venerdì 11 aprile 2014

Nuova legge elettorale e riforme, 2



Non è questa l'Italia che vogliamo






segue da Nuova legge elettorale e riforme, 1



Sgrammaticata, non in senso stretto, ma dal punto di vista  politico e democratico. Proviamo a vedere perché con parole semplici e non da "parrucconi". 


Che il bicameralismo perfetto dovesse essere abolito è questione pacifica: la governabilità e la stabilità sono valori indiscutibili e nessuna legge elettorale, anche se applicata in modo identico per le due camere potrebbe garantire una uniformità di risultato in entrambe, non foss'altro per la diversa ampiezza dei collegi e per la diversa composizione dell'elettorato (al senato votano soltanto i maggiori di 25 anni).  

Ma da qui all'abolizione di ogni forma di bilanciamento di poteri e di riflessione critica oltre che di rappresentanza, ce ne corre.

Ma vediamo i punti deboli della "riforma":

  • Come per la nuova legge elettorale, il peccato originale della condivisione non con un partito avverso o con il suo gruppo dirigente, ma con un condannato per gravi reati; meglio dudù Alfano o dudù Brunetta!
  • la fretta, conseguente alla necessità di utilizzare la riforma come spot elettorale alle europee;
  • il merito: la non eleggibilità dei membri, che vengono sottratti ai loro doveri istituzionali, con i costi che ciò comporta (trasferimenti periodici a Roma, con relativo seguito e intralcio all'azione amministrativa, che è pur sempre un costo). Ma l'elezione di secondo livello prevista dal disegno di legge continua a non garantire la rappresentatività in quanto è di tutta evidenza che il risultato sarà la copia conforme degli equilibri nazionali, già testati alla Camera. La funzione di verifica prevista dall'art. 55 ne esce così svilita.
  • Per lo stesso motivo, abolizione della rappresentatività, risulta svuotato il successivo art. 70, che  prevede l'azione concorrente delle due camere riguardo alle leggi di revisione della Costituzione e alle leggi costituzionali.
  • Vaghissima la funzione di raccordo tra Stato e regioni: ma non esisteva già la conferenza dei presidenti delle regioni?
  • Completamente riscritto l'art. 117, cosa che suscita forti perplessità e resistenze da parte dei governatori.
  • Questione risparmio: un banalissimo calcolo di aritmetica elementare avrebbe consigliato un ridimensionamento di entrambe le Camere; l'affrontare definitivamente la vexata quaestio delle indennità parlamentari avrebbe risolto poi sino in fondo la questione.
  • Un ultimo rischio, incombente e non immaginario: il proposito di rinforzare i poteri del presidente del Consiglio e del Governo, chiuderebbe il cerchio, erodendo i già limitati margini di democrazia e di controllo.
  • In conclusione l'operazione Renzi, che si autoproclamava sindaco d'Italia, porta proprio a questo: il modello amministrativo locale, che può avere senso nelle piccole realtà, dove alle opposizioni viene assegnato il mero diritto di tribuna, è devastante per la democrazia e la partecipazione alla vita pubblica, quando viene trasposto al livello nazionale, in modo automatico e senza adeguati contrappesi.    
Non è questa l'Italia che vogliamo, non è questa l'Italia disegnata dalla Costituzione, i cui principi di base nessuno dice di voler cambiare, ma che si fa di tutto per offuscare di fatto.

L'entusiasmo scout non fa per noi, piace molto agli scout entusiasti, ma molto meno a chi non è uno scout entusiasta. 


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