venerdì 12 giugno 2015

Il re é nudo


Gli implacabili dati numerici dell'istituto Cattaneo








Che dopo le elezioni tutti sostenessero di avere vinto o di non avere perso era cosa scontata e assai prevedibile. L'enorme diminuzione di voti, invece,  ha colpito tutti: ci sono perdite consistenti e vistose anche per i supposti vincitori della lega, che al centro prendono il posto della destra neofascista e al nord si portano a casa una piccola parte del bottino del defunto cavaliere, mentre parte dei voti grillini ritornano al legittimo proprietario, nonostante parte della campagna elettorale sia stata rivolta al loro mantenimento. Fa eccezione il Veneto, dove ha stravinto la lista del presidente, sì proprio quello che non vedeva, non sentiva, non sapeva ai tempi del consocio Galan. Qualcuno dovrebbe spiegarmi perchè la parte del "mona" che più propriamente spetterebbe ad un veneto doc, come Zaia, viene invece assegnata dai media e dall'opinione pubblica al sinora incolpevole Marino. Misteri della logica non cartesiana. 
Nessuno, comunque,  che al momento prenda atto della grande fuga e si interroghi: Renzi va per la sua strada verso l'abisso in cui rischia di trascinare tutta l'Italia dopo aver travolto il suo stesso partito, i pentastellati, duri e puri attendono il momento di notorietà massima pregustando, anche se perdente,  il duello al secondo turno tra i due titani della politica contemporanea (Renzi-Di Battista o Renzi-Di Maio); la sinistra tentenna, aspettando il miracolo greco-ispanico; Matteo due sparge benzina sul fuoco, fedele al principio che un buon capro espiatorio (rom e migranti) vale quasi quanto una soluzione.

Venendo alle tabelle, la 1 mostra come la lega abbia fagocitato i voti berlusconiani in libera uscita.

La 2 e la 3 spiegano quanto abbiano perso in termini assoluti e percentuali il PD e il M5S, che, entrambi, hanno avuto il loro record al ribasso nel Veneto.
Non si accampi, per il PD, la presenza delle liste del presidente, perchè quasi ovunque, tranne che nel Veneto, hanno tutte avuto risultati infinitesimali.



La tabella 4 prende atto del tracollo in picchiata di Forza Italia, mentre la 5 fotografa lo stato attuale della lotta per la successione. Per inciso, il segno meno dinnanzi al dato veneto é dovuto all'enorme successo della lista del presidente (il mona per non pagare il dazio) che qui ha avuto un successo enorme rispetto alle parallele liste del presidente i cui risultati, in altre regioni, sono praticamente trascurabili.


mercoledì 10 giugno 2015

Controcorrente: quando i musi neri eravamo noi



"Venite qua a rubarci i posti di lavoro", quando l'insegnante o il carabiniere qua non lo voleva fare nessuno. "Da voi le lauree le regalano", quando ancora non si potevano comprare in Albania. "Siori o poareti, ti te parli co tuti" o il più raffinato e infinitamente più subdolo: "Ma tu non sembri proprio un siciliano".
Quando i negri (o più amabilmente i musi neri) eravamo noi, avrebbe potuto titolare Gianantonio Stella. Noi siciliani, o genericamente meridionali, questo ci sentivamo dire, a mezza voce, quarant'anni fa, appena approdati nella Serenissima. Erano atteggiamenti totalmente minoritari, nascosti tra le pieghe di una generale disponibilità sorridente e cortese, ma intransigente nel parlarti in lingua veneta, siciliano o tedesco che tu fossi. Chi ne era portatore un po' se ne vergognava perchè comunque sapeva di esprimere sentimenti indicibili e di far parte di una minoranza. 
Piuttosto la vera, forte discriminazione era quella politica e ideologica: inammissibile nella Gran Pretagna di allora leggere o portare sottobraccio giornali eversivi, come l'Unità; il Manifesto non arrivava neanche. 
A questo vena sottilissima di razzismo in nuce, faceva da contraltare una grande generosità, gentilezza, cortesia, educazione, ordine e pulizia che, abituati al caos e ad una significativa dose di prevaricazioni e mafiosità da cui eravamo fuggiti, ci compensavano ampiamente delle ingiurie a mezza voce. Se poi anche tu avevi una grande capacità di lavorare, come capita spesso anche ai meridionali, soprattutto all'estero, l'integrazione diveniva automatica e le mezze voci si facevano sempre più flebili.
Poi venne qualcuno che quelle mezze voci le rivitalizzò per calcolo politico, per ricerca di consenso, facilitato dalla nuova ondata, questa volta di albanesi, rumeni, marocchini. Anche questi ultimi arrivati facevano i lavori che nessun italiano, del nord o del sud che sia, non voleva più fare: badante, manovale nell'edilizia, magazziniere, camionista, operaio in fonderia o in conceria. Adesso che anche gli albanesi e i rumeni non sono più il pericolo numero uno e magari parlano un colorito dialetto veneto, il pericolo dell'invasione é dato da duemila poveracci, questa volta finalmente neri a tutti gli effetti, sopravvissuti al proprio dittatore, ai libici e poi al mare. 
Siamo finalmente una grande nazione: abbiamo anche noi i musi neri, a quando il primo processo sommario e la prima impiccagione? 
Intanto alleniamoci bruciando e spianando qualche campo rom.

lunedì 8 giugno 2015

Controcorrente



Lo smemorato di Varese






Dare ragione a Renzi è dura, ma per una volta come dargli torto? presentarsi in Europa per chiedere solidarietà e condivisione, quando si sa che in Italia non si vuol più sentir parlare di solidarietà interna, sarebbe veramente arduo. Ancora più difficile dare ragione all'Alfano, il cui strabismo si accentuò a suo tempo, giungendo a fargli vedere in Ruby la nipote di Moubarak e in una bambina di sei anni una pericolosa terrorista da espellere. L'enologo, poi,  che scambia il numero degli stranieri residenti col numero dei richiedenti asilo sarebbe patetico se non si sapesse quanto ama il prosecco. E comunque farebbe meglio a nominare un consulente che gli spiegasse i dati reali:



