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lunedì 23 maggio 2016

La lettera di Pannella al Papa





Per chi non legge Famiglia Cristiana:




"Essere Speranza cioè vivere come soggetto attore della speranza, vivere nel modo e nel verso in cui si spera vadano le cose, essendo noi stessi proposta, prova e corpo del cambiamento- contro le speranze oggetto, semplicemente intese come qualcos’ altro da noi, di cui si attende e si aspetta il verificarsi.

“Spes contra spem” deriverebbe da un passaggio di Paolo di Tarso, in cui l’apostolo si esprime con riferimento all’atteggiamento dell’incrollabile fede di Abramo. «Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza» (San Paolo, Lettera ai Romani, 4,18).

La frase fu ripresa da Giorgio La Pira, che la utilizzò ripetutamente per sottolineare il proprio atteggiamento di fronte a chi dubitava o voleva contrapporgli la crudezza delle circostanze reali. Adottò la frase come motto, simbolo dell’idea audace di chi sa “osare l’inosabile”.

Marco Pannella sottolinea, invece, come nella locuzione latina “Spes” sia soggetto contrapposto (contra) a “spem“, che nella coniugazione è oggetto. Dunque, dice Pannella, questa locuzione mette in contrapposizione “l’essere speranza”, il tentativo di essere speranza, la Speranza intesa come processo attivo di cambiamento  contro l’illusione e la debolezza semplicemente di avere delle speranze.

Nell’ avere speranze si può solo passivamente aspettare che ciò che auspichiamo si realizzi, ma quando le condizioni esterne sembrano essere del tutto inadatte ed avverse, allora la nostra fede o convinzione vacilla- e subentra la disperazione. Infatti le speranze “oggetto”, intese come sogni, desideri, auspici dipendono dal contesto esterno mentre la Speranza, l’Essere Speranza come azione è propria del soggetto- e dunque non può mai essere eliminata e cancellata, poichè il soggetto è lui stesso espressione e manifestazione di ciò che egli si aspetta anche negli altri e altrove." Nota da Conoscere X R-esistere 

sabato 12 marzo 2016

Un uomo buono, un uomo...


Fuocoammare,  Pietro Bartolo e Rosi ridanno la vista a chi non vuole vedere




Sicuramente da giovane medico, innamorato della sua ristretta terra, al punto da ritornarvi come professionista, non avrebbe mai potuto immaginare che tipo di lavoro gli avrebbe riservato il futuro. Ma Lampedusa è confinante col mondo e dal mare arriva tutto, anzi come soggiunge il dott. Bartòlo, tutto quello che arriva dal mare è prezioso e va accolto...soprattutto se si tratta di vite umane.
Pitro Bartòlo è espressione della Lampedusa vera,  quella di uomini taciturni, abituati a ritmi di lavoro impensabili sulla terraferma, generosi e silenziosi. Anch'egli è stato silenzioso nell'ombra per un quindicennio svolgendo il suo ruolo quotidiano di uomo, impegnato sulla frontiera del mare e in politica come vicesindaco del "comunista" Fragapane, prima dell'avvento del leghismo isolano, poi rivelatosi malfattore, come altrove. Adesso ha il suo momento concitato di notorietà, grazie al film di Rosi; quindi arrivano le numerose testimonianze, le interviste e le apparizioni televisive, sempre caratterizzate dalla fretta di ritornare al suo "lavoro" alla frontiera d'Europa.
Il film di Rosi forse non aggiunge nulla per chi già sa, ma il successo dirompente a Berlino fa ben sperare che il messaggio giunga anche a chi mai ha voluto sapere, voltandosi dall'altra parte o ricercando soluzioni fantasiose e irrealistiche.
Dei numerosi filmati disponibili su di lui, abbiamo scelto quello prodotto da TV2000, poco visto, ma denso di umanità e di dettagli. Uno sforzo di attenzione di una mezz'oretta, ma se si inizia non si riesce a interrompere.. 




