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domenica 13 novembre 2016

Libri da leggere, 1



Per tirarsi su il morale...
per sapere cose del proprio paese che solo i giornalisti stranieri sanno











Complice un provvidenziale crack del pc, che mi ha sottratto alla quotidiana ora di tempo perso in rete, ho avuto la possibilità di completare la lettura di 3 libretti, che giacevano da qualche settimana.
Il primo, al quale accenno oggi, è stata un'efficace cura contro la negatività che la cronaca, politica e no, ci ha riversato addosso in questi giorni. 

Si sa, talvolta gli italiani all'estero sono guardati con diffidenza e con sottile razzismo molti di noi, quando lavorano, studiano o intraprendono all'estero si sentono dire: "ma non sembri italiano!". Capitava un tempo ai meridionali emigrati al nord (non sembri siciliano!), capita adesso agli immigrati dell'est (non sembri rumeno, parli così bene!), capiterà un giorno anche ai ragazzi del sub Sahara, con qualche difficoltà in quel caso a giustificare la persistente abbronzatura!
Ma i peggiori nemici o denigratori degli italiani sono gli italiani stessi, che spesso disegnano di se stessi e del proprio paese un'immagine ancora peggiore della realtà.
Non così chi viene dall'estero, si stabilizza in Italia, ne conosce la lingua, i vezzi e i malvezzi e vede...quello che noi italiani non riusciamo più a vedere, travolti dal fango mediatico e  retaiolo e, diciamolo pure, dalle reali incertezze per il futuro. Cosa avrebbero dovuto fare i giovani degli anni quaranta e cinquanta: suicidio di massa, emigrazione? Sì,  molti l'hanno fatto, i più coraggiosi in un certo senso; molti altri sono restati e ci hanno consegnato quello che abbiamo adesso, nel bene e nel male (ci voleva coraggio anche per restare,  allora come adesso!) 
Tante cose che per noi passano inosservate non lo sono altrettanto per gli stranieri, che possono fare i confronti con i loro ben più deprimenti anche se organizzatissimi paesi. 
 Maarten van Aaldere, corrispondente di un quotidiano olandese, intervista 25 colleghi da tutto il mondo che vivono e lavorano in Italia. 
Così si scoprono, o si riscoprono, i mille lati positivi del nostro paese: la fantasia, l'immaginazione come arte del tirarsi fuori dai guai, l'ironia e l'autoironia, la convivialità, la solidarietà e il volontariato, il cibo, il vino, il paesaggio minore, l'alta qualità della scuola (sic!), il cinema, l'arte,  Berlinguer, l'on. Flamigni. Persino Renzi qualcuno ci invidia! 

Ma soprattutto ci sorprende l'amore per la lingua italiana, raccontato dal giornalista iraniano Hamid Masoumi Nejad, che la descrive come la lingua della bellezza, una lingua musicale e piacevole da ascoltare (come il farsi, afferma lui) e ci svela il grande interesse dell'oriente per la cultura italiana  non solo per i rapporti commerciali. In Iran è molto studiata: lo sapevate?
In conclusione un libretto da leggere, non una grande opera giornalistica, ma sicuramente una notevole fonte di notizie e curiosità, oltre che un'iniezione di ottimismo. Emblematica la copertina: Icaro che cade, ma cerca di rialzarsi...  

domenica 23 ottobre 2016

Instant book sul referendum, 2




Aggiornare la Costituzione







Guido Crainz, Carlo Fusaro - Aggiornare la Costituzione. Storia e ragioni di una riforma
Ed. Donzelli, € 16 (in rete, € 12,80)


La definizione di instant book per questo agile testo, scritto a quattro mani da uno storico e da un docente di diritto pubblico, è forse un po' riduttiva. Sicuramente la genesi è contingente: una richiesta editoriale  per rispondere sul mercato ad una esigenza di informazione e di ricostruzione storica, con l'urgenza del referendum che si avvicina. 
Il risultato è però notevole, in quanto, anche se gli autori, pur non svelandosi, sono schierati per il SI, ricorrono nel loro ragionamento ad evidenze storiche e giuridiche, rifuggendo dagli slogan. 
Pur nella sua brevità, il libretto offre, nella prima parte dovuta a Crainz, una ricostruzione storica del clima politico e del dibattito costituzionale del 1948. Si scopre, o si riscopre, che gli schieramenti allora erano ben diversi da adesso sia riguardo ai principi generali, che riguardo alle forme istituzionali. E si scopre che anche all'interno del medesimo schieramento politico l'orientamento muta col mutare degli eventi. La DC di de Gasperi che aveva strenuamente voluto pesi e contrappesi istituzionali (come la Suprema Corte e le regioni) ne rallenterà la realizzazione per decenni dopo la vittoria elettorale del 148 e la conquista dell'egemonia. 
E si scopre (o si riscopre) anche che il PCI di Togliatti di fatto considerava il bicameralismo un inutile orpello atto a rallentare la realizzazione della volontà popolare.
Ma farà bene a tutti leggere che allora "si ricercavano i punti di contatto per rifondare la Nazione" (La Pira) e "si costruiva la comunità, ponendo la democrazia come sostanza del nuovo stato" (Dossetti).   
Nella seconda parte del libro si entra nel merito dell'articolato. Il testo si conclude, quasi a specchio con il testo presentato qualche giorno fa (Loro diranno, noi diciamo ) proponendo un capitolo, intitolato appunto: "le critiche dei fautori del No e le risposte dei fautori del SI".
Da leggere, comunque, per rafforzare le proprie idee o per metterle in crisi; comunque per affrontare il quesito referendario al di là degli slogan. 

