mercoledì 21 dicembre 2016

Le retribuzioni degli amministratori locali




    Gli sprechi sono altrove








Ogni tanto si riaccendono a livello locale le trite polemiche sui costi della politica. In genere sono i tardi epigoni del movimento pentastellato a tirar fuori dal cappello la polemica dell'ultim'ora, forse dimenticando di leggere i compensi elargiti dalla giunta non ancora capitolata e per adesso semplicemente capitolina (un nome un destino?) 
Per carità, anche a livello governativo qualcuno voleva impugnare quest'arma populista per far passare modifiche alla Costituzione, diciamo pure un po' poco garantiste... Niente male come argomentazione ragionata di una sinistra moderna.
Ma la questione è di lana caprina sia a livello nazionale che a livello locale. Non conta tanto il quanto viene elargito, ma il come viene ricambiata la collettività. Sicuramente in parlamento molti si guadagnano la loro paghetta, per la verità un po' troppo generosa, ma alcuni (molti?) dimostrandosi dei veri analfabeti istituzionali (indipendentemente dal titolo accademico)  saltabeccano da un gruppo
all'altro perchè tengono famiglia e del loro lavorìo o lavoricchio si potrebbe fare benissimo a meno. Quanto meriterebbe al mese uno che dorme o uno che produce perle di saggezza come il senatore Razzi, noto alle cronache esclusivamente per l'imitazione che ne fa Crozza? 

Sicuramente il suo aspetto migliore la politica lo mostra a livello locale, soprattutto nelle piccole realtà comunali. 
Qui i cittadini possono verificare direttamente se i soldi che i politici prendono, pochi o tanti che siano, siano ben spesi o meno. Possono verificare se il loro sindaco è presente o meno, se gli assessori sono lì per fare le belle statuine o se combinano qualcosa, se i presidenti dei consigli comunali  coordinano, mediano, organizzano e gestiscono effettivamente i consigli, facendoli funzionare o se siano soltanto gli esecutori dei diktat della maggioranza. 
In alcuni realtà, come quello di Abano che è diventato il caso nazionale, molti cittadini in realtà sanno e nascondono la testa sotto la sabbia (conniventi, complici?) per svegliarsi quando fioccano le condanne (quattro anni patteggiati a Luca Claudio!).
Sicuramente, in fatto di retribuzioni, il panorama è assai variegato, perchè fissati gli importi massimi, per altro recentemente ridotti a livello legislativo, ogni amministrazione si comporta come vuole. Le tabelle seguenti cercano di dare un quadro di quanto può succedere e succede nelle diverse realtà. Abbiamo,  nell'ordine:

  1. Quanto è indicato dalla legge come retribuzione massima. 
  2. Un raffronto tra numero di abitanti e retribuzione tra diversi sindaci del milanese.
  3. Una tabella comparativa tra alcuni comuni del padovano.





I sindaci della provincia di Milano


       La situazione in alcuni comuni del padovano:
Note. 

  • Rubano, centro sinistra, Sindaco in aspettativa, in comune a tempo pieno
  • Mestrino, centro destra, sindaco leghista, libero professionista
  • Selvazzano, centro destra
  • San Martino, sindaco leghista, dipendente non in aspettativa. L'amministrazione ha deliberato una sostanziosa autoriduzione dei compensi.
  • Le retribuzioni deliberate dalle giunte comunali devono intendersi al lordo e vanno dimezzate se l'amministratore è un dipendente che ha rinunciato all'aspettativa. I liberi professionisti, invece, prendono l'indennità intera.

domenica 11 dicembre 2016

Controcorrente, pessimismo cosmico



Che fare?








Superata la tempesta in un bicchier d'acqua della consultazione referendaria, bypassato lo scontro tra gli opposti supporter (nonostante qualche coda continui ancora soprattutto in casa PD), rientrata l'angoscia per il pericolo scampato;
superato lo sbigottimento per i mille compagni ed amici soavemente ammaliati dalle sirene del si;   
osservatore distaccato delle mille interpretazioni contraddittorie del dopo 4 dicembre, equamente suddivise tra catastrofisti, retroscenisti, vaffan aventiniani dal sin troppo facile e prevedibile mutamento di linea,  costruttori di ipotetiche future alleanze, ottuagenari redivivi,  pugnalatori pronti alla vendetta, fautori del voto subito e del voto subito però.., habitués  dell'io l'avevo detto, compagni di merende, e gli ormai inevitabili "dàgli all'untore" (cioè ai migranti);
tuttora angosciato dai mille Gorino e san Basilio;
 osservatore, distaccato dopo la prima istintiva e liberatoria esultanza, delle manovre e manovrine locali per il dopo bitonci;
osservatore preoccupato della follia americana, che si divide tra una lady screditata e un simil berlusconi, mi si apre inesorabilmente dinnanzi la voragine del "che fare?".
Ormai troppo tardi anagraficamente per impegnarmi in alcunché di nobilmente velleitario, incrocio le dita confidando  nel rapido raggiungimento dell'entropia, dalla quale l'energia delle forze giovani, che silenziosamente si sono affacciate nelle urne del referendum, possa estrarre nuove forme di aggregazione.  

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