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venerdì 19 giugno 2020

Didattica a distanza: dalla DAD al PIA e al PAI

Tutto diverso, tutto uguale






Agli infiniti acronimi usati quotidianamente ** nella scuola da tre mesi si è aggiunta una nuova nata, la DAD, che come l'originale DADA ha rischiato di divenire il corrispondente nonsense moderno, se non fosse stato per la caparbietà, la professionalità e il senso del dovere di molti insegnanti. 

Non so se siano la maggioranza, sicuramente molti, ma pochi hanno saputo reinterpretare al massimo le potenzialità di quello che sembrava essere un ulteriore evanescente e dimenticabilissimo acronimo e invece è divenuto l'incombente tormentone e la tragica quotidiana realtà di tutte le famiglie italiane (quelle degli insegnanti e quelle degli alunni). 

Ma niente di nuovo sotto il sole: chi ha reinterpretato in modo positivo e costruttivo la nuova necessaria realtà è stato chi lo faceva già da prima in classe, chi nella situazione normale sapeva già cogliere debolezze, stati d'animo, passioni, chi sapeva già suscitare interessi e impegno.

Quindi tutto, apparentemente, diverso ma di fatto tutto uguale a prima, solo con molta più fatica. E di questi eroi del quotidiano, oggi ve ne voglio presentare uno molto particolare. In realtà lo conoscete già se siete tra quelle migliaia di visitatori che hanno letto  questa intervista . 


E nonostante la famigerata DAD Ermanno Signorelli non si è fermato e, tutti da casa, è riuscito a rimettere insieme l'orchestra della scuola media di Mestrino che aveva dovuto fermarsi dopo solo un paio di incontri. 

Nel video che segue il risultato, che non solo è commovente per l'impegno degli "orchestrali" (impagabile le percussioni sostituite dalle pentole di casa!) ma molto dignitoso sul piano musicale, per la geniale orchestrazione e per la pulizia del suono di alcuni musicisti. 


Per chi se lo fosse perso, la settimana scorsa se ne è parlato  anche  al TGR della RAI


** Gli acronimi della scuola:
AD, ADAS, ASL, ATA, BES, CBT, CCNL , CdV, CFP, CIA, CIC, CIG, CIN, CIR, CLIL, CFU, CNP, COE, COI, CS, CTP, DB, DDAI, DOP, DOS, DS, DSA,DSGA, DURC, DUVRI, DVR, E.L.I.S.A., ESABAC, FAD, FIS, FIT, FS, GAE, GAV, GLH, GLI, GMRE, INDIRE, INVALSI, IOL, IRRE, LIM, MAD, MEPA, MOF, NAV, NAV, NIV, OSA, PAS, PDF, PDM, PDP, PNSD, PON, PDP o PEP, PEI, POR, PPST, RAV, RID, RSU, SIDI, SMIM, SPID, TAR, TFA, TFR, TFS, TU, UDA, UDP, USR, UST

mercoledì 17 maggio 2017

I recidivi del Calendario scolastico



    Recidivi!





No! i pittoreschi e amati bersaglieri non c'entrano. I recidivi sono i notabili membri della giunta regionale del Veneto, che per il secondo anno consecutivo inanellano due perle sul calendario scolastico: 
la chiusura delle scuole in diversi comuni in occasione di un raduno di bersaglieri e ancora peggio la ripetizione della fallimentare settimana dello sport, che tante perplessità e difficoltà ha creato nelle scuole, già nel 2017. 
Reiterata, inoltre, la promessa di finanziamenti su cui ben poche scuole quest'anno hanno  messo becco. Tutti restiamo in trepida attesa comunque delle linee guida per l'attuazione della fantasiosa iniziativa.
Ma tant'è. La scuola, come spesso ha fatto nella sua storia recente, non ha sussulti di dignità nè attua più forme legittime di disobbedienza civile e di formale e forte dissidenza. Quindi buon anno scolastico!!



In questo link i giorni di vacanza

Ecco la delibera completa della giunta (8 maggio 2017), in rosso le "perle" (a leggere bene, proprio in fondo, c'è anche una perla grammaticale, non male per una delibera ufficiale e così ben argomentata!)

Considerata la specificità del servizio educativo offerto dalle scuole dell'infanzia, resta aperta la possibilità di anticipare la data di inizio delle attività didattiche per dare risposta ad effettive e documentate esigenze delle famiglie. Resta inteso che tale eventuale modifica deve essere rispondente alle finalità del Piano dell'Offerta Formativa e alle decisioni degli Organi collegiali della scuola interessata nonché preventivamente concordata con gli Enti erogatori dei servizi connessi alle attività didattiche.
Si rammenta che, nel rispetto dell'autonomia organizzativa attribuita alle istituzioni scolastiche, ai sensi del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275 "Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'art. 21 della Legge 15 marzo 1997, n. 59", le stesse hanno facoltà di organizzare in modo flessibile l'orario del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali ed il rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo, previsto per le singole discipline e attività obbligatorie. È aperta inoltre la possibilità di apportare adattamenti del calendario scolastico definito nel presente provvedimento in relazione alle esigenze derivanti dall'offerta formativa o rilevate dagli Organi collegiali della scuola.
Ai fini della validità dell'anno scolastico e del monte ore annuale previsto per le singole discipline e attività obbligatorie, nel rispetto del limite minimo di 200 giorni di lezione stabiliti dall'art. 74, comma 7-bis del D.Lgs. n. 297/1994, le istituzioni scolastiche possono disporre gli opportuni adattamenti del calendario scolastico d'istituto, debitamente motivati e deliberati dall'istituto scolastico, nei casi di seguito descritti:
  • esigenze derivanti dal Piano dell'Offerta Formativa, in attuazione delle disposizioni di cui all'art. 5, comma 2 del D.P.R. n. 275/1999 nonché all'art. 10 comma 3, lett. c) del D.Lgs. n. 297/1994. Qualora l'adattamento del calendario comporti una sospensione delle lezioni, che non può essere superiore a tre giorni annuali, è necessario un preventivo accordo con i competenti enti erogatori dei servizi di supporto volti a garantire il diritto allo studio;

• esigenze connesse a specificità dell'istituzione scolastica determinate da disposizioni normative di carattere particolare o da specifiche esigenze ambientali.