mercoledì 19 ottobre 2016

Instant book sul referendum,1



Loro diranno, noi diciamo







G. Zagrebelsky con f. Pallante - Loro diranno, noi diciamo - Vademecum sulle riforme istituzionali . ed Laterza. € 10 (in rete €8,50)


Che al prossimo referendum costituzionale gli elettori nel loro complesso vadano a votare con cognizione di causa, entrando nel merito e soppesando attentamente le conseguenze di una scelta o dell'altra è speranza vana.
E ciò per diversi ordini di motivi. 
Innanzitutto la complessità della materia. Sono stati infatti cambiati, in tutto o in parte, 47 articoli della seconda parte della Costituzione (mi ostino a scrivere il termine con la maisuscola..). In alcuni di essi le modifiche sono semplici, facilmente comprensibili come la cancellazione del CNEL,  il secondo argomento in ordine di importanza tra gli slogan del risparmio. (Storia, funzioni e costi del CNEL in questo link).
In altri articoli, però le modifiche sono molto più complesse e cariche di conseguenze; si pensi ad esempio all'art. 70, riguardante le funzioni del Senato.
Ma oltre alle difficoltà di lettura e di comprensione della complessa materia giocano altri fattori esterni, come la personalizzazione renziana del significato del voto, che immediatamente crea le tifoserie favorevoli o contrarie. 
Il referendum viene da molti visto come scorciatoia per la cacciata di Renzi o per il redde rationem all'interno del PD. 
A poco possono servire i dibattiti televisivi. Se si pensa ad esempio al confronto Renzi vs Zagrebelsky, tra gli spettatori ognuno è rimasto della propria opinione: chi si lascia stupire dalla dialettica renziana e dagli slogan da una parte, chi tenta un ragionamento nel merito ed è sinceramente preoccupato delle conseguenze, dall'altra, Renzi o non Renzi.
Chi volesse aprire uno sguardo più approfondito proprio sui rischi del cambiamento per il cambiamento troverà nel testo presentato oggi ampia materia di riflessione e un serio contraddittorio alla propaganda che vuole nella riforma un semplice snellimento di procedure o un'occasione di risparmio (e chi non le vuole!).
Ma soprattutto, attraverso l'analisi della concomitante legge elettorale (Italicum) e del suo iter parlamentare troverà materia di riflessione contro la vulgata che vuole far passare l'idea che si sta cambiando solo il sistema di funzionamento dello Stato e non, pur se in modo indiretto, i principi fondamentali riportati nella prima parte. E' proprio questo, invece, il focus del libro: la Costituzione non è intoccabile, a parte i principi fondamentali che regolano la convivenza civile, ma le modifiche apportate alla seconda parte depotenziano fortemente il valore della prima parte, poichè sottraggono sovranità al popolo. Mettono, infatti, la Repubblica nelle mani di una oligarchia, inamovibile, con buona pace di Scalfari,  e non controbilanciata adeguatamente dagli altri poteri dello Stato, senza alcuna possibilità da parte degli esclusi di reggere il salutare conflitto per la democrazia. (vedi qui)
Scrive Zagrebelsky: 
"dov'è svanita oggi la sovranità, che l'art. 1 della Costituzione pone al popolo e che l'art.11 autorizza a limitare, precisandone però le condizioni?" 
"E' superfluo ripetere che per molteplici ragioni il popolo sovrano è stato spodestato..."  
E più avanti: "ora la riforma non è altro che la codificazione di questa perdita di sovranità". 
 "La Costituzione è espressione della sovranità, se manca la sovranità non c'è Costituzione". 
Chi vuole salvarsi dalla spirale dell'emotività e degli slogan non deve fare altro che leggere questo agile libro o altri, anche a favore della riforma, che presenteremo nei prossimi giorni. Ma soprattutto andare ai dibattiti in contraddittorio con le persone fisiche, gli esperti presenti sul posto, a cui sottoporre domande e dubbi. Sempre che questi dibattiti sia consentito organizzarli.. 


giovedì 21 aprile 2016

Margherita Asta: Sola con te in un futuro aprile


Riina Junior, Padova e altro ancora





..Stasera, dopo aver parlato con quell'avvocato che mi ha accolta come una sorella, ho capito che sono rimasta viva anche per raccontare la storia di mia madre e dei miei fratelli e che in questo modo posso dare un senso alla loro morte. Mi ha fatto capire che posso smettere di essere una vittima per diventare una testimone contro la mafia... 

