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lunedì 7 dicembre 2015

Il giorno dell'Immacolata a Palermo e dintorni

Fornaio palermitano: lo sfincione è il 1^ a dx


Palermo, Bagheria:
variazioni sul tema













A Palermo e dintorni ogni ricorrenza, sacra o profana, è occasione per sontuosi banchetti  (come per santa Lucia), e quasi sempre si perde di vista o si ignora l'origine della festa. Così è per l' "Immacolata  Concezione", che molti  confondono con il concepimento virginale di Gesù, argomento che è stato oggetto di dispute secolari tra i teologi cattolici. La natura delle questione fu definitivamente risolta dalla proclamazione del  relativo dogma fatta da Pio IX  l'8 dicembre del 1854:

"Dichiariamo, affermiamo e definiamo la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli."

Forse non basterebbe un analogo pronunciamento papale per dirimere la secolare questione che contrappone palermitani e baarioti (abitanti di Bagheria) sulla supremazia dei loro rispettivi "sfincioni". 

Fatto sta che tra la vigilia dell'8 dicembre e la vigilia di Natale, in entrambi i luoghi si celebra l'assai laica, ma sentitissima saga di quella particolare pizza, che qualcuno ha definito il panettone siciliano: lo "sfincione". 
Sino a qualche tempo fa esso costituiva il piatto forte (e quasi unico) delle cene di vigilia sia a Palermo che a Bagheria.
La caratteristica comune di entrambe queste pizze, sontuose perchè destinate alla tavola dei giorni di festa, è l'impasto altissimo e soffice. Le differenze si collocano, invece, sul condimento, sulla "conza".

Nei miei ricordi i fornai si limitavano a preparare professionalmente la pasta, mentre la "conza", rigorosamente di fattura familiare, veniva consegnata a parte per essere stesa prima della cottura.
Ho i miei dubbi sul fatto che questo rito gastronomico della vigilia persista ancora in tempi così acceleratamente consumisti.
Sulla conza si scontrano, comunque, le differenze familiari, ma soprattutto quelle tra le due località.
Inutile chiedere ai rispettivi abitanti. Quelli del capoluogo considerano ancora Bagheria un villaggio primitivo, come è rappresentato nel film di Tornatore, che però cercò la location adatta nell'attuale Tunisia. 
Quelli del "paese" hanno voglia di rivalsa e portano avanti la loro tesi con qualche ragione di tipo gastronomico.
Vediamo le differenze.
A Palermo la conza è fatta solo da: 
1 kg. di salsa di pomodoro
400 g. di cipolla di cui 100 g. grattugiata
200 g. di "primo sale" un formaggio fresco tipico dell'inverno
100 g. di pecorino grattugiato
6 pugni di pangrattato tostato
8 acciughe tagliate a pezzetti   

A Bagheria, invece, il condimento è a tre strati: 
il primo di questi è costituito da una salsa di filetti di acciughe sciolte in olio tiepido (è importante che l'olio non frigga durante la preparazione), quindi uno strato di formaggio pecorino fresco -tuma o primosale- tagliato a fette, ed infine uno strato di un impasto ottenuto con mollica fresca di pane triturata, condita con pecorino grattugiato, cipolla scalogna tagliata a rondelle, sale, pepe, origano, il tutto impastato con olio di oliva.

A completamento della cena della vigilia, tradizionalmente: mandarini, cardi bolliti e "sfince dolci".


domenica 24 maggio 2015

Tracce indelebili

Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro



























Il 23 maggio 1992 é una data che personalmente non potrò mai dimenticare, così come non potrò dimenticare cosa stessi facendo e con chi fossi nel momento esatto in cui appresi dell'attentato, poco dopo le 17.58. La notizia sconvolse veramente tutta l'Italia: io la ebbi quasi in diretta da un'anziana parente di Firenze, che mi chiamò piangendo. E' finito tutto, pensai.
Altre date  e orari sono altrettanto indelebili e legate all'immagine e alla presenza di particolari persone: l'ora tragica tra le 15 e le 16   dell'11 settembre 2001, il pomeriggio
dell'11 settembre del 1973, quando si svolgeva l'assalto alla Moneda che causò la morte di Allende. Anche allora pensai: é finito tutto.



