesa di lire 500. La casa canonica fu occupata dalla buona famiglia Gonella, della parrocchia di San Giuseppe di Padova dai primi giorni del 1944 alla fine di maggio del 1945, per evitarne l'occupazione parziale da parte dei tedeschi o fascisti repubblicani alla condizione di lire 150 mensili per tre locali. I componenti la famiglia hanno sempre tenuto buona condotta morale.
E [Se dei danni sofferti dalle chiese, dagli oratori, dalle case parrocchiali, dai fondi beneficiari, per bombardamenti, per occupazione od altro, fu fatta regolare denuncia alle competenti autorità, per quale somma; se furono ottenuti risarcimenti di danni e in quale proporzione.]
Risposto al n. E.
F [Se furono eseguite riparazioni, quali, a spese di chi, agli edifici sacri e alle case canoniche ed altri edifici ecclesiastici: quale somma fu erogata per tali lavori e da chi essa fu sostenuta. Somma ancora occorrente per mettere in pristino gli edifici o altri beni ecclesiastici.]
Non furono eseguite riparazioni straordinarie né alla chiesa, né alla casa canonica, perché non occorrenti. Fu ripulito l'organo e aggiunte le repliche ai somieri per la prontezza del suono. Il lavoro sarà completamente terminato durante la corrente settimana.

Parte personale

[Se e quali sacerdoti, chierici, religiosi, suore ebbero a soffiire danni gravi per ferite, allontanamento, vessazioni o altro. Segnalare il contegno del clero nelle difficili contingenze passate.]
I sacerdoti, le suore dell'asilo nulla ebbero a soffrire per allontanamento, per ferite o per altre cause. I mitragliamenti aerei e bombardamenti diurni e notturni lungo la strada provinciale e lungo la ferrovia e specialmente sulla stazione di Grisignano di Zocco hanno spesso costretto tutti a vegliare all'aperto o a proteggersi in casa nei luoghi più sicuri. Il chierico soldato Rizzi Cesare, già promosso al terzo corso teologico, all'armistizio dell'8 settembre 1943 è stato fatto prigioniero a Padova e trasportato in Germania in un campo di concentramento ad Hannover. Il Signore lo ha salvato da tanti gravissimi pericoli; la fede lo ha sostenuto nei duri lunghi mesi di prigionia e ne attendiamo presto il ritorno. Tutti i sacerdoti durante gli anni difficili della guerra hanno tenuto un contegno correttissimo, irreprensibile, prudente, degno di approvazione e di elogio.
Mestrino, 29 luglio 1945
Il parroco don Antonio Frigo

giovedì 23 aprile 2015

Consiglio Comunale del 28 aprile, o.d.g.


Rendiconto 2014





Varianti al piano degli interventi, modifiche dei regolamenti,  mozioni del M5S e altro 





 

lunedì 20 aprile 2015

Umanità



Musica per un massacro








Sai quanto tempo ci vuole a nominare 700 

persone? Tanto.

 E ad affondare? Un attimo.

 E a far finta di niente? Ancora meno. (Cit.)







Fauré, Requiem: in paradisum




domenica 19 aprile 2015

Controcorrente



Non pagare il biglietto 







e pretendere di aver ragione non è bello. Ma si tratta di un fenomeno minoritario e facilmente arginabile con un pò di controllo e di moral suasion;   scrivere commenti razzisti sul web è molto peggio, qui a Padova questa marea nauseabonda sale in modo irrefrenabile. 

Oggi un video prodotto da  un passeggero della linea Padova Vicenza e postato sul Mattino con l'intento evidente di stuzzicare il suo pubblico "migliore", ha superato ogni record di visualizzazioni e di condivisioni in rete. Sono cadute nella trappola mediatica anche persone insospettabili che evidentemente non hanno colto l'intento dell'improvvisato  cineasta o non ne hanno misurato gli effetti sul pubblico di minus habens dei commentatori del Mattino.
Cosa si vedeva? una ragazza, presumibilmente Rom,  con un bambino in braccio, che pretendeva di viaggiare senza biglietto e che è stata fatta scendere dall'autista. La donna di evidente nazionalità italiana, come si ricavava dal suo corretto uso della lingua, che le ha permesso di discutere a lungo con l'autista e di insultarlo in modo colorito, oltre a inviargli delle generiche minacce, tipiche di chi viene colto in difetto. La donna è scesa e non è successo niente di rilevante, tranne la sfilza di commenti razzisti che ne è seguita sul web.
Bene, la signora aveva evidentemente torto, ci ha provato, ha protestato e poi è scesa.
I commenti sono in perfetto stile Santanchè: quella  vuole affondare i barconi, questi vogliono bruciare gli zingari, tutti attuano a loro modo la personale "soluzione finale". Qualcuno, più determinato, ma a suo modo democratico, vuole espellere tutti i rumeni, tranne quelli che si comportano bene, equivocando tra rom e rumeni.
Nessuno che abbia ricordato due fatti molto importanti.
Il primo è che ogni  giorno sugli autobus e sulle corriere decine di studenti e non studenti nostrani tentano, spesso riuscendoci, di viaggiare gratis e il problema non è solo padovano. Il trucco è semplice: basta mostrare di fretta l'abbonamento del mese precedente; se non sei evidentemente "zingaro" o   straniero o di pelle scura nessuno approfondisce.
Ma il fatto più rilevante è il secondo: nessuno ha notato che l'autista si è sempre rivolto all'indisciplinata passeggera, anche mentre veniva offeso, dandole del lei e chiamandola signora!
Qualcuno si è spinto a dire che ha fatto il suo dovere, qualcun altro che ha avuto "le palle". Nessuno ha detto la verità sino in fondo: quell'autista è un vero signore!
Molti commentatori dovrebbero imparare da lui. 
   

