sabato 28 febbraio 2015

Il depuratore, consiglio comunale il 3 marzo

Martedi 3 marzo, alle 19, consiglio comunale di Mestrino.






Unico argomento all'ordine del giorno il parere sulla valutazione di impatto ambientale dell'ampliamento del depuratore di Grisignano e la formulazione  delle relative osservazioni, sulla base del lavoro svolto dalla commissione consiliare.
La commissione esprimerà presumibilmente un parere negativo sulla realizzazione del progetto di Acque Vicentine. In subordine proporrà alcuni interventi ritenuti migliorativi e alcuni lavori di compensazione.

Come ha dimostrato questa commissione "speciale", quando si lavora per il territorio, pur nell'intrecciarsi di opzioni e di interessi, anche personali, diversi è possibile giungere a sintesi interessanti e ampiamente condivisibili. Onore a chi l'ha proposta o imposta.

Restano immutate le mie perplessità sulla genesi di questa apertura dell'amministrazione di Mestrino, ma soprattutto sulla tetragona chiusura a tutte le precedenti richieste delle opposizioni sulle più basilari occasioni di confronto in commissioni: bilancio, edilizia pubblica, sino ad arrivare al rifiuto della assolutamente innocua commissione bibliotecaPerché?  




venerdì 27 febbraio 2015

Festival au désert




Se amate l’arte dovete odiare la guerra, perché l’arte è la prima  vittima della guerra.
Un detto che ha visto molteplici realizzazioni che ne comprovano la verità, nel passato recente europeo e ai nostri giorni nel medio oriente e in Africa, colpiti dalla tragedia fondamentalista.
Gli iconoclasti dell’IS sgozzano gli uomini, ma anche le statue, i simboli della civiltà e dell’arte antica, ma in Mali hanno fatto anche di peggio: hanno stroncato la più grande festa musicale del mondo, Le festival au désert.

Si trattava di una manifestazione nata spontaneamente sulle orme della tradizione Touareg, un popolo nomade che ogni anno si riuniva per scambiare merci, per ritrovare gli amici e soprattutto per fare musica.

Dal 2001 si teneva nelle vicinanze di Timbuctù e aveva assunto una veste stabile  e internazionale, arrivando ad ospitare, accanto ai gruppi africani, artisti di tutto il mondo, come Bono e Robert Plant. 

Nel 2013 il festival è stato annullato e anche la sua edizione in tono minore spostatasi più a sud, nella capitale Bamako, è stata ritenuta pericolosa. Adesso il Mali è presidiato al sud da una forza militare mista francese e africana, ma la ferita alla musica e alla convivenza è stata  è ancora aperta.  I maliani vivono per la musica, che per loro è come l’aria che respirano. I miei alunni maliani di italiano quando non parlano tra di loro sono sempre attaccati all'auricolare: non è un lusso, è la sopravvivenza...






Immagini dell'ultimo Festival au désert



Stare al mondo senza musica è come vivere in una prigione:



Il blues in versione africana


Songhoy blues.
Dopo essere fuggiti da Gao, quando la città è caduta in mano agli integralisti, che hanno vietato qualsiasi tipo di musica, quattro fans di Jimi Hendrix hanno fondato la Songhoy blues per reagire all'oscurantismo. Recentemente hanno prodotto un album (music in exile), dai colori vivi, dai ritmi ternari più caldi della sabbia del deserto. Il brano che segue, Al Hassidi Terei, ne è parte.


 



 

                           
















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mercoledì 25 febbraio 2015

Controcorrente: siamo tutti Charlie o no?



