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domenica 21 maggio 2017

Oltre i confini, le immagini

Si dipana il filo rosso che lega gli orrori delle frontiere dell'Europa

Reception

La dirigente scolastica


Il pubblico 

Maurizio, Oscar, Daria, Paolo, Hossain, Soro




Oscar e Daria

Hossain, poco prima dell'applauso che ha chiuso l'intervento
La mostra resta aperta al pubblico tutti i pomeriggi dalle 16.30 alle 18.30 sino al 26 maggio. 

giovedì 18 maggio 2017

Una scelta di speranza






Una scelta di speranza
Fonte: associazionestoriaevita
Chi fosse interessato ad una proiezione pubblica del docufilm può mettersi in contatto con l'Associazione: associazionestoriaevita2015@gmail.com


A contorno della mostra fotografica "Oltre i confini" l'associazione Storia e Vita ha promosso la proiezione del docufilm "Una scelta di speranza" del regista Alberto Still, girato all'interno di un centro di  accoglienza occupato.

Questa opera preannuncia emozioni forti per le scene uniche che lo caratterizzano, ma offre uno spaccato della realtà della nostra città che non può essere ignorato.
La storia vera, oggetto del libro “Come sono diventato vedente non vedente, vita da orfani” di Florence K. è affrontata e documentata in questo docu-film girato dal regista Padovano con esperienza internazionale Alberto Still.
Al centro del documentario, il percorso di vita di un ragazzo Eritreo che, rifiutando la beneficenza di stato, compie tutti gli sforzi di studio e di lavoro per inserirsi in Italia fino a crearsi una famiglia.
Approdato in Italia dopo essere rimasto orfano, Sahle, eritreo di vent'anni, dati i costi di alloggio scopre l'impossibilità di arrivare a fine mese con i pochi soldi guadagnati. Da qui inizia il racconto Una Scelta di Speranza, che rivela gli sforzi di integrazione necessari a integrarsi di un profugo volenteroso e onesto, che decide di andare a vivere in un centro di accoglienza senza acqua corrente e senza riscaldamento, per riuscire a far quadrare i conti.
Il docu-film è sviluppato in tecnica mista con riprese di reportage, ricostruzioni in docu-fiction e interviste.
Le interviste con opinioni e testimonianze, sono rafforzate dagli episodi testimoniati direttamente dalla macchina da presa, in prima persona. Il regista vive a contatto diretto e racconta la situazione sul campo anche con l'ausilio di telecamere nascoste per trasmettere immagini che catapultano lo spettatore direttamente nel viaggio di una realtà quotidiana forte e disillusa dove la speranza combatte e vince contro la disperazione.
Con testi originali in inglese e italiano, il documentario apre uno squarcio su una realtà scomoda che molta politica sembra avere caparbiamente rimosso. Il fotografo e l'autrice hanno seguito sistematicamente in lungo e in largo il percorso di un volonteroso immigrato determinato a integrarsi in Italia. Ne risulta una mappatura di sforzi, vissuti e luoghi abbandonati all'incuria e affidati agli sforzi volontari e di speranza, dei singoli individui.
Immagini non celebrative che offrono riflessioni e confronti tra le contraddizioni di una casa occupata, infangata in uno stato insalubre e disumano, a pochi metri da alberghi di lusso e da quartieri fieristici.
Riflessioni che vanno a insistere sugli sforzi necessari per integrarsi, al di là della ricerca di immagini di impatto giornalistico e al di là della retorica religiosa, del fondamentalismo islamico della spettacolarizzazione della guerra.
Alberto Still è entrato all'interno del centro d'accoglienza, girando immagini di un microcosmo scioccante al paragone dei proclami politici in Europa e nel mondo.
Le immagini sono esclusive, partendo dal presupposto che il regista è l'unico fotografo e professionista dei media che è riuscito a entrare, con l'approvazione degli ospiti rifugiati, e filmare all'interno della casa occupata.
Le foto testimoniano meticolosamente esterni e interni di questi edifici e le diversità degli stili di vita dei rifugiati, in violenta contraddizione col destino opposto dei colossi economici che li circondano a pochi metri.
Da un lato del marciapiede, grattaceli e immobili di pregio, perfettamente tenuti e funzionati, che ospitano alberghi di lusso, fiere, cliniche di chirurgia estetica e redazioni. Dall'altro lato del marciapiede, un edificio abbandonato e in completa rovina.
Merito di questo documento visivo è anche l'avere fermato nelle immagini, prima dell'oblio, la storia e le vite in un luogo che ha segnato l'esistenza di persone in fuga dalla disperazione.
Un documentario pertanto tragicamente prezioso, che raccoglie le uniche immagini mai girate in un centro di accoglienza occupato (per la precisione, nella città di Padova), prima dello sgombero.
Il film e' stato finanziato dalla Fondazione Studi Bressan, da sempre impegnata nella promozione sociale a Padova, con corsi di formazione per adulti. Molte scene sono state riprese a Padova, da Prato della Valle alla scuola Petrarca.
Nella colonna sonora del film, tra le arie interpretate, insieme al tema principale FOSSILS, del maestro KYLE PRESTON di Seattle - Washington, anche la canzone d'amore PRETEND AND WALK OUTSIDE, scritta e interpretata da KRACKATOA, compositore Britannico trasferitosi in Nuova Zelanda.
Al termine della proiezione, il regista incontrerà gli alunni della classe terza dell'Istituto Tartini assieme ad alcuni giovani migranti che racconteranno in modo semplice e diretto la propria esperienza.