sabato 18 aprile 2015

Controcorrente



Il buonista.







Adesso iniziano le guerre di religione anche sui barconi in mezzo al mare e poi vengono qui a chiedere asilo - lo sapevamo che l'islam era alle porte -  gettiamoli a mare noi prima che ci invadano -  basta con la strage di cristiani... e così via commentando sul web, sui giornali, dalla parrucchiera e al bar...

L'episodio dei 12 migranti cristiani annegati volontariamente dai compagni di sventura perchè in preghiera di fronte al disastro, certamente ha colpito anche i meno avvezzi all'allarmismo e al razzismo da bar. 
Ma nessuno ha pensato al contesto in cui ciò è avvenuto? può darsi che c'entri la religione, ma fino a che punto? l'angoscia per la morte imminente, l'istinto di sopravvivenza,  gli spazi ristrettissimi possono fare perdere la testa? o no? c'erano mani musulmane nella catena umana che ha fermato la strage?
Tra gli improvvisati o interessati commentatori qualcuno ha provato ad immaginare cosa significhi avere attraversato il deserto, essere stati tenuti in ostaggio come bestie dai libici (musulmani contro musulmani, non è una novità), essere stati spinti con le armi in una barca che fa acqua già alla partenza, senza saper nuotare, essere  abbandonati in mare, dopo essere stati spogliati di tutto, scarpe comprese? questa è la realtà della migrazione dall'Africa subequatoriale, ma non é mai stato spiegato abbastanza in giro. 

Lo sanno i marinai, i carabinieri, tutti quelli che rischiano la vita per portarli in salvo, i medici, i volontari del primo soccorso, i poliziotti che raccolgono le prime testimonianze per individuare gli scafisti (una volta), i cittadini di Lampedusa, di Pozzallo e ora anche di Palermo, lo sanno tutti quelli che hanno osservato tra i migranti gesti di solidarietà oltre la religione, ma non lo sanno tutti gli altri italiani.
Ma è sempre così: gli italiani quando guardano le cose da lontano, attraverso la lente deformante del politico di turno che tenta di raccattare i voti della paura, sono razzisti, ma diventano umani (quasi tutti) quando guardano in faccia l'altro. (Sicuramente questo non è accaduto ai poliziotti della Diaz e soprattutto ai loro superiori che li hanno mandati all'assalto ebbri di rancore e di paura per i fatti della mattina). 
Tornando a noi non lo sanno sicuramente i politici che immaginano di trovare la soluzione requisendo caserme: immaginano cosa succederebbe tra 400 giovani uomini e donne, ammucchiati senza distinzione di nazionalità e di religione, imprigionati  per più di un anno nell'attesa di una commissione che dovrà decidere se farne dei rifugiati di primo, secondo o terzo tipo o dei clandestini, in tutti i casi senza alcun supporto per la sopravvivenza successiva alla "generosa" accoglienza (almeno quando non ci si mette di mezzo la cooperativa "giusta")?
Lo sanno i signori dell'Europa che dicono di non avere i mezzi? lo sanno i nostrani politici decisionisti, che non riescono a farsi ascoltare al di là del Brennero e tollerano che poliziotti austriaci e tedeschi violino apertamente Schengen presentandosi regolarmente sui treni italiani prima che passino il confine e facendo scendere chi non ha i documenti?
Lo sa quel poveretto che siede in parlamento per caso e  si lamenta di essere stato "azzittito" (sic!) dalla presidente Boldrini mentre si approvava l'istituzione della giornata della memoria e dell'accoglienza
Lo sanno a Londra quando pubblicano l'oscena vignetta dell'italico stivale che a loro parere deve dare un calcio al barcone in arrivo?
Nessuno lo sa e tutti si sentono in diritto di parlare: provino a scambiarsi le parti magari solo per un giorno.  