Del cagnolino Totti non val la pena neanche di accennare. Ma spulciando tra le cronache parlamentari, abbastanza recenti, è agevole trovare chicche di questo genere:  


"Signor Presidente, la drammatica crisi che ha sconvolto i Paesi del nord Africa sinora ha spinto sulle coste italiane, in poco più di due mesi, oltre 22 mila cittadini extracomunitari contro i soli 25 dello stesso periodo dello scorso anno. È un fenomeno di straordinarie proporzioni, un’emergenza umanitaria, sia per la quantità degli arrivi, che per l’intensità con cui si sono susseguiti. Basti considerare che, lo scorso anno, i dati che ho citato,riferiti ai primi tre mesi, dicono, appunto, di un numero esiguo rispetto al fenomeno che si sta oggi verificando. Un fenomeno che il Governo ha compreso dall'insorgere della crisi del Magreb tanto da dichiarare immediatamente lo stato di emergenza umanitaria sul territorio nazionale. Questa decisione ci ha consentito, con la nomina del prefetto Caruso a commissario del Governo, di pianificare da subito una serie di interventi per garantire, non solo l’accoglienza degli immigrati, in maggior parte clandestini, ma anche la sicurezza dei cittadini italiani.

L’unità di crisi del Viminale, che segue l’emergenza umanitaria ventiquattrore su ventiquattro, ha messo a punto nei giorni scorsi quel piano di completa evacuazione degli immigrati da Lampedusa che, oggi, il Presidente del Consiglio ha illustrato proprio a Lampedusa. Dall'inizio della crisi sono già stati trasferiti da Lampedusa, nei centri del Ministero dell’interno, oltre 13 mila immigrati. A tutti è stata assicurata assistenza umanitaria e sanitaria, oltre che la possibilità di richiedere la protezione internazionale. Per quanto riguarda il coinvolgimento delle regioni, tra poco incontrerò i rappresentanti delle regioni, delle province e dei comuni. Ho proposto loro un piano per la distribuzione equa, in tutte le regioni, con la sola esclusione dell’Abruzzo per i soliti motivi, dei rifugiati, con un criterio molto semplice, ossia in base al numero degli abitanti, alla popolazione. Sentirò oggi le regioni e mi auguro che vi sia quella solidarietà di tutte le regioni che è stata invocata, da ultimo, dal Presidente della Repubblica.

Intervento del Ministro Maroni in Parlamento: 30 marzo 2011. Fonte Ministero dell'Interno.




I dati reali della ripartizione regionale dei profughi, fonte Ministero dell'interno: I dati completi 


giovedì 4 giugno 2015

Controcorrente, compiti a casa




La scuola di classe






Non vorrei essere nei panni di un alunno d'oggi della scuola elementare o media. Avrei perso la capacità di lettura sequenziale, anzi perso, tout court, il gusto della lettura e della scoperta. Sarei sottoposto a mille stimoli, raramente sistematizzati per fornire effettive chiavi di lettura della realtà, ma sarei addestrato dai sovradimensionati strumentini multimediali nelle mie mani a saltabeccare di qua e di là senza alcun costrutto. Dovrei fare sport, pagando cifre modeste ma significative, accompagnato sempre in auto dai miei, senza giocare più a pallone nel campetto. Per assecondare la nuova folle moda che avanza, dovrei restare a scuola dalle otto alle due, cercando strategie individuali di sopravvivenza. 
E per finire, in questo periodo, sarei già alla ricerca dei libri per le vacanze. Ma che vacanze sono se ci sono ancora di mezzo i libri, cioè lo strumento di lavoro che ho utilizzato, o avrei dovuto utilizzare, durante tutto l'anno?
Già, i compiti per le vacanze, un'ulteriore follia tutta italiana! Un affannarsi di rappresentanti sguinzagliati per sistemare l'ultimo indegno libretto, ritagliato qua e là, senza alcun legame con il programma effettivamente svolto, strumento spuntato del residuo sadismo della classe docente, che a settembre non si ricorderà neppure di guardarmelo. 
Qualcuno, più diligente degli altri, parlo degli insegnanti, si segnerà nel registro "fatti" o "non fatti", puntando alla quantità piuttosto che alla qualità e ai problemi che ho incontrato. Poi, ritemprato dalle sue vere vacanze, partirà con i suoi mille progetti, maturati nel meritato riposo assoluto dell'estate, recriminando sui genitori che non hanno seguito i figli durante le "vacanze", prechè, in realtà, costretti a parcheggiarli da un grest e da un centro estivo all'altro. 
In questi giorni se ne sta discutendo su tutti i media, nonostante la pregnanza di altri e ben più gravi problemi che rischiano di abbattersi sulla ex buona scuola.

Per fortuna c'è ancora qualche insegnante che assegna lavori effettivamente eseguibili e produttivi, magari valutando i punti di forza e di debolezza dei singoli e, quindi, personalizzando il lavoro e tentando di responsabilizzare ad un simulacro di organizzazione e di sforzo personale. 

Comunque  si tratta sempre della stessa musica. Il grosso del lavoro scolastico, in Italia, é fatto a casa. Bene lo ha colto Luigi Berlinguer in un interessante intervento sul “Corriere":  nella scuola italiana “l’attenzione e la cura dell’attività di studio e dello sforzo studentesco sono demandate al pomeriggio, a casa, fuori dalle funzioni istituzionali della scuola. Ecco la sua vera natura di classe”. 

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mercoledì 3 giugno 2015

Scheda di lettura del DDl sulla buona scuola

La buona scuola in Senato, ultima occasione per migliorare  un testo che in realtà andrebbe completamente riscritto. 