Più piacevole il ricordo della mattina dell'11 settembre 1960: c'era già la televisione in ogni casa e io ero lì incollato a seguire la cerimonia conclusiva delle olimpiadi romane. 
Livio Berruti, Sante Gaiardoni, Giovanni Benvenuti, Raimondo D'Inzeo, Abdom Pamich, Abebe Bikila, immagini in bianco e nero, ma efficacissime. L'intensità del ricordo e la persistenza delle immagini mi risparmiano la fatica di cercare su google i nomi degli italiani che diedero all'Italia il terzo posto nel medagliere olimpico.   

sabato 13 dicembre 2014

Palermo e Santa Lucia




Siracusa, Palermo, Stoccolma.....










Un filo invisibile e antico spesso lega tradizioni lontanissime nello spazio e nel tempo. Una di queste è la ricorrenza di Santa Lucia, che è ricordata in modo molto sentito in parti del mondo molto lontane e diverse. 
La leggenda di santa Lucia risale all'anno 281 e parte da Siracusa, dove la futura santa fu educata alla fede cristiana. Dopo avere avuto la visione di sant'Agata, la ragazza non volle più saperne del fidanzato e della sua dote, che distribuì ai poveri. In seguito alla denuncia del fidanzato abbandonato fu sottoposta al martirio e decapitata (nulla di nuovo sotto il sole..) dai miliziani, allora di Diocleziano.

Con l'affermarsi e il diffondersi del cristianesimo dopo Diocleziano, si diffuse anche il culto della giovane di Siracusa, a partire dalla sua prima tomba posta nelle catacombe della sua città. 

Nel 6° secolo vi erano già chiese, oratori, monasteri a lei dedicati anche a Roma e Ravenna, poi il suo culto raggiunse ogni paese d'Europa. 

Il  corpo della santa rimase nelle catacombe di Siracusa fino al 1039, quando venne trasferito a Costantinopoli per proteggerlo dai Saraceni. Durante la crociata del 1204 i Veneziani lo trasportarono nel monastero di San Giorgio a Venezia e nominarono Santa Lucia co-patrona della città, costruendo per lei  una grande chiesa, demolita nel 1863, per far posto alla stazione ferroviaria. Adesso il corpo, che si dice sia ancora incorrotto,  si trova nelle vicinanze, nella chiesa dei Santi Geremia e Lucia.

Le reliquie  si trovano in molte città d’Italia, fra cui Siracusa, e dell'Europa del nord, fra cui Metz, in Lorena. 

Due piccole reliquie, donate dal Patriarca di Venezia, si trovano dal 2002 nella chiesa di Santa Lucia, eretta presso il Centro Ragazzi Ciechi “Kekeli Neva” di Togoville in Togo. 

Palermo si introduce nella tradizione attraverso una leggenda medievale che prende le mosse da un periodo di carestia e di fame, dal quale i palermitani vengono salvati con l'arrivo di un bastimento carico di grano dopo aver invocato la santa. 
Per la fretta e per la fame, non utilizzano il grano per fare la farina e quindi il pane, ma lo mangiano bollito semplicemente con un filo d'olio. 

Ma a Palermo, ovviamente, il ricordo dello scampato pericolo non può essere che di tipo culinario: in questa giornata, infatti, i palermitani si tengono lontani dalla pasta e dal pane, rispettando questo precetto con una perseveranza davvero ammirevole, al punto che i forni rimangono pressoché tutti chiusi. Ma la rigidità dell'astensione dai farinacei, esibita in questa occasione ha un rovescio della medaglia: il palermitano contemporaneo medio non è per sua natura portato alla sofferenza e alla mortificazione della carne, così gli alimenti base (pane e pasta) vengono ampiamente surrogati da un florilegio di ghiottonerie, di cui si riempiono le tavole: Arancine, panelle  e "cuccìa".**


E la Svezia?
Qui la tradizione, parallela a quella cristiana, è però di origine vichinga e ricorda il solstizio d'inverno, cioè l'inizio del ritorno della luce dopo i lunghi mesi di oscurità. Nel medioevo iniziò l'usanza di vestire una fanciulla di bianco e col capo cinto da una corona di luci, con il compito di svegliare i dormienti nella notte. 
Negli anni la tradizione di santa Lucia è diventata una festa nazionale molto sentita. Migliaia di bambine svedesi vengono vestite con una tunica bianca, coroncine luminose e con in mano una candela. Ogni anno viene inoltre indetto un concorso per eleggere la più bella “Lucia di Svezia”, che ha il compito di raccogliere doni da devolvere ai bisognosi.




