mercoledì 4 maggio 2016

Controcorrente, il concorsone



La linea retta




Qualche giorno fa l'ineffabile (impareggiabile) sottosegretario Faraone, con la flemmatica cantilena palermitana che gli è propria, durante un'intervista radiofonica, ha replicato ad alcuni docenti inferociti sostenendo che "loro" i problemi della scuola li hanno ereditati da altri e che hanno dovuto mettere fine ad una lunghissima epoca di caos normativo, tirando una "linea retta". 
Già! una linea retta, come quelle tracciate in Africa e nel Medio oriente durante e dopo il colonialismo: non ne è venuto niente di buono per l'umanità. 
Ugualmente niente di buono per la scuola italiana sortirà dalle linee rette faraoniche e renziane, che con il consueto paravento del "fare qualcosa è meglio di non fare nulla" sotterreranno definitivamente i già malmessi ruderi dell'istituzione scolastica.
Noi e gli altri, noi e "loro", i rottamatori e i conservatori, i moderni e quelli che resistono alle novità: il medesimo ritornello che sta partendo in questi giorni a proposito della riforma costituzionale. "Abbiamo messo in ruolo 100.000 precari", "abbiamo eliminato il senato": il trucco c'è e si vede... 
Nella scuola nulla è semplice; è vero che si tratta di un mastodonte resistente nel suo complesso al cambiamento, all'innovazione e alla meritocrazia, ma è altrettanto vero che muoversi al suo interno, o al di sopra di essa, come  un elefante tra i bicchieri di cristallo, non farà altro che creare macerie su macerie, sempre meno ricomponibili. 
Prima la 107, poi il concorsone: due micidiali ordigni nucleari.
La 107, volgarmente detta la “buona scuola”, ha mancato i suoi obbiettivi clamorosamente, tranne quello di immettere in ruolo indiscriminatamente più di centomila docenti. Benissimo! la maggior parte di essi aveva diritto, perché in possesso formalmente di tutti i requisiti e degli anni  di insegnamento da precario, condananti dalla Corte europea: cani e gatti senza alcun filtro di natura professionale. 
Ma c'è di peggio: a parte i primi immessi in ruolo, quelli assunti successivamente per il "potenziamento" e pescati dal fondo di graduatorie vecchie di anni, spesso sono privi di esperienza, già orientati ad un altro lavoro, avanti negli anni e gettati nella scuola del tutto a caso, molto spesso a non far nulla. Un solo esempio tra i mille possibili: in un istituto tecnico (linguistico, biologico e scientifico) sono stati inviati per il potenziamento 5 (cinque!) insegnanti di storia dell'arte!
A chi giova, se non a chi potrà immeritatamente vantarsi di avere creato posti di lavoro, che in realtà esistevano già, e di averne inventati di nuovi per risolvere una piaga (quella del precariato) che invece resterà purulenta?
Le "frottolose” dichiarazioni di aver eliminato il precariato si scontrano, infatti, con i dati di realtà: le scuole devono continuare a chiamare i supplenti per restare aperte durante le epidemie influenzali. L'organico d'istituto, il potenziamento, gli insegnanti in più possono servire ad attenuare il ricorso alle supplenze solo nella primaria: negli altri livelli di scuola anche i muri sapevano in partenza che non sarebbe stata questa la soluzione.
E in questi giorni arriva infine il concorsone con la sfacciata ambizione, ovviamente solo parolaia, di rimettere al centro i giovani e il merito, l’innovazione e l’aria fresca.
Ma i primi concorrenti per lettere, trovandosi, in due ore e mezza, a dover produrre 6 unità didattiche e a rispondere a due test in inglese (chissà perché non tedesco, francese o spagnolo o cinese), di aria fritta ne devono aver prodotto proprio tanta. Anche perché in questo tempo ristrettissimo si doveva spaziare, creando unità didattiche o di apprendimento, da Petrarca a Montale, a Gozzano, sfiorando l’attualità dell’immigrazione, la demografia e tenendo conto della presenza dei BES (bisogni educativi speciali). Belle domande: ognuna avrebbe meritato una riflessione di almeno una giornata e un'ampia ricerca di materiali! E allora? 

Senza dire che l’enorme macchina messa in piedi in pochi mesi (per simulare un’efficienza che è solo pasticcioneria) ha creato più ingiustizie di quelle che si proponeva di sanare, quindi  più  ricorrenti che concorrenti. Esclusi i laureati nell'anno sbagliato che non hanno potuto abilitarsi, esclusi i docenti di ruolo, che avrebbero voluto cambiare insegnamento e regione, alla faccia della mobilità professionale e geografica, che avrebbe potuto anch'essa ridare vigore ad una scuola imbalsamata nelle cattive abitudini e nel solito trantran. Candidati raggruppati per età e non in ordine alfabetico, commissioni non ancora formate, assenza di griglie di valutazione, prove strutturate in contraddizione con le indicazioni programmatiche (niente conoscenze specialistiche, solo competenze didattiche).
Viene spontaneo il dubbio che la camaleontica burocrazia ministeriale abbia voluto boicottare il concorso dall'interno e stando alle notizie di questi giorni c’è riuscita benissimo.
Ultim'ora: alla prova scritta di storia dell'arte, niente unità didattiche da preparare, sviluppare semplicemente gli argomenti, scegliendo liberamente tra secondaria di primo o di secondo grado. Il maligno burocrate ha colpito ancora...

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