 Le notizie di stampa, necessariamente frammentarie e generiche, non hanno reso possibile la piena comprensione dei contenuti e quindi delle luci e delle ombre, dei rischi e delle contraddizioni del DDL sulla cosiddetta buona scuola. Anch'io mi sono occupato sostanzialmente solo dei due punti più caldi: le assunzioni e il potere dei dirigenti.  Ma c'è dell'altro e forse anche di peggio, come il finanziamento alle private e l'impianto culturale e pedagogico carente e superficiale.
Il Senato,  nel ricevere il testo già approvato alla camera e iniziandone a sua volta l'esame, ha prodotto un'ottima scheda di lettura,  che di seguito proponiamo, dopo il link al testo completo. Presentati anche centinaia di emendamenti dallo stesso PD, da SEL e dal M5S. La questione scuola sta assumendo sempre più un carattere di fondamentale discrimine dell'azione del governo anche alla luce dei risultati delle elezioni regionali. Si arriverà alla fiducia anche sul tema scuola? 



Il testo approvato dalla Camera


La scheda di lettura:
Ho evidenziato in rosso i punti chiave.

Articolo 1

(Oggetto e finalità)
L’articolo 1 prevede che il disegno di legge dia piena attuazione all’autonomia delle istituzioni scolastiche (di cui all’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59), al fine di realizzare alcuni obiettivi specifici, fra i quali l’innalzamento delle competenze degli studenti, la prevenzione e il recupero dell’abbandono e della dispersione scolastica nonché la garanzia del diritto allo studio per tutti gli studenti e dell’educazione permanente per tutti i cittadini. In tale contesto, si prevede la programmazione triennale dell’offerta formativa e si richiamano le forme di flessibilità dell’autonomia didattica e organizzativa consentite alle scuole in base al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, riferendosi, in particolare, fra l’altro, all’articolazione modulare del monte ore annuale di ogni disciplina e al potenziamento del tempo scuola.
Nel dettaglio, il comma 1 dispone che, al fine di innalzare i livelli di istruzione e le competenze delle studentesse e degli studenti, di contrastare le diseguaglianze socio-culturali e territoriali, di prevenire e recuperare l’abbandono e la dispersione scolastica, di affermare il ruolo della scuola nella società della conoscenza, di costruire curricoli coerenti con i nuovi stili di apprendimento, in coerenza con il profilo educativo, culturale e professionale degli ordini di scuola, di realizzare una scuola aperta, quale laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica, di partecipazione e di educazione alla cittadinanza attiva, di garantire il diritto allo studio e pari opportunità di successo formativo per gli studenti e l’educazione permanente per tutti i cittadini, la presente legge dà piena attuazione all’autonomia delle istituzioni scolastiche di cui all’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, anche in relazione alla dotazione finanziaria.
Il comma 2 prevede che, per i fini enunciati in precedenza, le istituzioni scolastiche garantiscono la partecipazione alle decisioni degli organi collegiali e la loro organizzazione è orientata alla massima flessibilità, diversificazione, efficienza ed efficacia del servizio scolastico, nonché l’integrazione e il miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, l’introduzione di tecnologie innovative e il coordinamento con il contesto territoriale. In tale ambito, l’istituzione scolastica effettua la programmazione triennale dell’offerta formativa per il potenziamento dei saperi e delle competenze delle studentesse e degli studenti e per l’apertura della comunità scolastica al territorio con il pieno coinvolgimento delle istituzioni e delle realtà locali.
Secondo il comma 3, la piena realizzazione del curricolo della scuola e il raggiungimento degli obiettivi di cui all’articolo 2, la valorizzazione delle potenzialità e degli stili di apprendimento nonché della comunità professionale scolastica con lo sviluppo del metodo cooperativo, nel rispetto della libertà di insegnamento, la collaborazione e la progettazione, l’interazione con le famiglie e il territorio sono perseguiti mediante le forme di flessibilità dell’autonomia didattica e organizzativa previste dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, e in particolare attraverso:
a) l’articolazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina, ivi compresi attività e insegnamenti interdisciplinari;
b) il potenziamento del tempo scolastico anche oltre i modelli e i quadri orari, nei limiti della dotazione organica dell’autonomia di cui all’articolo 2, comma 1, tenuto conto delle scelte degli studenti e delle famiglie;
c) la programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo del curricolo e di quello destinato alle singole discipline, anche mediante l’articolazione del gruppo della classe.
In base al comma 4, alle disposizioni dell'articolo 1 si provvede nei limiti della dotazione organica dell’autonomia di cui all’articolo 25, comma 1 e delle risorse strumentali e finanziarie disponibili.
Articolo 2