giovedì 16 aprile 2015

25 aprile 2015, a Mestrino



Il 25 aprile in piazza a Mestrino, 
in memoria di Egildo Moro






Il 28 febbraio scorso è mancato Egildo Moro, valoroso partigiano di origini mestrinesi, che ha voluto tornare nel suo paese natale per il riposo eterno. Era un uomo schivo, modesto, per tanti anni aveva vissuto defilato; solo di recente si era lasciato andare ai ricordi, intrattenendosi a lungo con Catia Costanzo Boschieri, che ne ha raccolto le ultime testimonianze. La sua figura sarà ricordata con un convegno di studi che l'Associazione Storia e Vita organizzerà nel mese di settembre avvalendosi della testimonianza di altri protagonisti dell'epoca e del contributo di diversi studiosi .
Intanto in occasione del settantesimo anniversario della liberazione, il suo nome risuonerà nella manifestazione organizzata a Mestrino dall'ANPI locale, che, in un periodo storico e politico di grandi incertezze, vuole sottolineare le comuni radici della repubblica italiana, aggregatasi intorno ai valori della Costituzione. 
Ma spesso si dimentica che la Costituzione nacque per lo sforzo congiunto di uomini e donne che prima avevano assunto una posizione intransigente contro il fascismo e il nazismo e avevano preso le armi. Sì, che piaccia o no, avevano preso le armi e avevano fatto la Resistenza.
Poco o molto che questa abbia contribuito alla sconfitta dell'occupante nazifascista, una cosa è certa: è stato un movimento che ha riscattato la dignità nazionale e che ha creato le basi di una nuova società, in cui tutti, o quasi tutti, oggi possono riconoscersi.
Non è retorica: è stato sangue, sofferenze, ma anche coraggio, fratellanza e poi anche mediazione, discussione, accordi. Molto da imparare anche oggi da questa storia.  
Anche per questo l'ANPI di Mestrino ha deciso di riportare in piazza il 25 aprile, senza più accontentarsi di incontri anticipati, di scolaresche disattente impegnate nella lettura di generici appelli alla pace, di passanti distratti. 
Il 25 aprile è la giornata della liberazione, alla quale hanno contribuito i partigiani, gli operai che hanno difeso e occupato le grandi fabbriche, le città che sono insorte, a nord e a sud.
Non si può dimenticare, se si vuole veramente guardare avanti. Chi non conosce la propria storia e le proprie origini è destinato a vagare nel nulla e a offrirsi  a nuove tragedie.



martedì 14 aprile 2015

Not just a number




La sanguinosissima strage all'Università di Garissa, in Kenya, è costata la vita ufficialmente a 147 persone, tra studenti e addetti alla sorveglianza. Per loro non si è mosso nessun capo di stato, ma dal basso è nato un grande movimento in rete per dare non solo un nome, ma anche un volto, un'identità, un ricordo alla maggior parte delle vittime.
In Kenya, infatti,  la tradizione vuole che chi muore sia nominato ad alta voce; la stampa e i governi a partire da quello locale sinora hanno dato solo i numeri, per altro incompleti. Cominciano ad arrivare i primi nomi, le prime foto: sono volti, sorrisi, aspirazioni e sogni sovrapponibili a quelli dei nostri ragazzi e  dei migranti anonimi che circolano per le nostre città.
Ecco i primi nomi e le prime foto:   


 
 Abdulrazak Muhammed, guardia notturna

Alex Omorwa Mogaka, studente di meccanica
Angela 'Ka/Jojo' Kimata Githakwa, da Nyahururu 
Ayub Njau Kimotho, 21 anni, studente di economia aziendale
Branton Wakhungu, studente
Cpl. Kipkemboi, ufficiale di polizia
Dadly Mose, studente, 
Doreen 'Specialrose' Gakii, studente
Eliud Wafula, studente
Elizabeth Kerubo Nyangarora, Studente


 


 


 


Elizabeth Nafula, 20
Elizabeth Namarome Musinai, studente
Eric Ondari Nyabuto, studente
Faith Kendi, studente
Gideon Bryson Mwakuleghwa, 21, student
Yvonne Makori
Veronica*
Tracy Angela
Tony Wangu
Tobias *
Susan Anyango Othwilla 

Solomon Oludo
Selpher Solo Wanda
Peter Maside Nyangure Administration Police Officer
Oliver Maina
Job Njue
Maria Muchiri, Miss Garissa University
Jeff Macharia
Jane Akinyi
Ivy Kihia
Isaac Pop Bushen (Isaac Kosgey)
Hellen*
Gideon Bryson Mwakuleghwa
Faith Kendi
Eric Ondari Nyabuto   
Mukhwana Abel
Mildred Yondo Wakholi
Mary Muchiri Shee
LYDIAH Melody OBONDI
Laban Kumba Daniel
Ken Glenson Echessa
Joy Chepkorir
Josephine Nyaboke
John Mwangi Maina
Ruth Esiromo Nakhanu
Risper Maggie
Priscilla Kathure Akwalu 
Dan Mwiti, student
Peter Yule
Veronica Syokau

Informazioni

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Parte delle immagini, loghi, contributi audio o video e testi usati in questo blog viene dalla Rete e i diritti d'autore appartengono ai rispettivi proprietari. Il blog non è responsabile dei commenti inseriti dagli utenti e lettori occasionali.