lunedì 15 maggio 2017

Oltre i confini


A quegli occhi, a quelle urla non ti abitui mai.








Fonte: associazionestoriaevita.blogspot.com


La nostra associazione sarà protagonista a metà mese di un'importante iniziativa presso la scuola Tartini di Padova. 
Con la collaborazione della Cooperativa Città so.la.re. allestiremo una mostra fotografica con i lavori di Francesco Malavolta, un fotoreporter, che da anni lavora per documentare i drammi dell'emigrazione, dei salvataggi in mare, dei respingimenti ai confini orientali d'Europa. 

Come narra egli stesso in numerose interviste, il suo lavoro iniziò venti anni fa a Brindisi, quando arrivarono in massa decine di migliaia di albanesi. E' proseguito poi in molti luoghi al centro di drammi umanitari: l'ultimo, quello, dei salvataggi e delle morti quotidiane nel mediterraneo centrale. 


Un lavoro che potrebbe ormai essere routine, ma che tale per lui non è mai diventato: Francesco osserva gli occhi prima di scattare e in quegli occhi legge una storia, che va colta, valorizzata, raccontata e fatta conoscere. 

D'altra parte, sostiene: "a quegli occhi, a quelle urla, non ti abitui e non ti devi mai abituare". Forse un breve viaggetto d'istruzione insieme a lui potrebbe insegnare molto a chi straparla di ONG e  di interessi occulti su cui Malavolta per primo vorrebbe che fosse fatta chiarezza al più presto. In questo link le sue parole

Le sue foto, protagoniste di quattro mostre organizzate dai comuni padovani che aderiscono allo SPRAR,  da maggio e sino a fine anno saranno al centro di  iniziative didattiche e culturali degli istituti padovani, primo tra tutti il comprensivo Tartini.

  

domenica 27 novembre 2016

La grande musica a Rubano




Messiah, 1


"Ascoltando un’aria di Bach si è portati a scoprire Dio in se stessi, ascoltandone una di Händel ci si guarda intorno per cercare dove Dio possa essere in questo mondo da Lui creato."





Fonte: Storiaevita.blogspot.it



Si apre con il grande concerto del 3 dicembre, l'insieme delle manifestazioni natalizie del comune di Rubano,  che come ogni anno vede impegnati i volontari della solidarietà sociale, quel bene inestimabile che rende unita una comunità, anzi che dà ad un insieme di persone, altrimenti accomunate solo dalla residenza anagrafica, il volto e l'anima della comunità. 