sabato 26 dicembre 2015

Teoria dell'isola





Ogni uomo è un'isola










"Là dove domina l'elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell'isola è segnata da questa certezza. Un'isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull'instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l'estinzione. L'angoscia dello stare in un'isola come modo di vivere rivela l'impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l'essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell'apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell'anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell'arte quest'isola è vera." 
"Teoria dell'isola" di Manlio Sgalambro, filosofo, poeta e saggista, autore di molti testi di F. Battiato



giovedì 28 maggio 2015

Elezioni regionali nel Veneto. Candidati e programmi, 2




Lady perfettina







Ignobili le battutine sessiste sulla Moretti. Che abbia dato in escandescenze alle di lei sortite anche Massimo Cacciari  ci può stare: si sa, i filosofi talvolta sono un po' misogini.  Ma alcune cosucce sulla Moretti vanno conosciute, così, magari per prendere le distanze o per giungere a una convinta consapevolezza della dura necessità contingente, per cambiare percorso o per turarsi il naso con cognizione di causa. 

La carriera politica dell'avvocato Moretti parte con le elezioni comunali di Vicenza nel 2008. Si candida   in una lista civica di centro sinistra che appoggia Variati, ottiene 195 voti, come in un paesino di campagna, ma entra in giunta e diviene vicesindaco, con la delega all'istruzione, campo nel quale giunge a qualche concreta e innovativa realizzazione. Si tratta del piano territoriale scolastico per favorire l'integrazione degli alunni stranieri e il centro  per la documentazione pedagogica e la didattica, con la creazione di laboratori e sportelli di consulenza per genitori, alunni e insegnanti. 
 In realtà non é nuova alla politica: già 2003 si era candidata alle elezioni comunali di Vicenza con i Democratici di Sinistra a sostegno della candidatura di Riboni. 
Sin qui niente di strano: un po' di tentativi andati a vuoto, un po' di gavetta e poi il lancio a livello locale, complice la dialettica e il fare accattivante e seduttivo. 
Tutto bene se non fosse che nel  2007 si era candidata alle elezioni provinciali di Vicenza 
in una lista di centro destra, a sostegno  di Giorgio Carollo, ex berlusconiano, fondatore di "Veneto per il PPE". Voti raccolti 66!! La Moretti dice adesso che questo la fa sorridere: sempre stata di sinistra, afferma, ma in quel caso era contro il candidato di centro di sinistra. Piccole debolezze femminili! 
Dopo essere entrata nella direzione nazionale del PD nel 2009, occupandosi principalmente di scuola, nel 2012, durante la campagna per le primarie PD a sostegno di Bersani, viene nominata portavoce del Comitato nazionale insieme a Roberto Speranza.  
Nel 2013 viene eletta alla Camera nel listino bloccato, grazie a Bersani al quale, però, com'é noto, non dimostrerà alcuna gratitudine.
Come membro della commissione giustizia, di lei si ricorda comunque una buona performance: l'essere stata relatrice del disegno di legge  sul cosiddetto "divorzio breve". 
Da qui in poi l'ascesa é vertiginosa, preceduta da un'ulteriore piroetta per entrare nel cerchio magico renziano:  nell'aprile del 2014 é capolista alle elezioni europee nella Circoscrizione Italia nord-orientale. Viene eletta con 230.188 voti, un abisso rispetto alla prima magra raccolta vicentina: é la prima nel nord-est e  la quarta più votata in assoluto in Italia.  
La candidatura  al GP veneto del 31 maggio nasce dalle primarie del centro sinistra che la vedono trionfare con il 66% dei voti su Simonetta Rubinato (29,9%) sindaco di Roncade, con una buona esperienza politica locale, altrettanto carina sebbene un pò' più agée. L'onnipresente Antonino Pipitone, di quella setta ormai misteriosa a nome IDV fa da controfigura con il suo 2,9% . 
Grande campanello di allarme, non raccolto dal PD, queste primarie: solo 39.619 votanti, il popolo di sinistra ha fiutato i prodromi della mutazione genetica del partito democratico. 
Per quanto riguarda il programma, questa volta niente sorprese:  eccolo

Interessanti le parti sull' ambiente sfregiato da Zaia e quella sul sociale che hanno indotto più d'uno a buttarsi nella mischia turandosi il naso e rassegnandosi a quello che passa il convento.