Considerato che il calendario scolastico è uno strumento di programmazione dei servizi nel territorio, eventuali modifiche allo stesso debbono tener conto delle ripercussioni sull'organizzazione della vita familiare degli alunni nonché sui servizi connessi alle attività didattiche erogati dagli Enti competenti.
Nell'apportare i suddetti adattamenti al calendario, le istituzioni scolastiche devono in ogni caso tener conto delle possibili chiusure disposte dalle autorità competenti per eventi imprevedibili sopraggiunti ovvero per utilizzo dei locali scolastici come sede di seggio elettorale.
Al fine di assicurare la più ampia conoscibilità del calendario adottato da ciascuna istituzione scolastica e di garantire agli Enti erogatori dei servizi le condizioni per il regolare svolgimento delle attività di supporto, le eventuali variazioni devono essere comunicate alla Regione del Veneto, agli stessi Enti erogatori dei servizi di supporto e alle famiglie degli alunni per consentire l'organizzazione delle rispettive funzioni e attività.
La comunicazione degli adattamenti del calendario scolastico dovrà essere presentata tramite PEC alla Giunta regionale del Veneto - Direzione Formazione e Istruzione entro il 31 agosto 2017, utilizzando obbligatoriamente il modulo di cui all'Allegato A, parte integrante e sostanziale del presente provvedimento.
Qualora si verifichino eventi straordinari o eccezionali, le istituzioni scolastiche potranno apportare modifiche al calendario in corso d'anno, nel rispetto dei vincoli normativi sopra citati, comunicando la variazione alla Giunta regionale del Veneto - Direzione Formazione e Istruzione attraverso il medesimo modulo (Allegato A), assicurando il raccordo con i competenti Enti erogatori dei servizi di supporto volti a garantire il diritto allo studio.
Si informa infine che dal 7 al 13 maggio 2018 avrà luogo nel Comune di San Donà di Piave il 66° Raduno Nazionale
Bersaglieri "Piave 2018".
L'evento comporterà un forte afflusso di persone nell'area del Comune interessato e in quella dei Comuni limitrofi di Noventa di Piave, Fossalta di Piave, Musile di Piave, Jesolo, Eraclea, Torre di Mosto, Ceggia, Cessalto e Salgareda, con conseguenti difficoltà o impossibilità di raggiungere le scuole o di svolgervi la normale attività didattica, anche in relazione al possibile utilizzo di spazi scolastici per contribuire all'ospitalità, ai servizi e alla sicurezza di coloro che parteciperanno al Raduno.
Con successivo provvedimento potrà essere disposta la sospensione dell'attività didattica nelle Scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado collocate nel comune di San Donà di Piave e nei comuni limitrofi in caso di difficoltà o impossibilità di assicurare il normale servizio scolastico per ragioni di natura logistica od organizzativa legate allo svolgimento del 66° Raduno Nazionale Bersaglieri "Piave 2018".
Tutte le scuole che sospenderanno l'attività didattica o interessate dalla chiusura a causa dell'evento dovranno comunque garantire il monte giornate e/o ore minimo annuale previsto dalle disposizioni statali, nonché un margine di sicurezza, così che esse non siano costrette in urgenza ad un necessario recupero nel caso intervenga qualche fattore che determini durante l'anno un'ulteriore sospensione dell'attività stessa.

In ragione del successo dell'iniziativa sperimentata nell'A.S. 2016-2017, si propone di programmare anche per l'A.S. 2017/2018 "Le giornate dello sport", sostenendo l'iniziativa con un contributo a valere sulle risorse regionali.
L'iniziativa consiste in tre giornate, individuate nei giorni 15, 16 e 17 febbraio 2018, successivi alla chiusura delle scuole per le vacanze di carnevale, durante le quali le scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado hanno modo di programmare, nell'ambito della propria autonomia, eventi ed iniziative finalizzate ad approfondire l'importanza dell'attività sportiva in termini educativi e di salute, e a far conoscere agli studenti le discipline sportive presenti nel territorio, dando l'opportunità di praticarle anche negli ambienti scolastici.
Le modalità di attuazione dell'iniziativa "Le giornate dello sport" e di assegnazione del contributo regionale sarà (sic!) definito con successivo e specifico provvedimento della Giunta regionale.

sabato 14 gennaio 2017

Controcorrente, tutti esperti di scuola, 1






Gian Antonio Stella e la sindrome del destrorso "de core".





