giovedì 12 settembre 2013

Alunni italiani in fuga




Alunni stranieri e paura della diversità





"Quanti alunni cinesi ci sono nella tua classe?" chiede il nonno al bambino. "Nessuno, ci sono solo bambini", é la risposta.

Ma i genitori non la pensano così;  in questi primi giorni di  scuola, infatti,  si moltiplicano le notizie di fuga di italiani da classi dove la maggioranza é costituita da alunni di origine straniera, anche se nati in Italia e parlanti italiano.

E' il caso di Landiona, in provincia di Novara dove la presenza degli alunni Rom, da 25 anni indotti a iscriversi per salvare la scuola dalla chiusura, ha provocato la fuga dei 9 italiani residui verso la vicina Vicolungo.


Talvolta si trova una soluzione in extremis, con la buona volontà di tutti, come a Costa Volpiano, nel bergamasco, dove, con l'accordo della comunità marocchina i 14 alunni "stranieri" sono stati in parte smistati in altre due scuole del circondario.

In origine nella stessa classe si trovavano 7 italiani e 14 "stranieri". I genitori dei sette italiani, vista la composizione del gruppo hanno protestato e minacciato di trasferire i loro figli altrove. Le loro motivazioni, almeno quelle rivelate in pubblico, erano legate all'apprendimento scolastico, che temevano fosse compromesso e rallentato dagli altri,
A nulla sono valse le rassicurazioni degli insegnanti, le buone esperienze già fatte e, aggiungo io, il fatto che la loro frazione abbia continuato a vivere grazie alla presenza degli stranieri che si sono accontentati delle sistemazioni abitative più degradate.

Insegnanti e dirigenti in questi giorni si devono affannare a trovare soluzioni all'irrazionalità o meglio alla paura non tanto dello straniero, quanto della povertà. E' sin troppo facile ipotizzare che se gli stranieri fossero figli di militari americani in Italia o di professionisti tedeschi o inglesi, la paura sarebbe molto minore. 


I casi di Novara e Bergamo e altri simili sono stati analizzati nell'interessante puntata di ieri di "Tutta la città ne parla"; durante la trasmissione é stato affrontato anche il tema della resistenza alla diversità in senso lato.

Al di là degli interventi di esperti intervenuti a vario titolo, quella che mi é restata più impressa è stata la telefonata della signora Bruna, professoressa in pensione di Treviso. 


Riporto a memoria: " Noi abbiamo inserito da sempre gli studenti Down nelle classi normali, pur tra mille difficoltà e i mille pregiudizi degli altri genitori". "Ma l'inserimento degli studenti Down provoca veramente un rallentamento delle attività didattiche per i normali?" chiede il giornalista.

"Assolutamente no! a parte che questi alunni hanno (o dovrebbero avere!) l'insegnante di sostegno tutto per loro, nelle ore restanti partecipano alle attività comuni adattate a loro e spesso danno un contributo originale. Noi li abbiamo sempre portati con gli altri in ogni occasione. Ricordo di una gita alla Risiera di San Sabba;  uno di loro era con me in giro per la risiera perché non riusciva a seguire le spiegazioni della guida; ad un certo punto mi dice: "Bruna portami via perché qui mi viene da piangere". E così é stato anche per la signora Bruna, che al telefono ha conclusa con la voce rotta dalla commozione.  


8 commenti:

  1. 1) - E' sin troppo facile ipotizzare che se gli stranieri fossero figli di militari americani in Italia o di professionisti tedeschi o inglesi, la paura sarebbe molto minore. 2) - "Ma l'inserimento degli studenti Down provoca veramente un rallentamento delle attività didattiche per i normali?" chiede il giornalista. "Assolutamente no! a parte che questi alunni hanno (o dovrebbero avere!) l'insegnante di sostegno tutto per loro, nelle ore restanti partecipano alle attività comuni adattate a loro e spesso danno un contributo originale.

