lunedì 25 dicembre 2017

Il ragazzo del 99- 3




Le parrucche che cambiarono il mondo 



Segue da: L'anno che cambiò il mondo


I suoi primi diciotto anni, cioè all'incirca sino al 2017, mi raccontava nonno Palmiro che passarono, se non  felici, almeno tranquilli, sommersi da un'abbondanza di cibo e soprattutto di oggetti, che oggi nel 2084, non possiamo neanche immaginare. A quei tempi avevano i telefoni che erano anche computer, apparecchi fotografici, archivi. Noi adesso per scrivere ci rivolgiamo allo scrittore di quartiere; anche questo raccontino, si capisce da qualche salto, da qualche vuoto, lo sto dettando a lui, un informatico ormai disoccupato, che ha messo in salvo un computer e una stampante.
Ieri mi ha raccontato di aver trovato la foto di un suo bisnonno, ragioniere disoccupato, che dopo la seconda delle quattro guerre mondiali, aveva aperto un banchetto con una scritta simile alla sua "qui si fanno lettere". 
Tornando a nonno Palmiro, mi raccontava della sua stanca inquietudine: aveva tutto, ma senza più desideri, aveva un presente tranquillo ma non riusciva ad immaginare un futuro. Certo la sorella più grande, dopo i primi anni di università era andata via e non era più tornata, ma lei era di un'altra pasta, curiosa, attiva, con tante amicizie, al contrario di lui che si era trovato totalmente intrappolato da quelle cose che chiamavano social ma chiudevano ad ogni rapporto personale.   A quel tempo, la sorella, zia Leonilde era ricercatrice ad Edimburgo, ma ad un tratto iniziarono ad arrivare notizie meno confortanti, il paese che l'aveva ospitata non era più sicura di volerla: prima gli inglesi, dicevano; all'inizio nessuno ci credeva, ma poi iniziarono a partire i primi medici italiani e i primi infermieri indiani e la gente se ne accorse bene.. 
Dai cugini volati in America non gli arrivavano notizie migliori: un miliardario con la parrucca inverosimile (il nonno mi raccontava che l'avevano votato i minatori, pazzesco!) aveva iniziato a mandare via gli arabi, poi i messicani, prima o poi sarebbe passato agli italiani, notoriamente tutti comunisti.
Poi successe quello che successe e adesso mi trovo qua con in mano un libretto che parla di un secolo fa, "1984". E' un po' bruciacchiato ma qualcosa si legge ancora: "Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea e non si ribellano perchè sono oppresse. In realtà sinché non si consente loro di fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse..."     



Cosa successe tra il 1999 e il 2084 ogni lettore lo può immaginare, ricostruire, inventare, secondo le sue personali inclinazioni e conoscenze e se me lo vorrà comunicare ne sarò felice. Qualche domanda a cui rispondere:
Quattro guerre mondiali?
Perchè il protagonista "futuro" si chiama Bill e non Palmiro?
Perchè "i droni della concorrenza"?
I due personaggi nella foto hanno veramente avuto una parte nello sviluppo della vicenda?


domenica 24 dicembre 2017

Nazismo e fascismo, la nuova resistenza


"Scovati con forza dalle loro buche"






Questa la didascalia della foto di copertina  inviata da  Jürgen Stroop ad Himmler assieme al rapporto, di 70 pagine con 49 immagini, che annunciava: "Il ghetto di Varsavia non esiste più". Pochi conoscono però la fotografia che segue, facente parte anch'essa del dossier di Stroop. Come non ammirare la fierezza dei ribelli che si lasciano fotografare ma mostrano il pugno chiuso e uno sguardo di sfida!