La nostra associazione ha dato alla manifestazione di quest'anno il contributo che le è più proprio, quello di impronta culturale. Così, grazie alla eccezionale opera di formazione e di insegnamento dei maestri Gubert e Zambello, al lavoro gratuito e alla passione dei musicisti del coro e dell'orchestra della Società Musicale, offriamo alla cittadinanza di Rubano questa produzione musicale, segno impareggiabile del Natale che si avvicina. 
Messiah è l'oratorio  händeliano  più conosciuto ed eseguito nel corso dei secoli. Composto in modo febbrile in soli ventiquattro giorni nell'estate del 1741, fu eseguito a Dublino nell'aprile del 1742 in occasione della Pasqua. Da allora conobbe diversi rimaneggiamenti per mano dello stesso Handel, poi di Mozart e di molti esecutori che devono adattarla alle diverse contingenze e ai diversi luoghi.
Messiah è un oratorio particolare, perchè presenta la "storia" in forma narrativa senza l'impianto drammatico tradizionale di quel genere, con personaggi e dialoghi. 
L'oratorio händeliano è invece un susseguirsi di versetti tratti dal Vecchio e dal Nuovo Testamento (Lettere ai Romani, ai Corinzi, agli Ebrei, Apocalisse di Giovanni e, Vangeli di Luca, Giovanni e Matteo).
Il lavoro händeliano è suddiviso in 3 parti di cui la sera del 3 dicembre ascolteremo un'ampia selezione; l'opera completa, infatti, durerebbe più di 3 ore! 
La prima parte tratta della nascita di Cristo e della realizzazione delle antiche profezie che annunciano la venuta del Messia per redimere l’umanità.
La seconda parte medita sul compimento della redenzione dai peccati attraverso la Passione e la Resurrezione di Cristo.
La terza parte, infine, esalta la vittoria finale di Cristo che ha sconfitto la morte. Questa struttura tripartita conferisce a Messiah un carattere in alcuni tratti intimistico e meditativo, in altri solenne e celebrativo. L'oratorio prevede l'impiego di quattro voci soliste  (soprano, alto, tenore e basso) di un'orchestra con oboi, fagotto e trombe accanto ai consueti archi e basso continuo, e di un coro a quattro e cinque parti. 
Ma la storia della genesi di Messiah è molto interessante perchè può illuminare di una  luce nuova un compositore altrimenti conosciuto esclusivamente per il suo lavoro di corte. 

In un pomeriggio d'agosto del 1741, Händel tornato a casa da una camminata lunga e faticosa, e poi vedremo perchè, trovò che un poeta, con il quale aveva già collaborato, Charles Jennens, gli aveva lasciato un manoscritto. Quel libretto citava largamente le Scritture, in particolare le parole di Isaia che predicevano la nascita di Gesù Cristo e ne descrivevano il ministero, la crocifissione e la risurrezione. L’opera doveva essere un oratorio.  Händel lesse con molta apprensione il testo. Nelle prossime pagine vedremo perchè...

domenica 30 ottobre 2016

Concerti d'Ottobre a Rubano

Dal Dixieland al jazz raffinato e colto di Ermanno M. Signorelli
E, come intermezzo, il salotto dell'800 italiano.


Fonte: associazionestoriaevita.blogspot.com



Quando si organizzano attività culturali o musicali di un certo livello il successo quantitativo tra gli spettatori è una conquista  sempre aleatoria. Così è successo che le prime due manifestazioni della rassegna dei Concerti d'Ottobre, abbiano avuto un successo enorme nel gradimento del pubblico, che però ha partecipato in misura minore del previsto. Un motivo in più non per desistere, ma per insistere: organizzare eventi culturali e in particolare concerti di musica "colta" non è infatti come organizzare feste della birra, sagre, mercatini o improbabili rievocazioni in costume. L'andamento è sempre altalenante, poiché la cultura e ancor di più la musica non sono una priorità per il grande pubblico. Così accanto a serate con le sale stracolme abbiamo avuto anche serate con poche decine di spettatori. Intanto vale la pena di andare avanti per chi viene e ritorna a casa divertito ed arricchito. Ma vale la pena anche perché... qualcuno deve pur farlo, se non si vuole perdere quel barlume di civiltà e di cultura che ancora ci rimane. Per altro chi è venuto, la maggior parte delle volte, ha potuto testimoniare a chi non ha fatto il piccolo sforzo di uscire da casa l'entità della perdita subita.
Un ringraziamento particolare, infine, va al pubblico sin qui intervenuto, caloroso, attento e competente. Ritengo un successo, quindi, anche una telefonata di una spettatrice, che ha espresso una garbata critica riguardo all'amplificazione e ai conseguenti problemi sonori del primo concerto.
  

Il ciclo dei concerti d'Ottobre si concluderà venerdì 4 novembre, con il jazz raffinato, intimistico e colto del trio Signorelli, Barbieri, Lion.

Rubano, Auditorium dell'Assunta - Via Palù 2

La Mestrino Dixieland Jass Band

Il basso Maurizio Franceschetti, che riempie i cuori e la scena


Il maestro Rossetto, impeccabile accompagnatore e interprete



Marco Martinello, tutt'uno con il suo inseparabile violino


In primo piano Omar Francescato, con la fisarmonica che ha i ruoli di un'intera orchestra

La formazione al completo: da sx Rossetto, Franceschetti,  Martinello, Francescato 

lunedì 17 ottobre 2016

Alle origini del jazz


Di qua e di là dell'Oceano.
Dal ragtime, il dixieland e il blues americani dei primi decenni del secolo scorso allo swing italiano del primo dopo guerra