Quando un grande giornalista, di solito ben informato e documentato, cede alla tentazione di parlare della scuola per sentito dire, gettandola in pasto al tritacarne mediatico assai male frequentato, si perdono le residue speranze di un serio dibattito sul bene più importante del paese.  Eppure succede e non è la prima volta per Stella e per altri grandi giornalisti:   basti ricordare il prode Michele Serra che discettava l'anno scorso su un presepe e uno  spettacolo natalizio mai vietati. 
Certo deve essere triste la vita di chi è costretto a scrivere ogni giorno a tutti i costi e restare all'altezza del proprio nome..
Tornando a Stella e alla sua ultima uscita sulla meritocrazia nella scuola (leggi qui dal Corriere del 5 gennaio) è veramente deprimente che si possa ancora equivocare sul valore della trovata renziana sulla premialità (alle cifre proposte). Ma nel merito a Stella risponde assai bene la prof.ssa Galatea Vaglio (leggi qui)
Qui, nel nostro piccolo ci occupiamo solo della parte formale del peregrino articolo di Stella: c'è un malcelato e trasudante malanimo, oserei dire un facile populismo e una imperdonabile caduta di stile. Ad un certo punto Stella si lascia scappare dalla penna il termine "sinistrorso". Nulla da dire se usata da Sallusti o da Feltri, ma un grande giornalista che ha sfidato la casta a viso aperto e a rischio di concrete querele, che ha  affrontato in modo documentato grandi e controversi temi come l'emigrazione e l'immigrazione, ci si sarebbe aspettati un altro sinonimo per esprimere il medesimo concetto, piuttosto che un termine mutuato dalla meccanica, dalla chimica organica o dal webetismo. 
Sinonimi suggeriti:
  • sedicenti di sinistra?
  • un tempo orientati a sinistra?
  • populisti?
  • difensori del più vieto lassismo e di fatto contrari agli interessi dei lavoratori più seri?
  • o per sbracare, il più becero, ma sempre efficace fancazzisti?
Articolo correlato, il mio parere: Il dirigente premia i migliori

Segue

sabato 17 settembre 2016

Controcorrente: il decalogo del Fermi


I compiti per le vacanze 





Qualche giorno fa, all'inizio delle lezioni, i genitori del liceo Fermi di Bologna si sono visti recapitare una inconsueta e provocatoria lettera di saluto da parte del dirigente scolastico Maurizio Lazzarini. Il preside, per fortuna esempio non rarissimo, anche se minoritario, nel variegato panorama della dirigenza scolastica, affronta un tema caldo, quello delle relazioni scuola famiglia, e lo traduce in un ironico e provocatorio decalogo. 
Lui se lo può permettere, perchè la sua scuola è modello di inclusione, di ascolto e di dialogo, ma mettere in guardia dai rischi non è mai inutile.
Ecco il decalogo: 

1) Evitate di parlare con i docenti
2) Sostituitevi ai vostri figli: cercate di eliminare tutte le         esperienze che li possano mettere in difficoltà
3) Non controllate mai il registro elettronico (mi fido...)
4) Credete loro anche contro l’evidenza
5) Date sempre la colpa alla scuola
6) Giustificateli sempre e comunque (poverini...)
7) Non sosteneteli nel loro impegno quotidiano (quanta           fatica...)
8) Non premiate mai il loro sforzo
9) Date assoluta importanza più al voto che alle cose che         imparano ed alla loro crescita
10) Non ascoltateli quando vi parlano di se’ e dei loro               problemi extrascolastici


Su una sola cosa, tra quelle dette dal preside Lazzarini  nell'intervista a Repubblica non sono d'accordo: 
Non c'è divario tra vita e formazione, come devono pensare quei genitori che rifiutano di far fare ai figli i compiti delle vacanze argomentando che "loro" li fanno crescere mentre "noi" trasmettiamo solo nozioni. Se passa quest'idea, salta un patto di fiducia essenziale per la crescita dei ragazzi. Viene meno il senso della scuola, il suo ruolo sociale, già riconosciuto sempre meno".

E' vero che non c'è, o non dovrebbe esserci,  divario tra vita e formazione e le iniziative della sua scuola convalidano e mettono in pratica tale principio. Ma i compiti delle vacanze non c'entrano nulla. Sono spessissimo uno stanco rito di fine anno scolastico, quando docenti stremati si affidano ai mille libretti o manuali delle vacanze, a generiche sequenze di esercizi ripetitivi o a corposi elenchi di argomenti, piuttosto che costruire percorsi individuali (o almeno differenziati) di approfondimento e di lettura. L'esito più comune di questi sforzi estivi degli alunni è quello di essere completamente ignorato a settembre. Alzi la mano, visto che siamo in ambito scolastico..., chi, da alunno, li ha eseguiti tutti diligentemente o, da insegnante, si è fatto carico a settembre di controllare e riprogrammare partendo dai loro esiti. 
D'altronde gli insegnanti stessi non accetterebbero mai di interrompere o limitare le proprie vacanze, vissute spesso ancora con aspettative adolescenziali, partecipando a corsi di formazione, riunioni di progettazione ecc. I più motivati, al massimo, si aggiornano diligentemente leggendo e studiando con i propri tempi personali e familiari. 
Mi auguro però, dal piglio del preside Lazzarini, che i compiti delle vacanze del Fermi di Bologna siano sequenze intelligenti di attività propedeutiche alla ripresa dell'anno successivo. Altrimenti, almeno su questo, avrebbero ragione i genitori..

La lettera autografa del Preside

sabato 7 maggio 2016

Calendario scolastico 2016-2017, Veneto

Dilettanti allo sbaraglio





Aggiornamento del 29 maggio: la delibera di Giunta, dove si apprende che "si prevede un sostegno da parte della regione per la realizzazione delle attività durante le "giornate dello sport, le cui modalità di attuazione saranno definite con successiva deliberazione di giunta..", ma si apprende anche che "la presente deliberazione non comporta spesa a carico del bilancio regionale" e ALLORA?