Dopo la strage di Parigi, in rue Nicolas Appert, la gara di solidarietà pelosa è stata condotta senza ritegno. Un pò per convenienza, un pò per esigenza di immagine, molto per ipocrisia, i capi di Stato di mezzo mondo, sepolcri imbiancati dalla faccia di bronzo, si sono fatti fotografare sgomitanti a braccetto alla manifestazione di Parigi. Tanti anche in Italia hanno gridato la loro solidarietà pelosa, pochi sono apparsi coerenti in fondo.ù

Anche l'ateo Floris d'Arcais, scrivendo sull'ultimo numero di Micromega,  nella sua foga iconoclasta, cade, quasi senza rendersene conto, in una duplice contraddizione. 
La prima, più evidente, quando sostiene che la satira e la libertà non devono avere dei limiti, ma nello stesso tempo afferma che la redazione di Charlie di fatto i limiti se li poneva, non inoltrandosi sul sentiero impervio dell'antisemitismo e del razzismo,  non oltraggiando mai i valori della Resistenza e dell'antifascismo in quanto valori rifondanti dell'antica identità legata al motto liberté, fraternité, égalité.

Una coerenza a senso unico, che mette a nudo una verità incontrovertibile: la libertà, quella umana, realizzabile sulla terra, ha, anzi deve avere dei limiti. Il limite, dalle nostre parti, è sui principi, sui valori, sul rispetto della libertà altrui. 
Molto opinabile il ragionamento di Flores d'Arcais, quando afferma che la delimitazione dei limiti sarebbe così discrezionalmente determinato da chi si sente offeso e che tale linea di demarcazione sarebbe variabile  da luogo a luogo, ponendo quindi  serie limitazioni a chi vuole esercitare il diritto di critica (o di satira).

Se la satira vuole essere d'avanguardia, di lotta, se vuole aprire dei varchi, deve per forza correre dei rischi: l'impopolarità o l'incomprensione delle maggioranze,  i tribunali (come per altro era successo a Charlie in passato sul mitico De Gaulle), la controsatira, le reazioni dei governanti, della chiesa o delle chiese, ma sicuramente non la morte

La negazione e il contrasto a questa ultima eventualità è sicuramente, ma unicamente,  il possibile punto di convergenza di tutti coloro che, assai superficialmente hanno indossato la divisa di "je suis Charlie".

Quando il papa con la sua improvvida uscita sullo sberlone a chi offende la mamma, sembra legittimare la reazione a chi offende la/le religioni, sbaglia due volte. Sbaglia sia perché,  nonostante le evidenti intenzioni pacificatrici, ad orecchie interessate sembra legittimare la reazione violenta, sia perché fa ritornare indietro la sua chiesa di qualche decina d'anni: scherza con i fanti, ma non toccare i santi...
La tanto invocata solidarietà  da parte dell'Islam moderato, allo stato attuale delle cose, si può ottenere solo sull'uso della violenza non sulla messa in ridicolo del profeta.

E questo lo sanno bene, anche da noi, tutti coloro che hanno cercato di spostare in avanti, in parte e con fatica riuscendoci, l'accettabilità del confine del lecito e del dicibile nei confronti della chiesa cattolica o coloro che provano, coerentemente e senza far male ad alcuno, a vivere da atei nella "Gran Pretagna".

Tornando a Flores d'Arcais il secondo errore logico (o ideologico) sta nell'esaltazione del principio della ricerca della felicità, che è anche scritto in modo altrettanto contraddittorio nella costituzione americana: e se per qualcuno la ricerca della verità consistesse nell'annientamento di una religione o peggio ancora di una razza? l'umanità si è già trovata di fronte a questa eventualità...
   

Sullo stesso argomento:



Siamo tutti Charlie

Mi dispiace, ma non sono Charlie: le origini del terrorismo islamista, 1

Le origini del terrorismo islamista, 2



lunedì 23 febbraio 2015

Energia per la settimana

Uso "improprio" del violoncello"


Luka Sulic e Stjepan Hauser (twocellos) con la loro musica "energetica"  per affrontare il lunedì.
Nel primo video, per capire di cosa si tratti bisogna avere la pazienza di arrivare al secondo minuto. 
Il secondo è per gli innamorati della vita e per gli aspiranti tali. Il terzo.... guardatelo





