lunedì 12 agosto 2019

Brindisi, città dell'accoglienza, 1


1915:   Il salvataggio dell'esercito serbo.





Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

"L’Atlantico o il Pacifico sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare dell’intimità". Così scrive Pedrag Matvejevic nel suo "Mediterraneo, un nuovo breviario"; allo stesso modo introduce le sue memorie Giuseppe Marchionna, il sindaco "ragazzino" che si trovò ad affrontare nel marzo del 1991 l'ondata di arrivi a Brindisi di migliaia di albanesi. 
Ma Brindisi non era nuova a grandi manifestazioni di generosità ed accoglienza tutta mediterranea.

Sfregiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e dalla chiusura successiva delle centinaia di cantine vitivinicole, che rimangono come scheletri osceni e putrefatti sulla strada per san Vito, testimoni di una ormai antica ricchezza, Brindisi appare oggi popolana e altera, prigioniera dell'antica nobiltà ma anche alla ricerca di nuove vie.  E' una città apparentemente sonnolenta, ma ricca di iniziative sociali e culturali che con la nuova amministrazione  di Riccardo Rossi hanno ripreso slancio. 

Nelle calde serate estive si ritrova tutta in corso Garibaldi e scende sino al mare, una "riva" meravigliosa che guarda il grande porto naturale bicefalo e che nulla ha da invidiare a marine più famose. 
Le colonne romane sono cornice naturale, lo sguardo si spinge al monumento al marinaio, anch'esso testimone di una più recente grandezza e al Casale verdeggiante, da cui il vaporetto, come a Venezia, fa continuamente fa la spola: un angolo di mondo che è difficile non portare nel cuore anche se si è lontani.   

Sullo sfondo: la Capitaneria di Porto.

Però pochissimi anche tra i brindisini di lungo corso, durante le loro passeggiate al porto o in attesa del traghetto per il Casale,  notano le lapidi murate  alla facciata della capitaneria di porto. 

Eppure queste testimoniano in poche parole di che materia sia fatta l'anima della città e come venga da lontano la sua tradizione di ospitalità e generosità e l'efficienza della sua Marina.

Nel dicembre del 1915, sotto l'offensiva austroungarica, l'esercito serbo in rotta si era rifugiato in Albania le cui coste erano presidiate dalle navi italiane. Nella fuga verso sud erano morti 300.000 soldati; i superstiti, circa 115.000, unitamente a 60.000 civili e a 20.000 prigionieri austriaci vennero traghettati, con una gigantesca operazione umanitaria dal porto di Valona a Brindisi. A Brindisi sbarcarono anche i regnanti di Serbia e Montenegro.
L'operazione fu guidata dal comandante in capo dell'Armata navale il Duca degli Abruzzi, che coordinava l'intervento di 102 navi italiane, 25 navi francesi e 11 inglesi. 
Si trattò di un'operazione insieme strategica ed umanitaria. Strategica perché in seguito la Serbia avrebbe potuto ricostituire il proprio esercito contribuendo alla conclusione positiva della guerra. Umanitaria, non solo verso gli alleati in pericolo, ma anche verso i 20.000 prigionieri austriaci, in precarie condizioni sanitarie e  ammalati di  tifo e il colera. 
Gli austriaci furono dirottati in un campo costruito ad hoc nell’isola dell’Asinara, in cui rimasero sotto le cure dei medici, sempre disponibili a salvare vite umane, e dell'esercito italiano  sino alla fine della guerra. 

Così si usava una volta! 

La storia ha un piccolo epilogo: a distanza di 8 anni, nel febbraio del 1924 venne organizzata a Brindisi una grande manifestazione popolare in ricordo degli sforzi eroici della nostra Marina. Parteciparono ampie rappresentanze politiche serbe.  Il mese precedente era stata risolta la questione fiumana grazie al diplomatico Salvatore Contarini, che era riuscito miracolosamente a proseguire, agli albori del fascismo, la politica balcanica di amicizia perseguita in precedenza dalla stato liberale. 

