Visualizzazione post con etichetta associazione Storia e Vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta associazione Storia e Vita. Mostra tutti i post

domenica 24 dicembre 2017

Nazismo e fascismo, la nuova resistenza


"Scovati con forza dalle loro buche"






Questa la didascalia della foto di copertina  inviata da  Jürgen Stroop ad Himmler assieme al rapporto, di 70 pagine con 49 immagini, che annunciava: "Il ghetto di Varsavia non esiste più". Pochi conoscono però la fotografia che segue, facente parte anch'essa del dossier di Stroop. Come non ammirare la fierezza dei ribelli che si lasciano fotografare ma mostrano il pugno chiuso e uno sguardo di sfida!

La fierezza dei ribelli del ghetto di Varsavia


I carnefici fotografano le loro vittime, nessuna empatia, solo una fredda documentazione di chi ritiene di aver compito una valorosa impresa militare contro donne e bambini inermi. 
Ma involontariamente il fotografo nazista offre la strada per recuperare la memoria in senso politico: studio, ricerca, comprensione, ascolto dei testimoni e delle vittime inermi sì, ma non solo. Viviamo in giorni in cui le verità non contano quasi più nulla: ci viene detto che il fascismo è cosa lontana, che non esiste più, che è possibile utilizzare l'immagine di Anna Frank per un "innocente" gioco  tra tifosi, che  destra e  sinistra sono termini ottocenteschi (anche se chi lo dice, appartiene quasi sempre a una  destra viscerale, dura a scomparire). 
Il fascismo rialza la cresta, protetto dall'ignavia e dal silenzio di chi non ha coraggio e non solo ha dimenticato, ma oggi si fa complice. Non basta più commuoversi alle parole dei sopravvissuti e gioire dei tempi mutati, che ingenuamente si valuta che non possano più tornare. 
Non è così: i fantasmi del passato vivono tra di noi e ultimamente si sono materializzati con azioni violente e codarde nello stesso tempo. 
Bisogna SAPERE che anche nella Germania degli anni trenta all'inizio si verificavano solo alcune azioni isolate di pochi esaltati..
Il sonno della ragione è facile ad esser innescato e in genere si appiglia ad un capro espiatorio mutevole nel tempo: ieri gli ebrei, poi i comunisti, poi gli stranieri, oggi i profughi.
Ascoltare i testimoni, attraverso le conferenze che organizza la mia associazione, non è una semplice operazione di rievocazione storica: deve essere il viatico* per una nuova resistenza.

*L'insieme delle cose necessarie per chi si mette in viaggio..

Post scriptum 1. 
Le vicende del ghetto di Varsavia sono state narrate al cinema innumerevoli volte. Imperdibile l'ultima uscita: "La signora dello zoo di Varsavia". Dopo il fotogramma riprodotto sotto, c'è una scena che, anche se si tratta di finzione cinematografica, per me sarà impossibile dimenticare: l'uomo che rischiando la vita aveva salvato centinaia di ebrei del ghetto si trova dinnanzi una fila di bambinetti che alzano le braccia fiduciosi per essere sollevati e caricati sul carro che dopo qualche secondo si chiuderà inesorabilmente alle loro spalle.






Post scriptum 2.
Jürgen Stroop aveva fatto solo le scuole elementari ed era un impiegato del catasto. A monito di chi esalta l'ignoranza come fattore rigeneratore.

Post scriptum 3. 
Il migliore articolo sulla vicenda del ritorno del re spadetta, che contribuì a mandare ad Auschwitz migliaia di italiani, lo ha scritto Lercio, ipotizzando la soluzione per la sepoltura definitiva: L'Italia in miniatura di Rimini...

domenica 21 maggio 2017

Oltre i confini, le immagini

Si dipana il filo rosso che lega gli orrori delle frontiere dell'Europa

Reception

La dirigente scolastica


Il pubblico 

Maurizio, Oscar, Daria, Paolo, Hossain, Soro




Oscar e Daria

Hossain, poco prima dell'applauso che ha chiuso l'intervento
La mostra resta aperta al pubblico tutti i pomeriggi dalle 16.30 alle 18.30 sino al 26 maggio. 

giovedì 18 maggio 2017

Una scelta di speranza






Una scelta di speranza
Fonte: associazionestoriaevita
Chi fosse interessato ad una proiezione pubblica del docufilm può mettersi in contatto con l'Associazione: associazionestoriaevita2015@gmail.com


A contorno della mostra fotografica "Oltre i confini" l'associazione Storia e Vita ha promosso la proiezione del docufilm "Una scelta di speranza" del regista Alberto Still, girato all'interno di un centro di  accoglienza occupato.