lunedì 25 maggio 2015

Nessuno lascia la casa





La  Nostalgia negata












Warsan Shire é nata nel 1988 in Kenya da genitori somali in fuga dalla guerra civile. E' cresciuta a Londra dove é arrivata a sei mesi. E', quindi, una poetessa inglese, é entrata nel movimento letterario dei “Black British Poets” e ha vinto diversi premi letterari alle “Slam Competitions”, pubblicando diversi libri di poesie. Ancora non é stata pubblicata in Italia, ma diversi suoi testi si possono trovare  a questo link. 
Con i suoi versi recentemente ha dato voce ai rifugiati, agli immigrati, ai respinti, ai tanti uomini, donne e bambini in fuga e alla ricerca della salvezza, di un posto qualsiasi, più sicuro di una casa che non sia “la bocca di uno squalo, la canna di un fucile”.
La poesia che scorre nelle sue vene viene da una fonte lontana: suo nonno, infatti,  è il poeta Cabdulqaadir Xirsi Siyaad “Yamyam”, noto a tutti i somali soprattutto per il suo componimento “Soomaali baan ahay”, “Io sono Somalo”. 
Warsan Shire ha una patria mitica, che però non ha mai conosciuto  e di cui, quindi, dolore su dolore, non può provare nostalgia.




CASA. Traduzione di Paola Splendore

Nessuno lascia la casa a meno che
la casa non sia la bocca di uno squalo
scappi al confine solo
quando vedi tutti gli altri scappare
i tuoi vicini corrono più veloci di te
il fiato insanguinato in gola
il ragazzo con cui sei andata a scuola
che ti baciava follemente dietro la fabbrica di lattine
tiene in mano una pistola più grande del suo corpo
lasci la casa solo
quando la casa non ti lascia più stare
Nessuno lascia la casa a meno che la casa non ti cacci
fuoco sotto i piedi
sangue caldo in pancia
qualcosa che non avresti mai pensato di fare
finché la falce non ti ha segnato il collo
di minacce
e anche allora continui a mormorare l’inno nazionale
sotto il respiro/a mezza bocca
solo quando hai strappato il passaporto nei bagni di un aeroporto
singhiozzando a ogni boccone di carta
ti sei resa conto che non saresti più tornata.
devi capire
che nessuno mette i figli su una barca
a meno che l’acqua non sia più sicura della terra
nessuno si brucia i palmi
sotto i treni
sotto le carrozze
nessuno passa giorni e notti nel ventre di un camion
nutrendosi di carta di giornale a meno che le miglia percorse
son siano più di un semplice viaggio
nessuno striscia sotto i reticolati
nessuno vuole essere picchiato
compatito
nessuno sceglie campi di rifugiati
o perquisizioni a nudo che ti lasciano
il corpo dolorante
né la prigione
perché la prigione è più sicura
di una città che brucia
e un secondino
nella notte
è meglio di un camion pieno
di uomini che assomigliano a tuo padre
nessuno ce la può fare
nessuno può sopportarlo
nessuna pelle può essere tanto resistente

II
Andatevene a casa neri
rifugiati
sporchi immigrati
richiedenti asilo
che prosciugano il nostro paese
negri con le mani tese
e odori sconosciuti
selvaggi
hanno distrutto il loro paese e ora vogliono
distruggere il nostro
come fate a scrollarvi di dosso
le parole
gli sguardi malevoli
forse perché il colpo è meno forte
di un arto strappato
o le parole sono meno dure
di quattordici uomini tra
le cosce
perché gli insulti sono più facili
da mandare giù
delle macerie
delle ossa
del corpo di tuo figlio
fatto a pezzi.
Voglio tornare a casa,
ma casa mia è la bocca di uno squalo
casa mia è la canna di un fucile
e nessuno lascerebbe la casa
a meno che non sia la casa a spingerti verso il mare
a meno che non sia la casa a dirti
di affrettare il passo
lasciarti dietro i vestiti
strisciare nel deserto
attraversare gli oceani
annega
salvati
fai la fame
chiedi l’elemosina
dimentica l’orgoglio
è più importante che tu sopravviva
nessuno se ne va via da casa finché la casa è una voce soffocante
che gli mormora all'orecchio
vattene
scappa lontano adesso
non so più quello che sono
so solo che qualsiasi altro posto
è più sicuro di qua.