Ancora non è possibile accedere agli atti ufficiali che hanno portato alla delibera sul calendario scolastico regionale per l'anno scolastico 2016-2017. Al momento è stata solo annunciata in un comunicato stampa.
Gran battage pubblicitario sulla novità più folle dell'ultimo ventennio: "La principale novità nel calendario del prossimo anno è la settimana dedicata allo sport, compresa tra il 27 febbraio e il 4 marzo. La chiusura delle scuole per le vacanze di Carnevale (dal 27 febbraio al 1° marzo nel 2017) si prolungherà, così, con altre tre giornate che saranno dedicate “in orario scolastico e alla presenza degli insegnanti”, ad attività finalizzate a far conoscere le diverse discipline sportive presenti nel territorio." (Comunicato stampa della Regione)

Avete letto bene! per tre giorni tutte le scuole del Veneto, dalla materna alla secondaria superiore, "in orario scolastico e alla presenza degli insegnanti" si dedicheranno alla conoscenza delle diverse discipline sportive. Tutto questo indipendentemente dall'andamento meteorologico e dalla possibilità per gli esperti e allenatori di ogni livello di dividersi in migliaia di scuola e in decine di migliaia di classi. Auguri, scuola!

Spero che in un sussulto di razionalità o di vergogna, la mancata pubblicazione ufficiale sia determinata dalla necessità di mettere riparo a una evidente stupidaggine, demagogica e irrealizzabile. Forse in regione si sono resi conto che la stragrande maggioranza delle famiglie non fa la settimana bianca e che a fine febbraio può fare un freddo cane anche in città o che potrebbe piovere o nevicare e  soprattutto che non esistono strutture sportive in grado di accogliere tutti contemporaneamente... e allora gli alunni sarebbero avviati allo sport, stando in classe, ma questo succede già...

Vediamo comunque le date certe. 
Inizio scuola: lunedì 12 settembre2016
Termine delle lezioni: sabato 10 giugno 2017. 
(Al 30 giugno, per le scuole dell'infanzia)

Vacanze, oltre quelle obbligatorie (tra cui rientrano ancora il 25 aprile, martedì,  e il 1 maggio (lunedì): 
  • 9 e 10 dicembre, ponte dell'Immacolata;
  • dal 24 dicembre al 7 gennaio compreso, vacanze di Natale, rientro a scuola lunedì 9 gennaio;
  • dal 27 febbraio al 4 marzo, settimana dello sport;
  • dal 13 al 18 aprile, vacanze di Pasqua.




mercoledì 4 maggio 2016

Controcorrente, il concorsone



La linea retta




Qualche giorno fa l'ineffabile (impareggiabile) sottosegretario Faraone, con la flemmatica cantilena palermitana che gli è propria, durante un'intervista radiofonica, ha replicato ad alcuni docenti inferociti sostenendo che "loro" i problemi della scuola li hanno ereditati da altri e che hanno dovuto mettere fine ad una lunghissima epoca di caos normativo, tirando una "linea retta". 
Già! una linea retta, come quelle tracciate in Africa e nel Medio oriente durante e dopo il colonialismo: non ne è venuto niente di buono per l'umanità. 
Ugualmente niente di buono per la scuola italiana sortirà dalle linee rette faraoniche e renziane, che con il consueto paravento del "fare qualcosa è meglio di non fare nulla" sotterreranno definitivamente i già malmessi ruderi dell'istituzione scolastica.
Noi e gli altri, noi e "loro", i rottamatori e i conservatori, i moderni e quelli che resistono alle novità: il medesimo ritornello che sta partendo in questi giorni a proposito della riforma costituzionale. "Abbiamo messo in ruolo 100.000 precari", "abbiamo eliminato il senato": il trucco c'è e si vede... 
Nella scuola nulla è semplice; è vero che si tratta di un mastodonte resistente nel suo complesso al cambiamento, all'innovazione e alla meritocrazia, ma è altrettanto vero che muoversi al suo interno, o al di sopra di essa, come  un elefante tra i bicchieri di cristallo, non farà altro che creare macerie su macerie, sempre meno ricomponibili. 
Prima la 107, poi il concorsone: due micidiali ordigni nucleari.
La 107, volgarmente detta la “buona scuola”, ha mancato i suoi obbiettivi clamorosamente, tranne quello di immettere in ruolo indiscriminatamente più di centomila docenti. Benissimo! la maggior parte di essi aveva diritto, perché in possesso formalmente di tutti i requisiti e degli anni  di insegnamento da precario, condananti dalla Corte europea: cani e gatti senza alcun filtro di natura professionale. 
Ma c'è di peggio: a parte i primi immessi in ruolo, quelli assunti successivamente per il "potenziamento" e pescati dal fondo di graduatorie vecchie di anni, spesso sono privi di esperienza, già orientati ad un altro lavoro, avanti negli anni e gettati nella scuola del tutto a caso, molto spesso a non far nulla. Un solo esempio tra i mille possibili: in un istituto tecnico (linguistico, biologico e scientifico) sono stati inviati per il potenziamento 5 (cinque!) insegnanti di storia dell'arte!
A chi giova, se non a chi potrà immeritatamente vantarsi di avere creato posti di lavoro, che in realtà esistevano già, e di averne inventati di nuovi per risolvere una piaga (quella del precariato) che invece resterà purulenta?
Le "frottolose” dichiarazioni di aver eliminato il precariato si scontrano, infatti, con i dati di realtà: le scuole devono continuare a chiamare i supplenti per restare aperte durante le epidemie influenzali. L'organico d'istituto, il potenziamento, gli insegnanti in più possono servire ad attenuare il ricorso alle supplenze solo nella primaria: negli altri livelli di scuola anche i muri sapevano in partenza che non sarebbe stata questa la soluzione.
E in questi giorni arriva infine il concorsone con la sfacciata ambizione, ovviamente solo parolaia, di rimettere al centro i giovani e il merito, l’innovazione e l’aria fresca.
Ma i primi concorrenti per lettere, trovandosi, in due ore e mezza, a dover produrre 6 unità didattiche e a rispondere a due test in inglese (chissà perché non tedesco, francese o spagnolo o cinese), di aria fritta ne devono aver prodotto proprio tanta. Anche perché in questo tempo ristrettissimo si doveva spaziare, creando unità didattiche o di apprendimento, da Petrarca a Montale, a Gozzano, sfiorando l’attualità dell’immigrazione, la demografia e tenendo conto della presenza dei BES (bisogni educativi speciali). Belle domande: ognuna avrebbe meritato una riflessione di almeno una giornata e un'ampia ricerca di materiali! E allora? 