"Quando non sai cos'è, allora è jazz!" venne detto a Max Tooney, nella famosa scena de "La leggenda del pianista sull'oceano". Espressione attuale anche adesso quando sotto il termine di jazz si nascondono esperienze, risonanze, echi, tradizioni, modi di suonare, espressività e progetti tra i più disparati.  
Nel concerto di venerdì 21 ottobre a Rubano la band di Mestrino  fissa un determinato periodo della storia in continua evoluzione del jazz e propone un insolito confronto tra la musica che si suonava nei primi decenni del secolo scorso in America, come venivano detti allora gli Stati Uniti, e la musica italiana nel periodo tra le due Guerre Mondiali.
In "America" questa nuova, stranissima musica prende le mosse dal grande sconvolgimento sociale causato dalla Guerra di Secessione e dalla liberazione del popolo nero dalla schiavitù. Da questo sconvolgimento nasce il genere musicale detto “New Orleans”, praticato da musicisti neri o creoli. Questa grande città, alla fine dell’800 al centro di una tumultuosa espansione economica, offre ai neri, musicisti d'istinto,  un'ottima occasione per ottenere ingaggi in festeggiamenti, funerali, marce, intrattenimento in bordelli, saloon, sale da ballo e durante gli otto giorni del carnevale, lì conosciuto come Mardi gras
Con il termine “Dixieland”, invece, si suole definire il particolare modo di suonare lo stile New Orleans da parte dei musicisti bianchi.
Entrambi gli approcci discendono direttamente dal variegato mondo musicale della fine dell’800. Qui ai worksongs, tradizionali canti degli schiavi neri, e al Ragtime di matrice dotta, si affianca il nascente Blues, simbolo della riconquistata libertà dei neri che cercano di crearsi una nuova identità. Tutto confluisce nella frenetica attività di New Orleans, vero punto di incontro commerciale e sociale dove bianchi, neri e creoli, americani e immigrati francesi, spagnoli, italiani danno luogo ad una continua atmosfera di festa.
Ma un banale episodio, avvenuto nella New Orleans del 1917, genera la diffusione di questa fantastica, e fantasiosa, musica nel resto degli States. Infatti, all'entrata in guerra degli Stati Uniti, la flotta è alla fonda nel porto di New Orleans; il frequente verificarsi di incidenti, risse e accoltellamenti tra i marinai e gli avventori degli innumerevoli locali, più o meno equivoci nel quartiere a luci rosse detto Storyville, porta alla drastica chiusura dello stesso su ordine del comandante militare della piazza. Si chiudono così i luoghi dove i musicisti potevano esibirsi e non resta loro che risalire lungo il Mississippi verso tutte le metropoli americane. Qui il modo di suonare si affina e nel contempo arrivano le nuove forme di diffusione del suono come i dischi in gommalacca e la radio. Le minuscole orchestrine dei locali di intrattenimento divengono vere orchestre che scatenano la febbre del ballo con quel ritmo sincopato conosciuto come “Swing”.
Poco dopo, la Grande Crisi del ’29 investe anche il mondo dei musicisti, ed è così che alcuni di loro, in precedenza emigrati in America, tornano in Italia portando con sé la verve dell’innovativo modo di fare musica.
E in Italia come si suona in quel periodo?
L’Italia paga lo scotto della giovane età. Il Regno d’Italia, da poco unito sotto un’unica bandiera, è in fase di formazione sia sociale che culturale e pertanto musicale. Il vanto della “nazione italiana”, entità che preesisteva all'unificazione sabauda, era proprio il patrimonio musicale che attraversava la penisola con i grandi nomi della musica. Ma appunto perché grandi non consentivano il sorgere e lo svilupparsi della canzone popolare, relegata alle attività rurali o di intrattenimento popolare. Unica eccezione la canzone napoletana che, già a partire dal 1825, vanta una prima edizione di Passatempi musicali, raccolta di canzoni popolari, e nel 1839 vara il concorso canoro di Piedigrotta, funzionale, ovviamente, alla stampa e alla diffusione delle canzonette. Ricordi, Curci e Carisch, storiche case editrici attive fin dall’800, cominceranno solo agli albori del ‘900 a pubblicare canzoni di musica cosiddetta “leggera”.

Nel primo dopoguerra il contatto con l’America, inizialmente connotato solo dalla emigrazione forzata verso quei paesi, si riveste anche di valenze musicali: la musica che imperversa negli Stati Uniti giunge in Italia e si forma nei musicisti locali quel nuovo modo di suonare sincopato e moderno che viene conosciuto come “swing italiano”, dove eccellenti musicisti come Pippo Barzizza, Enzo Ceragioli, Gorni Kramer e molti altri si cimentano con nuove armonie e improvvisazioni che nulla hanno ad invidiare, per gusto e capacità tecnica, ai più numerosi colleghi d’oltre oceano.
Fonte: associazionestoriaevita.blogspot.com

domenica 10 aprile 2016

Riina a porta a porta, le reazioni



Io appartengo ad una famiglia di origine mafiosa...