martedì 17 febbraio 2015

Vanzini a Mestrino, immagini

Enrico Vanzini: un uomo fuori dal comune


Vanzini accolto da don Sergio

Una breve presentazione






Katalin Gajdos al flauto
 e Luisa Favaro  alla tastiera






Il pubblico di tutte le età 



Sulle note di dona, dona




Roberto Brumat presenta Enrico Vanzini







Dopo la proiezione, un flusso inarrestabile di ricordi, emozioni...insegnamenti:






venerdì 13 febbraio 2015

Enrico Vanzini a Mestrino


Un uomo fuori dal comune





Poteva esserci mio padre, quasi suo coetaneo, al posto di Enrico Vanzini, colto dall'otto settembre in Grecia, spedito dai tedeschi in un campo di lavori forzati, fuggito, condannato a morte e poi inviato nel campo di sterminio di Dachau, da cui è tornato vivo.
Mio padre, invece, apparteneva ad un reggimento di universitari, dove, accanto a lui,  erano inquadrati molti figli di gerarchi fascisti: il suo reggimento fu mandato in giro per l'Italia per interminabili esercitazioni e addestramenti (per lo più lunghissime marce), evitando così la Grecia, l'Albania e soprattutto la Russia. 
L'otto settembre lo colse in fuga dalle truppe anglo americane, sbarcate a Gela il precedente 11 luglio. 
Due storie diverse, ma che avrebbero potuto facilmente intrecciarsi, se l'Italia, anche allora non fosse stata il paese delle raccomandazioni e dei favoritismi.
Tornando a Enrico Vanzini e al suo incontro con i cittadini di Mestrino,  grande la soddisfazione di aver visto ancora una volta un pubblico numerosissimo e dalla composizione molto varia, attento e  partecipe.  Gli sforzi dell'Associazione sono stati ampiamente ripagati e, soprattutto, è stato  smentito il cliché del paese dormiente e rassegnato.
Chi c'era ha vissuto momenti di emozione, di consapevolezza, ma anche di conforto, donati  da Vanzini, che, accompagnato (ma non sorretto!) da Roberto Brumat, ha dato una lezione di vita, di coraggio e  di fermezza semplice, ma determinata. Ha mostrato una fragilità che paradossalmente evocava forza ed energia vitale e non debolezza.
I credenti vi hanno visto anche una lezione di fede, io vi ho visto  la forza dell'umanità che si piega ma non si annulla.
A differenza di altri sopravvissuti e di quanto hanno scritto in numerosi altri sopravvissuti come Primo Levi, Vanzini, pur evocando anch'egli scenari apocalittici e inimmaginabili,  ha regalato al pubblico elementi di speranza. Ha infatti raccontato come tra gli orrori a cui ha assistito e partecipato suo malgrado, ogni tanto spuntassero dei fiori profumati  di fratellanza e di solidarietà umana, rarissimi in quei luoghi, ma in cui lui ha avuto l'inspiegabile fortuna di imbattersi. 
Particolarmente toccante il racconto  finale dell'anziana donna tedesca che tenta di passargli un pezzo di pane nero e per questo viene uccisa dalle SS: un pezzo di pane, racconta Vanzini, che vale più di una reliquia, rappresentando il corpo di un essere umano che si è sacrificato per un altro essere umano.
Parte non secondaria nella serata ha avuto la musica proposta da Katalin Gajdos e Luisa Favaro, come omaggio alla cultura e al popolo ebraico, principale destinatario dello sterminio.
Le parole di Dona Dona sono state la migliore introduzione alla serata: conoscere per non dimenticare, tenere collegati sensi e intelligenza per cogliere ogni elemento di rischi futuri, non illudersi di poter essere non responsabili di quanto ci accade intorno. 