Queste, tra le tante,  sono parole di Margherita Asta, tratte dal suo libro, scritto a quattro mani con Michela Gargiulo: "Sola con te in un futuro aprile"- Fandango libri.
Margherita nel 1985 ha solo undici anni. In quel lontano 2 aprile,  non sopportando di arrivare in ritardo a scuola a causa dei capricci dei fratellini chiama la mamma di una compagna per farsi  accompagnare a scuola da lei. Dopo alcuni minuti dalla sua partenza, riesce ad uscire da casa anche la mamma di Margherita, Barbara Rizzo, con i due  gemellini Giuseppe e Salvatore. 


Alla prima curva l'auto della giovane mamma viene sorpassata da quella blindata del giudice Carlo Palermo. In quel momento un'auto posteggiata sul ciglio della strada viene fatta esplodere con 100 chili di tritolo. L'auto di Barbara Rizzo fa da scudo a quella del giudice, che esce traumatizzato ma sostanzialmente illeso dall'attentato. Dell'altra auto e degli occupanti non rimarrà nulla se non miseri frammenti e una macchia rossa su un muro. 
"Papà è sangue nostro quello?" domanderà Margherita bambina al padre, quando si troverà a ripassare sul luogo dell'attentato. 

Nel libro, Margherita ci ha messo l'anima e i ricordi, Michela la penna, entrambe la passione civile. Così la vicenda personale e familiare di Margherita si intreccia con la storia della mafia; c'è praticamente tutta la storia d'Italia negli ultimi trentanni...
Non sono un critico  e non mi azzardo a cercare pregi o difetti di tipo  strettamente letterario, posso solo affermare con sicurezza che il volume si legge tutto d'un fiato: è appassionante sia per chi a quelle vicende ha assistito negli anni della giovinezza e poi della maturità, sia per chi ne ha conoscenza solo indiretta, perché nato dopo. Da consigliare come testo di educazione civica nelle scuole: c'è la storia, ci sono gli eroi famosi, ma anche oscuri della legalità, c'è una grande lezione di coerenza, di passione, di lotta civile. 
Sono orgoglioso di avere portato Margherita e Michela a Padova proprio nei giorni della squallida performance di
Vespa che duetta con Riina junior. Vengo a sapere oggi che il libro del mafioso sarà presentato anche in una libreria di Padova. E' appena il caso di ricordare che Riina senior è stato definitivamente condannato come mandante della strage di Pizzolungo, proprio quella che ha rubato la famiglia e l'infanzia a Margherita... 

Articoli correlati:
Margherita e Michela all'istituto Scalcerle

Impastato sull'intervista a Riina J.


lunedì 11 aprile 2016

Margherita Asta e Michela Gargiulo a Padova






Ma quello è sangue nostro?


















Se la società va in una direzione la scuola  ha il dovere di andare dall'altra (A. Solero)




Negli stessi giorni in cui  Bruno Vespa ospitava nel suo osceno salotto il figlio di Totò Riina, condannato nel 2004 anche come mandante della strage di Pizzolungo, l’Associazione Storia e Vita, oltre a Giovanni Impastato ( vedi qui ) ospitava presso l’Istituto Scalcerle di Padova Margherita Asta, figlia di Barbara Rizzo e sorella di Giuseppe e Salvatore Asta.


Margherita in quel tragico 2 aprile del  1985, non tollerando i ritardi e i capricci dei fratellini Giuseppe e Salvatore, decide di farsi accompagnare a scuola dalla madre di un’amica: alla prima ora ha una verifica importante e non può tardare. La madre Barbara esce qualche minuto dopo con i due gemellini. Ad una curva viene sorpassata da un’auto blindata, su cui viaggia il giudice Carlo Palermo. In quel preciso istante una terza auto, parcheggiata sul ciglio destro della strada esplode, facendo scomparire nel nulla i corpi di tre vittime innocenti. Il giudice Palermo esce quasi illeso dall'attentato: si era dovuto sedere a sinistra dell’auto blindata, perché lo sportello di destra, dove era abituato a salire, in quei giorni aveva la sicura bloccata e non c’erano i mezzi per ripararla.   

Questo è l’inizio della storia che Margherita Asta, splendida siciliana che vive adesso a Parma, racconta nel suo libro, intitolato “Sola con te in un futuro aprile”, assieme alla giornalista free lance  Michela Gargiulo.

Margherita lo ha scritto per tenere uniti i cocci della sua vita, Michela ha aggiunto di suo una lucida ricostruzione storica e giudiziaria delle vicende legate alle inchieste del giudice Palermo partite da Trento e approdate in Sicilia.

 Il dramma umano del giudice Palermo, sopravvissuto alla strage e mai ripresosi si intreccia nel libro, che si legge con commozione e tutto d’un fiato, alle vicende di Margherita e della sua famiglia.
Apprezzatissima Margherita da una platea fittissima di studenti, che avevano scelto volontariamente la sua conferenza, durante un giorno di sospensione delle lezioni ordinarie. Commozione, domande, empatia e una grande umanità che dopo quattro ore di incontro nessuno avrebbe voluto interrompere.