(Autonomia scolastica e offerta formativa)
L’articolo 2, al fine di dare piena attuazione al processo di realizzazione dell’autonomia e di riorganizzazione dell’intero sistema di istruzione, prevede il rafforzamento delle funzioni del dirigente scolastico e l’istituzione dell’organico dell’autonomia. Prevede anche la programmazione triennale dell’offerta formativa, finalizzata a indicare il fabbisogno di infrastrutture e attrezzature materiali, nonché il fabbisogno organico, anche in considerazione delle iniziative di potenziamento dell’offerta formativa. Disposizioni transitorie sono dettate per l’anno scolastico 2015/2016. Prevede, infine, l’incremento del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche per 126 milioni di euro annui dal 2016 al 2021. Un incremento di 7 milioni di euro annui dal 2015 al 2022 è disposto altresì a favore del Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico delle istituzioni statali dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM).
I commi 1 e 2 dispongono in merito all’autonomia delle istituzioni scolastiche. In base al comma 1, al fine di dare piena attuazione al processo di realizzazione dell’autonomia e di riorganizzazione dell’intero sistema di istruzione, il dirigente scolastico, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali, garantisce un’efficace ed efficiente gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche e materiali, fermi restando i livelli unitari e nazionali di fruizione del diritto allo studio nonché gli elementi comuni dell’intero sistema scolastico pubblico. È istituito per l’intera istituzione scolastica, o istituto comprensivo, e per tutti gli indirizzi degli istituti secondari di secondo grado afferenti alla medesima istituzione scolastica l’organico dell’autonomia, funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche come emergenti dal piano triennale dell’offerta formativa di cui al presente articolo. I docenti dell’organico dell’autonomia concorrono alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa con attività di insegnamento, di potenziamento, di sostegno, di organizzazione, di progettazione e di coordinamento.
Secondo il comma 2, le istituzioni scolastiche effettuano le proprie scelte in merito agli insegnamenti e alle attività curricolari, extracurricolari, educative e organizzative e individuano il proprio fabbisogno di attrezzature e di infrastrutture materiali, nonché di posti dell’organico dell’autonomia di cui all’articolo 8.
In relazione al potenziamento dell’offerta formativa, il comma 3 statuisce che le istituzioni scolastiche, nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, individuano il fabbisogno di posti dell’organico dell’autonomia, in relazione all’offerta formativa che intendono realizzare, nel rispetto del monte orario degli insegnamenti e tenuto conto della quota di autonomia dei curricoli e degli spazi di flessibilità, nonché in riferimento a iniziative di potenziamento dell’offerta formativa e delle attività progettuali, per il raggiungimento degli obiettivi formativi da esso individuati come prioritari tra i quali mette conto segnalare i seguenti: valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento all’italiano, nonché alla lingua inglese e ad altre lingue dell’Unione europea, anche mediante l’utilizzo della metodologia Content language integrated learning; potenziamento delle competenze matematico-logiche e scientifiche; potenziamento delle competenze nella pratica e nella cultura musicali, nell’arte e nella storia dell’arte, nel cinema, nelle tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni, anche mediante il coinvolgimento dei musei e degli altri istituti pubblici e privati operanti in tali settori; alfabetizzazione all’arte, alle tecniche e ai media di produzione e diffusione delle immagini; potenziamento delle metodologie laboratoriali e delle attività di laboratorio; prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, di ogni forma di discriminazione, del bullismo e del cyberbullismo, potenziamento dell’inclusione scolastica e del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati anche con il supporto e la collaborazione dei servizi socio-sanitari ed educativi del territorio e le associazioni di settore; apertura pomeridiana delle scuole e riduzione del numero di alunni e di studenti per classe o per articolazioni di gruppi di classi, anche con potenziamento del tempo scolastico o rimodulazione del monte ore rispetto a quanto indicato dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89; incremento dell’alternanza scuola-lavoro nel secondo ciclo di istruzione; individuazione di percorsi e di sistemi funzionali alla premialità e alla valorizzazione del merito degli alunni e degli studenti.
Il comma 4 dispone che, in relazione al potenziamento delle competenze nella pratica e nella cultura musicali, nell’arte e nella storia dell’arte, nel cinema, nelle tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni - previsto dalla lettera c) del comma 3 - le scuole con lingua di insegnamento slovena o bilingue della regione Friuli Venezia Giulia possono sottoscrivere, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, apposite convenzioni con i centri musicali di lingua slovena di cui al comma 2 dell’articolo 15 della legge 23 febbraio 2001, n. 38.
In base al comma 5, le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche possono prevedere, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, nelle gare concernenti i relativi servizi di fornitura – nel rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 1, comma 1, quarto periodo, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, che stabilisce le condizioni per poter derogare alle procedure di acquisto centralizzato di beni e servizi da parte della P.A. – criteri di priorità per l’inserimento di prodotti agricoli e alimentari a chilometro zero, provenienti da filiera corta agricola e ittica, di prodotti derivanti da agricoltura biologica o, comunque, a ridotto impatto ambientale e di qualità, e di prodotti della pesca sociale. I parametri per la definizione delle categorie di prodotti devono essere definiti con decreti del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, di concerto con i Ministri competenti per ciascun decreto, previa intesa con la Conferenza unificata. Tra le finalità, vi è quella di promuovere l’educazione ad una alimentazione sana e sostenibile per l’ambiente, che valorizzi le tradizioni agroalimentari locali. Il comma 6 prevede che il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, con proprio decreto, provvede al finanziamento delle istituzioni scolastiche e, secondo quanto disciplinato al comma 2 dell’articolo 8, alla dotazione organica per la realizzazione degli obiettivi con riferimento ai diversi ordini e gradi di istruzione, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente. Giusta il comma 7, l’ufficio scolastico regionale individua la dotazione organica complessiva dell’autonomia e la comunica alle singole istituzioni scolastiche per la realizzazione dei piani triennali dell’offerta formativa.
Secondo il comma 8, le istituzioni scolastiche predispongono, entro il mese di ottobre dell’anno scolastico precedente al triennio di riferimento, il piano triennale dell’offerta formativa, che contiene anche la programmazione delle attività formative rivolte al personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) nonché la definizione delle risorse occorrenti in base alla quantificazione disposta per le istituzioni scolastiche. Il piano può essere rivisto annualmente entro il mese di ottobre. L’ufficio scolastico regionale - in base al comma 9 - verifica la proposta di piano, nonché eventuali revisioni annuali, presentata dai dirigenti scolastici, in termini di compatibilità economico-finanziaria e di risorse disponibili e trasmette al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca gli esiti della verifica.
Il comma 10 sostituisce l’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, che disciplina il piano dell’offerta formativa (POF), attualmente predisposto per ciascun anno scolastico. In particolare, lo stesso POF sarà sostituito dal piano triennale dell’offerta formativa, rivedibile annualmente. Il piano triennale – oltre a continuare ad esplicitare, come l’attuale POF, la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano – indica il fabbisogno di posti nell’organico dei docenti e di posti del personale ATA (per quest'ultima tipologia di personale nel rispetto dei limiti e dei parametri stabiliti dal decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 119), il fabbisogno di infrastrutture e di attrezzature materiali e i piani di miglioramento dell’istituzione scolastica previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80. Il piano è elaborato dal collegio dei docenti, sulla base degli indirizzi e delle scelte di gestione e amministrazione definiti dal dirigente scolastico, che a tal fine tiene conto, tra l’altro, delle proposte formulate dalle associazioni dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti. Il piano è approvato dal consiglio di circolo o di istituto ed è pubblicato sul sito della scuola.

martedì 2 giugno 2015

Controcorrente

Abbiamo vinto!