La fierezza dei ribelli del ghetto di Varsavia


I carnefici fotografano le loro vittime, nessuna empatia, solo una fredda documentazione di chi ritiene di aver compito una valorosa impresa militare contro donne e bambini inermi. 
Ma involontariamente il fotografo nazista offre la strada per recuperare la memoria in senso politico: studio, ricerca, comprensione, ascolto dei testimoni e delle vittime inermi sì, ma non solo. Viviamo in giorni in cui le verità non contano quasi più nulla: ci viene detto che il fascismo è cosa lontana, che non esiste più, che è possibile utilizzare l'immagine di Anna Frank per un "innocente" gioco  tra tifosi, che  destra e  sinistra sono termini ottocenteschi (anche se chi lo dice, appartiene quasi sempre a una  destra viscerale, dura a scomparire). 
Il fascismo rialza la cresta, protetto dall'ignavia e dal silenzio di chi non ha coraggio e non solo ha dimenticato, ma oggi si fa complice. Non basta più commuoversi alle parole dei sopravvissuti e gioire dei tempi mutati, che ingenuamente si valuta che non possano più tornare. 
Non è così: i fantasmi del passato vivono tra di noi e ultimamente si sono materializzati con azioni violente e codarde nello stesso tempo. 
Bisogna SAPERE che anche nella Germania degli anni trenta all'inizio si verificavano solo alcune azioni isolate di pochi esaltati..
Il sonno della ragione è facile ad esser innescato e in genere si appiglia ad un capro espiatorio mutevole nel tempo: ieri gli ebrei, poi i comunisti, poi gli stranieri, oggi i profughi.
Ascoltare i testimoni, attraverso le conferenze che organizza la mia associazione, non è una semplice operazione di rievocazione storica: deve essere il viatico* per una nuova resistenza.

*L'insieme delle cose necessarie per chi si mette in viaggio..

Post scriptum 1. 
Le vicende del ghetto di Varsavia sono state narrate al cinema innumerevoli volte. Imperdibile l'ultima uscita: "La signora dello zoo di Varsavia". Dopo il fotogramma riprodotto sotto, c'è una scena che, anche se si tratta di finzione cinematografica, per me sarà impossibile dimenticare: l'uomo che rischiando la vita aveva salvato centinaia di ebrei del ghetto si trova dinnanzi una fila di bambinetti che alzano le braccia fiduciosi per essere sollevati e caricati sul carro che dopo qualche secondo si chiuderà inesorabilmente alle loro spalle.






Post scriptum 2.
Jürgen Stroop aveva fatto solo le scuole elementari ed era un impiegato del catasto. A monito di chi esalta l'ignoranza come fattore rigeneratore.

Post scriptum 3. 
Il migliore articolo sulla vicenda del ritorno del re spadetta, che contribuì a mandare ad Auschwitz migliaia di italiani, lo ha scritto Lercio, ipotizzando la soluzione per la sepoltura definitiva: L'Italia in miniatura di Rimini...

sabato 16 dicembre 2017

Il ragazzo del '99 - 2




L'anno che cambiò il mondo








Segue da: Nonno Palmiro



Nonno Palmiro in realtà non aveva una grande opinione del suo, di nonno. A me raccontava i grandi discorsi che gli faceva quand'era piccolo, con gli occhi quasi lucidi rievocando le sue   mitiche imprese giovanili: l'occupazione delle scuole (roba da delinquenti!), i cortei con decine di  migliaia  di persone 


(ma come si ritrovavano assieme senza FB, Twitter, Whatsapp, Instagram e Flipagram, Snapchat, senza gli Streaks e Discovery, senza Skype e Face Time, senza Messenger, Groupme, Musical.ly, PicPlayPost?). E poi  le ragazze con la minigonna,   le libertà civili, la liberazione della donna, i diritti dei neri (l'origine di tutti i nostri problemi),


la voglia di discutere,  la"contestazione" di tutto e di tutti,  ma soprattutto l'illusione di poter cambiare il mondo. Quella miscela di eroismo dialettico, di ingenuità, di ormoni e di voglia di vivere, diffuso ai suoi tempi, ma già difficilissimo da comprendere per mio nonno anche da ragazzo. Eppure, mi diceva Palmiro, quella stagione dell'oro doveva essere esistita veramente, perché suo nonno, anche se lui lo considerava un po' svanito, non aveva la tendenza a raccontare favole. Anzi, raccontava anche di guerre terribili ma lontane e di bombe vicino casa, sui
treni, nelle piazze, la morte eroica dei magistrati, la corruzione, le clientele.. Sì, ma  nonostante tutto lui, figlio di operai, era riuscito a diventare uno scienziato. Proprio ingenuo e sprovveduto non doveva essere e con qualcosa di tecnologico doveva pur avere avuto contatti. Ma di quello che raccontava, si chiedeva mio nonno Palmiro? nessuna traccia..neppure nei libri di scuola. Come avevano fatto suo nonno e quelli come lui a disperdere tutto, i sogni, le speranze e anche quel poco di realtà che dicevano di avere costruito? come avevano fatto a lasciare in eredità a lui, ragazzo del '99, un mondo  freddo, asettico anche se meravigliosamente ipertecnologico, ma senza un futuro immaginabile, senza la carica umana di cui lui si vantava e che lo aveva fatto andare avanti nella vita. Già! avanti: da figlio di operai a professore universitario! e lui, Palmiro del ventunesimo secolo? percorso inverso.. Su questo mio nonno riusciva anche a piangerci su  e non per la nostalgia, ma per il dolore e la rabbia. 
(Segue in Le parrucche che cambiarono il mondo)

