domenica 19 aprile 2015

Controcorrente



Non pagare il biglietto 







e pretendere di aver ragione non è bello. Ma si tratta di un fenomeno minoritario e facilmente arginabile con un pò di controllo e di moral suasion;   scrivere commenti razzisti sul web è molto peggio, qui a Padova questa marea nauseabonda sale in modo irrefrenabile. 

Oggi un video prodotto da  un passeggero della linea Padova Vicenza e postato sul Mattino con l'intento evidente di stuzzicare il suo pubblico "migliore", ha superato ogni record di visualizzazioni e di condivisioni in rete. Sono cadute nella trappola mediatica anche persone insospettabili che evidentemente non hanno colto l'intento dell'improvvisato  cineasta o non ne hanno misurato gli effetti sul pubblico di minus habens dei commentatori del Mattino.
Cosa si vedeva? una ragazza, presumibilmente Rom,  con un bambino in braccio, che pretendeva di viaggiare senza biglietto e che è stata fatta scendere dall'autista. La donna di evidente nazionalità italiana, come si ricavava dal suo corretto uso della lingua, che le ha permesso di discutere a lungo con l'autista e di insultarlo in modo colorito, oltre a inviargli delle generiche minacce, tipiche di chi viene colto in difetto. La donna è scesa e non è successo niente di rilevante, tranne la sfilza di commenti razzisti che ne è seguita sul web.
Bene, la signora aveva evidentemente torto, ci ha provato, ha protestato e poi è scesa.
I commenti sono in perfetto stile Santanchè: quella  vuole affondare i barconi, questi vogliono bruciare gli zingari, tutti attuano a loro modo la personale "soluzione finale". Qualcuno, più determinato, ma a suo modo democratico, vuole espellere tutti i rumeni, tranne quelli che si comportano bene, equivocando tra rom e rumeni.
Nessuno che abbia ricordato due fatti molto importanti.
Il primo è che ogni  giorno sugli autobus e sulle corriere decine di studenti e non studenti nostrani tentano, spesso riuscendoci, di viaggiare gratis e il problema non è solo padovano. Il trucco è semplice: basta mostrare di fretta l'abbonamento del mese precedente; se non sei evidentemente "zingaro" o   straniero o di pelle scura nessuno approfondisce.
Ma il fatto più rilevante è il secondo: nessuno ha notato che l'autista si è sempre rivolto all'indisciplinata passeggera, anche mentre veniva offeso, dandole del lei e chiamandola signora!
Qualcuno si è spinto a dire che ha fatto il suo dovere, qualcun altro che ha avuto "le palle". Nessuno ha detto la verità sino in fondo: quell'autista è un vero signore!
Molti commentatori dovrebbero imparare da lui. 
   

sabato 18 aprile 2015

Controcorrente



Il buonista.







Adesso iniziano le guerre di religione anche sui barconi in mezzo al mare e poi vengono qui a chiedere asilo - lo sapevamo che l'islam era alle porte -  gettiamoli a mare noi prima che ci invadano -  basta con la strage di cristiani... e così via commentando sul web, sui giornali, dalla parrucchiera e al bar...

L'episodio dei 12 migranti cristiani annegati volontariamente dai compagni di sventura perchè in preghiera di fronte al disastro, certamente ha colpito anche i meno avvezzi all'allarmismo e al razzismo da bar. 
Ma nessuno ha pensato al contesto in cui ciò è avvenuto? può darsi che c'entri la religione, ma fino a che punto? l'angoscia per la morte imminente, l'istinto di sopravvivenza,  gli spazi ristrettissimi possono fare perdere la testa? o no? c'erano mani musulmane nella catena umana che ha fermato la strage?
Tra gli improvvisati o interessati commentatori qualcuno ha provato ad immaginare cosa significhi avere attraversato il deserto, essere stati tenuti in ostaggio come bestie dai libici (musulmani contro musulmani, non è una novità), essere stati spinti con le armi in una barca che fa acqua già alla partenza, senza saper nuotare, essere  abbandonati in mare, dopo essere stati spogliati di tutto, scarpe comprese? questa è la realtà della migrazione dall'Africa subequatoriale, ma non é mai stato spiegato abbastanza in giro. 