Senza dire che l’enorme macchina messa in piedi in pochi mesi (per simulare un’efficienza che è solo pasticcioneria) ha creato più ingiustizie di quelle che si proponeva di sanare, quindi  più  ricorrenti che concorrenti. Esclusi i laureati nell'anno sbagliato che non hanno potuto abilitarsi, esclusi i docenti di ruolo, che avrebbero voluto cambiare insegnamento e regione, alla faccia della mobilità professionale e geografica, che avrebbe potuto anch'essa ridare vigore ad una scuola imbalsamata nelle cattive abitudini e nel solito trantran. Candidati raggruppati per età e non in ordine alfabetico, commissioni non ancora formate, assenza di griglie di valutazione, prove strutturate in contraddizione con le indicazioni programmatiche (niente conoscenze specialistiche, solo competenze didattiche).
Viene spontaneo il dubbio che la camaleontica burocrazia ministeriale abbia voluto boicottare il concorso dall'interno e stando alle notizie di questi giorni c’è riuscita benissimo.
Ultim'ora: alla prova scritta di storia dell'arte, niente unità didattiche da preparare, sviluppare semplicemente gli argomenti, scegliendo liberamente tra secondaria di primo o di secondo grado. Il maligno burocrate ha colpito ancora...

martedì 8 dicembre 2015

La visita pastorale del Vescovo, 2


Il coraggio di dirlo e poi ...di farlo (2)









Segue da Visita pastorale, 1


Allora cosa fare?

Il punto fermo è che a decidere sono gli organi collegiali della scuola, ai quali la legge demanda i criteri generali per l'organizzazione e la realizzazione di ogni attività scolastica, parascolastica ed extrascolastica. Quindi non gli insegnanti, nè il dirigente, nè i genitori da soli. E questi organi nella loro autonomia devono essere messi in grado di deliberare, senza subire le intimidazioni di una sempre possibile gogna mediatica, spesso bipartisan, come la vicenda di Rozzano ha mostrato. E, aggiungo, io devono essere loro stessi in grado di prevenire le strumentalizzazioni, evitando la diffusione di motivazioni superficiali, tipo "per rispettare tutti", per "non mettere a disagio nessuno" ecc. L'unico argomento valido in questi casi può e deve essere: la scuola è laica e aconfessionale, è la scuola di tutti e tutti devono potere partecipare a tutte le  attività; ci sono le condizioni per la partecipazione di tutti?
Se si persegue non solo la tolleranza ma l'integrazione, questa va a braccetto con il confronto e la parità. Cioè: "io non mi privo di alcunché e non privo te di alcunché delle tue tradizioni; partecipiamo insieme". Posso assicurare che pochissimi si sottrarrebbero a questa impostazione. Tornando ai nostri vescovi, non più attesi sulla porta della chiesa...
Da escludere senz'altro la celebrazione di funzioni religiose o di altre manifestazioni collegate, come la preghiera e la benedizione. 
Sulla visita pastorale molto dipende dalla situazione concreta. Posto che tra i doveri del vescovo c'è la visita delle scuole cattoliche, non si comprende bene perchè dovrebbe estendersi anche alle scuole pubbliche che per definizione sono aconfessionali, ma in realtà bisogna fare i conti con le situazioni concrete. Il caso limite, ormai del tutto teorico, è quello di una scuola con il 100% di cattolici e di avvalentisi. Negare la visita, in nome di una neutralità laica, sarebbe una bella presa di posizione teorica, coerente e corretta sul piano ideale, ma del tutto incongrua in pratica. Ma si tratta di una situazione del tutto teorica, la realtà è molto più varia: alle altre religioni, talvolta minoritarie, talvolta no, si affiancano un gran numero di studenti e famiglie che alla laicità e all'indipendenza ci credono e ne fanno un punto educativo molto importante. 

Non è certo una questione di numeri, ma sicuramente questi aiutano. Se nella scuola la percentuale di non avvalentisi è fisiologica (intorno al 10%) si può perseguire una via alternativa, da un lato per non privare i credenti di un evento che per loro potrebbe essere significativo (anche se fuori dalla scuola avrebbero ben altre e più raccolte occasioni per parteciparvi) e dall'altro per non imporre agli altri una presenza non percepita come rilvante. 
Ma visto che la presenza di un vescovo in zona, disponibile a passare qualche ora con gli alunni e a rispondere alle loro domande,  è un'occasione di arricchimento culturale e umana non indifferente, perchè non sfruttarla?
Nella mia esperienza lavorativa ho suggerito agli organi collegiali questa strada: non è il vescovo che arriva a scuola, ma è la scuola che lo invita su alcuni temi specifici, come la pace e il dialogo tra le religioni.  Devo dire che l'intelligenza del vescovo pro-tempore e dei sacerdoti locali mi hanno molto aiutato, rendendo possibile alla scuola di organizzare un'esperienza veramente arricchente per tutti e foriera di dialogo e comprensione reciproca.
Mons. Mattiazzo se l'è cavata benissimo, dando a bere ai ragazzi di essere stato un missionario, lui che aveva frequentato solamente le nunziature apostoliche, parlando in arabo e in tante altre lingue. Una sola caduta di stile, quando, in una sede decentrata e quindi meno soggetta a sguardi indagatori, si mise inaspettatamente a parlare di aborto a bambinetti che per fortuna non capirono niente. Sospiro di sollievo alla fine del giro: niente articoli di stampa o gogna mediatica nè da una parte nè dall'altra.
Naturalmente di li a poco ospitammo un imam musulmano, anch'egli disponibile al dialogo con gli studenti...per essere conseguenti all'impostazione data.