domenica 10 dicembre 2017

Il ragazzo del '99, 1



Nonno Palmiro 







Come a tutti i nonni, anche a Palmiro piaceva raccontare ai nipoti la sua vita, le sue storie anzi la "sua" storia. Un'attitudine che, assieme al nome, aveva ereditato da suo nonno e questi, a sua volta, dal rispettivo nonno, che però si chiamava Antonio ed era un ragazzo del '99 (1899). Ma a me non interessa tornare così indietro: mi fermo al mio di nonno, anche lui un ragazzo del '99, ma di un secolo dopo.

"Prima di tutto ti devo spiegare perché io mi chiamo Palmiro e perchè tu ti chiami Bill"- così iniziò il racconto mio nonno il secondo ragazzo del '99. E da lì fu un fiume inarrestabile: il suo racconto, passeggiando sul margine delle rovine della stazione ferroviaria dopo l'ultima tremenda incursione dei droni della concorrenza, si arricchiva ogni giorno di una nuova puntata e di nuovi particolari. Alcuni li capivo subito, altri li sto meditando ancora adesso, per cercare di dare un senso al disastro che mi circonda. I racconti di nonno Palmiro, costellati anch'essi di morti, di sparizioni, di eventi irrazionali e  di violenze, spaventose anche per i nostri occhi contemporanei abituati a tutto, mi apparivano tuttavia ambientati in una sorta di Eden, mai più riconquistato. 

Nonno Palmiro si chiamava così, perchè quando stava per nascere suo nonno, il 14 luglio del 1948, il bisnonno non ebbe cuore di rispettare la tradizione familiare e chiamare il suo primo figlio come nonno Antonio: era il nome dell'attentatore di Togliatti, tale Antonio Pallante, uno che  a quel tempo non valeva niente, ma che ai giorni nostri sarebbe diventato un'icona pop da un milione di like.  Ma quelli erano i tempi in cui i like si conquistavano nelle piazze e Palmiro, il nome di Togliatti, parve la soluzione giusta al neopapà, anche se tiepido riformista socialdemocratico. Non avrebbe sopportato che il suo erede portasse il nome di un vigliacco esaltato, che col suo gesto aveva rischiato di mandare in fumo la democrazia appena riconquistata.  E da allora la tradizione fu mantenuta ed arrivò sino a lui, secondo ragazzo del '99. 

Ne raccontava di cose, nonno Palmiro, ma le storie  più vive ed appassionanti erano quelle che a sua volta aveva sentito da Palmiro uno. Non aveva una grande dialettica il nonno; eccolo in una foto d'epoca che lo ritrae in una gita di classe (è l'ultimo a destra).
La sua generazione non era stata tanto abituata a leggere nè a parlare direttamente, sin quando,  dagli avvenimenti stessi, non fu costretta a risvegliarsi e ad accorgersi dell'enorme truffa, della prigione intessuta con vischiosi fili di ragno che qualcuno gli andava costruendo intorno. Ma andiamo con ordine.   
Nei racconti di nonno Palmiro avevano un grande spazio le vicende apprese da Palmiro uno; d'altra parte era stato l'unico modo per apprendere qualcosa del passato: per lui e i suoi coetanei sembravano esistere soltanto il presente, gli oggetti, la tecnologia dei devices digitali, tendenza inutilmente combattuta dagli ultimi Donchisciotte della scuola.  La carta, che suo nonno amava tanto nostalgicamente, praticamente non esisteva più. Inutile veniva considerato concentrarsi su un ragionamento, su una sequenza di fatti da mettere in ordine e spiegare, confrontando varie fonti: roba da trogloditi, da pensionati in alternativa ai cantieri edili. L'unica verità sembrava sgorgare vincente dalla rete, una sorta di neonata  Правда in formato digitale, sulla quale tutti si illudevano di essere pari. "Uno vale uno" diceva qualche furbacchione a quei tempi, pensando  che fosse stata raggiunta la vera democrazia dell'informazione o addirittura la democrazia tout court. Se ne dovettero accorgere solo qualche anno dopo e ad un prezzo altissimo. Questo diceva nonno Palmiro. (segue qui)

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