Apprezzata moltissimo anche Michela Gargiulo, per la sua lucida e avvincente ricostruzione delle vicende della mafia siciliana e dell’Italia di questi ultimi trentanni. Una vera lezione di giornalismo, agli antipodi di un Vespa, da sempre lacchè di ogni potere e adesso divenuto anche, consapevolmente o meno, megafono della mafia.

Paolo Menallo e T. Rescio

Per approfondire

lunedì 16 febbraio 2015

Con la musica




Una musica  per ogni situazione e per ogni patologia..





La musica è la voce di tutta l'umanità, di qualsiasi tempo e luogo. Alla sua presenza noi siamo uno. (Charles Gray, attore)




Da ragazzo (appellativo che una volta si riferiva ai 15-ventenni, perchè poi arrivava la laurea, il lavoro o l'emigrazione e il matrimonio), l'unica occasione per "contatti ravvicinati" erano le feste di compleanno alle quali partecipavano intere "comitive" (gruppi non virtuali, che si frequentavano quotidianamente).
L'unico problema erano i regali, fonte di grande disagio per le disastrate finanze di tutti. Ma c'era un tipo che aveva risolto, almeno al 50%,  il problema: essendo poeta, compositore e strimpellatore di piano, alle feste delle ragazze si presentava con una piccola pergamena contenente dei versi di circostanza o, se sapeva della presenza in casa di un piano, con una piccola melodia, scritta da lui o mutuata dalla musica corrente, molto pertinente al carattere della festeggiata, e che eseguiva seduta stante con improbabili armonizzazioni. 
Il successo, suo, era assicurato con grande invidia degli altri, che forzatamente avevano sborsato qualcosa.  
Nel tempo era cresciuta una piccola colonna sonora che accompagnava ogni ricorrenza, sottolineava il clima della serata (pardon del pomeriggio)  e caratterizzava la fortunata destinataria dell'invenzione. Il tutto a costo zero...

E' la stessa operazione che compie l'autore del libro di oggi, suggerendo ascolti, storie, aneddoti, annotazioni critiche e confronto di esecuzioni, pensati per ogni circostanza della vita quotidiana e per una lunga serie di ...fobie.
Un modo soft per accostare anche il più recalcitrante ascoltatore di musica colta. 
La classica, infatti,  viene accostata al jazz, alla musica popolare, alla musica colta e leggera contemporanea, con un affascinante e creativo mix, che tende a dimostrare l'assunto finale: la musica, quella di qualità, è una sola, basta evitare la spazzatura che esiste oggi e che esistita in ogni secolo. 
 Ma la chicca finale, per restare in tema di risparmio è il fantastico sito dell'editrice Sellerio, guida all'ascolto, che mette a disposizione gratuitamente tutte le musiche citate e descritte nel testo: un'enciclopedia della musica dalle origini ai giorni nostri, di tutto rispetto. 



mercoledì 24 settembre 2014

I libri di Beppino Englaro

Eluana. La libertà e la vita
"Se non posso essere quello che sono adesso, preferisco morire." Eluana Englaro aveva vent'anni quando ha pronunciato queste parole di fronte alla tragedia di un suo caro amico in coma. L'anno successivo, il 18 gennaio 1992, Eluana resta vittima di un gravissimo incidente stradale. La rianimazione la strappa alla morte, ma le restituisce una vita "assolutamente priva di senso e dignità" e dal 1994 è in stato vegetativo permanente: stabile e senza alcuna variazione. Quando si sono resi conto dell'irreversibilità della sua condizione, Beppino Englaro e la moglie si sono battuti perché venisse rispettata la volontà della figlia, sempre con discrezione e senza proclami, prendendo sulle proprie spalle il dolore di molti altri genitori che, come loro, una sorte avversa ha costretto a chiedere quello che mai un padre o una madre chiederebbero. Da quando poi la Corte d'appello di Milano, il 9 luglio 2008, ha autorizzato il padre-tutore a disporre l'interruzione del trattamento di alimentazione artificiale, l'esplosione dei dibattiti e dei ricorsi ha trasformato la vicenda di Eluana in un caso mediatico senza precedenti. Oggi, Beppino Englaro, insieme a Elena Nave, racconta con semplicità e passione la storia di questa lunga battaglia, facendo chiarezza sui miti pseudoscientifici utilizzati per disorientare l'opinione pubblica e spiegando una realtà che potrebbe cadere addosso a chiunque e che non può lasciare indifferente nessuno.


La Vita senza limiti.
La morte di Eluana in uno Stato di diritto 

Nessuna famiglia dovrà patire 
quello che abbiamo subìto. 
Io posso solo continuare a 
battermi per una legge che 
rispetti la persona, che non dia 
ad altri se non a lei stessa il diritto 
di decidere del proprio corpo. 

Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro moriva. Ci sono voluti 6233 giorni perché il padre potesse liberarla e dirle addio; diciassette anni di vita sospesa fra la vita e la morte, durante i quali Beppino Englaro ha lasciato il suo lavoro e si è immerso nelle carte. Ha studiato codici e regolamenti, ha partecipato a convegni e incontrato politici, giuristi e teologi, nel tentativo di capire come dar voce alla figlia e far rispettare la sua volontà percorrendo sempre la strada della legalità. I suoi sono stati anni senza tregua, senza pause, senza possibilità di fuga o di riparo dalla violenza di una vita artificiale imposta a Eluana da uno Stato etico, che può arrivare a privare delle libertà fondamentali i suoi stessi cittadini. In questo libro l'autore rievoca i ricordi e le lettere di sua figlia e ripercorre gli ultimi mesi della vita di lei anche attraverso la propria storia di uomo riservato, costretto dagli eventi a farsi portavoce di un popolo silenzioso che ogni giorno, negli ospedali, si pone domande semplici e aspetta risposte umane, e viene invece abbandonato dalla politica in un limbo di sofferenza. Una battaglia in cui Englaro è tuttora impegnato perché la libertà di cura sia un valore collettivo, perché la legge rispetti l'individuo e non dia a altri se non a lui stesso il diritto di decidere della propria salute.

Fonte: libreriarizzoli.corriere.it

giovedì 12 giugno 2014

Io, partigiana




una splendida novantenne. 






Giovane staffetta partigiana nella repubblica dell'Ossola, militante politica nel movimento cattolico, nella Sinistra, nel movimento femminista; studiosa, giornalista, donna di grande carattere, di viva intelligenza, di profonda umanità; più volte proposta per la nomina a senatrice a vitaLidia Menapace sarà a Padova per presentare il suo ultimo libro " Io, partigiana": un testo vivo, semplice, sincero, adatto ad ogni lettore, di qualsiasi età e cultura.




sabato 24 maggio 2014

Oltre confine, serata di presentazione a Rubano


Oltre confine, oltre ogni aspettativa






Lunedì scorso a Rubano serata d'eccezione con Euglent Plaku, per la
presentazione del libro "Oltre confine". Un pubblico numeroso e attento, rimasto senza parole durante tutto l'incontro, condotto attraverso la lettura di brani estratti dal libro e domande sulle diverse tematiche alle quali l'autore ha dato risposte concise, ma intense
Il pubblico, poi, ha contribuito attivamente alla buona riuscita dell'evento,  con interventi appassionati e profondi.

A condurre la serata due presentatori, Remo Breda e Valentina Visentin, che per modestia si definiscono improvvisati, ma che hanno fatto meglio di consumati professionisti, per la limpidezza degli interventi e la partecipazione  emotiva che hanno saputo trasmettere al pubblico.


Attraverso le domande sono state chiarite alcune questioni riguardanti la scrittura del libro; è stato spiegato, ad esempio, perché la storia si ferma con l'arrivo in Italia di Euglent da regolare. Non c'è il seguito, perché, come ha detto l'autore, il libro è sì autobiografico, ma vuole essere anche il paradigma di tutte le storie di immigrati senza volto che sono arrivati e continuano ad arrivare in Europa attraverso l'Italia.

Toccante e significativa la testimonianza di Euglent sull'atteggiamento 
degli italiani nei suoi confronti: "Roma e Milano non mi hanno mai tradito". Quando era costretto a mendicare ai semafori, molti, senza tante parole, lo hanno sfamato.
Una signora ungherese, tra il pubblico, ha confermato di avere una grande stima degli italiani, che l'hanno accolta e aiutata.
Sarà, ma entrambi sono chiari di pelle, sarà questo? o sarà che sono passati più di 10 anni dal loro arrivo e la crisi,  alimentata dai razzisti 
nostrani, lucratori di voti, ha dato i suoi frutti più biechi?

Tornando al libro non si può dire altro che i fatti parlano da soli, lo stile asciutto e sobrio, cronachistico e quasi burocratico, mette in evidenza la progressiva discesa agli inferi del protagonista e soprattutto il faro, la luce che gli ha evitato di perdersi: i valori etici trasmessi dalla famiglia.

Per chi ha voglia di saperne di più ecco di seguito alcuni estratti,
utilizzati durante la serata per evidenziare i vari aspetti delle vicende
narrate. Per ottenere una copia del libro, scrivere a paolomenallo@libero.it

POVERTA’
[1A] Il periodo più duro era l’inverno. Non avevamo di che scaldarci e coprirci. Pioveva spesso e il tetto della casa non sempre riusciva a ripararci completamente. Non avevamo né televisione, né radio, né lavatrice anche perché non sempre c’era l’energia elettrica. Non esisteva nemmeno l’acqua in casa e neppure il dentifricio per lavarsi i denti.
Ci furono giorni nei quali non si mangiava nulla: io e i miei fratelli chiedevamo alla mamma da mangiare, e lei, nascondendo le lacrime, rispondeva sempre: “Andate a giocare e tornate a casa presto!”

[1B] Entrai in casa in uno stato pietoso, tutto infreddolito con le dita delle mani e dei piedi congelate e che mi facevano un male insopportabile. Mia madre rientrata in anticipo dal lavoro a causa del maltempo, appena mi vide, corse verso di me preoccupata. Piangeva per la rabbia. Voleva fare di più per noi, ma non ne aveva le possibilità. Mi scaldò con il suo corpo e il calore del cuore. Più tardi mi ripresi, a quel punto mi addormentai sotto la coperta piena di toppe.