Se la condizione locale è diversa, cioè in presenza di una fortissima presenza di appartenenti ad altri culti, la risposta può e deve essere diversa. Si potrebbero chiamare insieme rappresentanti delle varie religioni per mostrare sul campo la possibilità di un dialogo e di un confronto, oppure declinare l'invito e trovare altre strade di collaborazione come si può leggere nel link seguente: Le buone  pratiche  
Ogni strada è buona se riesce a sottrarre la scuola alle strumentalizzazioni politiche falsamente identitarie molto di moda oggi.



lunedì 30 novembre 2015

Rozzano: cancellato il Natale



Tutta un'altra storia







Si prende una notizia completamente falsa o contenente solo una parte di verità o addirittura una non notizia, si passa a un solerte "giornalista" che per guadagnarsi i suoi 10 euro di cottimo riesce a farla pubblicare su una gazzetta locale. La natura della non notizia o del falso può essere varia: in periodo natalizio va molto di moda il presepe, all'inizio dell'anno scolastico il crocefisso, in estate la scelta può essere più ampia, come dirò. Poi si scatenano i commentatori, gli eroici tastieristi, che sfogano, stando al sicuro, i propri peggiori istinti e diffamano, le suffragette del web che condividono (se sei d'accordo condividi! è la parola d'ordine mutuata da un esperto pubblicitario...). 
Poi arriva la grande stampa, i soloni dell'informazione, i conduttori da talk-show e, appena il tempo di farsi confezionare la felpa adatta, anche il prode salvini (non è un errore di battitura!)

Conosco bene il meccanismo, per averlo  osservato da vicino diverse volte.
La prima, nel lontano 1986, proprio a inizio carriera. Nell'alta padovana, un solerte postino (figura ricorrente in queste microstorie venete!), adepto della nascente Liga, passa al gazzettiere di turno e al suo onorevole di riferimento (allora unico onorevole) la ghiotta notizia: la professoressa d'italiano vieta di parlare dialetto in classe e anzi multa gli alunni che se ne fanno scappare qualche parola. Che una professoressa d'italiano pretenda che si parli in italiano sembrerebbe ovvio anche ai tonti, ma non a tutti evidentemente. C'era una mezza verità: la prof d'italiano, per fortuna padana purosangue, per convincere i riottosi alunni aveva istituito un discutibile giochetto: chi sbaglia paga pegno e poi si va tutti a prendere un gelato, liberi finalmente di goderselo in dialetto.
Apriti cielo: interrogazione e ispezione del solerte neo parlamentare, fotografi, giornalisti che mi aspettano sotto casa, la RAI di Roma che mi vuole ad un talk-show.
Dal punto di vista scolastico tutto rientrò assai presto: turandomi il naso e con un sorriso di circostanza, strinsi la mano al baffuto Achille e tutto finì lì. Tra l'altro la scuola di tutto poteva essere accusata, tranne che di discriminare la cultura locale: aveva infatti organizzato una mostra sulle tradizioni agricole e prodotto un giornalino, come andava di moda allora. Ma la notiziola di paese ebbe il merito (altri tempi!) di stimolare un ben approfondito dibattito tra giornalisti e studiosi sulla natura del dialetto e sull'opportunità o meno di praticarlo a scuola. Ne scrissero Montanelli, De Mauro, Scalfari e tante altre penne importanti. La notizia fu ripresa anche dai periodici e anche dalla stampa straniera, arrivando sino in Argentina. Alla scuola arrivò la solidarietà di lettori, italiani, da tutto il mondo.     
Chissà come sarebbe andata adesso, ma è facile immaginarlo: i fascio-leghisti si sarebbero impadroniti della notizia e non l'avrebbero più mollata.

La seconda volta in cui mi è capitato di imbattermi nella gogna alimentata ad arte è arcinota ai lettori di questo blog e del Mattino di Padova. Una frase forte, estrapolata da un discorso più ampio, un secondo solerte postino, uno o due gazzettieri locali e il gioco é fatto ancora una volta. Chi vuole può ritrovarla in questo LINK

Rispetto al 1986, qui si trova un elemento nuovo: la capacità pervasiva della rete e il proliferare degli imbecilli del web.
Mi metto ora nei panni del collega Marco Parma di Rozzano, messo alla gogna con l'infamante accusa di avere vietato la festa di natale nella sua scuola.
Gli è dovuta tutta la solidarietà e un piccolo gesto concreto, nel mio piccolo. Pubblico quindi la sua lettera "di dimissioni", per contribuire a ristabilire al più presto la verità, in barba ai soloni dell'informazione, Serra in testa e al blog casaleggese, che, in nome del "teniamoci" cara la destra, si affretta a scaricare un uomo, che, unica colpa, ha quella di essersi candidato con il movimento cinque stelle. segue qui





giovedì 12 novembre 2015

Lim in tutte le aule a Mestrino


Un consistente spreco di denaro pubblico?