    Ottime osservazioni che rispecchiano la realtà delle cose. Però c'è da dire, rispetto alla prima, che ogni genitore è portato naturalmente ad assicurare ai propri figli la migliore situazione esistenziale e le migliori opportunità, cosa che nei fatti palesemente conclamati da sempre, non sembra essere nel DNA delle popolazioni ROM o delle popolazioni di etnie che negano anche le più semplici regole di convivenza e di diritti umani (basti pensare il ruolo a cui è relegata la donna nelle società islamiche o simili). Comprensibilissimo !
    Per quel che riguarda la seconda affermazione, c'è da dire che il sacrosanto diritto all'uguaglianza di opportunità formativa dei diversamente abili, purtroppo si scontra con la ciecità di chi non provvede a creare le condizioni perchè questo avvenga (la politica principalmente). La situazione disastrosa della scuola italiana porta il genitore all'autodifesa dei propri figli con il rifiuto di tutte quelle situazioni che oggettivamente non migliorano e non semplificano la vita scolastica. Comprensibilissimo anche questo!.
    La società di questi anni ha perso i suoi valori fondanti ed è proprio per questo che ora non ci si può scandalizzare di determinate situazioni. E' improbabile che in futuro la società e l'Italia tutta acquisterà una coscienza diversa. Le tensioni e le differenze sociali aumenteranno a dismisura e gli episodi di intolleranza verso il diverso saranno la normalità quotidiana. Più semplicemente dicasi difesa della prole estremizzata nell'attuale contesto sociale.

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  2. Fora i stranieri da casa nostra !
    W ea PADANIA !

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  3. viva l'ignoranza padana regna sovrana che bello sarebbe se i figli dei leghisti che si trasferiscono all'estero venissero presi a calci in culo per colpa dei loro genitori stupidi e bigotti ma non sara cosi perche sono più civili di noi..... e sanno che dalla diversità arriva la ricchezza

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  4. Tralascio l'osservazione di anonimo 2, che farebbe rizzare i capelli anche al leghista Tosi (che per inciso ha due figli disabili ed è toccato personalmente dal problema dell'inserimento scolastico); per quanto riguarda Anonimo 1 (ma perchè non si può firmare un intervento così civile?) faccio rispettosamente osservare che l'affermazione "palesemente conclamati" sarebbe tutta da dimostrare, ammenocchè non ci si riferisca ai campi nomadi in cui questi sono tenuti come in campi di concentramento, separati e lontani dagli occhi degli altri cittadini italiani. (Per inciso il 70% dei Rom e dei Sinti, che vivono in Italia sono anch'essi cittadini italiani; una visitina al sito dell'Opera Rom potrebbe rimuovere certe prevenzioni, per altro incolpevoli, perchè suffragate da fatti di cronaca innegabili e da secoli di ostracismo). Per quanto riguarda gli altri stranieri, di religione islamica, nei casi citati si parla di cittadini perfettamente inseriti, i cui figli sono nati in Italia e sono italofoni, non di immigrazione selvaggia. Siamo o no un grande paese, che può e deve avere la forza, l'autorità (e anche l'interesse) di assimilare, piuttosto che relegare in ghetti pericolosi per tutti?
    Cosa vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli? La giungla, il bunga bunga (quello artificiale e quello vero), una società solo utilitaristica ed egoista, chiusa in se stessa e quindi destinata ad estinguersi? L'Italia, e il Veneto in particolare, non è questa: così é stata ridotta da chi ben sappiamo! Chi lavora sul campo (nella scuola) sa che la vera verità é quella del bambino citato in apertura dell'articolo!

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  5. complimenti ad anonimo 3 che si è inserito mentre rispondevo ad anonimo 1. Ma mi sono rotto di parlare con anonimi!