Questa opera preannuncia emozioni forti per le scene uniche che lo caratterizzano, ma offre uno spaccato della realtà della nostra città che non può essere ignorato.
La storia vera, oggetto del libro “Come sono diventato vedente non vedente, vita da orfani” di Florence K. è affrontata e documentata in questo docu-film girato dal regista Padovano con esperienza internazionale Alberto Still.
Al centro del documentario, il percorso di vita di un ragazzo Eritreo che, rifiutando la beneficenza di stato, compie tutti gli sforzi di studio e di lavoro per inserirsi in Italia fino a crearsi una famiglia.
Approdato in Italia dopo essere rimasto orfano, Sahle, eritreo di vent'anni, dati i costi di alloggio scopre l'impossibilità di arrivare a fine mese con i pochi soldi guadagnati. Da qui inizia il racconto Una Scelta di Speranza, che rivela gli sforzi di integrazione necessari a integrarsi di un profugo volenteroso e onesto, che decide di andare a vivere in un centro di accoglienza senza acqua corrente e senza riscaldamento, per riuscire a far quadrare i conti.
Il docu-film è sviluppato in tecnica mista con riprese di reportage, ricostruzioni in docu-fiction e interviste.
Le interviste con opinioni e testimonianze, sono rafforzate dagli episodi testimoniati direttamente dalla macchina da presa, in prima persona. Il regista vive a contatto diretto e racconta la situazione sul campo anche con l'ausilio di telecamere nascoste per trasmettere immagini che catapultano lo spettatore direttamente nel viaggio di una realtà quotidiana forte e disillusa dove la speranza combatte e vince contro la disperazione.
Con testi originali in inglese e italiano, il documentario apre uno squarcio su una realtà scomoda che molta politica sembra avere caparbiamente rimosso. Il fotografo e l'autrice hanno seguito sistematicamente in lungo e in largo il percorso di un volonteroso immigrato determinato a integrarsi in Italia. Ne risulta una mappatura di sforzi, vissuti e luoghi abbandonati all'incuria e affidati agli sforzi volontari e di speranza, dei singoli individui.
Immagini non celebrative che offrono riflessioni e confronti tra le contraddizioni di una casa occupata, infangata in uno stato insalubre e disumano, a pochi metri da alberghi di lusso e da quartieri fieristici.
Riflessioni che vanno a insistere sugli sforzi necessari per integrarsi, al di là della ricerca di immagini di impatto giornalistico e al di là della retorica religiosa, del fondamentalismo islamico della spettacolarizzazione della guerra.
Alberto Still è entrato all'interno del centro d'accoglienza, girando immagini di un microcosmo scioccante al paragone dei proclami politici in Europa e nel mondo.
Le immagini sono esclusive, partendo dal presupposto che il regista è l'unico fotografo e professionista dei media che è riuscito a entrare, con l'approvazione degli ospiti rifugiati, e filmare all'interno della casa occupata.
Le foto testimoniano meticolosamente esterni e interni di questi edifici e le diversità degli stili di vita dei rifugiati, in violenta contraddizione col destino opposto dei colossi economici che li circondano a pochi metri.
Da un lato del marciapiede, grattaceli e immobili di pregio, perfettamente tenuti e funzionati, che ospitano alberghi di lusso, fiere, cliniche di chirurgia estetica e redazioni. Dall'altro lato del marciapiede, un edificio abbandonato e in completa rovina.
Merito di questo documento visivo è anche l'avere fermato nelle immagini, prima dell'oblio, la storia e le vite in un luogo che ha segnato l'esistenza di persone in fuga dalla disperazione.
Un documentario pertanto tragicamente prezioso, che raccoglie le uniche immagini mai girate in un centro di accoglienza occupato (per la precisione, nella città di Padova), prima dello sgombero.
Il film e' stato finanziato dalla Fondazione Studi Bressan, da sempre impegnata nella promozione sociale a Padova, con corsi di formazione per adulti. Molte scene sono state riprese a Padova, da Prato della Valle alla scuola Petrarca.
Nella colonna sonora del film, tra le arie interpretate, insieme al tema principale FOSSILS, del maestro KYLE PRESTON di Seattle - Washington, anche la canzone d'amore PRETEND AND WALK OUTSIDE, scritta e interpretata da KRACKATOA, compositore Britannico trasferitosi in Nuova Zelanda.
Al termine della proiezione, il regista incontrerà gli alunni della classe terza dell'Istituto Tartini assieme ad alcuni giovani migranti che racconteranno in modo semplice e diretto la propria esperienza.