Queste parole introducono o comunque ricorrono negli interventi che Giovanni Impastato da quasi venti anni si prodiga si offrire al pubblico di tutta l'Italia. 
Anch'io l'ho sentito evocare le sue origini seguendolo nei tre appuntamenti organizzati per conto dell' Associazione Storia e Vita nei due giorni scorsi. Ma ogni volta, con il pubblico adulto di Rubano, con gli studenti dell'Einaudi o con quelli della consulta padovana, il suo discorso è stato variato, ha toccato mille temi diversi, ma con un unico leit-motiv: le catene che ti tengono legato alle tue origini, culturali, geografiche e familiari, anche se la tua famiglia è di mafiosi, si possono spezzare. Peppino Impastato per primo, Giovanni e la madre Felicia lo hanno fatto, chi a costo della vita, chi con un supremo impegno politico, personale e culturale. Ed ho avuto anche la fortuna di assistere alla genesi e all'inoltro della lettera sdegnata scritta al direttore della RAI e pubblicata oggi da Repubblica. La offro anche ai visitatori di questo blog con l'impegno di approfondire successivamente  implicazioni e dettagli che Giovanni Impastato qui non esprime.  

Caro direttore generale della RAI, come lei certamente sa, mio fratello, Peppino Impastato, è stato barbaramente ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978. Dopo il film I cento passi di Marco Tullio Giordana, due anni fa sono stato coinvolto da Matteo levi della casa di produzione "11 Marzo Film", nel progetto di una pellicola che avrebbe dovuto raccontare il coraggio di mia madre, Felicia Bartolotta, che, con fierezza e tenacia, si é battuta contro tutto e tuttiper ottenere verità e giustizia.
Il film, dedicato a mia madre, è stato realizzato  ed è stato prodotto da una delle reti che stanno sotto la sua direzione, RAI 1, la stessa che nella trasmissione "posrta a porta" ha messo in nda l'intervista del figlio di Totò Riina. Questo figlio, che a differenza di Peppino, di mia madre e di tutta la nostra famiglia, non rinnega un padre mafioso, anzi lo difende e nega ogni condanna pronunciata contro di lui.
Tutti conoscono, compreso lei, la storia del criminale al quale sono state imputate diverse stragi e le uccisioni di molti padri e figli innocenti. Ritengo inconcepibile che sia stato permesso di dare spazio a questa persona senza pensare alle conseguenze di un messaggio diseducativo soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. Una messa in onda lontana anni luce dal "dovere di cronaca" e che può ricondursi piuttosto ad un'operazione di basso livello editoriale per l'uscita di un libro che non merita di essere promosso e tanto meno dalla nostra TV pubblica.
Non penso- come sostiene Bruno Vespa- che sia questo il modo di conoscere o studiare il fenomeno. ma è piuttosto un modo per far crescere l'audience al costo di calpestare la dignità di molte persone- come noi- che hanno pagato un prezzo altissimo con il sacrificio dei propri cari. Npn si può giocare con il sangue delle nostre vittime cercando forzatamente lo scoop e destando la curiosità del pubblico con operazioni di cattivo gusto sino a mitizzare il mafioso. 
Le confesso di essere molto in difficoltà, dopo quello che è successo, nell'accogliere con entusiasmo il film su mia madre, pur rispettando il lavoro e il valore del regista Gianfranco Albano, degli sceneggiatori Monica Zappelli e Diego De Silva e di una straordinaria interprete come Lunetta Savino. E le confesso anche che, tanto è stato il mio sconcerto in queste ore, che ho pensato ad una diffida alla sua azienda a trasmettere il film. Ma non permettere al pubblico di conoscere la storia di mia madre sarebbe come darla vinta ad una informazione malata di protagonismo che, pur di affermarsi, è pronta anche a calpestare il dolore dei parenti di tante vittime innocenti.
Le storie di mia madre, di Peppino, di tutti noi e di tanti altri, comrpesi quei figli delle mafie che hanno fatto la scelta coraggiosa di rinnegare il loro stessi padri (una fra tutte Rita Atria),  meritano di essere raccontate. Siamo noi la linfa di questo paese e, finchè vivremo, lotteremo per sconfiggere il potere mafioso, a dispetto di questi indegni spettacoli che i media ci offrono.
Giovanni Impastato

Il parere di Saviano

martedì 12 gennaio 2016

L'ILVA a Limena



Taranto quartiere Tamburi


Teatro civile

Domenica 17 alle 18 al Teatro Falcone-Borsellino di Limena, una interessante pièce teatrale sull'ILVA di Taranto, problema locale, che ha assunto dimensioni nazionali, mettendo a nudo la lacerante contraddizione tra lavoro e salute.   