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  6. Ieri ho sentito il racconto di un'amica che ha portato il suo bambino per la prima volta in un'asilo comunale di Padova. Abitando in zona fiera, gli è venuto spontaneo chiedere quanti bambini "stranieri" vi fossero. La maestra indignata le ha risposto che son tutti italiani perchè nati in Italia e nulla più. Ora, dopo alcuni giorni la mia amica è già molto preoccupata per suo figlio, in quanto la situazione è insostenibile. Con circa 80 bambini vi sono solo 4 maestre e se questo non bastasse gli "stranieri italiani" sono la maggioranza. Esempio pratico : 26 bambini di una sezione, 16 "stranieri" e quasi tutti islamici. Di fatto all'interno vi è già una "mafia magrebina" che ghettizza i bambini italiani (che sono la minoranza) impedendo ad esempio l'accesso ai giochi disponibili. Inoltre gli "stranieri" sono fortemente coalizzati tra loro e formano un gruppo compatto che comunica al suo interno utilizzando la loro lingua di origine, ovviamente incomprensibile agli altri bambini e (aspetto più inquietante) alle maestre. Di fatto il controllo da parte delle maestre è insignificante. Detto questo, tutte le altre considerazioni del caso sono solo esercizio di retorica che sa di muffa, volta appunto a persuadere sulle idee storiche di una parte politica. I problemi di tutti i giorni sono altri e cogenti. Mentre noi stiamo a guardarci "l'ombelico", qualcun'altro (che ora è solo un bambino poverino) ci riserverà un bel futuro di intolleranza, esattamente al contrario di quello che accade. L' Italia diventerà parte dell' Eurabia e Oriana Fallaci l'aveva già capito da tempo. E poi i poverini saremo solo noi !

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  7. Sulla polemica svolta sin qui mi limito a dire che ci sono realtà che non funzionano e altre che funzionano (molte anche a Padova, ma l'esempio metodologico e pratico più importante è l'istituto comprensivo Cadorna di Milano, http://www.istitutocadorna.it/.
    E poi lancio un'altra provocazione: ci sono scuole senza stranieri o quasi, senza h o quasi, dove si creano ugualmente situazioni insostenibili: non sarà che in questi casi insegnanti, dirigenti e genitori sono inadeguati?

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  8. Hai perfettamente ragione sull'inadeguatezza, ma se guardiamo all'Italia di oltre un ventennio fa, quando avevamo una frontiera, le cose funzionavano in tutt'altra maniera e sfido chiunque a non rimpiangere quella realtà di belpaese che eravamo. Ritornando alla vicenda asilo, la cosa che fa incazzare le persone è che, nell'esempio che mi ha riferito la mia amica, lei con unicamente un marito che lavora (operaio) e un reddito normale deve pagare pienamente la retta dell'asilo "in mano alla mafia magrebina", mentre è certo che i genitori di questi poveri bambini stranieri sono a loro volta poveri e quindi spesso paga il comune di Padova sotto varie forme assistenziali oltre che negli effetti delle graduatorie per accedere (se no non si spiegherebbe l'alto numero di stranieri che non è dato solo dalla natalità). Praticamente finisce sempre che chi è onesto, chi lavora e fa i salti mortali per vivere, grazie a certe politiche garantiste oltremodo, si vede cornuto e mazziato ! Aggiungiamo anche che talvolta questi poveri genitori stranieri in realtà vivono meglio degli italiani perchè sulla carta sono poveri, ma nella realtà i loro "lavoretti" li portano ad avere molti più soldi dell'operaio (e magari basta leggere i giornali di tutti i giorni per capire di che lavori si tratta). Questa comunque non vuol essere una polemica contro la sinistra o gli stranieri, ma vuole essere semplicemente un punto di vista che porti a riflettere se tutto ciò che significa Europa e globalizzazione, ha veramente portato un miglioramento alla società italiana, oppure siamo al preludio di una catastrofe sociale senza precedenti, dove prevarrà solo la legge del più forte.

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