lunedì 15 maggio 2017

Oltre i confini


A quegli occhi, a quelle urla non ti abitui mai.








Fonte: associazionestoriaevita.blogspot.com


La nostra associazione sarà protagonista a metà mese di un'importante iniziativa presso la scuola Tartini di Padova. 
Con la collaborazione della Cooperativa Città so.la.re. allestiremo una mostra fotografica con i lavori di Francesco Malavolta, un fotoreporter, che da anni lavora per documentare i drammi dell'emigrazione, dei salvataggi in mare, dei respingimenti ai confini orientali d'Europa. 

Come narra egli stesso in numerose interviste, il suo lavoro iniziò venti anni fa a Brindisi, quando arrivarono in massa decine di migliaia di albanesi. E' proseguito poi in molti luoghi al centro di drammi umanitari: l'ultimo, quello, dei salvataggi e delle morti quotidiane nel mediterraneo centrale. 


Un lavoro che potrebbe ormai essere routine, ma che tale per lui non è mai diventato: Francesco osserva gli occhi prima di scattare e in quegli occhi legge una storia, che va colta, valorizzata, raccontata e fatta conoscere. 

D'altra parte, sostiene: "a quegli occhi, a quelle urla, non ti abitui e non ti devi mai abituare". Forse un breve viaggetto d'istruzione insieme a lui potrebbe insegnare molto a chi straparla di ONG e  di interessi occulti su cui Malavolta per primo vorrebbe che fosse fatta chiarezza al più presto. In questo link le sue parole

Le sue foto, protagoniste di quattro mostre organizzate dai comuni padovani che aderiscono allo SPRAR,  da maggio e sino a fine anno saranno al centro di  iniziative didattiche e culturali degli istituti padovani, primo tra tutti il comprensivo Tartini.

  

domenica 27 novembre 2016

La grande musica a Rubano




Messiah, 1


"Ascoltando un’aria di Bach si è portati a scoprire Dio in se stessi, ascoltandone una di Händel ci si guarda intorno per cercare dove Dio possa essere in questo mondo da Lui creato."





Fonte: Storiaevita.blogspot.it



Si apre con il grande concerto del 3 dicembre, l'insieme delle manifestazioni natalizie del comune di Rubano,  che come ogni anno vede impegnati i volontari della solidarietà sociale, quel bene inestimabile che rende unita una comunità, anzi che dà ad un insieme di persone, altrimenti accomunate solo dalla residenza anagrafica, il volto e l'anima della comunità. 