mercoledì 11 febbraio 2015

Chi è Enrico Vanzini

Enrico Vanzini, testimone  a Mestrino





Enrico Vanzini era solo un numero quando nel 1944 a 22 anni entrò, prigioniero di guerra, nel campo di concentramento nazista di Dachau. A 89 anni racconta la drammatica avventura: catturato in Grecia, fuggito dalla fabbrica di panzer tedeschi, consegnato alla Gestapo, salvato dalla fucilazione nel lager di Buchenwald, internato a Dachau. Il ricordo più forte è dell’inverno a Dachau: la crudeltà delle SS e gli orrori visti e patiti. Esperimenti sui detenuti, camera a gas, forni crematori. Orrori per 60 anni tenuti nascosti ai suoi stessi figli. Finché è venuto il momento di parlare.
“Realizzare il film documentario sulla storia di Enrico Vanzini è stata un’esperienza forte, intensa, viva, coinvolgente, sconvolgente. Dei forni Enrico ricorda l’odore, dei tedeschi ripete con lucida precisione gli ordini dati al campo, delle botte sente ancora il sollievo trovato gettandosi nella neve, dei cento compagni di baracca ricorda la solitudine di non poter parlare con nessuno, al dolore associa sempre l’istinto alla speranza. Situazioni, emozioni, aneddoti, dettagli a volte sconcertanti nella loro precisione.”

"Ho visto come il cuore di un uomo possa diventare pietra, come i totalitarismi annullino il pensiero delle persone, come la vita possa essere considerata un nulla. Non odio assolutamente i tedeschi, non si deve odiare nessuno. Rimango però perplesso perchè mi sembra che a volte l'uomo non abbia imparato nulla dalla storia".

venerdì 30 gennaio 2015

La rosa dei candidati alla presidenza



Un nome dalla Rosa





Tutti, ma proprio tutti: grandi giornalisti, comici, frequentatori dei bar, leader politici, presentatori radiofonici e televisivi, nonchè scrittorelli da blog si affannano a divulgare la propria rosa di candidati.
Lo fa anche Grillo per intrattenere i suoi e distrarli dalle emorragie nonché dalle loro motivazioni, perchè non anche io?

In realtà di presidenti che uniscono, che rappresentano le virtù italiane e che hanno onorato l'Italia ai massimi livelli culturali ce ne sarebbero moltissimi, ma purtroppo dalla diade Mattarella Amato difficilmente si uscirà.

Il rischio di un'estraneità dalle tattiche e dalle strategie,  dal detto e non detto, una terzietà reale che diverrebbe presto spiazzante per chi vuole proseguire per le antiche strade, indurranno sicuramente la maggioranza dei rappresentanti del popolo ad andare, come si suol dire, sull'usato sicuro.

Ma veniamo al nostro giochino quotidiano. Sicuramente per costruire una rosa ci vogliono dei criteri. Eccoli.
Innanzitutto una condizione necessaria ma non sufficiente, non per pregiudizio verso le associazioni politiche, bensì per desiderio, anzi necessità di un forte segnale di cambiamento e di reale rinnovamento: non appartenenza ad alcuno dei partiti della prima, della seconda e della terza Repubblica. 

E poi, almeno 4 dei seguenti altri  5 requisiti:

  1. Essere conosciuti all'estero, come membri fondamentali dell'identità e/o della cultura italiana. 
  2. Essere  in grado di sostenere lo stress.
  3. Essere capace  di reagire positivamente ai fenomeni avversi.
  4. Possedere capacità organizzative e di gestione dei gruppi di lavoro
  5. Possedere capacità comunicative.
La conoscenza di una o più lingue straniere non è strettamente necessaria, ma costituisce titolo di merito.
Per tutti la scarsa conoscenza delle istituzioni può essere prontamente controbilanciata dalla presenza di un'ampia schiera di funzionari, consiglieri, cerimonieri e addetti stampa, sicuramente ampiamente retribuiti ma indubbiamente di altissima qualità. 

Quindi, in ordine rigorosamente alfabetico:
  • Elena Cattaneo, scienziata: ha lavorato a Boston e al MIT, coordina il lavoro di 15 laboratori che partecipano al progetto
    europeo NeuroStemcell. Ha resistito da gran signora alle bordate della destra e del M5S dopo la nomina a senatrice a vita.
  • Riccardo Muti, musicista: ha lavorato stabilmente a Salisburgo, a Londra, a Vienna,
    a Berlino. Crede nei giovani senza raccomandazione: ha fondato l'orchestra giovanile Luigi Cherubini. Diffonde la musica presso i giovani, ha avviato numerosissime iniziative umanitarie. E' obiettivamente uno straordinario rappresentante dell'Italia nel mondo. 

