giovedì 3 aprile 2014

Appello di Libertà e giutizia

16 aprile: possibili scenari



Una svolta autoritaria














Condivido e sottoscrivo l'appello di Libertà e giustizia, ma disturba la presenza tra i firmatari di due neocostituzionalisti a senso unico alternato, che con un semplice atto notarile vorrebbero aggirare l'art. 67? ("Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato").
Come si fa a difendere la Costituzione quando si é artefici di una così palese contraddizione?

E aggiungo, quando si mandano allo sbaraglio centinaia di persone, moltissime ben intenzionate e preparate o con voglia di apprendere, bloccandole per mesi sugli scontrini, impedendo loro di esprimere opzioni personali, di cercare alleanze, di forzare la situazione, senza limitarsi a stare a guardare anche se con spirito critico.
In altre parole un gruppo, praticamente maggioritario, non può limitarsi ad esercitare il solo diritto di tribuna, come un partitino del 2 per cento, non può non prendere mai una posizione, non può non mettere in difficoltà l'avversario se non con manifestazioni plateali, con l'ostruzionismo o producendo una massa di interventi (proposte, discorsi, emendamenti, controlli e verifiche) destinati a rimanere lettera morta, tranne qualcuno incidentalmente passato. 
Illuminante in proposito Di Maio-Servillo

Un esempio di improntitudine? quando si discutevano le cosiddette quote rosa, bocciate per soli 20 voti, bastava votare con i dissidenti PD e con Sel, mettendosi d'accordo in 25-30 e il palco renziano sarebbe crollato all'istante. Invece si attende la palingenesi, perchè il messia, anzi due, ci sono già.
Ma molto più pericoloso é l'uomo "nuovo" a cui è dedicato l'appello seguente. 



Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.
Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti)  a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.
Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in
mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.
Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.

Primi firmatari:
Nadia Urbinati
Gustavo Zagrebelsky
Sandra Bonsanti
Stefano Rodotà
Lorenza Carlassare
Alessandro Pace
Roberta De Monticelli
Salvatore Settis
Rosetta Loy
Corrado Stajano
Giovanna Borgese
Alberto Vannucci
Elisabetta Rubini
Gaetano Azzariti
Costanza Firrao
Alessandro Bruni
Simona Peverelli
Nando dalla Chiesa
Adriano Prosperi
Fabio Evangelisti
Barbara Spinelli
Paul Ginsborg
Maurizio Landini
Marco Revelli
Beppe Grillo
Gianroberto Casaleggio
Gino Strada
Paola Patuelli
Tomaso Montanari
Antonio Caputo
Ugo Mattei
Francesco Baicchi
Riccardo Lenzi
Pancho Pardi
Ubaldo Nannucci
Maso Notarianni
Ferdinando Imposimato
Cristina Scaletti
Laura Barile
Raniero La Valle
Luciano Gallino
Dario Fo

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