Ancora una volta, dopo le elezioni, " il traffico attanaglia", "la crisi morde", "i consumi si riducono", "i valori sono in crisi",  "il potere di acquisto si ridimensiona", "cala la fiducia", "continua l'invasione sulle nostre coste",  "i rom non vogliono integrarsi", "basta col buonismo del c...", "sono tutti uguali", "tutti a casa". 
Sentimenti, si fa per dire, che accomunano votanti e non votanti. Sentendo le voci ufficiali, però, tutti hanno vinto: c'è chi ha perso i voti e anche la faccia, ma governa 10 regioni su 12, chi ha perso ma si
consolida, chi ha perso di qua, ma vinto di là, chi ha perso per colpa degli altri, chi ha vinto solo per demerito degli altri e candidamente lo ammette, chi ha vinto con l'impresentabile e chi ha vinto senza programma, chi non ha perso, chi poteva fare meglio..., chi non fa inciuci, chi li ha fatti e se ne é pentito (in segreto), chi é duro e puro, chi continua la battaglia con intransigenza e vedrete la prossima volta..., chi nonostante tutto "é radicato nel territorio", chi é onesto  per definizione o...perchè non ha potere...


La verità è che ogni popolo ha i governanti (in questo caso i governatori) che si merita, così Zaia, cioè il trionfo della mediocrità, in Veneto, De Luca l'impresentabile in Campania, e Totti, il degno erede del metodo Burlando, in Liguria. 
Sicuramente, almeno nel Veneto,  la maggioranza,  che ha stravinto, cioè il partito dell'astensione, continuerà a lamentarsi della disoccupazione, delle code in pronto soccorso, della sanità che cola a picco, dei servizi tagliati, del traffico, delle ruberie, dello scandalo mose, ma poco si occuperà di project financing, di territorio stravolto, di mega-depuratori, di alluvioni ricorrenti, di finanziamenti europei persi, di posti di sottopotere occupati con determinazione capillare,  di cultura azzerata, di scuole cadenti, del ridicolo di cui si copre la regione ad un occhio esterno.
Ovviamente la colpa non è di chi non ha votato perchè non si sente rappresentato da nessuno, é vero esattamente il contrario. Colpevole  é chi non rappresenta più la maggioranza, ma fa di tutto, anzi,  per   tenerla lontana dalle urne: meno teste da controllare, da orientare, da illudere e in taluni casi da comprare. 

sabato 30 maggio 2015

Che fare?





La conferenza stampa integrale


Votare humanum est

ma perseverare è diabolico, pensano molti da qualche tempo a questa parte. Come dargli torto a priori: lo scenario degli ultimi anni si é sempre più imbarbarito, dalle ruberie per i partiti si é passati alle ruberie per il clan o per se stessi, dalla crescita alla decrescita (non ancora tanto felice), dalla partecipazione alle oligarchie, dalle ideologie al populismo, dalle discussioni nelle sedi dei partiti ai talk-show, dalle argomentazioni alle invettive, dalle idee all'immagine.
Penso tuttavia che questo diritto-dovere sia ancora da onorare e per una serie di motivi, che mi sforzerò di sintetizzare, con un occhio ovviamente rivolto alla competizione di domani nel Veneto.

  •   Chi non vota è come se votasse per il vincitore. Nel caso del Veneto il vincitore predestinato, quello che ritiene di vincere senza alcun programma é Zaia e dietro Zaia c'é Salvini, il lepenista che sta superando se stesso la maestra, quello che vuole portarci fuori dall'euro, in buona compagnia in questo con altri populisti nostrani ed stranieri.
  • Non c'é nessuno che mi rappresenti: é l'obiezione più comune e vicina alla realtà. Ma siccome non siamo in un regime di democrazia diretta ma rappresentativa, bisogna per forza procedere per approssimazione. Tanto qualcuno, che io vada o non vada, vincerà sempre, magari anche a causa della mia assenza e deciderà per me anche sulle cose della vita di ogni giorno. "Prendi lo meno tristo per buono", scriveva Machiavelli.
  • Escluso di votare a destra per ragioni culturali e antropologiche, che cosa mi offre l'altra parte? beh, se fossi in Campania non avrei dubbi, Saviano lo ha detto chiaramente: il peggio del peggio si è concentrato alla corte di De Luca, il primo vero impresentabile, come ha confermato la Bindi, con un grande atto di coraggio. Ma lì c'é "la sinistra al lavoro" che da De Luca si è dissociata ampiamente e presenta una sua lista. Nessun dubbio nemmeno in Liguria: lì, checché ne dica Flores d'Arcais,  si gioca una partita importante per il futuro della sinistra. Finalmente il "mite" e indeciso Civati si é risolto a dire e a fare qualcosa. Velleitario, fuori tempo massimo? tutto quello che volete, ma un segnale in Liguria sarebbe molto importante per Renzi, per il suo cerchio magico, per la sinistra in generale e quindi per l'Italia.  Ma siamo nel Veneto: qua l'alternativa é tra Zaia e Zaia. Non si vince neanche con l'intervento della madonna di monte Berico. Però...
  • Ma se non si vince, perchè si è aggregata una certa sinistra, quella che non è demagogica e votata al solo bel gesto? per una lontana speranza, per non fare mancare qualche decimale che le sarebbe stato rinfacciato per sempre e avrebbe fatto mordere le mani a tutti nei secoli leghisti a venire? forse c'è una motivazione più concreta. Sia che si vinca o che si perda é essenziale fare arrivare la voce del lavoro, del sindacato, dove altrimenti non avrebbe diritto di cittadinanza, né diritto di parola. A livello locale, poi, quello che conta sono gli uomini (e le donne) più che gli schieramenti. E il candidato l'ho trovato, anche se qui non posso rivelarlo, perché questo blog, da quando ha cambiato nome, adesso é L'isola, non è più un blog pro, ma contro, controcorrente, libero e indipendente, dove ogni giorno posso dire francamente quello che penso, come uno sfogo personale e per chi viene a leggere, peggio per lui. 
  • Il convitato di pietra, infine, cioè il M5S, ha delle caratteristiche populiste e autoritarie, nonostante le infinite discussioni tra i militanti, i video, l'impegno nel produrre istanze, documenti, mozioni, interrogazioni proposte. Per me sarebbe come votare per i testimoni di Geova: per carità, brava gente, ma un po', diciamo così, "settaria". Avete notato la facilità con cui danno del fascista a destra e a manca, loro che sono oltre? la facilità con cui irridono, del tutto in buona fede e non per calcolo,  a chi  non si adagia sul loro pensiero unico (con cui invece etichettano gli altri) e a chi non si piega alla loro fede messianica e palingenetica?
Conclusione: io voto e voto a sinistra; nonostante tutto, rido con la vignetta di Kotiomkin, ma per questa volta non è possibile altro. Domani, diremo la sera del 31, é un altro giorno.


venerdì 29 maggio 2015

Elezioni regionali del Veneto, candidati e programmi, 3

Campagna a 360 gradi
Fratellanza leghista









"Il potere va dato a chi non ne nutre alcuna bramosia".