E per i più romantici:


Viva la vida, all'arena di Pola




Divertimento da ragazzacci con Lang Lang

domenica 22 febbraio 2015

Lettera aperta a Renzi e ai renziani

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Lettera aperta di un (forse ex) elettore PD a Renzi e ai renziani





Sono tante le cose che da diversi anni  non capisco più del mio partito, ma l'ultimo anno è stato veramente difficile. 
Di una sola cosa sono certo: io non ho votato per il partito che c'è adesso: molte cose continuo a condividerle, ma altrettante urtano la mia formazione, la mia logica e contrastano con la mia militanza politica, con gli ideali che ho condiviso con compagni e no.
Qui non è questione di ritorno della democrazia cristiana: la "balena bianca", anche se in modo spesso sfuggente e variegato, era ben caratterizzata, ben visibile, ben collocata nei centri di potere. Ci potevi fare degli accordi, potevi arrivare a delle mediazioni, ma loro erano una cosa e noi un'altra.

E adesso? vabbè, mi direte, è nata la nuova "cosa": non c'è più la DC, nè il PCI, finalmente! Ma non vi eravate accorti che non c'erano più neanche prima? E' questa nuova cosa che non mi piace  perchè è in mano  a degli opportunisti, prontamente saltati sul carro del vincitore e quindi capaci di vendere la propria madre. Fanno da comparsa gli eterni indecisi, che giocano il ruolo dell'opposizione interna.

Quello che disturba noi elettori e militanti di base è la quasi totale assenza di discussione interna e  di democrazia e faccio un esempio: chi ha mai discusso nei circoli o in assemblee cittadine, di riforma della Costituzione e di riforma elettorale? E se lo abbiamo fatto, quali sono stati i risultati concreti? Quante sono state le discussioni sul job's act e perchè nessuno di noi ha potuto dire che l'argomento lavoro era prioritario rispetto alle alchimie costituzionali. Inutile aggiungere che molti di noi sono dilaniati tra la militanza nel PD o la fedeltà elettorale da una parte e l'appartenenza sindacale. Una bella contraddizione difficile da sciogliere.
E poi ancora: qualcuno mi ha mai chiesto se era necessario fare il patto del Nazzareno?


Molti di noi, di sicura fede democratica, avrebbero detto che le riforme costituzionali si fanno mediando con tutti, ma non con lo sfregio di Berlusconi nella nostra sede! non c'erano Alfano, Verdini, il bieco Brunetta, Vendola e i "grillini"?

E venendo al merito di quello che sta per essere approvato definitivamente a nostra insaputa: noi siamo stati sempre costituzionalisti, nel senso di strenui difensori della Costituzione, carta di tutti, strumento di garanzia.
Ma il "combinato disposto" della riforma elettorale iper-maggioritaria  (con liste quasi interamente definite dai vertici dei partiti)   e della riduzione del Senato a camera di nominati dalla maggioranza, stravolge di fatto lo spirito della carta fondamentale.
Chi vince prende tutto: avrà, infatti,  una maggioranza enorme e obbediente alla Camera e un Senato altrettanto fedele.
Questo significa avviarsi verso la repubblica presidenziale, da noi sempre guardata con sospetto. Qualcuno potrebbe ribattere che questa è la realtà dei paesi democratici più avanzati, ma allora bisogna contestualmente rivedere il sistema dei controlli, dei pesi e dei contrappesi. 
Noi, e lo rivendico con orgoglio, siamo abituati alla partecipazione, alla discussione, anche alla contestazione e poi, solo poi, al comportamento conseguente e solidale. 