**Il nome “cuccia” deriva da una deformazione  della parola “cocciu” cioè chicco, o dal verbo “cucciari”, vale a dire mangiare un chicco alla volta.
La sua preparazione è quasi un rito nelle famiglie  palermitane: un'antica consuetudine che proviene dal mondo contadino.
In  periodo di mietitura, i chicchi di grano raccolti venivano lessati e mangiati sul posto nei momenti di pausa.
La  pietanza è sicuramente molto antica e tramandata dai conquistatori arabi. Anche adesso a  Tunisi o al Cairo  è ancora possibile assaggiare il Kech o Kesh, consistente in grano bollito addolcito da latte di pecora o di cammello associato a vaniglia e cannella.
Per cucinare la cuccia, bisogna ammorbidire il frumento per tre giorni in acqua fredda. La sera prima della festa, si cuoce il frumento a cuocere, coperto d’acqua e con un pizzico appena di sale. Dopo averlo scolato bene va addolcito con crema di ricotta, scaglie di cioccolata e frutta candita a pezzetti, con una scorza d’arancia o con una  “mouse” di cioccolata oppure con una crema di latte. 

martedì 11 marzo 2014

Giornata nazionale del disabile intellettivo

In occasione della giornata nazionale della disabilità intellettiva, fissata quest'anno al 28 marzo,  Anffas e ANPI ricordano lo sterminio dei disabili nei lager nazisti: la famigerata Action T4
Importante mostra al Centro Culturale san Gaetano.  




domenica 2 marzo 2014

In ricordo di Enrico Berlinguer


"La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, l’effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico." 




L'intelligenza del passato e le miserie dell'oggi: molti vogliono intestarsi l'eredità morale e politica di quella stagione felice della sinistra, pochi ne sono all'altezza.
Pochi, anzi pochissimi, possono vantare di esserne i veri eredi, di aver raccolto il merito della rottura con le ingessature del passato, senza rinunziare a leggere la società con la lente rivolta al popolo, di guardare alla società che cambia, senza rinunciare a orientarne la direzione e non solo il verso..




                                                   Padova, 11 giugno 1984


sabato 8 febbraio 2014

Il giorno del ricordo a Mestrino

Sergio Basalisco e Maurizio Angelini





Storia e microstorie










Un pubblico eterogeneo di circa 50 persone, ha assistito ieri sera alla testimonianza di Sergio Basalisco, esule da Pola, introdotta da Maurizio Angelini, coordinatore regionale dell'ANPI. 

Angelini ha inquadrato in modo lucido gli eventi del secondo dopoguerra, senza alcuna reticenza di parte, individuandone l'origine da una parte nell'ottusa fascistizzazione delle terre del confine orientale e dall'altra nelle degenerazioni nazionalistiche del comunismo titino. Un intervento fatto su basi storiche obiettive e non ideologiche, che non ha negato i pregiudizi ideologici del passato e la diversità delle memorie, ma ha sottolineato anche la comune appartenenza ad una patria repubblicana, costituzionale e antifascista: questo spiega la ripetuta presenza dell'ANPI a manifestazioni di questo genere.

Il successivo, sobrio e toccante intervento di Sergio Basalisco ha saputo fondere  eventi storici e microstorie personali, con un tocco leggero, a volte ironico a volte poetico, ma soprattutto ha sottolineato, attraverso la storia familiare, la complessità della realtà e dei rapporti di quella terra di confine, intersecata da sempre da pulsioni, tradizioni, lingue e  culture diverse.

L'intervento di Sergio Basalisco, di altissimo profilo culturale, umano e  letterrario, nei prossimi giorni sarà pubblicato per esteso, unitamente ad una breve bibliografia per approfondire i fatti narrati durante la serata. 

Al termine degli interventi dei relatori, entrambi molto applauditi, Paolo Mladossich, anch'egli profugo istriano, ha aperto un altro squarcio nella memoria: la permanenza della sua famiglia per ben 10 anni in un campo profughi, dopo l'arrivo in Italia!  