La nostra associazione ha dato alla manifestazione di quest'anno il contributo che le è più proprio, quello di impronta culturale. Così, grazie alla eccezionale opera di formazione e di insegnamento dei maestri Gubert e Zambello, al lavoro gratuito e alla passione dei musicisti del coro e dell'orchestra della Società Musicale, offriamo alla cittadinanza di Rubano questa produzione musicale, segno impareggiabile del Natale che si avvicina. 
Messiah è l'oratorio  händeliano  più conosciuto ed eseguito nel corso dei secoli. Composto in modo febbrile in soli ventiquattro giorni nell'estate del 1741, fu eseguito a Dublino nell'aprile del 1742 in occasione della Pasqua. Da allora conobbe diversi rimaneggiamenti per mano dello stesso Handel, poi di Mozart e di molti esecutori che devono adattarla alle diverse contingenze e ai diversi luoghi.
Messiah è un oratorio particolare, perchè presenta la "storia" in forma narrativa senza l'impianto drammatico tradizionale di quel genere, con personaggi e dialoghi. 
L'oratorio händeliano è invece un susseguirsi di versetti tratti dal Vecchio e dal Nuovo Testamento (Lettere ai Romani, ai Corinzi, agli Ebrei, Apocalisse di Giovanni e, Vangeli di Luca, Giovanni e Matteo).
Il lavoro händeliano è suddiviso in 3 parti di cui la sera del 3 dicembre ascolteremo un'ampia selezione; l'opera completa, infatti, durerebbe più di 3 ore! 
La prima parte tratta della nascita di Cristo e della realizzazione delle antiche profezie che annunciano la venuta del Messia per redimere l’umanità.
La seconda parte medita sul compimento della redenzione dai peccati attraverso la Passione e la Resurrezione di Cristo.
La terza parte, infine, esalta la vittoria finale di Cristo che ha sconfitto la morte. Questa struttura tripartita conferisce a Messiah un carattere in alcuni tratti intimistico e meditativo, in altri solenne e celebrativo. L'oratorio prevede l'impiego di quattro voci soliste  (soprano, alto, tenore e basso) di un'orchestra con oboi, fagotto e trombe accanto ai consueti archi e basso continuo, e di un coro a quattro e cinque parti. 
Ma la storia della genesi di Messiah è molto interessante perchè può illuminare di una  luce nuova un compositore altrimenti conosciuto esclusivamente per il suo lavoro di corte. 

In un pomeriggio d'agosto del 1741, Händel tornato a casa da una camminata lunga e faticosa, e poi vedremo perchè, trovò che un poeta, con il quale aveva già collaborato, Charles Jennens, gli aveva lasciato un manoscritto. Quel libretto citava largamente le Scritture, in particolare le parole di Isaia che predicevano la nascita di Gesù Cristo e ne descrivevano il ministero, la crocifissione e la risurrezione. L’opera doveva essere un oratorio.  Händel lesse con molta apprensione il testo. Nelle prossime pagine vedremo perchè...

domenica 30 ottobre 2016

Concerti d'Ottobre a Rubano

Dal Dixieland al jazz raffinato e colto di Ermanno M. Signorelli
E, come intermezzo, il salotto dell'800 italiano.


Fonte: associazionestoriaevita.blogspot.com



Quando si organizzano attività culturali o musicali di un certo livello il successo quantitativo tra gli spettatori è una conquista  sempre aleatoria. Così è successo che le prime due manifestazioni della rassegna dei Concerti d'Ottobre, abbiano avuto un successo enorme nel gradimento del pubblico, che però ha partecipato in misura minore del previsto. Un motivo in più non per desistere, ma per insistere: organizzare eventi culturali e in particolare concerti di musica "colta" non è infatti come organizzare feste della birra, sagre, mercatini o improbabili rievocazioni in costume. L'andamento è sempre altalenante, poiché la cultura e ancor di più la musica non sono una priorità per il grande pubblico. Così accanto a serate con le sale stracolme abbiamo avuto anche serate con poche decine di spettatori. Intanto vale la pena di andare avanti per chi viene e ritorna a casa divertito ed arricchito. Ma vale la pena anche perché... qualcuno deve pur farlo, se non si vuole perdere quel barlume di civiltà e di cultura che ancora ci rimane. Per altro chi è venuto, la maggior parte delle volte, ha potuto testimoniare a chi non ha fatto il piccolo sforzo di uscire da casa l'entità della perdita subita.
Un ringraziamento particolare, infine, va al pubblico sin qui intervenuto, caloroso, attento e competente. Ritengo un successo, quindi, anche una telefonata di una spettatrice, che ha espresso una garbata critica riguardo all'amplificazione e ai conseguenti problemi sonori del primo concerto.
  

Il ciclo dei concerti d'Ottobre si concluderà venerdì 4 novembre, con il jazz raffinato, intimistico e colto del trio Signorelli, Barbieri, Lion.