Si e anche no. Non affronterò, in questo articolo, i nodi politici della questione (la ricaduta pubblicitaria su un'amministrazione in crisi di credibilità democratica, la provenienza delle somme stanziate, l'assenza di progettualità, le errate valutazioni sulle reali priorità della scuola ecc), ma mi limiterò agli aspetti didattici, organizzativi e innovativi dell'operazione.

Gli aspetti discutibili dell'operazione, fatte sempre salve le possibili critiche a cui accennavo sopra, si possono così riassumere:

  • In quale contesto, didattico, culturale e professionale, si vanno a collocare le nuove istallazioni? 
  • E' stato previsto dalla scuola (con quali risorse?) o dal comune un percorso di formazione che vada al di là delle istruzioni tecniche altrimenti reperibili su un manuale d'uso?
  • La disseminazione a pioggia della "novità" in tutte le aule, dove presumibilmente per lunghi periodi di tempo non saranno utilizzate, giustifica la consistenza dei fondi destinati?
Per quanto riguarda gli aspetti positivi, ce n'è moltissimi, ma purtroppo sempre sub condicione. Vediamo quali.
Personalmente sono stato sempre fautore dell'innovazione tecnologica  e in particolare di quella informatica sin dalla sua nascita. Ma qualche ricordo da quelli molto datati a quelli più recenti può servire a fare luce sulla realtà della scuola.
Del lontanissimo 1987, in una scuola per altro aperta a moderne metodologie didattiche, ricordo un estenuante Collegio docenti per decidere se acquistare o meno il primo computer: l'Apple 2C, un gioiellino, per allora, portatile e capace di collegarsi a un qualsiasi schermo televisivo, con dentro la suite Apple-works, videoscrittura, data base e foglio di calcolo integrati! L'ebbi vinta solo a tarda sera!
Le resistenze, nel tempo non sono mutate, ripresentandosi ad ogni minima innovazione: difficilissimo eliminare la comunicazione cartacea e ricorrere solo a quella elettronica (legioni di mariti e fidanzati sono stati mobilitati all'inizio per "decrittare" le misteriose volontà della dirigenza..) E per ultima la battaglia campale sul registro elettronico. Sempre battaglie di retroguardia, mentre il mondo andava avanti alla velocità della luce.
Quindi, in quale terreno cade la lim? Escludiamo prima di tutto la tara costituita dagli ipertecnologici, che ritengono che il progresso stia nel "mezzo" e non in come lo si usa,  e la tara dei tradizionalisti ad oltranza che ritengono superflui i mezzi, soffermandosi su "fini" che, in questi tempi così velocemente in cambiamento, non raggiungeranno mai...
Restano gli altri, i volenterosi, quelli che si aggiornano, quelli che le tentano tutte, pur avendo presente che la tecnologia e quindi anche la LIM è un mezzo e non un fine e che gli alunni, anzi, devono essere difesi da un eccesso di tecnologia, senza che questa venga demonizzata.
Bene, se non si vuole che i soldi siano veramente buttati, è su questi che bisogna agire, per evitare che la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) perda la "I" dell'interattività e si trasformi semplicemente in lavagna multimediale, perchè altrimenti si poteva fare lo stesso con PC e video proiettore, se non addirittura con lavagna a fogli mobili o episcopio (qualcuno lo ricorda?).
Il senso di quello che voglio sostenere lo semplifica benissimo l'ingenua scritta, trovata su una LIM di una scuola primaria: Lavagna Inventa Magie.
Si proprio così, il mezzo più tecnologico per il momento in circolazione, si può trasformare in magia, in uno stimolo continuo della creatività, in una scoperta continua di sempre nuove connessioni logiche ed emotive e soprattutto in un potente veicolo del Cooperative Learning, a suo volta lo strumento didattico più innovativo per l'integrazione di tutti i bisogni educativi. Non lo trascurino gli amanti del bel tempo antico nè gli iperconnessi privi di senso critico e del ridicolo.. 

lunedì 5 ottobre 2015

Parole di scuola: il primo giorno che vorrei



 Elogio del dubbio
"Tu, tu che sei una guida, non dimenticare che tale sei, perché hai dubitato delle guide! 
E dunque a chi è guidato 
permetti il dubbio!" 


Anche quest'anno mi sono chiesto quale primo giorno di scuola avrei voluto da studente. Magari in un ipotetico liceo, non più solo classico, col cumulo di nozioni, date e regole di grammatica, nel tempo rivelatesi inutili. Un liceo un po' più moderno, che non perda pezzi e iscritti come sta accadendo adesso, ma che sappia mettere insieme la conoscenza del passato e delle nostre origini greche e latine con quella del  metodo scientifico.  Un liceo che insegni un metodo per affrontare la vita e il lavoro: un liceo fondato sul dubbio e senza nessuna certezza. Quindi al primo giorno avrei voluto un insegnante che mi leggesse i versi che seguono e che impiegasse tutto l'anno per spiegarmeli e approfondirli. Ma è evidentemente chiedere troppo in una scuola che non solo non  fa scienza, ma guardando alla filosofia  si limita alla sua storia. 



Elogio del bubbio, di Bertold Brecht

Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate 
serenamente e con rispetto chi 
come moneta infida pesa la vostra parola! 
Vorrei che foste accorti, che non deste 
con troppa fiducia la vostra parola. 

Leggete la storia e guardate 
in fuga furiosa invincibili eserciti. 
In ogni luogo fortezze indistruttibili rovinano e 
anche se innumerabile era l'armata salpando, 
le navi che tornarono le si poté contare. 

Fu così un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta e giunse una nave alla fine 
dell'infinito mare. 