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domenica 2 febbraio 2014

Giornata della memoria, giorno del ricordo, 2

   




          Cimiteri istriani








Oggi l'Istria è meta turistica di molti italiani, Veneti in particolare. Pochi però hanno la consapevolezza di quello che questa ventosa terra di frontiera ha rappresentato per l'Italia e il mondo intero alla fine della seconda guerra mondiale. La piazza tutta veneziana di Rovigno, nel mese di agosto sembra una piccola dependance del Veneto, ma non é così: gli spettacoli sono in croato, la lingua ufficiale é il croato, gli sport e le feste sono croate: gli italiani sono a volte ammirati e qualcuno iscrive i figli alle loro scuole, a volte sopportati come portatori di necessaria valuta europea.


Ma in Istria, l'esperienza più illuminante è quella di entrare in un qualsiasi cimitero, non solo perché il luogo, come altri simili, induce alla meditazione sulla caducità delle cose umane, ma anche perché qui le tombe illustrano, meglio di un libro di storia, le travagliate vicende di questa terra. 



In ogni cimitero ci sono tombe abbandonate, per lo più con nomi italiani, ma non solo: sono quelle delle famiglie, fuggite per intero  in Italia o di quelle sterminate nelle foibe.
Ma subito dopo può succedere di trovare una tomba con cognomi italiani e croati mescolati nella stessa famiglia, o cognomi italiani e nomi croati (Antonjio, Marjia) o il contrario cognomi croati e nomi di battesimo italianissimi.







Nel cimitero di Pisino ho trovato la tomba di padre Emanuele Ongaro, nato a Fontanafredda (Padova) e morto in Istria nel 1943, celebrato in italiano e croato. 
Morto per difendere i suoi concittadini dai nazisti? La faccenda meriterebbe un'ulteriore ricerca. 


E se non vi bastasse per convincervi dell'estrema mescolanza che c'è in queste terre e che più ancora doveva esserci prima dell'esodo, andate a passeggiare sui moli di Rovigno: i pescatori che riparano le reti passano insensibilmente dal dialetto istriano (comprensibilissimo) all'oscuro croato, per poi ritornare altrettanto leggermente alla musicalità di una lingua assai simile al triestino.



Poco più oltre, il monumento ai mitici partigiani di Rovigno, ancora una volta nomi italiani e croati mescolati insieme.




segue


  

                                           Il giorno del ricordo a Mestrino


sabato 1 febbraio 2014

Giornata della memoria, giorno del ricordo, 1




27 gennaio -10 febbraio








"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare."

Niente di più adeguato per questa giornata della classica citazione di Brecht. La necessità di una continua “manutenzione” della coscienza civile non è mai stata così impellente come in questi tempi di superficialità, disinteresse alla politica, oblio del bene comune, slogan gridati, raccolti superficialmente da facebook e rilanciati nel web, cliccati da centinaia di “amici”, che non si curano talvolta di verificarne la provenienza e la veridicità.
Si, in effetti, il rito quotidiano della visita di quello smisurato bar Sport che è facebook induce  al pessimismo: amici di “orientamento cattolico”, persone attive e impegnate nel volontariato rilanciano i più biechi slogan fascisti e leghisti sugli stranieri.
L’illusione che noi (italiani) siamo diversi, che siamo buoni e tolleranti e che quindi da noi “non può succedere” si scontra con la realtà dei fati storici e con la realtà dei fatti di ogni giorno ai quali molti assistono passivamente, ritenendoli elementi al massimo folkloristici o esagerazioni di pochi esaltati.
L’ignoranza della storia, della nostra storia recente, è abissale: quanti sanno delle violenze fasciste a Trieste contro la maggioranza slovena, dell’incendio della casa della cultura e del teatro sloveno del 1920? Quanti sanno della proibizione di parlare in sloveno e croato, dei cognomi e dei nomi italianizzati all’anagrafe, dei campi di sterminio in Friuli, dei campi di concentramento per sloveni nelle caserme di Chiesanuova? Ovviamente tutto questo nulla toglie alla altrettanto tragica realtà delle foibe, ma nulla va tolto dal piatto dei fatti storici.
Quanti sanno dei 90 ebrei padovani denunciati dai loro concittadini, catturati da italianissimi carabinieri, rinchiusi a villa Venier a Vò e poi avviati ad Auschwitz? Quanti sanno delle stragi coloniali perpetrate dal generale Graziani in Abissinia? Quanti sanno della vita di stenti condotta dai migranti regolari e irregolari? Quanti, insospettabili, ritengono che i Rom e i Sinti, delinquono perché è scritto nel loro DNA e non a causa della miseria e dell’emarginazione?
Quanti usano disinvoltamente parole come “moreto”, “zingaro”, “ebreo”, “terrone”, inconsapevoli della loro micidiale e incontrollabile carica razzista, preludio sommesso di ogni male, di ogni ingiustizia, e poi, inevitabilmente, di ogni atrocità.
Ecco, quindi, la necessità della manutenzione culturale e sociale delle coscienze, della rinascita civile ed etica dei singoli e dell’intera comunità.
 Sicuramente hanno lasciato una traccia di vergogna e gettato semi avvelenati e pericolosi i venti anni di sdoganamento del fascismo, i venti anni di razzismo leghista, per altro sfruttato ad arte da pochi “capi” che alimentano legittime paure del popolo, per mettere le mani sulle amministrazioni, sulle fondazioni, sulle banche sulle ULS e per altri vizi più personali e meno confessabili; e ancora peggio hanno fatto i venti anni di berlusconismo amorale, i venti anni di favolette e di incultura, di servi sciocchi, di servette (la Mussolini le definisce vaiasse) ben dotate, salite in parlamento. Come conclusione, lo sdoganamento di Casa Pound da parte di un illuminato modernista come Grillo getta nello sconforto più assoluto