Durò poco: nel gennaio del 1925, dopo avere vinto a "suo modo" le elezioni politiche del 1924, Mussolini instaurò la dittatura. Nel frattempo il fascismo di confine aveva iniziato in Istria la deprecabile opera di italianizzazione forzata sotto la spinta del più sfrenato e miope nazionalismo: sappiamo come andò a finire. (P.A.M.) (segue) 





mercoledì 30 gennaio 2019

Nave Diciotti, 2

Sea Watch III, la storia si ripete


Un ministro è svincolato dalla legge? 




segue da: Nave Diciotti, 1



Inizia lo scaricabarile tra Salvini e Malta; si arriva  così al terzo giorno di stallo, a mezzo miglio da Lampedusa.
  • Il 19 sera il comando generale delle capitanerie ordina alla Diciotti di dirigersi a Pozzallo, dove la nave arriva dopo 12 ore di navigazione.
  • Il 20 agosto con quello che dall’esterno appare  puro sadismo la Diciotti viene spostata a 20 miglia da Catania; dopo sette ore viene ordinato di entrare a Catania, dove alle 23.49 attracca ma con l’ordine di “non calare la passerella e lo scalandrone”.
  • 22 agosto, dopo due giorni di selfie  e ostentato celodurismo, su istanza scritta del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori, viene autorizzato lo sbarco dei soli minori non accompagnati.
  • Il 24 agosto l’IMCRR di Roma invia la terza richiesta di POS al dipartimento per le “libertà civili” del ministero degli Interni.
  • Il 25 agosto, nel pomeriggio,  ulteriore assunzione di responsabilità del comandante di nave Diciotti che attiva il Medevac per altri 6 migranti in stato di salute preoccupante. Solo a tarda notte viene autorizzato lo sbarco di tutti i naufraghi. Sì, naufraghi, questo piccolo dettaglio non va dimenticato; non vanno chiamati clandestini e neppure migranti irregolari: sono naufraghi, naufraghi del mare e dell’assenza di umanità. In realtà,  senza scomodare alcun sacro principio, in questa vicenda surreale, giocata esclusivamente per tenere alta la tensione del “popolo” sembra che sia naufragato anche il semplice buonsenso e il senso della misura, della proporzionalità tra mezzi e fini e in fin dei conti anche il nesso logico tra causa ed effetto.
Quadro normativo di riferimento: il procedimento di sbarco e le competenze amministrative.
Questo è l’argomento, molto complesso,  trattato nella seconda parte della relazione del Tribunale.
Si tratta di un aggrovigliato intreccio di accordi internazionali e di protocolli nazionali, che viene riportato integralmente di seguito.
Per chi ha fretta basta soffermarsi sulla definizione di POS: 
 "una località dove le operazioni di soccorso si considerino concluse e dove: 
a)la sicurezza dei sopravvissuti o la loro vita non sia più minacciata; 
b) le necessità umane primarie (come cibo, alloggio e cure mediche) possano essere soddisfatte;
c) possa essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti nella destinazione vicina o finale."

Da leggere sicuramente le due ultime pagine dove viene richiamato puntualmente nell'individuazione del POS la responsabilità del dipartimento per le libertà civili e per l'immigrazione, che fa capo al Ministero dell'Interno. 


In questi giorni con l'obiettivo di disinnescare le contraddizioni tra i due contraenti del "contratto" di governo, il presidente del Consiglio va dichiarando di essere stato non succube del bullismo di Salvini, come tutti avevano pensato, ma addirittura complice, con tutti i componenti del governo. Cadrà così l'ultimo velo fasullo della diversità, per mere considerazioni di conservazione del potere, ma in coerenza, va ammesso, con le esternazioni di chi, ancora all'opposizione, ha iniziato la guerra alle ONG, definendole "taxi del mare".  












  Segue..

lunedì 28 gennaio 2019

Nave Diciotti, 1

I profughi durante la pacchia nel porto di Catania



Processo a Salvini







Un amico avvocato mi ha inviato la copia integrale della relazione del tribunale di Catania, sezione "reati ministeriali" sul caso Salvini/Diciotti,  trasmessa al Procuratore della Repubblica affinchè chieda l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro degli Interni.   
Nonostante io non sia un esperto di diritto, ho fatto quello che dovrebbero fare (e in gran parte non faranno) i 315 senatori che tra qualche mese saranno chiamati a decidere sulla procedibilità, valutando in maniera insindacabile se l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo.

Non lo faranno, non perché non abbiano una coscienza etica o perché non sappiano leggere (vabbè alcuni sì..) ma perché si atterranno a mere considerazioni di carattere politico, ad accordi tra i gruppi, a scambi di favori o in taluni casi alle indicazioni dei sondaggi o peggio alla velina inviata dalla ditta.