Rubano, Auditorium dell'Assunta - Via Palù 2

La Mestrino Dixieland Jass Band

Il basso Maurizio Franceschetti, che riempie i cuori e la scena


Il maestro Rossetto, impeccabile accompagnatore e interprete



Marco Martinello, tutt'uno con il suo inseparabile violino


In primo piano Omar Francescato, con la fisarmonica che ha i ruoli di un'intera orchestra

La formazione al completo: da sx Rossetto, Franceschetti,  Martinello, Francescato 

lunedì 17 ottobre 2016

Alle origini del jazz


Di qua e di là dell'Oceano.
Dal ragtime, il dixieland e il blues americani dei primi decenni del secolo scorso allo swing italiano del primo dopo guerra






"Quando non sai cos'è, allora è jazz!" venne detto a Max Tooney, nella famosa scena de "La leggenda del pianista sull'oceano". Espressione attuale anche adesso quando sotto il termine di jazz si nascondono esperienze, risonanze, echi, tradizioni, modi di suonare, espressività e progetti tra i più disparati.  
Nel concerto di venerdì 21 ottobre a Rubano la band di Mestrino  fissa un determinato periodo della storia in continua evoluzione del jazz e propone un insolito confronto tra la musica che si suonava nei primi decenni del secolo scorso in America, come venivano detti allora gli Stati Uniti, e la musica italiana nel periodo tra le due Guerre Mondiali.
In "America" questa nuova, stranissima musica prende le mosse dal grande sconvolgimento sociale causato dalla Guerra di Secessione e dalla liberazione del popolo nero dalla schiavitù. Da questo sconvolgimento nasce il genere musicale detto “New Orleans”, praticato da musicisti neri o creoli. Questa grande città, alla fine dell’800 al centro di una tumultuosa espansione economica, offre ai neri, musicisti d'istinto,  un'ottima occasione per ottenere ingaggi in festeggiamenti, funerali, marce, intrattenimento in bordelli, saloon, sale da ballo e durante gli otto giorni del carnevale, lì conosciuto come Mardi gras
Con il termine “Dixieland”, invece, si suole definire il particolare modo di suonare lo stile New Orleans da parte dei musicisti bianchi.
Entrambi gli approcci discendono direttamente dal variegato mondo musicale della fine dell’800. Qui ai worksongs, tradizionali canti degli schiavi neri, e al Ragtime di matrice dotta, si affianca il nascente Blues, simbolo della riconquistata libertà dei neri che cercano di crearsi una nuova identità. Tutto confluisce nella frenetica attività di New Orleans, vero punto di incontro commerciale e sociale dove bianchi, neri e creoli, americani e immigrati francesi, spagnoli, italiani danno luogo ad una continua atmosfera di festa.
Ma un banale episodio, avvenuto nella New Orleans del 1917, genera la diffusione di questa fantastica, e fantasiosa, musica nel resto degli States. Infatti, all'entrata in guerra degli Stati Uniti, la flotta è alla fonda nel porto di New Orleans; il frequente verificarsi di incidenti, risse e accoltellamenti tra i marinai e gli avventori degli innumerevoli locali, più o meno equivoci nel quartiere a luci rosse detto Storyville, porta alla drastica chiusura dello stesso su ordine del comandante militare della piazza. Si chiudono così i luoghi dove i musicisti potevano esibirsi e non resta loro che risalire lungo il Mississippi verso tutte le metropoli americane. Qui il modo di suonare si affina e nel contempo arrivano le nuove forme di diffusione del suono come i dischi in gommalacca e la radio. Le minuscole orchestrine dei locali di intrattenimento divengono vere orchestre che scatenano la febbre del ballo con quel ritmo sincopato conosciuto come “Swing”.
Poco dopo, la Grande Crisi del ’29 investe anche il mondo dei musicisti, ed è così che alcuni di loro, in precedenza emigrati in America, tornano in Italia portando con sé la verve dell’innovativo modo di fare musica.
E in Italia come si suona in quel periodo?
L’Italia paga lo scotto della giovane età. Il Regno d’Italia, da poco unito sotto un’unica bandiera, è in fase di formazione sia sociale che culturale e pertanto musicale. Il vanto della “nazione italiana”, entità che preesisteva all'unificazione sabauda, era proprio il patrimonio musicale che attraversava la penisola con i grandi nomi della musica. Ma appunto perché grandi non consentivano il sorgere e lo svilupparsi della canzone popolare, relegata alle attività rurali o di intrattenimento popolare. Unica eccezione la canzone napoletana che, già a partire dal 1825, vanta una prima edizione di Passatempi musicali, raccolta di canzoni popolari, e nel 1839 vara il concorso canoro di Piedigrotta, funzionale, ovviamente, alla stampa e alla diffusione delle canzonette. Ricordi, Curci e Carisch, storiche case editrici attive fin dall’800, cominceranno solo agli albori del ‘900 a pubblicare canzoni di musica cosiddetta “leggera”.