martedì 28 gennaio 2014

Giorno del ricordo





Un pezzo di storia italiana,
 rimosso per troppi anni










La legge 92 del 2004 istituisce il  «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e  delle vicende del confine orientale. Voluta dall'allora Alleanza Nazionale, ma poi sostenuta e votata da tutti i gruppi politici, prevede che " La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale."

   
Per comprendere sino in fondo gli orrori delle foibe, gli errori di valutazione e le ipocrisie della sinistra italiana di allora e le simmetriche strumentalizzazioni della parte opposta, la complessità di una situazione di confine con le sue interconnessioni familiari, sociali e linguistici, bisogna partire da molto lontano.
Dalla dominazione austriaca, paradossalmente più rispettosa delle diversità di quanto non sarebbero stati poi gli italiani, si passò alla dissennata opera di italianizzazione e fascistizzazione operata negli anni 20, che maturò i suoi frutti devastanti un quarto di secolo dopo.  
Le parole di Boris Pahor, triestino di lingua slovena, sopravvissuto poi ai campi di sterminio nazisti, ne scolpiscono l'avvio:
"...Già in gioventù ogni illusione ci era stata spazzata via dalla coscienza a colpi di manganello e ci eravamo gradualmente abituati all'attesa di un male sempre più radicale, è più apocalittico. Al bambino a cui era capitato in sorte di partecipare all'angoscia della propria comunità che veniva rinnegata e che assisteva passivamente alle fiamme che nel 1920 distruggevano il suo teatro nel centro di Trieste, a quel bambino era stata compromessa per sempre ogni immagine di futuro. Il cielo color sangue sopra il porto, i fascisti che dopo aver cosparso di benzina quelle mura aristocratiche, danzavano come selvaggi attorno al grande rogo: tutto ciò si era impresso nel suo animo infantile traumatizzandolo. E quello era stato solo l'inizio, perché in seguito il ragazzo si ritrovò  a essere considerato colpevole, senza sapere contro chi o contro che cosa avesse peccato. Non poteva capire che lo si condannasse per l'uso della lingua attraverso cui aveva imparato ad amare i genitori e cominciato a conoscere il mondo. Tutto divenne ancora più mostruoso quando a decine di migliaia di persone furono cambiati in cognome e il nome e non soltanto ai vivi, ma anche agli abitanti dei cimiteri. Ed ecco che quella soppressione, durata un quarto di secolo, raggiungeva lì nel campo il suo limite estremo, riducendo l'individuo a un numero..." Boris Pahpr, Necropoli- Fazi editore


La legge 92/04 completa


   

giovedì 16 gennaio 2014

Accadde il 16 gennaio



16 gennaio 1938
 una data storica per il jazz








Il 16 gennaio 1938, per la prima volta il jazz  uscì dai club e dai locali fumosi; quel giorno, infatti, la Carnegie Hall di New York,  tempio della musica colta,  aprì le porte al jazz.
Toccò all'orchestra di Benny Goodman fare da battistrada. Goodman si presentò con una formazione di tutto rispetto:  Harry James alla tromba, Lionel Hampton al vibrafono e Gene Krupa alla batteria. 
Alla jam session finale parteciparonono  altri grandissimi musicisti delle band di  Duke Ellington e Count Basie, il meglio all'epoca sulla piazza. 
Memorabile l'assolo al piano di Jess Stacy  su  "Sing, Sing, Sing," travolgente  numero finale della serata; a quel punto   il teatro, dopo che già  la gente si era messa a ballare nei palchi e tra le poltrone,  venne letteralmente giù per gli applausi. 