VALORI
[2A] “Mamma, tra mille difficoltà tu e papà siete riusciti a crescere me e i miei fratelli. Con pazienza e amore ci avete educato e trasmesso valori con delle radici profonde. Solo per queste due ragioni non meriti di soffrire e vedere un figlio emigrare. Il mio destino purtroppo è questo. Ti ho portato nel cuore tutti i giorni che ero lontano e sempre lo farò. In molti momenti ho trovato rifugio in te. Nei paesi dove emigriamo non sempre ci vedono come esseri umani con dei sentimenti: “siamo clandestini”. Cara mamma il tuo dolore e le tue lacrime sono per me uno stimolo in più per realizzare i miei sogni. Un giorno, spero che il mondo intero possa capire che dietro ogni emigrante c’è il cuore sofferente di una madre che sul ciglio della strada aspetta il ritorno del proprio figlio”.

[2B] Un giorno, al ritorno dai campi con il bestiame, noto papà che mi guarda sorridendo e scuote la testa. Mi volto guardandomi alle spalle se c’è qualcun altro oltre a me. Sono completamente solo.
“Si può sapere perché sorridi?” chiedo passandogli a fianco.
“Te l’avevo detto, sprechi solo del tempo con la tua voglia di andare in Italia! Alla fine torni sempre da me a fare quello che sai fare bene quando non brontoli. Sei un buon pastore!”

VITA AI SEMAFORI
[3A] Al mattino presto lasciamo il parco alla ricerca di semafori con molto traffico. Prima di uscire in strada mi strappano i vestiti, sporcandoli il più possibile. Mi avvicino al semaforo con vergogna e con la dignità infranta. Ci vogliono un paio d’ore prima di fare il primo giro in mezzo alle auto. Allungo il braccio e porto il palmo della mano semichiuso all’altezza del finestrino: dal disagio, mentre cammino, sento sotto i piedi il terreno sollevarsi. A distanza Alfi m’incita a gesti di continuare e di insistere: lo mando a quel paese. Provo con un secondo giro velocemente a testa bassa, ma nessun finestrino si apre. Spero tanto e desidero che in quel momento passi un’auto della polizia, e che in qualche modo si accorgano di me. Desiderio che non si avvera.
Passo la giornata a quel maledetto semaforo senza mangiare! Ogni volta che scatta il rosso, parto per elemosinare. Passando in mezzo alle auto, un finestrino si apre. Solo dai gesti capisco cosa mi chiede la signora: non ha capito cosa io facessi lì.
“Che cosa vuole?” chiede. Ci penso un po’ mentre cerco di mettere assieme due parole: “Soldi per mangiare!”
La signora incredula prende la borsetta, estrae il portafoglio e mi appoggia sulla mano mille lire (0,52 €). Sono i primi soldi ricevuti in Italia! Ringrazio mentre esco in direzione del marciapiede, con testa bassa e tutto rosso in viso. La frase “soldi per mangiare” funziona! A fine giornata, verso le nove di sera, mi ritrovo incredibilmente le tasche piene di monete. Non mangio da due giorni, ma non ho il coraggio di muovermi dal semaforo.
Ad un tratto sento un fischio provenire da una notevole distanza: è Alfi che con un gesto della mano m’invita a raggiungerlo. Passo a lui i soldi di carta, dopodiché entro in una pizzeria al taglio e compro della pizza che consumo voracemente camminando.
“Hai visto, facile no?” dice con un sorriso stampato. Non rispondo, non ne vale la pena. Dentro mi sento vuoto, e arrabbiato.


sabato 10 maggio 2014

Oltre confine, di Euglent Plaku



E. Plaku

Quando eravamo
la terra promessa








Doppia presentazione, il 19 maggio, per il libro di Euglent Plaku, "oltre confine", appassionante racconto di un'esperienza di vita fuori dal comune: 

  •  alle 18 alla libreria Feltrinelli, sotto l'occhio severo del critico letterario e maestro di scrittura, Angelo Ferrarini;
  • alle 21, all'Auditorium dell'Assunta di Rubano, con la presentazione dell'amico e "complice" Remo Breda, che metterà in luce i risvolti umani delle vicende narrate. Partecipa alla serata la giornalista Valentina Visentin.




martedì 6 maggio 2014

Oltre confine



Oltre Confine








Superato il rammarico per il mancato incontro con il maresciallo Rapisarda, l'associazione Storia e Vita propone a Rubano un eccezionale evento: l'incontro con Euglent Plaku, autore del volume Oltre Confine.
Lunedì 19 maggio alle ore 21 presso l'Auditorium dell'Assunta a Rubano.


L'incontro è in continuità con la serie di proiezioni dedicate all'intercultura e alle problematiche dell'immigrazione, realizzate dall'amministrazione  comunale di Rubano.



Il libro narra la storia di un ragazzo clandestino in cerca di un mondo migliore, in un primo tempo in terra greca, poi finalmente in Italia. Il protagonista affronta una decina di viaggi disperati dove la parola “sopravvivere” diventa un unico e inevitabile imperativo categorico.
Esistono persone che inventano storie ed altri che le vivono. Questo libro trasuda esperienza di vita e lascia poco all'immaginazione.
“La storia che ha commosso il Paese”, così l’hanno definita molti giornalisti, TV e riviste, è finalmente diventata un romanzo. 