Le nuove regole e il nuovo modo  sfuggente di fare politica  ci stanno stretti.
La trasformazione genetica della nostra identità, che è cosa diversa dall'evoluzione, avvenuta  sotto i nostri occhi e con la complicità di alcuni di noi ci ha tolto ogni punto di riferimento e di speranza. Alle ultime elezioni in Emilia, gli elettori e molti militanti hanno dato corpo a queste pesantissime perplessità.
La delega totale, che relega le opposizioni  a esercitare un mero diritto di tribuna, forse può andare bene, anche se con qualche riserva,  nei piccoli comuni dove i problemi sono di tipo pratico e molto locale. Non funziona sicuramente quando sono in gioco interessi molto ampi, regole generali, politica economica, sociale e soprattutto politica estera: in una parola la vita e il futuro di una intera nazione. 
Come ci regoliamo se invece del simpatico Renzi, vince l'antipatico Salvini?

Un (forse ex) elettore PD


sabato 21 febbraio 2015

Controcorrente: quando un buonista diventa cattivo


Panem et circenses, nulla di nuovo sotto il sole.






Il 2 febbraio 2007, un uomo coraggioso, Luca Pancalli, temporaneamente alla guida della FIGC, presidente del Consiglio Prodi, sospese a tempo indeterminato le partite di tutti i campionati di calcio italiani, nonchè un'imminente partita della nazionale. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso di una violenza sempre in agguato in tutte le partite era stata l'uccisione dell'agente Raciti a Catania.
Da allora le violenze interne ed esterne agli stadi di calcio si sono succedute senza sosta, per culminare, il 3 maggio del 2014, presidente Renzi in tribuna, con il vergognoso accordo con Jenny a carogna per far giocare la partita Napoli - Fiorentina, dopo  il ferimento di un tifoso napoletano, poi deceduto, nelle vicinanze dello stadio. Il signore in questione indossava una maglietta dedicata a Speziale, il killer dell'agente Raciti. E qui il cerchio si chiude.

Tra le due date: città, stadi, treni e pullman, devastati dai tifosi. Ma i miliardi di euro hanno continuato a girare. 
E qualche giorno fa sbarcano a Roma gli olandesi ubriachi, devastano auto e soprattutto la fontana del Bernini, ci pisciano quasi in testa e vengono accompagnati allo stadio a vedere la partita e poi in aeropporto senza una sosta in un centro di accoglienza, senza un'impronta digitale, senza una doccia di insetticida.  
Come ha scritto qualcuno: in Italia se non arrivi in barcone, non sei nessuno.

Aiutarli a casa loro:  no,  Salvini? 
Oppure, in modo più sensato e impopolare chiudere tutto il calcio, che non sia quello sano, amatoriale, dove gli allenatori danno il sangue (tenendo lontani dai campi i genitori esaltati), dove si guardano anche i risultati scolastici dei mini atleti, dove non circola denaro che puzza, ma sano, profumato sudore, dove scorre la vera passione per lo sport e il divertimento.

"Meglio danni che morti" ha commentato il questore di Roma, per giustificare l'apparente impotenza della polizia.  Perfetto! meglio danni economici al clan dei proprietari di diritti e ai proprietari delle tifoserie che morte dello sport, della convivenza civile, dell'arte, della cultura e talvolta anche di esseri umani. 

Ps. Qualcuno mi sa spiegare la differenza tra tifo "buono" e tifo "cattivo"? Typhos in greco vuol dire fumo, vapore, febbre e quindi offuscamento febbrile della mente...




venerdì 20 febbraio 2015

La pietra scartata



LA PIETRA SCARTATA
Squarci di luce. Vedere, sentire, toccare



Venerdì 27 febbraio 2015  ore 20.45
Teatro dell'Opsa, Via della Provvidenza_68 - Sarmeola di Rubano (PD)
Ingresso libero