Solo i gesti, i volti, le voci di attori possono riuscire a raccontare il sangue di una città ferita e divisa, oltre l’informazione.


Siamo nello stabilimento più grande d’Europa, l’Ilva. Siamo in uno dei tanti reparti giganteschi della fabbrica, Acciaieria 1 reparto RH. Qui l’acciaio fuso transita per raggiungere il reparto della colata e gli operai sono chiamati a controllare la qualità della miscela. La temperatura è di 1600 gradi centigradi.

Due operai sul posto di lavoro. Il primo è un veterano, venti anni di servizio alle spalle e un carattere prepotente, di chi si è lavorato la vita ai fianchi e il poco che ha lo difende coi denti, compreso il suo piccolo desiderio: fuggire da Taranto, coi suoi figli, per non tornarci più. Il secondo è una matricola, un giovane di venticinque anni appena assunto nello stabilimento.  I due potrebbero essere padre e figlio.
In questo stabilimento dal 1962 ci sono generazioni di operai che si avvicendano, si confrontano, si scontrano e si uniscono. I padri hanno fatto posto ai figli e ai nipoti senza che nulla sia intervenuto a modificare questo flusso di forza lavoro. Si sono tramandati saperi ed esperienze così come usi e abusi, leggi tacite e modi di fare. Sembra che in questo scenario nulla sia destinato a mutare, che i figli erediteranno fatica e privilegi dei padri. Ma è davvero così?
Nuova drammaturgia, teatro civile… etichette possibili per una urgenza che non vuole essere chiusa o bollata con un’etichetta, ma vuole essere un prendere parola, restituire un sentimento di dolore e di impotenza insieme, condividendolo con una città e non solo, come solo il teatro può fare. 


lunedì 26 ottobre 2015

Buona settimana


Ermanno Signorelli e Ornella Serafini in concerto a Rubano






"Dove tutti urlano non c'è voce che basti per farsi sentire; nella valle silenziosa un usignolo è concerto." (E. M. Signorelli)

Venerdì 30 ottobre Ermanno Signorelli sarà in  concerto a Rubano. Conosciutissimo e apprezzato dal pubblico specialistico e dalla critica nazionale e  internazionale, Signorelli si presenta questa volta ad un pubblico nuovo, variegato, fatto di amanti del jazz e non solo. La sua musica, semplice, ma profonda e originale saprà sicuramente conquistare anche un pubblico diverso.
Per avere un'idea di cosa si andrà ad ascoltare venerdì ecco due esempi il primo tratto da un lavoro discografico del 2003, il secondo da una performance dal vivo al festival internazionale del jazz "Trieste love jazz" 2013.
E proprio a Trieste, durante l'edizione 2015 del festival, lo scorso luglio ha presentato, con Ornella Serafini, il progetto che venerdì andrà in scena a Rubano.
Con le poche note che seguono, semplici e profonde, un augurio di una settimana serena.






"3" dal Festival internazionale Trieste love jazz 2013

"Grande gioco di accenti e spostamenti ritmici poche note, andrebbe fatto ascoltare nei programmi didattici delle scuole di musica" (da un commento su youtube)

domenica 11 ottobre 2015

Concerti d'ottobre: Tra tango, canzone napoletana e jazz

Venerdì 16 ottobre ha inizio la serie di concerti organizzata dall'Associazione Storia e Vita, con il patrocinio del Comune di Rubano e soprattutto con il contributo di una nutrita serie di conosciuti musicisti professionisti. 


La scelta, quest'anno, è caduta su musiche di ascolto immediato, ma colte e raffinate nello stesso tempo. Si inizia, quindi, con il tango argentino, con le sue varianti e i suoi precursori, dal vivo, con musica, parole e danza. Clicca qui per il programma


Seguirà, il 23 ottobre, la prima assoluta per il pubblico dello spettacolo di canzoni napoletane, ideato e animato da Rosella Caporale, Stefania e Valentina Todesco. La performance si é trasformata recentemente in un CD, edito da Velut Luna.  