Il protagonista è un ragazzo di 11 anni che frequenta la scuola quando nel suo paese, isolato dalla dittatura comunista, si inizia a percepire “aria di trasformazione”. Passati tre anni, il ragazzo, che è nato e cresciuto in una famiglia molto povera, dopo esser stato rifiutato dalla scuola per ufficiali della Polizia, deluso da un sistema corrotto, decide di cercare la fortuna nei paesi confinanti in Grecia e in Italia.

Ha inizio così la dolorosa odissea che nel corso della storia diventa sempre più un interminabile viaggio della speranza. Inizialmente in direzione Grecia, misurata a piedi; poi l’approdo in Italia conquistata nascosto in un camion, grazie a quello stesso gommone o quella dimenticata “pancia” di un traghetto di cui forse si è troppo parlato e di cui tutti ci siamo purtroppo tristemente assuefatti.
Egli è pronto a tutto pur di raggiungere il Paese che ha sempre sognato. I viaggi lo metteranno a dura prova, sia dal punto di vista fisico che psicologico… Il tempo non riuscirà a sanare le ferite emotive, e le cicatrici lasceranno un indelebile traccia. Scoprirà, ancora adolescente, un mondo crudele, fatto di inganno, umiliazione e schiavitù quando, una volta raggiunta l’Italia, verrà costretto con la forza a chiedere l’elemosina per le strade di Milano e Roma e a dormire negli angoli dimenticati delle città.

La forza di volontà e il carattere saranno le sue uniche spinte per la sopravvivenza. Diventerà ribelle e temerario per chiunque lo minacci e si scoprirà “angelo custode” per quei poveri ragazzi che sono costretti come lui a lavorare in strada.

Sogni infranti, indifferenza, minacce e violenza lo piegheranno negli anni senza mai farlo cadere, fino a quando riuscirà a realizzare il sogno che sembrava irrealizzabile: essere visibile nel paese Comunitario.

Sono tre gli anni di vita trascorsi tra viaggi disperati e paura di non farcela, raccontati con rabbia da chi alla vita si è aggrappato con le unghie, nella speranza di alleviare un peso, un ricordo, che poteva far più male della stessa realtà. Tre anni per trasformare un 14enne in un uomo che non ha mai voluto mollare!

Così l'autore riassume la storia di questo libro, semplice e complesso, candido e sconvolgente, nato quando il tumulto dell'esperienza trascorsa si è placato e i ricordi sono diventati maturi per essere condivisi: 
"Nel 2003 mi era stato proposto di scrivere questa storia, ma non ero pronto, poiché i ricordi erano troppo forti.
Esce una notizia ANSA e poco dopo Famiglia Cristiana mi contatta per una lunga intervista da inserire nella rubrica “Il Personaggio”.
Dopo "Buona Domenica" su canale 5, la mia storia di ex clandestino albanese approda a "I fatti vostri" su Raidue, a Rai 2 educational, al programma “Un mondo a colori”, a Rai radio Uno SportLandia e su media e tv locali italiani ed albanesi.
Il mio desiderio è che il forte messaggio che questo testo trasmette arrivi ai giovani."  Euglent Plaku 

martedì 22 aprile 2014

tsipras chi?



Movimentismo 





o scoutismo?








Fonte: piovono rane, di Alessandro Gilioli

Che cosa ha reso Alexis Tsipras il nuovo leader riconosciuto della sinistra europea, che secondo tutti i sondaggi porterà a Bruxelles una settantina di eurodeputati, diventando la terza forza continentale dopo Socialisti e Popolari? E come ha fatto questo ingegnere civile dall’eloquio pacato ma trascinante a diventare in pochi anni il politico più popolare della Grecia, accreditato di una possibile vittoria alle prossime elezioni del suo Paese?
A gettare un po’ di luce sul personaggio è un nuovo libro-inchiesta di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena, giornalisti entrambi, il primo di ‘Repubblica’ e il secondo di ‘Micromega’: si intitola ‘Tsipras chi?’ ed è appena uscito per l’editore Alegre (125 pagine, 12 euro).
La prima risposta alle domande di cui sopra, quella che viene spontanea dopo la lettura del libro, è semplice: Tsipras ha cambiato tutto.
E prima di tutto ha cambiato i linguaggi e le pratiche della sua stessa area di provenienza politica, la sinistra radicale: anche in Grecia, come da noi, dominata per decenni da politici novecenteschi, autoreferenziali, rissosi e sostanzialmente dimentichi della missione di fondo che credevano di interpretare, cioè lavorare ogni giorno per una ripartizione meno spaventosamente iniqua delle ricchezze e dei redditi.