Venerdì 27 febbraio alle ore 20.45 torna  LA PIETRA SCARTATA, una serata di immagini, musica e parole  al Teatro dell'Opsa di Sarmeola di Rubano a Padova.
Gli ospiti saranno MARIAPIA BONANATE,  giornalista e scrittrice e FELICE TAGLIAFERRI, scultore non vedente,  autore della scultura "Il Cristo RiVelato", e Giovanna Lubjan, musicista. Il Cristo RiVelato sarà esposto alla Chiesa dell’Opsa dal 18 febbraio al 22 marzo. 
Ogni anno La Pietra Scartata, giunta alla sua sesta edizione,  propone delle testimonianze di chi ha fatto la scelta di trasformare la propria debolezza o le proprie fragilità  in occasione di riscatto, di miglioramento di sé e, in definitiva, di rafforzamento della coesione attraverso la diffusione della solidarietà. Il tema di quest’anno  è SQUARCI DI LUCE. Vedere, sentire, toccare ed è strettamente legato alla storia dei due protagonisti.
MARIAPIA BONANATE da sei anni assiste in casa il marito colpito dalla sindrome di Locked-on, una forma di coma che al più consente un'ombra di coscienza e un minimo di comunicazione attraverso il battito delle ciglia. "All'inizio ho conosciuto la disperazione", scrive Mariapia nel volume Io sono qui (Mondadori 2012).  “Un giorno”, grazie anche alla riscoperta del Diario di Etty Hillesum , una ragazza olandese, morta ad Auschwitz nel 1943, “la disperazione ha cominciato a retrocedere di fronte alla percezione di un amore di un tipo nuovo, e fortissimo. È nata attorno a mio marito una sorta di comunità. E io ho cominciato a  vedere delle cose che prima non vedevo a cogliere lampi di luce nel buio della malattia”.

Accanto a Mariapia, FELICE TAGLIAFERRI. Da sempre impegnato con il suo lavoro e le sue opere per un'arte senza barriere, l'Artista è cieco dall’età di 14 anni ed è il primo scultore non vedente a dirigere una scuola d’arte plastica.  L'idea dell’Opera IL CRISTO RIVELATO una scultura in marmo che misura 180x80x50,  nasce  durante una visita di Felice Tagliaferri a Napoli, quando all'artista non venne consentito di toccare la celebre scultura di Giuseppe Sanmartino, esposta nella Cappella Sansevero. Tagliaferri, che da anni si batte affinché l'arte sia accessibile a tutti secondo le proprie possibilità,  ha perciò pensato di proporre una sua versione dell'opera che sia disponibile alla fruizione tattile. Il suo motto è DIVIETO DI NON TOCCARE.

La statua del Cristo Rivelato potrà essere visitata ogni giorno dal 18 febbraio al 22 marzo alla Chiesa dell’Opsa, Via della Provvidenza 68–Sarmeola di Rubano (PD) dalle 12.00 alle 15.00 e dalle 17.30 alle 19.00.
Per visite di gruppo o per usufruire di una visita guidata, anche in un orario diverso, è necessaria la prenotazione al numero 340 7559467.

Sono previsti dei laboratori di scultura dal 22 al 26 febbraio con Felice Tagliaferri. 16 ore di laboratorio pratico-esperienziale per gruppi di max 20 persone. Orario: 9-13 /14-18. Sede: Opsa, Sarmeola di Rubano.
Destinatari:  Educatori, operatori,insegnanti, animatori, catechisti,volontari. I laboratori sono gratuiti.
INFORMAZIONI e ISCRIZIONI:  Marta Michelotto, 334669500  / area.educativa@operadellaprovvidenza.it


La serata è organizzata da
Atantemani, Fondazione Fontana onlus, Ufficio Diocesano di Pastorale della Missione, Opsa, Uildm Padova onlus,
in collaborazione con

Caritas, Fondazione I.R.P.E.A, Medici con l'Africa Cuamm, Diritti+Umani,  Centro Servizi Volontariato Padova, Associazione Amici di Don Giorgio, Ufficio Diocesano per l'Annuncio e la Catechesi, Un Attimo di Pace.
con il sostegno di ETRA S.p.a.




mercoledì 18 febbraio 2015

Parole di scuola: O come Orario



L'orario: variabile indipendente? 