Il 30 ottobre concluderanno la trilogia Ermanno Maria Signorelli, chitarra, e Ornella Serafini, voice, con il progetto già presentato nel luglio scorso al Trieste Loves Jazz 2015


Lo spettacolo è una metafora dell'avventura della vita sulla terra: la sua origine dal brodo primordiale, la curiosità inarrestabile e felice dell'infanzia, l'età della saggezza e oltre...
Dice Ornella di Ermanno Signorelli: "La sua musica incide emozioni nel cuore. Ascoltandola mi é venuta voglia di cantarla..." 


La manifestazione ha l'obiettivo di finanziare le restanti attività culturali dell'Associazione per l'intera stagione 2015-2016. 
Dopo i concerti il primo appuntamento sarà con Antonia Arslan, per la celebrazione del centenario del genocidio degli Armeni.



venerdì 25 settembre 2015

La fiera delle parole, Padova 2015



Questo articolo è dedicato agli amici non padovani, perchè sappiano che Padova non è solo bitonci, ma é ancora cultura, interscambio, apertura al mondo, tradizione, innovazione ed  efficienza organizzativa.
DAL 6 ALL’11 OTTOBRE TORNA A PADOVA LA FIERA DELLE PAROLE: 170 EVENTI IN 5 GIORNI PER LA NONA EDIZIONE DEL FESTIVAL LETTERARIO PIÙ ATTESO DEL VENETO

Cinque giorni di totale coinvolgimento dei cittadini padovani e non solo, che desiderano immergersi in un’atmosfera culturale frizzante, nei luoghi più suggestivi della città.

Dal salone trecentesco di Palazzo della Ragione alle sale di Palazzo Moroni; dalle prestigiose sale del Palazzo dei Vescovi – sede del Museo Diocesano, alla prestigiosa Sala della Carità, per l’occasione visitabile gratuitamente, al Caffè Pedrocchi.  E ancora le scuole, le piazze e le librerie, che partecipano al festival sempre con grande entusiasmo e spirito collaborativo.

La manifestazione, ideata e diretta da Bruna Coscia, è curata da Cuore di carta con il patrocinio del Comune di Padova. Una collaborazione che ancora una volta consente alla città di essere per cinque giorni la “Capitale della Cultura”, favorendo lo scambio tra gli appassionati e le più note figure del panorama culturale contemporaneo.

Un festival letterario di alto livello, ma anche uno spazio aperto e vivace capace di scoprire e lanciare i giovani talenti e le piccole case editrici che, nonostante le difficoltà, continuano a proporre ai lettori opere di grande pregio e valore.

Una manifestazione ideata per gli appassionati di letteratura, ma che sa coinvolgere tutta la città in una “grande festa dei libri e della cultura” aperta a tutti, attesa anche da chi si lascia semplicemente entusiasmare dalla bellezza della musica, del teatro, della scienza e della filosofia.

Alcune anticipazioni: 

INAUGURAZIONE
Ad inaugurare la Fiera delle Parole sarà Roberto Vecchioni, il 6 ottobre al Teatro Verdi. Ormai di
 casa a Padova, ospite stimato della kermesse da diversi anni, il grande cantautore si esibirà in un concerto di “parole e musica” in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto.

EVENTI A PALAZZO DELLA RAGIONE
Il Palazzo della Ragione, con i suoi spazi unici al mondo, anche quest’anno farà da cornice ai grandi eventi in programma nelle giornate successive all’inaugurazione.

Sandro Veronesi (vincitore nel 2006 del Premio Strega con “Caos Calmo”) porterà in scena il reading tratto dal suo nuovo romanzo “Terre Rare”. Lo psicanalista e noto volto televisivo, Massimo Recalcati indagherà i diversi volti della maternità, tema del suo ultimo libro “Le mani della madre”. Lo storico Paolo Mieli, con la sua consueta competenza e passione, presenterà il libro “L’arma della memoria” e il teologo Vito Mancuso rifletterà sul senso della vita, esplorato nel suo ultimo lavoro “Questa vita. Conoscerla, nutrirla, proteggerla”.

Tornano alla Fiera delle Parole anche la scrittrice Dacia Maraini, il filosofo e matematico Giulio Giorello e il geologo e divulgatore scientifico, amatissimo dal pubblico, Mario Tozzi.

Il giornalista, scrittore e autore televisivo Michele Serra ha scelto la Fiera delle Parole per presentare in anteprima nazionale il suo ultimo romanzo “Ognuno potrebbe”.