Oh bello lo scuoter del capo 
su verità incontestabili!

Sono coloro che non riflettono, a non 
dubitare mai. Splendida è la loro digestione, 
infallibile il loro giudizio. 
Non credono ai fatti, credono solo a se stessi. 
Se occorre, tanto peggio per i fatti. 
La pazienza che han con se stessi 
è sconfinata. Gli argomenti 
li odono con gli orecchi della spia. 

Con coloro che non riflettono e mai dubitano 
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono. 
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì 
per schivare la decisione.
Le teste le usano solo per scuoterle. 
Con aria grave mettono in guardia dall'acqua i passeggeri dl navi che affondano. 
Sotto l'ascia dell'assassino 
si chiedono se anch'egli non sia un uomo. 

Dopo aver rilevato, mormorando, 
che la questione non è ancora sviscerata vanno a letto. 
La loro attività consiste nell'oscillare. 
Il loro motto preferito è: l'istruttoria continua. 

Certo, se il dubbio lodate 
non lodate però 
quel dubbio che è disperazione! 
Che giova poter dubitare, a colui 
che non riesce a decidersi! 
Può sbagliare ad agire 
chi di motivi troppo scarsi si contenta! 
ma inattivo rimane nel pericolo 
chi di troppi ha bisogno. 

Tu, tu che sei una guida, non dimenticare 
che tale sei, perché hai dubitato 
delle guide! E dunque a chi è guidato 
permetti il dubbio! 


e dopo il primo?

mercoledì 26 agosto 2015

Regione Veneto, buoni libro




Informazioni utili












Nelle more delle comunicazioni ufficiali di scuola e comune, anticipiamo alle famiglie interessate che anche per quest'anno, in data 4 agosto,  é stato deliberato  dalla Regione Veneto il contributo per i "buoni libro". 
Il Bando riguarda gli studenti della secondaria di primo e secondo grado. 
Il requisito per l'accesso è il possesso di un reddito ISEE inferiore a € 10.632,94. Possono fare domanda anche le famiglie con reddito tra € 10.632,94 e €15.000, ma tali istanze saranno prese in considerazione solo dopo il finanziamento della prima fascia di richiedenti.
Termini: dal 9 settembre alle ore 12 del 9 ottobre, via Web.
Sito di riferimento e informazioni: clicca qui
Nota importante: le scuole e i comuni devono predisporre le postazioni di accesso a internet per le famiglie che ne fossero sprovviste.

sabato 13 giugno 2015

Perle di follia (scolastica)






Si sa, nel mese di giugno si sommano tutte le stanchezze, le delusioni, gli stress di un intero anno scolastico. La classe docente, notoriamente abituata a lavorare poco, debole e cagionevole di salute al punto di costituire quasi il 50% dei casi mondiali di burnout, in questo periodo soffre al massimo grado. 
Anni di lassismo e di cattive abitudini oltre che l'adolescenziale voglia di vacanze  di adulti che non sono mai usciti dalla scuola, fanno il resto.
Ma un dirigente? chi é destinato ad assumere ruoli di sempre maggiore responsabilità, al punto di dover decidere del futuro della "sua" scuola e dei "suoi" docenti, non dovrebbe poterselo permettere. Ma non è così per tutti, se si dà conto di due fatterelli appena successi nelle scuole del circondario. Non penso, però, che altre più civilizzate contrade ne siano totalmente immuni.
1. Un interminabile collegio di fine anno, all'ordine del giorno il piano di aggiornamento: la proposta della dirigenza è quella di invitare uno degli attualmente più popolari tromboni della pedagogia, per illuminare la plebe sulle problematiche dei DSA. Il corso è abbastanza oneroso per le ristrette finanze della scuola e suscita qualche larvata perplessità nel pubblico stanco e sudaticcio. La delibera, ciò nonostante, complici numerosissime astensioni (boh!) viene approvata con una decina di voti contrari. Apriti cielo, il futuro lider maximo pretende che chi ha votato contro si alzi in piedi, dichiari il proprio nome (poteva chiedere il numero di matricola che era lo stesso) e dichiari di essere contrario. Un sussulto di residua dignità docente lo mette indecorosamente a tacere. 
2. Circolare Giannini: nelle more dell'approvazione della buona scuola, si chiede ai dirigenti di approntare il piano didattico triennale con la richiesta dell'organico "potenziato". Come si sa, la cosa prevede il parere del Collegio docenti: che la legge sia ancora al senato, che soffra di qualche disturbino nella speditezza del cammino e che comunque debba tornare alla Camera non ha nessuna importanza per la ministra e neanche per qualche dirigente più realista del re, proprio come ai tempi della follia del portfolio!
Detto fatto: si porta in collegio una delibera che prevede una delega in bianco per il dirigente. Tantissime perplessità vengono espresse, ma tutte, tranne 3 si placano alla minaccia del dirigente, guida e condottiero di eroici combattenti della cultura, di riconvocare il collegio nel mese di luglio. Miracolosamente gli indomiti combattenti alzano quasi tutti la mano, ma non se ne fa niente perchè il dirigente avrebbe avuto bisogno dell'unanimità! ma dove l'ha scovata questa norma? Per inciso la circolare Giannini era già stata ritirata.
La vicenda mi ha ricordato un pò quel dirigente, conosciuto da presidente di commissione: arrivava a scuola ogni mattina con un trolley di dimensioni transatlantiche, colmo di circolari, che religiosamente portava avanti e indietro con reverente sottomissione alla dea burocrazia. Caro presidente, con questa gente, docenti, dirigenti e ministra, la scuola non va da nessuna parte! 

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