Se fosse veramente applicata questa semplice regoletta, Jacopo Berti del M5S dovrebbe ottenere il primo posto al  GP del Veneto  di domenica prossima. Sappiamo che non sarà così, ma almeno il terzo posto sul Tosi lo meriterebbe.
Tosi, infatti, è un campione della precocità politica e del mantenimento del potere. Per carità, qualche cosa di buono avrà fatto, ma questo si diceva anche di Mussolini. Verona è una grande città, al confronto con la strapaesana Padova di Bitonci sembra una metropoli vivace e ricca di iniziative culturali e sociali. Sicuramente però Tosi dai 25 anni in poi è stato saldamente ancorato alle stanze del potere leghista tentando poi di partecipare alla corsa per la guida del centro destra post berlusconiano. La concorrenza di Salvini non gli è proprio andata giù. Deve essersi detto che la rinuncia ai seggi in parlamento e in Europa era stata inutile: nessuna riconoscenza da Salvini. Stai sereno Flavio: Salvini si chiama Matteo, un nome un programma.
Non è però che tutta l'azione di Tosi a Verona sia stata un brillare di iniziative innovative. Anche lui ha iniziato con le solite ordinanze leghiste sulle puttane, sull'alcool, sul decoro e sullo smantellamento del campo  rom di Boscomantico. Però in questo caso, rendendosi conto di essere un amministratore pubblico e non un kapò, per portare a termine la chiusura del campo, ha dovuto cercare la collaborazione dell'Istituto don Calabria e del vescovo. 
La vera natura del personaggio, se qualcuno avesse dubbi, abbagliato dal suo buon senso amministrativo,  si é rivelata tutta quando si è trincerato dietro l'autonomia del consiglio comunale per la nomina dei rappresentanti del comune per l'Istituto Veronese per la Resistenza. Risultato?  Andrea Miglioranzi (militante del Veneto Fronte Skinheads ed appartenente al gruppo musicale veronese di estrema destra Gesta Bellica),  e Lucia Cametti di Alleanza nazionale. 

Nel 2001 sui nomadi ci ricasca ancora e viene rinviato a giudizio e poi definitivamente condannato in Cassazione  per  aver organizzato una campagna contro i rom sfociata nella propaganda di idee fondate sull'odio e sulla superiorità etnica e razziale. 
Nell'ottobre 2009 Tosi, il moderato, è stato condannato dalla Cassazione a 4.000 euro di multa e alla sospensione per tre anni dai pubblici comizi sempre per  propaganda razzista
Non si è fatta mancare neanche l'accusa di favoritismo per l'indebita promozione della futura moglie a dirigente della sanità veneta non appena eletto sindaco.  Questo è il personaggio anche se adesso fa il moderato contro Salvini, lanciato nella china del lepenismo. 

Tornando al competitor per il terzo posto, Jacopo Berti, sembra che per il momento le proiezioni siano contro di lui, ma non si sa mai. Il Movimento cinque stelle, per bocca di tutti i suoi esponenti a tutti i livelli va ripetendo di non essere né di destra, né di sinistra (forse oltre, come sostenne Grillo, giustificandosi delle strizzatine d'occhio a Casa Pound). Purtroppo, però, molti di loro, soprattutto nel Veneto vanno dicendo cose di destra (tipo i soldi dei veneti ai veneti del programma Berti) e in quell'area hanno pescato e pescano a man bassa; altri, ma talvolta gli  stessi (vedi foto),  dicono cose di sinistra e anche lì riescono a pescare, anche se poi i proclami sfociano nel populismo, molto spesso senza risultati concreti.
C'é poi la vasta area degli scontenti che se decidono di andare a votare, una croce punitiva sul M5S è probabile che la mettano, insegnanti in primis. Un successo o un parziale successo fondato quindi non solo sull'ambiguità, ma sugli evidenti demeriti altrui. 
Su Berti si sa molto poco, tranne quello che scrive lui stesso. Sicuramente non è un astro nascente, viste le modalità con le quali é stato pescato. Le regionarie del M5S (e chi se ne frega degli insulti stellari che arriveranno) sono in realtà una presa per i fondelli (per gli iscritti innanzitutto), quanto a metodo di selezione del personale politico. Infatti nel dicembre 2014, hanno partecipato al voto elettronico solo 2.398  iscritti certificati, residenti in Veneto, che dalle 10 alle 18 hanno espresso la loro preferenza tra i dieci candidati.  Berti, già candidato al comune di Padova, ha vinto con 466 voti (il 19,4%), lo seguono, con 345 voti (14,4%), Erika Baldin di Chioggia, al terzo posto Rinaldo Verardo, di Vicenza (296 preferenze (il 12,3%). Quarto posto per Manuela Provenzano, di Mestrino (261 voti, 10,8%). 
Cifre che fanno  sorridere di per sè  anche al confronto con la risibile cifra dei partecipanti alle primarie del PD.

I programmi: 
Flavio Tosi

Jacopo Berti 



giovedì 28 maggio 2015

Elezioni regionali nel Veneto. Candidati e programmi, 2




Lady perfettina







Ignobili le battutine sessiste sulla Moretti. Che abbia dato in escandescenze alle di lei sortite anche Massimo Cacciari  ci può stare: si sa, i filosofi talvolta sono un po' misogini.  Ma alcune cosucce sulla Moretti vanno conosciute, così, magari per prendere le distanze o per giungere a una convinta consapevolezza della dura necessità contingente, per cambiare percorso o per turarsi il naso con cognizione di causa. 