Le innovazioni, anche quando sembrano gesti dissacratori, pagano: il concerto fece il tutto esaurito già molte  settimane in anticipo  nonostante il costo  del biglietto fosse arrivato a 2,75 dollari. 



mercoledì 20 novembre 2013

Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia


Celebrata in modo speciale a Lampedusa la Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che ricorda la stipula della Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia  approvata dall'ONU il 20 novembre del 1989 e sottoscritta dall'Italia nel 1991.

Lampedusa, la biblioteca per ragazzi muove i primi passi
“Datemi un libro”: questo è quello che i bambini hanno chiesto ai volontari che hanno aperto questa mattina, a Lampedusa, la sede della "Biblioteca Ragazzi che verrà".
 

“La Biblioteca è stata letteralmente presa d’assalto” dice la presidente di Ibbi Italia, Silvana Sola.


L'iniziativa di Ibbi Italia fa seguito all'appello lanciato dal Sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini qualche mese fa; il sindaco scriveva che nella sua isola non c'era nè una biblioteca, nè una libreria o un posto qualsiasi dove poter comprare un libro. Al pressante e commovente appello si è mobilitata tutta l'ìItalia migliore: decine di migliaia di volumi sono partiti da tutto il paese e anche Padova ha fatto la sua parte.

L’associazione è a Lampedusa, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, per le prove generali della futura biblioteca per bambini dell’isola. Oltre 40 volontari – tra bibliotecari, scrittori, insegnanti, librai, operatori del settore, appassionati – stanno mettendo a disposizione le loro competenze, il loro lavoro, il loro tempo, per animare un intenso programma di iniziative in biblioteca e a scuola, per incontrare tutti i bambini e ragazzi che vivono sull’isola  che sono oltre 600. (Sapete che a Lampedusa, terra dimenticata da Dio e dagli uomini esistono, nonostante tutto, anche le scuole e persino un liceo?)




I quattro principi fondamentali della Convenzione sono:
·         Principio di non discriminazione: sancito all'art. 2, impegna gli Stati parti ad assicurare i diritti sanciti a tutti i minori, senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione del bambino e dei genitori;
·         Superiore interesse del bambino: sancito dall'art. 3, prevede che in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, iniziativa pubblica o privata di assistenza sociale, l'interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente;
·         Diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo: sancito dall'art. 6, prevede il riconoscimento da parte degli Stati membri del diritto alla vita del bambino e l'impegno ad assicurarne, con tutte le misure possibili, la sopravvivenza e lo sviluppo;
·         Ascolto delle opinioni del bambino: sancito dall'art. 12, prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i procedimenti che li riguardano, soprattutto in ambito legale. L'attuazione del principio comporta il dovere, per gli adulti, di ascoltare il bambino capace di discernimento e di tenerne in adeguata considerazione le opinioni. Tuttavia, ciò non significa che i bambini possano dire ai propri genitori che cosa devono fare. La Convenzione pone in relazione l'ascolto delle opinioni del bambino al livello di maturità e alla capacità di comprensione raggiunta in base all'età.









martedì 5 novembre 2013

Unità d'Italia

Ieri é stata celebrata la festa dell'Unità d'Italia e delle forze armate. E si! Unità d'Italia, a dispetto di pochi, non solo per legge, ma per cultura e per storia, perché non siamo, come sosteneva qualcuno, una semplice espressione geografica. Abbiamo una storia, una lingua, una letteratura, in una parola abbiamo una cultura e abbiamo le pietre che parlano, ad ogni angolo delle nostre strade e dei nostri luoghi, di una storia e di un popolo. 
Abbiamo vissuto al nostro interno delle vicende particolari, abbiamo attitudini e caratteri diversi, tradizioni e usi diversi, il nostro territorio é stato attraversato da eserciti e da dominatori diversi, le nostre istituzioni locali hanno attraversato le più diverse vicende, ma questa complessità ha solo accresciuto e resa grande la nostra cultura.
Siamo un paese dai vizi pubblici e dalle private virtù; abbiamo una delle Costituzioni più avanzate del mondo, frutto di un riscatto morale collettivo, adesso basta solo attuarla! 
Se abbiamo resistito a un migliaio di anni di guerre, invasioni e predazioni, adesso possiamo anche includere, diffondere la nostra cultura e valorizzare le nostre particolarità. E poiché siamo un grande popolo possiamo anche sorridere di noi stessi come fa Brignardi:   