A, come analfabeta; B come banco,bidelli C come collegio docenti, consiglio d'istituto, continuità, complessi, la scuola di Edipo e di Narciso la scuola di Telemaco,  D come dirigenteE come etica, empatia, esami; F come finanziamenti; G come Genitori; H come handicap;
 I come insegnante, le tre I; L come LIM
M come media;   N come numero; O come opportunità, orario; P come professoreP come presideQ come qualità; R come ripetenteriforma, responsabilità
S come semi; T come terremoto; U come unico; V come valigia; Z come zaino, zerbino.




Studentelli di liceo del 1967: due-tre quaderni, un libro al massimo sottobraccio, le ragazze, più diligenti, qualcosina in più, legata da un elastico e mollemente appoggiata sul fianco.





Studenti della scuola dell'autonomia, 2015: zaino, cartelline varie, sacco con il ricambio, tablet, telefonino e... mamma al posteggio in attesa dell'uscita.

Nel '67 era ammessa, anzi incoraggiata la socializzazione dei libri di testo, almeno di quelli strettamente necessari per seguire la lezione, che erano veramente pochi, perchè per la quasi totalità del tempo si assisteva a delle vere e proprie conferenze dei docenti. 

Per gli esercizi di matematica e la lettura dei classici, visto che erano necessari, si faceva ugualmente bene con un libro ogni due: accordi ferrei, impossibile modificarli in assenza di telefonini, in caso di assenza  del compagno di banco, qualche ragazza soccorrevole che portasse qualcosa in più si trovava sempre.



Gli orari delle lezioni a quei tempi erano molto ristretti, almeno per i licei: 25-28 ore al massimo; molte di più per i tecnici ma con una forte percentuale di ore di officina o laboratorio, cioè una vera e propria formazione professionale, l'abitudine al fare con le proprie mani per poi guidare e organizzare gli altri.
Si  favoleggiava, con qualche dose di verità, che ingegneri, medici e biologi, in fabbrica o in laboratorio, avessero qualcosa da imparare dai cosiddetti "periti" formati da alcuni istituti particolari.

Nella scuola dell'autonomia, invece, gli ultimi anni hanno visto una delle più folli rincorse all'improvvisazione didattica che la storia della scuola abbia mai attraversato.

Qualche esempio.
Prima che una mano caritatevole  mettesse fine alla sperimentazione selvaggia nella scuola secondaria di secondo grado, c'erano istituti con un carico di 40 ore di lezione, tutte teoriche, dalle otto alle 14 ogni giorno: un contenitore dove si accumulava di tutto, dalle tre lingue straniere, all'economia, passando per il latino e la filosofia. 
Negli stessi anni gli istituti professionali perdevano gradualmente la caratteristica del fare, per assimilarsi sempre di più ai tecnici, che avevano ben altra e nobile tradizione.

martedì 17 febbraio 2015

Vanzini a Mestrino, immagini

Enrico Vanzini: un uomo fuori dal comune


Vanzini accolto da don Sergio

Una breve presentazione






Katalin Gajdos al flauto
 e Luisa Favaro  alla tastiera






Il pubblico di tutte le età 



Sulle note di dona, dona




Roberto Brumat presenta Enrico Vanzini







Dopo la proiezione, un flusso inarrestabile di ricordi, emozioni...insegnamenti:






lunedì 16 febbraio 2015

Con la musica




Una musica  per ogni situazione e per ogni patologia..