Alexis Tsipras, classe 1974, inizia il suo percorso politico giovanile proprio al fianco delle “mummie” della sinistra greca: nel Kke, il partito comunista ortodosso, già stalinista e comunque ancorato al marxismo-leninismo. Ma è un eretico e un movimentista, sicché se ne distacca presto per passare a una formazione nuova nella galassia della sinistra locale, il Synaspismós, dove pure rappresenta l’ala più anticonformista e innovativa.
Nel 2001 cerca di venire in Italia, per il G8 di Genova, ma con i suoi compagni viene bloccato ad Ancona dalle nostre forze dell’ordine e rispedito ad Atene. Si rifarà due anni dopo, organizzando le proteste di piazza contro il Consiglio Europeo di Salonicco, che rappresentano un po’ l’atto di nascita della nuova sinistra in Grecia.
È così che nel 2006 Tsipras si lancia come candidato sindaco di Atene con una lista, Città aperta, che tenta di raccogliere le diverse anime della sinistra radicale in città: raccoglie un risultato record, oltre il 10 per cento, andando ogni giorno nei mercati e nei quartieri lontani dal centro a parlare di povertà, welfare, precarietà giovanile, ambiente, diritti delle donne.
È l’inizio di un percorso che lo porterà in pochi anni a rifondare tutta la sinistra greca, che come frazionismo e litigiosità non aveva nulla da invidiare alla nostra.
Puntando su obiettivi concreti, su diritti di base sempre più negati ai suoi connazionali, Tsipras riesce dal 2010 a fondere in Syriza le componenti più diverse, dai vetero-maoisti ai riformisti, dai neokeynesiani agli altermondialisti, dagli ecologisti ai trotskisti, giù giù fino al mondo dei movimenti e dell’associazionismo di base, perfino del nuovo mutualismo con cui nel suo Paese si cerca di far fronte alla crisi. Il tutto sulla base di un principio semplice ma dirompente: le ricette imposte dalla Troika servono solo ad aumentare la forbice sociale, a creare una piccola classe di super privilegiati e un’immensa classe di nuovi poveri.
La realtà, purtroppo, dà ragione a Tsipras, memorandum dopo memorandum. In Grecia la classe media scompare o quasi, chiudono le scuole, gli ospedali mandano via chi sta male, gli ex colletti bianchi cercano cibo nei bidoni della spazzatura. Che cosa contano, di fronte a una realtà del genere, le vecchie identità ideologiche, le contrapposizioni personalistiche o di gruppo, i litigi che affondano le loro radici nelle dispute del secolo scorso? Niente – e Tsipras lo sa. Così come sa che in politica non vale più solo quello che dici, ma anche quello che sei, cioè le tue pratiche personali: neanche i detrattori più accesi, ad esempio, ne mettono in dubbio l’onestà personale. E, al contrario di tanti altri leader politici della sinistra, Tsipras vive in una zona popolare e multietnica, non in un palazzo del centro storico.
Questo tuttavia non basta, naturalmente, così come non basta la lotta contro la Troika. Ecco perché Tsipras fa di Syriza il primo partito che mette sul medesimo piano i diritti sociali e quelli civili: quindi nel suo programma ci sono allo stesso modo l’istruzione pubblica e il matrimonio gay, il controllo statale della banche e la depenalizzazione delle droghe, il salario sociale e la laicità dello Stato, la patrimoniale e il taglio delle spese militari, la tassazione delle rendite finanziarie e l’antirazzismo.
Ma, aldilà dei programmi, è soprattutto una ‘rivoluzione cognitiva’ quella che Tsipras ha portato nella sinistra greca, cioè una rivoluzione di atteggiamento: rendendola un soggetto con ideali forti ma pragmatico, finalmente emancipato dal vecchio tic per cui «a sinistra ci si sentiva meglio nel perdere gloriosamente che nel vincere», come sintetizza l’intellettuale greco Costa Douzinas. Anche con imprudenza, se necessario: ad esempio scontrandosi con gli apparati del vecchio sindacato, rappresentativi ormai solo dei garantiti (sempre meno) e non della crescente marea di precari e disoccupati. O provando a rivolgersi anche a un elettorato tradizionalmente non di sinistra, come quello dei commercianti: pure loro impoveriti dalla crisi e soprattutto sempre più costretti a versare mazzette a questo o a quel politico di Nuova Democrazia e del Pasok.
Insomma: apertura mentale, movimentismo, innovazione, coraggio, utopia bilanciata dal pragmatismo. Questo è lo Tsipras che ci racconta il libro di Pucciarelli e Russo Spena, che peraltro non ci nascondono le ombre e le difficoltà, ma soprattutto le incognite per il futuro: se davvero Syriza dovesse vincere alle prossime elezioni greche, sarebbe pronto per governare? E avrebbe il fiato per contrapporsi nel Palazzo ai poteri forti interni ed esterni che oggi contesta in piazza? Ma soprattutto, terrebbe o no la miracolosa unità della sinistra costruita dal suo leader?
Tutte domande che riguardano la Grecia e il suo difficile futuro. A noi, in Italia, per il momento, resta solo una certa invidia per quello che Tsipras e i suoi hanno fatto finora – e che qui dobbiamo ancora iniziare a fare.
Vedi anche: Le risposte di Tsipras
              I candidati Tsipras in Italia
             un'altra Europa possibile

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