PS. Pubblico questo filmato anche per far leggere i commenti: migliaia di anni di storia non possono essere dileggiati dall'ignoranza e dal fanatismo di pochi 

mercoledì 9 ottobre 2013

9 ottobre 1963, ore 22.39



da “Il Giorno” ,’11 ottobre 1963, Giorgio Bocca:
Ecco la valle della sciagura: fango, silenzio, solitudine e capire subito che tutto ciò è definitivo; più niente da fare o da dire. Cinque paesi, migliaia di persone, ieri c ‘erano, oggi sono terra e nessuno ha colpa; nessuno poteva prevedere. In tempi atomici si potrebbe dire che questa è una sciagura pulita, gli uomini non ci hanno messo le mani: tutto è stato fatto dalla natura che non è buona e non è cattiva, ma indifferente. E ci vogliono queste sciagure per capirlo!... Non uno di noi moscerini vivo, se davvero la natura si decidesse a muoverci guerra...

da “Il Corriere della Sera”,’11 ottobre 1963, Dino Buzzati:
Un sasso è caduto in un bicchiere, l’acqua è uscita sulla tovaglia.Tutto qua. Solo che il sasso era grande come una montagna, il bicchiere alto centinaia di metri, e giù sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi. E non è che si sia rotto il bicchiere; non si può dar della bestia a chi lo ha costruito perché il bicchiere era fatto bene, a regola d ‘arte, testimonianza della tenacia e del coraggio umani. La diga del Vajont era ed è un capolavoro. Anche dal punto di vista estetico.

mercoledì 11 settembre 2013

11 settembre




Accadde l'11 settembre...





Tutti ricordano cosa stavano facendo il pomeriggio dell'11 settembre 2001, anche le attività più consuete (il lavoro, l'amore, una passeggiata, una telefonata a un amico, la fine delle vacanze..) sono rimaste fissate nella memoria per sempre;  la concomitanza con quell'evento, in certi casi, porta in superficie altre cose che si vorrebbe dimenticare.

Chi c'era ricorda sicuramente quella livida mattina dell'11 settembre 1973 e prima ancora la nascita ufficiale del terrorismo durante le olimpiadi di Monaco del 1972. 

Ma l'11 settembre sembra una data ricorrente per altri avvenimenti della storia, alcuni curiosamente legati al Cile e agli Stati Uniti:  

1541 Santiago del Cile viene distrutta da tribù indigene.


1609:

  • Viene annunciato un ordine di espulsione contro i musulmani non convertiti di Valencia; sarà l'inizio dell'espulsione di tutti i musulmani della Spagna.
  • Henry Hudson sbarca sull'isola di Manhattan.

1714 Barcellona si arrende alle armate spagnole e francesi, nel corso della Guerra di    successione spagnola, dopo 14 mesi di resistenza. Ancora oggi l'11 settembre é la festa "nazionale" della Catalogna

1926 Fallito tentativo di assassinio di Benito Mussolini.


1941 Inizio degli scavi per la costruzione del Pentagono



1960 Si chiude a Roma la XVII Olimpiade


1961 Fondazione del WWF

1972 Si chiude a Monaco di Baviera la XX Olimpiade.

1973  Cile: golpe militare. Augusto Pinochet rovescia il governo, il presidente Salvador Allende muore durante le ultime fasi di assalto al palazzo presidenziale

 1992 La foiba di Basovizza diventa monumento nazionale.


2001 Attacco terroristico dell'11 settembre 2001: negli Stati Uniti, il dirottamento di tre aerei provoca il crollo del World Trade Center a New York e danni al Pentagono, e un quarto si schianta in Pennsylvania; muoiono quasi 3000 persone.


2003 – Entra in vigore il protocollo di Cartagena.

2011 - Inaugurazione del National September 11 Memorial & Museum museo dedicato agli attentati alle Torri Gemelle.

2013 - La Giunta per le elezioni del senato non tiene la seduta, rinviata a giovedi 13 settembre....(era in discussione l'espulsione di berlusconi dal Senato)

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