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sabato 26 dicembre 2015

Teoria dell'isola





Ogni uomo è un'isola










"Là dove domina l'elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell'isola è segnata da questa certezza. Un'isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull'instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l'estinzione. L'angoscia dello stare in un'isola come modo di vivere rivela l'impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l'essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell'apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell'anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell'arte quest'isola è vera." 
"Teoria dell'isola" di Manlio Sgalambrofilosofo, poeta e saggista, autore di molti testi di F. Battiato



mercoledì 23 settembre 2015

Il cammino dei migranti


Migrante sono anch'io








Migrante lo sono anch’io
Non solo perché lo sono stato, visto che milioni di miei connazionali solo pochi decenni orsono hanno percorso questa strada
Non solo perché potrei diventarlo, visto che guerre, disastri climatici o ambientali e crisi economiche sono lì dietro l’angolo
Non solo perché i miei figli ancora oggi cercano miglior fortuna lontano da dove sono nati e cresciuti
Migrante lo sono anch’io
Perché mi sento straniero nella vita che sto facendo
In questo individualismo e materialismo e consumismo
In questa disumanità dilagante
In questo vuoto di Anima
In questo distacco dalla Natura
In questa mancanza di libertà
In questo senso d’inutilità
In queste speranze naufragate
In questo smarrire il vero me stesso
Tutto questo mi ha fatto rimettere in cammino
Nel senso che se tutti i giorni non cammino sto proprio male
Nel senso che se i piedi non mi compensano il troppo pensare rischio d’impazzire
E allora, migrante lo sono anch’io
Perché si è frantumato lo steccato delle false sicurezze
E perché la ricerca della felicità non è affatto scontata, come han voluto farmi credere, come mi sono illuso di credere
Il migrante che disperato e a piedi si mette in cammino fa risuonare in me la precarietà dell’esistere
Mi ricorda che la lotta contro le ingiustizie non è terminata
E, di più, mi ricorda che l’Universo è infinito, che siamo infinitesime parti del Tutto, che dobbiamo arrenderci ad un infinito Stupore

Guido Ulula alla Luna, da Il Cammino

lunedì 25 maggio 2015

Nessuno lascia la casa





La  Nostalgia negata












Warsan Shire é nata nel 1988 in Kenya da genitori somali in fuga dalla guerra civile. E' cresciuta a Londra dove é arrivata a sei mesi. E', quindi, una poetessa inglese, é entrata nel movimento letterario dei “Black British Poets” e ha vinto diversi premi letterari alle “Slam Competitions”, pubblicando diversi libri di poesie. Ancora non é stata pubblicata in Italia, ma diversi suoi testi si possono trovare  a questo link. 
Con i suoi versi recentemente ha dato voce ai rifugiati, agli immigrati, ai respinti, ai tanti uomini, donne e bambini in fuga e alla ricerca della salvezza, di un posto qualsiasi, più sicuro di una casa che non sia “la bocca di uno squalo, la canna di un fucile”.
La poesia che scorre nelle sue vene viene da una fonte lontana: suo nonno, infatti,  è il poeta Cabdulqaadir Xirsi Siyaad “Yamyam”, noto a tutti i somali soprattutto per il suo componimento “Soomaali baan ahay”, “Io sono Somalo”. 
Warsan Shire ha una patria mitica, che però non ha mai conosciuto  e di cui, quindi, dolore su dolore, non può provare nostalgia.




CASA. Traduzione di Paola Splendore

Nessuno lascia la casa a meno che
la casa non sia la bocca di uno squalo
scappi al confine solo
quando vedi tutti gli altri scappare
i tuoi vicini corrono più veloci di te
il fiato insanguinato in gola
il ragazzo con cui sei andata a scuola
che ti baciava follemente dietro la fabbrica di lattine
tiene in mano una pistola più grande del suo corpo
lasci la casa solo
quando la casa non ti lascia più stare
Nessuno lascia la casa a meno che la casa non ti cacci
fuoco sotto i piedi
sangue caldo in pancia
qualcosa che non avresti mai pensato di fare
finché la falce non ti ha segnato il collo
di minacce
e anche allora continui a mormorare l’inno nazionale
sotto il respiro/a mezza bocca
solo quando hai strappato il passaporto nei bagni di un aeroporto
singhiozzando a ogni boccone di carta
ti sei resa conto che non saresti più tornata.
devi capire
che nessuno mette i figli su una barca
a meno che l’acqua non sia più sicura della terra
nessuno si brucia i palmi
sotto i treni
sotto le carrozze
nessuno passa giorni e notti nel ventre di un camion
nutrendosi di carta di giornale a meno che le miglia percorse
son siano più di un semplice viaggio
nessuno striscia sotto i reticolati
nessuno vuole essere picchiato
compatito
nessuno sceglie campi di rifugiati
o perquisizioni a nudo che ti lasciano
il corpo dolorante
né la prigione
perché la prigione è più sicura
di una città che brucia
e un secondino
nella notte
è meglio di un camion pieno
di uomini che assomigliano a tuo padre
nessuno ce la può fare
nessuno può sopportarlo
nessuna pelle può essere tanto resistente

II
Andatevene a casa neri
rifugiati
sporchi immigrati
richiedenti asilo
che prosciugano il nostro paese
negri con le mani tese
e odori sconosciuti
selvaggi
hanno distrutto il loro paese e ora vogliono
distruggere il nostro
come fate a scrollarvi di dosso
le parole
gli sguardi malevoli
forse perché il colpo è meno forte
di un arto strappato
o le parole sono meno dure
di quattordici uomini tra
le cosce
perché gli insulti sono più facili
da mandare giù
delle macerie
delle ossa
del corpo di tuo figlio
fatto a pezzi.
Voglio tornare a casa,
ma casa mia è la bocca di uno squalo
casa mia è la canna di un fucile
e nessuno lascerebbe la casa
a meno che non sia la casa a spingerti verso il mare
a meno che non sia la casa a dirti
di affrettare il passo
lasciarti dietro i vestiti
strisciare nel deserto
attraversare gli oceani
annega
salvati
fai la fame
chiedi l’elemosina
dimentica l’orgoglio
è più importante che tu sopravviva
nessuno se ne va via da casa finché la casa è una voce soffocante
che gli mormora all'orecchio
vattene
scappa lontano adesso
non so più quello che sono
so solo che qualsiasi altro posto
è più sicuro di qua.

lunedì 7 aprile 2014

Ti auguro tempo




Iniziamo la settimana lontano dalla prigione della routine, del web e della routine, lontano dalla ristrettezza dei nostri orizzonti individuali, locali e  nazionali, con i versi bellissimi segnalati in FB da  Severino Proserpio







Elli Michler


Ti auguro tempo.











Non ti auguro un dono qualsiasi, ti auguro
soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per
divertirti e per ridere; se lo impiegherai bene, potrai
ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il
tuo Pensare, non solo per te stesso, ma anche per donarlo
agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e
correre, ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non
soltanto per trascorrerlo, ti auguro tempo perché te ne
resti: tempo per stupirti e tempo per fidarti e non
soltanto per guardarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per
toccare le stelle e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.
Elli Michler



Vivere una sola vita
Vivere una sola vita
in una sola città
in un solo paese
in un solo universo
vivere in un solo mondo
è prigione

Amare un solo amico
un solo padre
una sola madre
una sola famiglia
amare una sola persona
è prigione

Conoscere una sola lingua
un solo lavoro
un solo costume
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione

Avere un solo corpo
un solo pensiero
una sola conoscenza
una sola essenza
avere un solo essere
é prigione

(Ndjock Ngama, poeta camerunense)

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