Devo ammettere che non è stata una lettura facile, si tratta di ben 53 pagine ma ne è valsa la pena.
Ripercorriamo innanzitutto la tempistica degli eventi e sfatiamo alcune notizie fasulle circolate sui media. 
La nave U. Diciotti (l'ammiraglio Diciotti fu un eroe della marina che non aderì alla repubblica di Salò) il 16 agosto 2018 salva in zona SAR maltese 190 migranti, che sono stati trattenuti a bordo della stessa sino al 26 agosto per un'intera settimana dopo l'attracco della nave al porto di Catania.
Il tribunale dei ministri di Palermo con precedente provvedimento aveva escluso responsabilità del ministro per il periodo intercorrente tra il momento del salvataggio e il 19 agosto, opponendo la propria incompetenza territoriale per i fatti successivi,  dal 20 al 25 (quando, cioè la nave era attraccata al porto di Catania).
La Procura, immagino il procuratore capo Carmelo Zuccaro (quello  che sostiene di avere le prove della complicità delle ong con i trafficanti, ma di non poterle utilizzare in giudizio: cioè non ce le ha..), in prima battuta, il 29 ottobre, chiede di disporre l'archiviazione "per infondatezza della notizia di reato". 
Il tribunale dei ministri, per giungere alla definitiva deliberazione,  espleta ulteriori indagini preliminari,  assumendo a s.i.t. (sommarie informazioni testimoniali) il  Questore, il Prefetto e il Comandante della Capitaneria di Porto di Catania, nonché il Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno ed il Vice Capo di  Gabinetto Vicario del Ministero. 
Fatto questo, rimanda per il parere gli atti alla Procura, che il 26 novembre reitera l'istanza di archiviazione.  Nel contempo il ministro dell'interno, occupatissimo con nutella, salcicce, pizzate e cambi di felpa, non chiede di essere sentito ne deposita memorie scritte. 

Salvini non è indagato per aver fatto il bullo con Malta.

Facciamo parlare i giudici: 


Quindi il tribunale dei ministri, obtorto collo come si vedrà in seguito, accoglie le motivazioni dell'archiviazione del tribunale di Palermo per il periodo passato in mare sino al 19 agosto, ma per i giorni successivi ci va giù pesante. In altre parole, Salvini non è imputato per il sia pur controverso braccio di ferro con Malta, ma per l'inutile ulteriore vessazione, messa in atto dopo l'attracco, nei confronti di persone stremate ed inermi.  I poveri senatori dovranno arrampicarsi sugli specchi per sostenere che quei poveracci rappresentassero un pericolo per la sicurezza dello stato o che il "felpa" abbia tutelato un "interesse dello Stato  costituzionalmente rilevante". 

Ricostruzione dei fatti avvenuti in mare.
Conviene ripercorrerli, perché anche se dopo è avvenuto di peggio, non sono certo da sottovalutare. Ancora non era stata dichiarata guerra alla Francia, nè alla Germania, nè all'Olanda; il muso duro con Malta era solo l'inizio..

  • 14 agosto, primo allarme alla centrale operativa italiana (IMRCC). Un barcone in grosse difficoltà, dopo un fallito tentativo di intervento della guardia costiera libica sta per entrare in area SAR (search and rescue) maltese;
  • nella notte tra il 14 e il 15 agosto IMRCC allerta la capitaneria di Lampedusa del possibile arrivodel barcone in acque SAR italiane. Nel frattempo Malta, interpellata dagli italiani di IMRCC iniziava a prendere tempo facendo sapere che non si trattava di intervento SAr, in quanto il natante non era in imminente pericolo di affondamento.
  • IMRCC, preso atto dell'atteggiamento attendista di Malta provvedeva a preparare i mezzi di soccorso e a richiedere  preventivamente il POS (place of safety) al dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero degli Interni. 
  • 16 agosto, di notte, tra le 3 e le 4 del mattino il barcone inizia ad affondare e la guardia costiera italiana decide l'intervento anche se in acque SAR maltesi, stante l'immediato pericolo. Alle 4 di notte, ultimato il salvataggio, le due motovedette della guardia costiera, visto il continuo peggioramento delle condizioni del mare riparavano sotto costa a Lampedusa e iniziavano il trasbordo dei naufraghi su nave Diciotti (143 uomini, 10 donne e 37 minori).
  • Alle 10 del mattino il comandante Kothmeir di nave Diciotti ordina il trasferimento a terra di 13 migranti in gravi condizioni di salute.  
  • Inizia a questo punto la controversia con Malta per l'indicazione del POS.
Fermiamoci un attimo e provate ad immaginare innanzitutto le condizioni dei naufraghi, scampati ai lager libici, scampati all'annegamento, salvati fortunosamente (immaginate operazioni di salvataggio  in acque agitate) caricati su due fragili e oscillanti motovedette, poi trasferiti su una nave solo un po' più grande. Se non avete ancora vomitato solo all'idea poco ci manca.. Ma immaginate anche il coraggio, la professionalità e l'ansia degli uomini del salvataggio, del comandante che deve prendersi lui la responsabilità delle prime decisioni, che potrebbe ritenere concluso il suo compito e invece si trova ad assistere a dispetti da bulli.. e siamo appena al terzo giorno. Segue qui