  • Gino Strada, ateo, ma grande amico di don Andrea Gallo. Ha studiato e lavorato come medico all'estero, prima ancora di fondare Emergency. Il resto è noto:    il suo impegno
    sanitario e organizzativo in Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Somalia e Bosnia ed Erzegovina ne ha fatto il paladino internazionale della difesa dei deboli e per forza di cose un grande conoscitore della politica internazionale. Dice di se stesso: "io non sono pacifista, io sono contro la guerra" .
  • Alex Zanardi, grande comunicatore, entusiasta della vita, già dimostratosi in
    grado di ribaltare eventi sfavorevolissimi e di volgerli in positivo. Da pilota aveva dimostrato ampie capacità di resistere allo stress. Continua a girare tutto il mondo per le sue attività sportive e culturali.




martedì 27 gennaio 2015

Enrico Vanzini e Roberto Brumat a "La vita in diretta"


Oggi, dalle 16 alle 18, Enrico Vanzini e Roberto Brumat saranno ospiti del programma televisivo: "La vita in diretta" trasmesso da RAI 1.

Mercoledì 11 febbraio Vanzini e Brumat saranno presenti a Mestrino, opsiti dell'Associazione Storia e Vita:


venerdì 23 gennaio 2015

Controcorrente



Madame Le Pen ha già perso: 
la Francia non dimentica




Chiunque conoscesse almeno un pò l'animo dei francesi e in particolare il loro animo "repubblicano", avrebbe potuto facilmente prevedere che l'assenza di madame Le Pen dalla manifestazione nazionale contro il terrorismo le sarebbe costata cara.  E così é avvenuto.

In Francia puoi liberamente parlare male del papa, di Maometto, di Gesù, di Sarkozy, di Mitterrand, del presidente in motorino, un pò meno puoi parlare male di De Gaulle, ma sicuramente quando la Repubblica è in pericolo tutti devono essere uniti: non esiste destra, nè sinistra, nè religione, nè razza, nè diversità di origini geografiche. 
Madame Le Pen, in un delirio di onnipotenza, gonfiato dall'appoggio elettorale del 25% del 40% della popolazione che è andata a votare, o forse mal consigliata, non si è presentata, insistendo su slogan razzisti e xenofobi, in una nazione che dell'assimilazione (quindi della convivenza da punto di vista di superiorità) ha fatto la sua bandiera. Papà Le Pen non le aveva spiegato bene la differenza tra nazione e Repubblica, ovviamente.
Tornerà nelle fogne minoritarie da dove era uscita, sospinta dalle paure e dall'ignoranza delle gente, che non conoscono latitudini. Tornerà dove anche lei sarà tollerata con magnanimo senso della laicità repubblicana.
Molto diversamente, il suo epigono in verde, allo stop intimato dalla sentenza della Corte Costituzionale, di cui ancora non si conoscono le motivazioni, ha dichiarato: L'Italia è un paese che fa schifo! E con questa coraggiosa affermazione si è guadagnato il plauso anche di qualche smemorato di sinistra come lui altrettanto ignorante.
   

domenica 4 gennaio 2015

Gli italiani dell'anno


Ma che c.... d'Italia è questa?






Tutte le testate stanno facendo in questi giorni la propria classifica degli italiani dell'anno: quindi troviamo Renzi, Gino Strada, Napolitano, Samantha Cristoforetti e tanti altri a seconda dei gusti di chi scrive. Anch'io ho provato a fare la mia classifica, ma mi è stato impossibile sceglierne solo pochi; sono andato quindi per categorie, individuando insiemi di anonimi.   Qualche categoria risulterà un pò affollata, qualche altra meno...




Il medico. Motivazioni: perché va in ospedale (pubblico) a tutte le ore con orari massacranti e uno stipendio dignitoso ma non eccelso, resistendo alla tentazione di lavorare anche privatamente. Ogni tanto, per dedicarsi al suo hobby preferito (andare in Africa a lavorare per i malati di Ebola), prende qualche aspettativa non retribuita. Altre migliaia di fanatici, anche senza andare in Africa, rispettano il malato, si aggiornano e resistono alla mancanza di fondi e agli intrallazzi dei gestori politici delle ASL.