La carriera politica dell'avvocato Moretti parte con le elezioni comunali di Vicenza nel 2008. Si candida   in una lista civica di centro sinistra che appoggia Variati, ottiene 195 voti, come in un paesino di campagna, ma entra in giunta e diviene vicesindaco, con la delega all'istruzione, campo nel quale giunge a qualche concreta e innovativa realizzazione. Si tratta del piano territoriale scolastico per favorire l'integrazione degli alunni stranieri e il centro  per la documentazione pedagogica e la didattica, con la creazione di laboratori e sportelli di consulenza per genitori, alunni e insegnanti. 
 In realtà non é nuova alla politica: già 2003 si era candidata alle elezioni comunali di Vicenza con i Democratici di Sinistra a sostegno della candidatura di Riboni. 
Sin qui niente di strano: un po' di tentativi andati a vuoto, un po' di gavetta e poi il lancio a livello locale, complice la dialettica e il fare accattivante e seduttivo. 
Tutto bene se non fosse che nel  2007 si era candidata alle elezioni provinciali di Vicenza 
in una lista di centro destra, a sostegno  di Giorgio Carollo, ex berlusconiano, fondatore di "Veneto per il PPE". Voti raccolti 66!! La Moretti dice adesso che questo la fa sorridere: sempre stata di sinistra, afferma, ma in quel caso era contro il candidato di centro di sinistra. Piccole debolezze femminili! 
Dopo essere entrata nella direzione nazionale del PD nel 2009, occupandosi principalmente di scuola, nel 2012, durante la campagna per le primarie PD a sostegno di Bersani, viene nominata portavoce del Comitato nazionale insieme a Roberto Speranza.  
Nel 2013 viene eletta alla Camera nel listino bloccato, grazie a Bersani al quale, però, com'é noto, non dimostrerà alcuna gratitudine.
Come membro della commissione giustizia, di lei si ricorda comunque una buona performance: l'essere stata relatrice del disegno di legge  sul cosiddetto "divorzio breve". 
Da qui in poi l'ascesa é vertiginosa, preceduta da un'ulteriore piroetta per entrare nel cerchio magico renziano:  nell'aprile del 2014 é capolista alle elezioni europee nella Circoscrizione Italia nord-orientale. Viene eletta con 230.188 voti, un abisso rispetto alla prima magra raccolta vicentina: é la prima nel nord-est e  la quarta più votata in assoluto in Italia.  
La candidatura  al GP veneto del 31 maggio nasce dalle primarie del centro sinistra che la vedono trionfare con il 66% dei voti su Simonetta Rubinato (29,9%) sindaco di Roncade, con una buona esperienza politica locale, altrettanto carina sebbene un pò' più agée. L'onnipresente Antonino Pipitone, di quella setta ormai misteriosa a nome IDV fa da controfigura con il suo 2,9% . 
Grande campanello di allarme, non raccolto dal PD, queste primarie: solo 39.619 votanti, il popolo di sinistra ha fiutato i prodromi della mutazione genetica del partito democratico. 
Per quanto riguarda il programma, questa volta niente sorprese:  eccolo

Interessanti le parti sull' ambiente sfregiato da Zaia e quella sul sociale che hanno indotto più d'uno a buttarsi nella mischia turandosi il naso e rassegnandosi a quello che passa il convento.




mercoledì 27 maggio 2015

Elezioni regionali nel Veneto. Candidati e programmi, 1




Non dire quattro se non l'hai nel sacco




Iniziamo da Luca Zaia, governatore uscente.

Enologo e laureato in scienze della produzione animale ha sempre avuto l'agricoltura nel suo DNA politico. Partito da Godega di sant'Urbano, diviene il presidente di provincia più giovane d'Italia a Treviso, poi vice presidente della regione con Galan, di cui non sospetta assolutamente alcun tramaccio: omnia munda mundis. Ministro dell'agricoltura di berlusconi, tra il 2008 e il 2010, quando divenne per la prima, e si spera ultima volta, presidente della regione. 

Di lui, oltre al capello perennemente unto,  si ricorda come ministro, in procinto di fare il salto nel Veneto, l'attivismo tutto leghista  per sottrarre a Foggia la sede dell'agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, spingendo per spostarla a Verona. Nessuna gratitudine postuma dal sindaco della città.

Poco dopo l'elezione come presidente si dichiara contrario all'utilizzo della pillola abortiva RU486 e quindi alla sua distribuzione all'interno della regione. Monsignor Fisichella ringrazia, ma l'Agenzia Italiana del Farmaco lo smentisce duramente, dichiarando che  nonostante le regioni possano definire le modalità e le tempistiche sull'ingresso della pillola abortiva, non possono però deciderne la non distribuzione sul territorio, regolamentata a livello nazionale dalla Legge n.194 del 22 maggio 1978.

In seguito all'alluvione del 2010 modifica le norme in materia di governo del territorio e consente la  ristrutturazione di ruderi agricoli  fino a 800 metri cubi. Lega di lotta e di cemento.

Nel marzo 2014 Zaia si è dichiarato favorevole al plebiscito digitale in corso in quel periodo che chiedeva ai Veneti di esprimersi in materia di secessione dallo Stato italiano. Ha paragonato il Veneto alla Crimea, che proprio l'11 marzo aveva dichiarato, tramite un'iniziativa simile, la propria indipendenza dall'Ucraina. Fine politico, oltre che efficiente amministratore agricolo.

Ma è anche uomo di profonda cultura: nel 2010, nel richiedere maggiori fondi al Governo per sostenere il Veneto dopo l'alluvione di quell'anno afferma che  è "una vergogna spendere 250 milioni di euro per  i quattro sassi di Pompei  

Il cinema gli piace pure, ma fino ad un certo punto: il 18 agosto 2011 in qualità di Presidente della regione Veneto si scaglia contro il film Cose dell'altro mondo di Francesco Patierno affermando  "Non siamo zulù" per difendere l'immagine dei leghisti che nel film sono accusati in tono ironico di razzismo verso gli extracomunitari. Purtroppo per lui i bottegai di Padova e il suo seguace Bit lo hanno contraddetto clamorosamente.