Nel primo dopoguerra il contatto con l’America, inizialmente connotato solo dalla emigrazione forzata verso quei paesi, si riveste anche di valenze musicali: la musica che imperversa negli Stati Uniti giunge in Italia e si forma nei musicisti locali quel nuovo modo di suonare sincopato e moderno che viene conosciuto come “swing italiano”, dove eccellenti musicisti come Pippo Barzizza, Enzo Ceragioli, Gorni Kramer e molti altri si cimentano con nuove armonie e improvvisazioni che nulla hanno ad invidiare, per gusto e capacità tecnica, ai più numerosi colleghi d’oltre oceano.
Fonte: associazionestoriaevita.blogspot.com

lunedì 11 aprile 2016

Margherita Asta e Michela Gargiulo a Padova






Ma quello è sangue nostro?


















Se la società va in una direzione la scuola  ha il dovere di andare dall'altra (A. Solero)




Negli stessi giorni in cui  Bruno Vespa ospitava nel suo osceno salotto il figlio di Totò Riina, condannato nel 2004 anche come mandante della strage di Pizzolungo, l’Associazione Storia e Vita, oltre a Giovanni Impastato ( vedi qui ) ospitava presso l’Istituto Scalcerle di Padova Margherita Asta, figlia di Barbara Rizzo e sorella di Giuseppe e Salvatore Asta.


Margherita in quel tragico 2 aprile del  1985, non tollerando i ritardi e i capricci dei fratellini Giuseppe e Salvatore, decide di farsi accompagnare a scuola dalla madre di un’amica: alla prima ora ha una verifica importante e non può tardare. La madre Barbara esce qualche minuto dopo con i due gemellini. Ad una curva viene sorpassata da un’auto blindata, su cui viaggia il giudice Carlo Palermo. In quel preciso istante una terza auto, parcheggiata sul ciglio destro della strada esplode, facendo scomparire nel nulla i corpi di tre vittime innocenti. Il giudice Palermo esce quasi illeso dall'attentato: si era dovuto sedere a sinistra dell’auto blindata, perché lo sportello di destra, dove era abituato a salire, in quei giorni aveva la sicura bloccata e non c’erano i mezzi per ripararla.   

Questo è l’inizio della storia che Margherita Asta, splendida siciliana che vive adesso a Parma, racconta nel suo libro, intitolato “Sola con te in un futuro aprile”, assieme alla giornalista free lance  Michela Gargiulo.

Margherita lo ha scritto per tenere uniti i cocci della sua vita, Michela ha aggiunto di suo una lucida ricostruzione storica e giudiziaria delle vicende legate alle inchieste del giudice Palermo partite da Trento e approdate in Sicilia.

 Il dramma umano del giudice Palermo, sopravvissuto alla strage e mai ripresosi si intreccia nel libro, che si legge con commozione e tutto d’un fiato, alle vicende di Margherita e della sua famiglia.
Apprezzatissima Margherita da una platea fittissima di studenti, che avevano scelto volontariamente la sua conferenza, durante un giorno di sospensione delle lezioni ordinarie. Commozione, domande, empatia e una grande umanità che dopo quattro ore di incontro nessuno avrebbe voluto interrompere.