Il cooperante sociale. Motivazioni: Se si trova nella cooperativa giusta, magari lontano da Roma, lavora con passione, porta a casa solo qualcosa per sopravvivere, fa parte di una organizzazione che ha mantenuto solo in parte, in piccolissima parte le motivazioni iniziali, ma è contento di quello che fa; il suo è un mestiere in cui etica e bisogni personali coincidono, un mestiere che si fa anche un pò per passione.


L'insegnante. Motivazioni: ha lottato quotidianamente con il registro elettronico, le circolari ministeriali sempre più contraddittorie, con l'azzeramento del fondo d'Istituto, con le nuove cicliche indicazioni, inventate dal pedagogista di moda, con il MIUR, il CSA, i PAS, i BES, il POF, il CTRH, le GP, l'OD, l'OF, il CCNL, il CCND, CCNI, e talvolta anche con il DSGA, gli ATA e l'RSU. E' in trincea ogni giorno, circondato da genitori impazziti, da dirigenti incompetenti, ma velleitari, da alunni ai quali fa difetto non solo il principio di autorità ma spesso anche la fantasia e la voglia di vivere. Non si è ammalato mai, neanche quando tutti gli alunni a turno hanno avuto la loro settimana di riposo. E' rientrato puntualmente dalle vacanze, anche se aveva il fidanzato (a) lontano (a).

L'artigiano. Motivazioni: anche senza specifiche specializzazioni è diventato un esperto fiscalista, conosce approfonditamente luoghi, volti e risvolti delle Agenzie delle entrate, di Equitalia e degli uffici dei direttori di banca antifidi. Ha retto stoicamente al pubblico disprezzo per ogni fattura non emessa, ma è sopravvissuto.

Il genitore. Motivazioni: solo raramente ha pensato che la colpa fosse dell'insegnante e non del suo giovane virgulto. Quando proprio è stato necessario, si è rivolto al dirigente, ma siccome non si dimostrava abbastanza pericoloso, si è trovato dinnanzi ad un muro corporativo e difensivo. Non ha ceduto ed ha conservato il suo personalissimo rispetto per le istituzioni. Ha infatti saputo riconoscere i veri insegnanti. Si è lagnato solo quanto basta  delle tasse che paga, perchè ha constatato per esperienza che almeno una buona parte, al netto delle italiche ruberie, viene impiegata per sfamare le categorie 1 e 3, dei cui servizi gode.  

L'operaio. Motivazioni: come specie in estinzione dovrebbe essere protetta, ma in realtà è soggetto a regole che ne accelereranno il declino o quanto meno il ritorno alla più corretta definizione di "proletario" (chi possiede solo la prole). Va difeso per la strenua lotta che sta compiendo non tanto per il posto di lavoro, ma per la dignità umana.



Il carabiniere. Motivazioni: ha resistito senza impugnare le armi e neppure certificati di malattia fasulli, contro il blocco degli stipendi, i turni sfavorevoli anche durante le feste, la sensazione di lavorare talvolta come per svuotare il mare con un secchiello. "Noi li prendiamo e quelli li mandano fuori". Nonostante questo è andato avanti e mai o quasi mai si è fatto scappare un gesto stizzito di troppo. E' uno dei pochi che mantiene una qualche parvenza di spirito di corpo, quello che una volta c'era anche alle poste e alle ferrovie. Il tutto per 1300-1400 euro netti. 



  

