venerdì 13 marzo 2015

Le contraddizioni della Buona Scuola




Scrivo queste prime note a caldo sul misterioso disegno di legge "La buona scuola", per evitare di essere influenzato dalla valanga di analisi, osservazioni, critiche e plausi che tra poco si scateneranno. 
Non essendo ancora noto il testo del DDL (ma forse non è neanche ancora stato scritto) mi riferisco alle linee guida in 12 punti illustrate ieri dal governo.
Andando un pò a caso viene subito da osservare che, trattandosi di un groviglio assolutamente inestricabile, il governo Renzi, di solito interventista ad ogni costo, stranamente in questo caso ha preferito lasciare la patata bollente al Parlamento. Infatti se, come è altamente probabile data la complessità della faccenda, quest'ultimo non riuscirà a rispettare i tempi, la responsabilità sarà interamente sua:  ve lo avevo detto io!

E' matematicamente impossibile mandare in ruolo per settembre i primi 100.000 precari come promesso da Renzi, perchè non ci sono i tempi tecnici. Bisogna calcolare, infatti, le audizioni in commissione, il parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, la ricerca della copertura finanziaria, l'analisi quantitativa della reale consistenza delle GAE (graduatorie ad esaurimento) e dei numeri relativi alle diverse cattedre e alle singole posizioni personali, la suddivisione del contingente degli immessi in ruolo tra le direzioni regionali e poi tra le singole province, la formazione di graduatorie per le varie discipline, le operazioni di mobilità ordinaria, che precedono le immissioni in ruolo, la sistemazione dei soprannumerari, ecc.
Se poi il Parlamento volesse veramente seguire l'indicazione del Governo di eliminare tout court le Gae dopo la prima tranche di immissioni in ruolo, si aprirebbe la strada ad un contenzioso biblico, tale da bloccare definitivamente ogni ipotesi di cambiamento per decenni. (vedi riquadro in calce)

Autonomia scolastica e dirigenti.
 Per realizzarla veramente occorrerebbe che i dirigenti fossero sgravati dalle incombenze burocratiche proprie dell'amministrazione centrale (formazione graduatorie, nomine, adempimenti fiscali e quant'altro). E si badi, bene, non privati della capacità gestionale e organizzativa come vorrebbe qualche sindacato, nostalgico della figura di preside, primus inter pares.
Naturalmente questa autonomia dovrebbe essere legata a doppio filo con la reale modifica delle modalità di nomina dei dirigenti, e con la concreta e attuata possibilità della loro valutazione, con i conseguenti incentivi economici o le conseguenti sanzioni.
Senza realizzare questa precondizione, tutto il resto sono chiacchiere. Lo dico conoscendo bene dall'interno cosa offre attualmente il mercato dei  dirigenti scolastici, selezionati sulla sola capacità di scrivere un progetto in base  alle mode correnti o sulla conoscenza del tutto teorica di norme e adempimenti, senza alcun tirocinio o supervisione né tanto meno su una qualche forma di analisi delle attitudini. 
Capacità relazionali, di leadership, gestione di piccoli e grandi gruppi, capacità motivazionali, abilità nel parlare in pubblico, capacità di ascolto, resistenza allo stress, chiarezza di idee e di obiettivi non sono doti possedute da tutti: i pochi che ce le hanno prima di diventare dirigenti le mantengono, gli altri ne fanno allegramente e pericolosamente a meno.
Affidare a tali personaggi, l'assunzione dei nuovi assunti sulla base dei progetti di istituto, come sarebbe giusto in teoria, in pratica è pura follia.
Scatta poi la detraibilità per le spese sostenute dalle famiglie per la scuola dell'infanzia: sacrosanto, perchè in quest'ambito lo Stato è latitante, ma per le scuole del primo ciclo? Suggerisco sommessamente che l'attuale Costituzione è ancora in vigore. Per carità, niente di scandaloso nell'aiutare la libertà delle scelte delle famiglie, se prima si sono pareggiati i conti con la scuola pubblica (cioè quella organizzata dallo Stato, a scanso di equivoci). 
Un'ultima nota tra le tante possibili:  500 euro a docente per l'aggiornamento. Ma il governo sa che in Italia ci sono quasi un milione di insegnanti? Farebbe 500 milioni l'anno, praticamente come un rinnovo contrattuale...

Prevedere la soppressione delle GAE (Graduatorie ad Esaurimento), qualora ci fossero ivi inseriti ancora aspiranti docenti non assunti in ruolo, è una palese violazione dei diritti acquisiti da decine di migliaia di persone che hanno seguito scrupolosamente un percorso approvato dalle leggi dello Stato Italiano! Chi è in GAE, vi si trova perchè ha superato un concorso pubblico per titoli ed esami ( es. 1999) o ha superato una durissima selezione per far parte delle Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento (SiSS). Chi è in GAE ha seguito le legge che gli assicurava il diritto all’assunzione, secondo lo scorrimento della Graduatoria ad Esaurimento, sia che avesse avuto o meno la possibilità di fare supplenze. Se voi doveste legiferare violando tali principi di diritto, ecco quali saranno i risultati: 1) saranno calpestati giuridicamente i diritti acquisiti di migliaia di persone nonché il principio costituzionale di eguaglianza previsto dall’art. 3 della Costituzione Italiana e cioè che a parità di condizioni deve corrispondere un trattamento eguale. Chi, inserito nelle GAE, rimanesse escluso dalle assunzioni, con la conseguente soppressione delle stesse e si vedesse negato il diritto all’immissione in ruolo subirebbe una discriminazione palese nei confronti di chi avesse la “fortuna” di rientrare tra i nuovi criteri decisi dal Parlamento per la nomina in ruolo. La legge non può e non deve essere retroattiva. L’unica possibile soppressione della GAE è dopo aver immesso in ruolo tutti i docenti ivi inseriti. Allo stesso modo dare precedenza agli idonei (e sottolineo non vincitori) del concorso 2012 rispetto a chi è inserito in GAE e per di più ha superato un egual concorso pubblico, seppure bandito tanti anni fa, significherebbe negare la parità di trattamento nei confronti di chi ha acquisito lo stesso diritto 2) verrebbe violato il principio del legittimo affidamento, quale corollario della certezza del diritto, riconosciuto sia a livello europeo (sin dal 1978) sia a livello nazionale; 3) si aprirebbe un inevitabile e massiccio contenzioso giudiziario tra lo Stato e decine di migliaia di docenti inseriti in GAE ed ingiustamente esclusi dal piano di assunzioni, compresi i docenti che in GAE sono iscritti con riserva; 4) la proposta di mettere a concorso i docenti delle GAE che non verranno assunti sarà considerata irricevibile, sia perché se non ci sono posti, non ci sono nemmeno se messi a concorso, sia perché i docenti delle GAE un concorso lo hanno già superato così come è irricevibile la proposta di un anno ponte. 5) Si perderà definitivamente quel minimo di fiducia e di credibilità nello Stato e nei suoi rappresentanti. 
Valeria Guadagnuolo - Luigi Mazza 

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