Apprezzata moltissimo anche Michela Gargiulo, per la sua lucida e avvincente ricostruzione delle vicende della mafia siciliana e dell’Italia di questi ultimi trentanni. Una vera lezione di giornalismo, agli antipodi di un Vespa, da sempre lacchè di ogni potere e adesso divenuto anche, consapevolmente o meno, megafono della mafia.

Paolo Menallo e T. Rescio

Per approfondire

venerdì 18 settembre 2015

Festa delle Associazioni, Rubano


Rubano é un comune dell'hinterland padovano, dove l'aria che si respira è molto diversa sia da quella a est che da quella a ovest e non solo per questioni atmosferiche o legate all'inquinamento.
Domenica si terrà la quattordicesima festa delle associazioni e del volontariato. La lista dei partecipanti è lunghissima e variegata: manca ancora la nostra "Storia e Vita" per l'impossibilità di arrivare dappertutto con le poche risorse umane a disposizione. Ma saremo tra il pubblico per godere di una domenica di aria, sole e condivisione.



giovedì 16 aprile 2015

25 aprile 2015, a Mestrino



Il 25 aprile in piazza a Mestrino, 
in memoria di Egildo Moro






Il 28 febbraio scorso è mancato Egildo Moro, valoroso partigiano di origini mestrinesi, che ha voluto tornare nel suo paese natale per il riposo eterno. Era un uomo schivo, modesto, per tanti anni aveva vissuto defilato; solo di recente si era lasciato andare ai ricordi, intrattenendosi a lungo con Catia Costanzo Boschieri, che ne ha raccolto le ultime testimonianze. La sua figura sarà ricordata con un convegno di studi che l'Associazione Storia e Vita organizzerà nel mese di settembre avvalendosi della testimonianza di altri protagonisti dell'epoca e del contributo di diversi studiosi .
Intanto in occasione del settantesimo anniversario della liberazione, il suo nome risuonerà nella manifestazione organizzata a Mestrino dall'ANPI locale, che, in un periodo storico e politico di grandi incertezze, vuole sottolineare le comuni radici della repubblica italiana, aggregatasi intorno ai valori della Costituzione. 
Ma spesso si dimentica che la Costituzione nacque per lo sforzo congiunto di uomini e donne che prima avevano assunto una posizione intransigente contro il fascismo e il nazismo e avevano preso le armi. Sì, che piaccia o no, avevano preso le armi e avevano fatto la Resistenza.
Poco o molto che questa abbia contribuito alla sconfitta dell'occupante nazifascista, una cosa è certa: è stato un movimento che ha riscattato la dignità nazionale e che ha creato le basi di una nuova società, in cui tutti, o quasi tutti, oggi possono riconoscersi.
Non è retorica: è stato sangue, sofferenze, ma anche coraggio, fratellanza e poi anche mediazione, discussione, accordi. Molto da imparare anche oggi da questa storia.  
Anche per questo l'ANPI di Mestrino ha deciso di riportare in piazza il 25 aprile, senza più accontentarsi di incontri anticipati, di scolaresche disattente impegnate nella lettura di generici appelli alla pace, di passanti distratti. 
Il 25 aprile è la giornata della liberazione, alla quale hanno contribuito i partigiani, gli operai che hanno difeso e occupato le grandi fabbriche, le città che sono insorte, a nord e a sud.
Non si può dimenticare, se si vuole veramente guardare avanti. Chi non conosce la propria storia e le proprie origini è destinato a vagare nel nulla e a offrirsi  a nuove tragedie.



martedì 17 febbraio 2015

Vanzini a Mestrino, immagini

Enrico Vanzini: un uomo fuori dal comune


Vanzini accolto da don Sergio

Una breve presentazione






Katalin Gajdos al flauto
 e Luisa Favaro  alla tastiera






Il pubblico di tutte le età 



Sulle note di dona, dona




Roberto Brumat presenta Enrico Vanzini







Dopo la proiezione, un flusso inarrestabile di ricordi, emozioni...insegnamenti:






Informazioni

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Parte delle immagini, loghi, contributi audio o video e testi usati in questo blog viene dalla Rete e i diritti d'autore appartengono ai rispettivi proprietari. Il blog non è responsabile dei commenti inseriti dagli utenti e lettori occasionali.