domenica 7 dicembre 2014

Manuel De Sica

Manuel De Sica con Nancy Cuomo



     Senza parole






Col padre





Il giardino dei Finzi Contini



Il viaggio



Le colonne sonore:
Amanti, regia di Vittorio De Sica (1968)
Io e Dio, regia di Pasquale Squitieri (1969)
Il giardino dei Finzi-Contini, regia di Vittorio De Sica (1970)
Le coppie, episodio "Il leone", regia di Vittorio De Sica (1970)
Cose di Cosa Nostra, regia di Steno (1971)
Io non vedo, tu non parli, lui non sente, regia di Mario Camerini (1971)
Sette scialli di seta gialla, regia di Sergio Pastore (1972)
Lo chiamavano Verità, regia di Luigi Perelli (1972)
Camorra, regia di Pasquale Squitieri (1972)
Lo chiameremo Andrea, regia di Vittorio De Sica (1972)
Una breve vacanza, regia di Vittorio De Sica (1973)
Viaggia, ragazza, viaggia, hai la musica nelle vene, regia di Pasquale Squitieri (1974)
La mafia mi fa un baffo, regia di Riccardo Garrone (1974)
Cagliostro, regia di Daniele Pettinari (1974)
Il viaggio, regia di Vittorio De Sica (1974)
Scusi, si potrebbe evitare il servizio militare?... No!, regia di Luigi Petrini (1974)
Quel movimento che mi piace tanto, regia di Franco Rossetti (1975)
Il caso Raoul, regia di Maurizio Ponzi (1975)
Un amore targato Forlì, regia di Riccardo Sesani (1976)
Occhio alla vedova!, regia di Sergio Pastore (1976)
La madama, regia di Duccio Tessari (1976)
La portiera nuda, regia di Luigi Cozzi (1976)
Pazzi borghesi, regia di Claude Chabrol (1977)
Quella strana voglia d'amare, regia di Mario Imperoli (1977)
Canne mozze, regia di Mario Imperoli (1977)
Caro papà, regia di Dino Risi (1979)
Sono fotogenico, regia di Dino Risi (1980)
I guerrieri del terrore, regia di René Cardona Jr. (1980)
I seduttori della domenica, regia di Bryan Forbes, Edouard Molinaro, Dino Risi e Gene Wilder (1980)
Vado a vivere da solo, regia di Marco Risi (1982)
Il momento dell'avventura, regia di Faliero Rosati (1983)
Un ragazzo e una ragazza, regia di Marco Risi (1984)
Cuore, regia di Luigi Comencini (1984)
L'alcova, regia di Joe D'Amato (1984)
Lui è peggio di me, regia di Enrico Oldoini (1984)
Mi faccia causa, regia di Steno (1984)
Cuori nella tormenta, regia di Enrico Oldoini (1984)
Colpo di fulmine, regia di Marco Risi (1985)
Vacanze in America, regia di Carlo Vanzina (1985)
Carabinieri si nasce, regia di Mariano Laurenti (1985)
Yuppies 2, regia di Enrico Oldoini (1986)
45º parallelo, regia di Attilio Concari (1987)
Soldati - 365 all'alba, regia di Marco Risi (1987)
Montecarlo Gran Casinò, regia di Carlo Vanzina (1987)
Il commissario Lo Gatto, regia di Dino Risi (1987)
Il lupo di mare, regia di Maurizio Lucidi (1987)
Bellifreschi, regia di Enrico Oldoini (1987)
Bye Bye Baby, regia di Enrico Oldoini (1988)
Una botta di vita, regia di Enrico Oldoini (1989)
Ladri di saponette, regia di Maurizio Nichetti (1989)
Non più di uno, regia di Berto Pelosso (1990)
Donne armate, regia di Sergio Corbucci (1990)
Faccione, regia di Christian De Sica (1991)
Volere volare, regia di Guido Manuli e Maurizio Nichetti (1991)
Vacanze di Natale '91, regia di Enrico Oldoini (1991)
Al lupo, al lupo, regia di Carlo Verdone (1992)
Ricky & Barabba, regia di Christian De Sica (1992)
Nel continente nero, regia di Marco Risi (1993)
Anni 90 - Parte II, regia di Enrico Oldoini (1993)
Della morte Dell amore, regia di Michele Soavi (1994)
Vacanze di Natale '95, regia di Neri Parenti (1995)
Uomini uomini uomini, regia di Christian De Sica (1995)
Celluloide, regia di Carlo Lizzani (1996)
3, regia di Christian De Sica (1996)
A spasso nel tempo, regia di Carlo Vanzina (1996)
Donna di piacere, regia di Paolo Fondato (1997)
A spasso nel tempo - L'avventura continua, regia di Carlo Vanzina (1997)
Simpatici & antipatici, regia di Christian De Sica (1998)
Un bugiardo in paradiso, regia di Enrico Oldoini (1998)
Vacanze di Natale 2000, regia di Carlo Vanzina (1999)
Contronatura, regia di Alessandro Tofanelli (2005)
Un'estate al mare, regia di Carlo Vanzina (2008)
Un'estate ai Caraibi, regia di Carlo Vanzina (2009)
L'amore è imperfetto, regia di Francesca Muci (2012)

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