martedì 15 gennaio 2019

Una storia italiana



Cervelli in fuga



Mi sono imbattuto qualche giorno fa in una lettera a Concita De Gregorio, pubblicata su Repubblica venerdì 11 Gennaio. Poichè non tutti leggono i "giornaloni" (cit.) e non tutti, fortunati loro, frequentano la suburra del web, la pubblico qui per farla conoscere ad un'altra piccola fetta di lettori.
La lettera è particolarmente coinvolgente per chi si è incrociato con questo problema, ma oltre ad essere una perfetta sintesi della storia del nostro paese, che nessun trattato storico o sociologico potrebbe rendere altrettanto bene, concentra in sé l'altissimo valore di un trattato di etica.   
Ho voluto ricopiarla manualmente evitando il facile copia e incolla che pur facilitandomi, mi avrebbe impedito di ripercorrerne i temi e riviverne pienamente l'attualità, seppure con un groppo a fatica contenuto. 

"Sono un medico chirurgo in pensione da qualche mese. Sono nato a Montecilfone, un paesino del Molise, popolato da un gruppo  etnico arberesh e famoso come epicentro del terremoto dello scorso anno. 
Mio padre, in difficoltà economiche, negli anni 60' ha dovuto lasciare la famiglia e partire. E' stato sarto in Germania per 17 anni. Insieme a mio fratello, di qualche anno più piccolo, ho vissuto, come tanti altri ragazzi, un periodo della vita senza la presenza di un padre. Era mamma che gestiva la famiglia alternando affetto e rigore.
Sin da giovanissimo sono stato ossessionato da un sogno: diventare medico.
All'epoca l'università era accessibile solo dal liceo. A quattordici anni decisi che quella sarebbe stata la mia strada. Ero conscio che con le poche risorse della mia famiglia, l'impresa sarebbe stata a dir poco titanica.
Mia madre e tutti i parenti rimasti in paese cercarono di farmi cambiare idea.
Dopo mesi di discussione e qualche punizione, mia madre scrisse a papà.
Lui inviò indietro la mia fiducia sulle mie capacità e la mia testardaggine e posticipò il suo ritorno a casa così da avere soldi per pagare la mia università.
Con la sua assistenza lontana mi sono  rapidamente trovato in mano l'agognata laurea in Medicina.
Impegno e determinazione avevano portato i frutti sperati e trasformato quello che era solo un sogno in una splendida realtà.
Ho trovato lavoro presso la Chirurgia di Ascoli Piceno, dove ho operato per gli scorsi quarant'anni.
Ho sposato Grazia, insegnante della scuola primaria, e ho due figlie: la prima ha il nome di mio padre, è medico e lavora come anestesista a Liverpool, la seconda, ingegnere civile, sta svolgendo un dottorato di ricerca ad Edimburgo.
Come il nonno, anche loro fuori dall'Italia e lontane dalla loro famiglia. Sono tornate entrambe, anche se in tempi differenti, durante queste feste di Natale che sono rapidamente terminate.
Questa mattina, sveglia alle quattro, ho accompagnato una delle mie due figlie all'aeroporto, domani accompagnerò l'altra.
Ai controlli di sicurezza, a salutare i figli in partenza per i luoghi di lavoro o di studio in Italia e all'estero.
Ho guardato i loro occhi e vi ho scorto un misto di soddisfazione e di tristezza.
Oggi, come tutti gli altri giorni, leggo che il reddito di cittadinanza verrà erogato a tutti quei figli che, senza un posto di lavoro, sono rimasti a casa. Sarò un po' assonnato, ma mi sento confuso. Dovrei forse suggerire alle mie figlie di tornare, perché ci sarò uno Stato che le assisterà o devo, ancora una volta, fare affidamento sulla saggezza di padre e suggerire loro che il guadagno e le soddisfazioni si raggiungono solo con il sudore della fronte?"

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