Ospiti del festival anche l’ex-magistrato di Mani Pulite Gherardo Colombo impegnato in un dialogo con il direttore di Rai Radio 3 Marino
Sinibaldi, Valerio Massimo Manfredi che condurrà il pubblico in un viaggio tra “Le meraviglie del mondo antico”; il giornalista Corrado Augias che racconterà “Le ultime diciotto ore di Gesù” e Umberto Ambrosoli con il suo libro “Coraggio”.

Tra i nuovi ospiti della Fiera delle Parole la giornalista e conduttrice televisiva Concita De
Gregorio che presenterà il romanzo “Mi sa che fuori è primavera” con Umberto Curi (con il nuovo libro “ La porta stretta. Come diventare maggiorenni”). Antonia Arslan continuerà a
parlare della sua amata Armenia con il libro che chiude la trilogia “Il rumore delle perle di legno”, mentre lo scrittore dei best seller Marco Buticchi racconterà il suo “Il segno dell’Aquila”.

Per la prima volta alla Fiera delle Parole anche lo scrittore ed ex-magistrato Gianrico Carofiglio con il suo ultimo libro “Con parole precise. Breviario di scrittura civile”, lo scrittore Maurizio Maggiani che, dopo alcuni anni di pausa, pubblica il nuovo attesissimo libro “Il romanzo della Nazione” e Mauro Corona con il libro “Il bosco racconta”.


Grande serata conclusiva al Palazzo della Ragione, domenica 11 ottobre, tutta dedicata
alla passione per i libri e la letteratura, con gli amici Lella Costa, Sergio Staino e il nuovo e attesissimo ospite Neri Marcorè. 

PREMI LETTERARI
Confermando la propria vocazione a promuovere la letteratura di qualità, anche quest’anno la Fiera delle Parole ospita gli scrittori protagonisti dei più prestigiosi premi letterari italiani.

Parteciperanno al festival: Marco Balzano, vincitore del Premio Campiello (“L’ultimo arrivato”); Nicola Lagioia, vincitore del Premio Strega (“La ferocia”) e Sara Rattaro, vincitrice del Premio Bancarella (Niente è come te).

Poi ancora: Antonio Scurati, secondo classificato al Premio Campiello con “Il tempo migliore della nostra vita”; Carmen Pellegrino, finalista del Premio Campiello e sorpresa letteraria dell’anno con il suo “Cade la terra” e Mauro Covacich, finalista del Premio Strega con “La sposa”.

OSPITI STRANIERI
Attribuendo da sempre un ruolo importante alla letteratura straniera, la Fiera delle Parole intensifica quest’anno la presenza internazionale proponendo ospiti di altissimo profilo, quali: David Machado, nato a Lisbona nel 1978, vincitore nel 2005 del Prix Branquinho da Fonseca, che alla Fiera delle Parole presenterà “Indice medio di felicità” con la partecipazione di Alessio Arena; Eshkol Nevo, scrittore israeliano vincitore nel 2005 del Book Publisher's Association's Golden Book Prize, che presenterà “Soli e Perduti”; Ricardo Menéndez Salmón, scrittore e giornalista spagnolo, che parlerà del suo ultimo romanzo “Bambini nel tempo” in anteprima italiana.

PAROLE, TEATRO E MUSICA
Parole, teatro e musica, un accordo perfetto che non smette mai di incantare e che trova alla Fiera delle Parole uno spazio dedicato alla parola cantata e recitata, sempre fonte di intense emozioni.
Tra gli appuntamenti da non perdere: il concerto di Roberto Vecchioni al Teatro Verdi che inaugurerà la 9° edizione del festival; la rappresentazione “Il canto del cigno” (di Cechov) a cura di Enrico Marino e Anita Santone; l’incontro con il cantautore Gualtiero Bertelli; lo spettacolo “L’annegato più bello del mondo” (di Gabriel Garcia Marquez) con Giancarlo Previati e i Coristi per caso; lo spettacolo del critico musicale Ezio Guaitamacchi che presenterà anche il libro “La storia del Rock” e le monografie su John Lennon e Jimmy Hendrix; lo spettacolo musicale “La strage dei congiuntivi” di Davide Zilli e Massimo Roscia; l’incontro con Renzo Alessi, autore dell’antologia completa su tutta all’opera di Bob Dylan e l’incontro con Salvatore Coccoluto tutto dedicato alla vita di Mia Martini; il reading di Filippo Martinez tratto dall’ultimo lavoro “Cammellini che entrano ed escono dalle orecchie” e accompagnato dalle chitarre de I Tremo; il concerto di Beppe Giampà “Della fatal quiete” che ha musicato i poeti dell’Ottocento e ovviamente l’incontro con il grande cantautore italiano Francesco Guccini.

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