sabato 4 giugno 2016

10 marzo 1946, il primo voto delle donne

Suffragette, 1920


Il primo voto delle donne








Il 10 agosto 1920, il Congresso americano, approvando il XIX emendamento, concesse il voto alle donne. In Italia si dovette aspettare un altro quarto di secolo, giungendo sino al 1946. Peggio è andato alle donne svizzere che hanno dovuto aspettare il 1971!


Quindi in Italia il 1946, con la benedizione papale, come vedremo sotto. Ma contrariamente a quanto si va affermando in questi giorni, in occasione del settantesimo del referendum istituzionale, il primo voto delle donne in Italia risale al  10 marzo 1946, cioè alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.
Infatti il 31 gennaio 1945 era stato emanato il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 che conferiva il diritto di voto alle italiane che avessero almeno 21 anni e che "non fossero prostitute schedate trovate a esercitare fuori dalle case di tolleranza". L'elettorato passivo venne concesso un po' dopo con decreto n. 74 del 10 marzo 1946, che sanciva l'eleggibilità delle donne di almeno 25 anni.
Due mesi e mezzo dopo, il 2 giugno 1946, si svolsero contemporaneamente le elezioni dei membri dell'Assemblea Costituente e il referendum tra Monarchia e Repubblica, che costituirono di fatto il primo ingresso delle donne in politica. La novità ebbe anche la significativa benedizione di papa Pio XII: "ogni donna, dunque, senza eccezione, ha, intendete bene, il dovere, lo stretto dovere di coscienza, di non rimanere assente, di entrare in azione [..] per contenere le correnti che minacciano il focolare, per combattere le dottrine che ne scalzano le fondamenta, per preparare, organizzare e compiere la sua restaurazione".


Al referendum istituzionale, come è noto, la maggioranza dei votanti scelse la repubblica con circa 12 milioni e 700 000 voti, contro 10 milioni e 700 000 per la monarchia. 



Questi i risultati per l'Assemblea costituente 
Elettori: 28 005 449 - Votanti: 24 947 187 (89,08%)
Liste/GruppiVoti %Seggi
Democrazia Cristiana (DC)8 101 00435,21207
Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP)4 758 12920,68115
Partito Comunista Italiano (PCI)4 356 68618,93104
Unione Democratica Nazionale (UDN)1 560 6386,7841
Fronte dell'Uomo Qualunque (UQ)1 211 9565,2730
Partito Repubblicano Italiano (PRI)1 003 0074,3623
Blocco Nazionale della Libertà (BNL)637 3282,7716
Partito d'Azione (Pd'A)334 7481,457
Movimento Indipendentista Siciliano (MIS)171 2010,744
Concentrazione Democratica Repubblicana97 6900,422
Partito Sardo d'Azione78 5540,342
Partito dei Contadini d'Italia102 3930,441
Movimento Unionista Italiano71 0210,311
Partito Cristiano Sociale51 0880,221
Partito Democratico del Lavoro40 6330,181
Fronte Democratico Progressista Repubblicano21 8530,091
ALTRE LISTE412 5501,790
TOTALI VOTI VALIDI23 010 479100,00556
SCHEDE NULLE1 936 708
DI CUI BIANCHE643 067
TOTALE VOTANTI24 947 187


Un grande slancio di popolo a distanza di 22 anni dalle ultime votazioni libere (1924). Qualche numero può dare un'idea di che cosa fosse l'Italia o meglio la politica italiana di allora in termini anagrafici: Aldo Moro aveva 30 anni, Togliatti 53, Saragat 48,  Fanfani 38, Giulio Andreotti 27, Scalfaro 28, Giancarlo Paietta 35, La Malfa 43, La Pira 42; tra le ventinove donne elette Nilde Iotti 26 anni ed Elettra Pollastrini 40. Inutile continuare: era un'Italia giovane, anche nei suoi "padri" costituenti. 

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