La musica è la voce di tutta l'umanità, di qualsiasi tempo e luogo. Alla sua presenza noi siamo uno. (Charles Gray, attore)




Da ragazzo (appellativo che una volta si riferiva ai 15-ventenni, perchè poi arrivava la laurea, il lavoro o l'emigrazione e il matrimonio), l'unica occasione per "contatti ravvicinati" erano le feste di compleanno alle quali partecipavano intere "comitive" (gruppi non virtuali, che si frequentavano quotidianamente).
L'unico problema erano i regali, fonte di grande disagio per le disastrate finanze di tutti. Ma c'era un tipo che aveva risolto, almeno al 50%,  il problema: essendo poeta, compositore e strimpellatore di piano, alle feste delle ragazze si presentava con una piccola pergamena contenente dei versi di circostanza o, se sapeva della presenza in casa di un piano, con una piccola melodia, scritta da lui o mutuata dalla musica corrente, molto pertinente al carattere della festeggiata, e che eseguiva seduta stante con improbabili armonizzazioni. 
Il successo, suo, era assicurato con grande invidia degli altri, che forzatamente avevano sborsato qualcosa.  
Nel tempo era cresciuta una piccola colonna sonora che accompagnava ogni ricorrenza, sottolineava il clima della serata (pardon del pomeriggio)  e caratterizzava la fortunata destinataria dell'invenzione. Il tutto a costo zero...

E' la stessa operazione che compie l'autore del libro di oggi, suggerendo ascolti, storie, aneddoti, annotazioni critiche e confronto di esecuzioni, pensati per ogni circostanza della vita quotidiana e per una lunga serie di ...fobie.
Un modo soft per accostare anche il più recalcitrante ascoltatore di musica colta. 
La classica, infatti,  viene accostata al jazz, alla musica popolare, alla musica colta e leggera contemporanea, con un affascinante e creativo mix, che tende a dimostrare l'assunto finale: la musica, quella di qualità, è una sola, basta evitare la spazzatura che esiste oggi e che esistita in ogni secolo. 
 Ma la chicca finale, per restare in tema di risparmio è il fantastico sito dell'editrice Sellerio, guida all'ascolto, che mette a disposizione gratuitamente tutte le musiche citate e descritte nel testo: un'enciclopedia della musica dalle origini ai giorni nostri, di tutto rispetto. 



domenica 15 febbraio 2015

Parole di scuola, C come Complessi, 2




La scuola di Telemaco 








A come analfabeta; B come banco,bidelli C come collegio docenti, consiglio d'istituto, continuità, complessi, la scuola di Edipo e di NarcisoD come dirigenteE come etica, empatia, esami; F come finanziamenti; G come Genitori; H come handicap;
 I come insegnante, le tre I; L come LIM
M come media;   N come numero; O come opportunità; P come professoreP come presideQ come qualità; R come ripetenteriforma, responsabilità
S come semi; T come terremoto; U come unico; V come valigia; Z come zaino, zerbino.





La scuola non più dello scontro ma dell'incontro, del nuovo patto  tra generazioni.
La scuola dove viene finalmente appagato, seppur in modo diverso dal passato, il desiderio di padre dei giovani.
Dove il giovane Telemaco vede ritornare il padre Odisseo, diverso da prima, debole e invecchiato, ma ancora capace di mettere ordine nella casa occupata dai proci.

In questa scuola l'insegnante non è più l'essere infallibile,  che detta una legge imperscrutabile a cui bisogna gioco forza adattarsi, ma è la guida che apre le menti, che crea occasioni, che getta ponti, che si fa carico del disagio, ma spinge a superarlo. 
E' l'insegnante testimone, che offre una visione, una possibilità, una via, che poi ogni alunno percorrerà nel suo personalissimo modo. E' l'insegnante che squarcia il velo dell'indifferenza, dalla chiusura in se stessi, nel  proprio corpo e nelle appendici tecnologiche, che è vicino ai giovani, ma nello stesso tempo è altra cosa. In una parola l'insegnante torna a fare l'adulto, ma attraverso vie impervie, che passano attraverso la relazione e non attraverso l'autorità tramandata: gode di una autorità che si guadagna quotidianamente sul campo.

Figure simili di insegnanti  e professori sono sempre esistite anche nella scuola di Edipo e di Narciso, ma adesso costituiscono l'unica maniera di sopravvivenza non solo della scuola ma dei docenti stessi.. 

Informazioni

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