Campione mondiale  di project financing, ultimamente ha mostrato qualche incertezza ma solo in campo sanitario, come il suo socio-rivale Tosi. Sempre in questo campo  ha dovuto cedere alla testardaggine inefficiente del suo compagno di partito padovano, che al momento attuale è riuscito a bloccare qualsiasi ipotesi di nuovo ospedale, con o senza project financing. 

Ma la cosa più incredibile é che il candidato favorito dai sondaggi non ha, ad oggi, alcun programma pubblicato sul suo sito elettorale.

Meglio riderci un po' su, leggendo:
 Le previsioni per il GP del Veneto

martedì 26 maggio 2015

Elezioni regionali Veneto 2020. La legge elettorale





Le  famigerate modifiche all'art. V della Costituzione del 1999 (Governo D'Alema) e del  2001 (Governo Berlusconi) che hanno permesso alle Regioni  di divenire delle ignobili superfetazioni della burocrazia statale, hanno regalato agli italiani un'altra piccola chicca: stravolta la legge Tatarella, che aveva introdotto il sistema maggioritario e presidenziale per tutte le regioni, adesso ognuno fa per conto suo. C'è chi come la Toscana ha di recente introdotto il ballottaggio, sulla scorta della sentenza nazionale della Consulta, chi ha una soglia di sbarramento e chi un'altra, chi ha le quote rosa e chi no (come il Veneto), chi ha un certo premio di maggioranza e chi un altro. Insomma il vero federalismo anarchico. Qualcuno, nell'era della globalizzazione,  mi deve ancora spiegare la differenza tra federalismo e  moltiplicazione della burocrazia, del clientelismo, della corruzione, delle corti e dell'affarismo locale.

Ma fermiamoci al Veneto: 
Nel marzo 2015, durante una caotica e rissosa seduta del consiglio regionale sono state apportate importanti modifiche alla legge elettorale del 2010. 
In sintesi:
Non è previsto un ballottaggio: vince il candidato che prende più voti. Basta un solo voto in più degli avversari per essere eletti governatori del Veneto. 
Premio di maggioranza: se la coalizione raggiunge almeno il 50% dei voti avrà il 60% dei seggi; se raggiunge un numero di voti compreso tra il 50% e il 40% avrà il 57,5% dei seggi; se ottiene meno del 40% dei voti, avrà il 55% dei seggi. Sono previste le preferenze: gli elettori potranno votare sulla scheda elettorale sia per il Presidente sia per i membri del Consiglio Regionale. 
Gli elettori, prendete buona nota, potranno anche esprimere un voto disgiunto, cioè il voto a un candidato presidente e, contemporaneamente, a una lista a lui non collegata

Altre novità, introdotte dalla legge del 2015:
i consiglieri regionali passano da 60 a 49 (oltre al presidente eletto e al candidato presidente miglior perdente);
è introdotto (ma solo per il futuro) il limite di due mandati sia per il presidente che per gli assessori, nonché  per i consiglieri regionali;
le liste dovranno essere composte in misura eguale da candidati di sesso maschile e femminile, alternati tra loro (50% dei candidati di ciascuna lista dovrà essere di genere femminile);
a livello provinciale, le liste di ogni partito saranno composte da un numero di candidati pari ai consiglieri da eleggere in ogni circoscrizione; è stata però introdotto un correttivo per le Province di Belluno e Rovigo che essendo meno popolose si trovano a eleggere un minor numero di consiglieri. In queste Province il numero di candidati per ogni lista potrà arrivare fino a 5 (in modo da rendere possibili eventuali sostituzioni in caso di dimissioni o impedimenti degli eletti);
a differenza che in altre Regioni non è stata innalzata la soglia di sbarramento: sono ammesse al riparto dei seggi sia le coalizioni (insieme di partiti che appoggiano lo stesso presidente) che ottengono il 5 % dei voti di coalizione, sia le coalizioni composte da  almeno un partito (gruppo di liste presentate in più province con lo stesso simbolo) che hanno ottenuto il 3% dei voti di lista.

In queste elezioni regionali saranno ben nove i candidati che correranno alla poltrona di presidente del Veneto.

Tra questi quattro sono rappresentanti di partiti politici presenti su tutto il territorio nazionale, mentre gli altri cinque rappresentano liste civiche presenti solo in Veneto o in poche altre regioni.

In corsa abbiamo il sempre verde e impomatato presidente uscente Luca Zaia, sostenuto daLega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, e dalle due liste civiche Zaia Presidente e Lista Veneto Autonomia. 

Il centrosinistra presenta un candidato atipico come Arturo Lorenzoni, entrato in politica nel 2017 come vicesindaco di Padova e appoggiato da Partito Democratico, Europa Verde, +Veneto in Europa – Volt, Il Veneto che vogliamo (lista che include Articolo Uno, Sinistra Italiana e Possibile) e dagli autonomisti di Sanca Veneta.

Il Movimento 5 Stelle candida l’ex senatore Enrico Cappelletti, mentre la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini correrà sostenuta dalla lista Daniela Sbrollini Presidente, che comprende al suo interno Italia Viva, Partito Socialista Italiano, Partito Repubblicano Italiano e Civica per il Veneto.

Per chiudere, troviamo gli autonomisti del Partito dei Veneti, che candidano il consigliere regionale uscente Antonio Guadagnini;  l’ex parlamentare Simonetta Rubinato, fuoriuscita dal Pd nel 2019 e candidata a presidente della regione con una lista fai da te:  Veneto – Simonetta Rubinato per le Autonomie.

L’estrema sinistra è rappresentata da Paolo Benvegnù, in corsa con la lista Solidarietà Ambiente Lavoro (SAL!) che comprende al suo interno il Partito Comunista Italiano e il Partito della Rifondazione Comunista.

Patrizia Bartelle è invece candidata con il partito Italia in Comune, che in Veneto si presenta con il nome di Territori in Comune – Veneto Ecologia Solidarietà e dulcis in fundo anche il   Movimento 3V – Libertà di Scelta troviamo con tale dott. Paolo Girotto, medico "veterinario". 






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