Lo sanno i marinai, i carabinieri, tutti quelli che rischiano la vita per portarli in salvo, i medici, i volontari del primo soccorso, i poliziotti che raccolgono le prime testimonianze per individuare gli scafisti (una volta), i cittadini di Lampedusa, di Pozzallo e ora anche di Palermo, lo sanno tutti quelli che hanno osservato tra i migranti gesti di solidarietà oltre la religione, ma non lo sanno tutti gli altri italiani.
Ma è sempre così: gli italiani quando guardano le cose da lontano, attraverso la lente deformante del politico di turno che tenta di raccattare i voti della paura, sono razzisti, ma diventano umani (quasi tutti) quando guardano in faccia l'altro. (Sicuramente questo non è accaduto ai poliziotti della Diaz e soprattutto ai loro superiori che li hanno mandati all'assalto ebbri di rancore e di paura per i fatti della mattina). 
Tornando a noi non lo sanno sicuramente i politici che immaginano di trovare la soluzione requisendo caserme: immaginano cosa succederebbe tra 400 giovani uomini e donne, ammucchiati senza distinzione di nazionalità e di religione, imprigionati  per più di un anno nell'attesa di una commissione che dovrà decidere se farne dei rifugiati di primo, secondo o terzo tipo o dei clandestini, in tutti i casi senza alcun supporto per la sopravvivenza successiva alla "generosa" accoglienza (almeno quando non ci si mette di mezzo la cooperativa "giusta")?
Lo sanno i signori dell'Europa che dicono di non avere i mezzi? lo sanno i nostrani politici decisionisti, che non riescono a farsi ascoltare al di là del Brennero e tollerano che poliziotti austriaci e tedeschi violino apertamente Schengen presentandosi regolarmente sui treni italiani prima che passino il confine e facendo scendere chi non ha i documenti?
Lo sa quel poveretto che siede in parlamento per caso e  si lamenta di essere stato "azzittito" (sic!) dalla presidente Boldrini mentre si approvava l'istituzione della giornata della memoria e dell'accoglienza
Lo sanno a Londra quando pubblicano l'oscena vignetta dell'italico stivale che a loro parere deve dare un calcio al barcone in arrivo?
Nessuno lo sa e tutti si sentono in diritto di parlare: provino a scambiarsi le parti magari solo per un giorno.  

giovedì 16 aprile 2015

25 aprile 2015, a Mestrino



Il 25 aprile in piazza a Mestrino, 
in memoria di Egildo Moro






Il 28 febbraio scorso è mancato Egildo Moro, valoroso partigiano di origini mestrinesi, che ha voluto tornare nel suo paese natale per il riposo eterno. Era un uomo schivo, modesto, per tanti anni aveva vissuto defilato; solo di recente si era lasciato andare ai ricordi, intrattenendosi a lungo con Catia Costanzo Boschieri, che ne ha raccolto le ultime testimonianze. La sua figura sarà ricordata con un convegno di studi che l'Associazione Storia e Vita organizzerà nel mese di settembre avvalendosi della testimonianza di altri protagonisti dell'epoca e del contributo di diversi studiosi .
Intanto in occasione del settantesimo anniversario della liberazione, il suo nome risuonerà nella manifestazione organizzata a Mestrino dall'ANPI locale, che, in un periodo storico e politico di grandi incertezze, vuole sottolineare le comuni radici della repubblica italiana, aggregatasi intorno ai valori della Costituzione. 
Ma spesso si dimentica che la Costituzione nacque per lo sforzo congiunto di uomini e donne che prima avevano assunto una posizione intransigente contro il fascismo e il nazismo e avevano preso le armi. Sì, che piaccia o no, avevano preso le armi e avevano fatto la Resistenza.
Poco o molto che questa abbia contribuito alla sconfitta dell'occupante nazifascista, una cosa è certa: è stato un movimento che ha riscattato la dignità nazionale e che ha creato le basi di una nuova società, in cui tutti, o quasi tutti, oggi possono riconoscersi.
Non è retorica: è stato sangue, sofferenze, ma anche coraggio, fratellanza e poi anche mediazione, discussione, accordi. Molto da imparare anche oggi da questa storia.  
Anche per questo l'ANPI di Mestrino ha deciso di riportare in piazza il 25 aprile, senza più accontentarsi di incontri anticipati, di scolaresche disattente impegnate nella lettura di generici appelli alla pace, di passanti distratti. 
Il 25 aprile è la giornata della liberazione, alla quale hanno contribuito i partigiani, gli operai che hanno difeso e occupato le grandi fabbriche, le città che sono insorte, a nord e a sud.
Non si può dimenticare, se si vuole veramente guardare avanti. Chi non conosce la propria storia e le proprie origini è destinato a vagare nel nulla e a offrirsi  a nuove tragedie.



martedì 14 aprile 2015

Not just a number




La sanguinosissima strage all'Università di Garissa, in Kenya, è costata la vita ufficialmente a 147 persone, tra studenti e addetti alla sorveglianza. Per loro non si è mosso nessun capo di stato, ma dal basso è nato un grande movimento in rete per dare non solo un nome, ma anche un volto, un'identità, un ricordo alla maggior parte delle vittime.
In Kenya, infatti,  la tradizione vuole che chi muore sia nominato ad alta voce; la stampa e i governi a partire da quello locale sinora hanno dato solo i numeri, per altro incompleti. Cominciano ad arrivare i primi nomi, le prime foto: sono volti, sorrisi, aspirazioni e sogni sovrapponibili a quelli dei nostri ragazzi e  dei migranti anonimi che circolano per le nostre città.
Ecco i primi nomi e le prime foto:   


 
 Abdulrazak Muhammed, guardia notturna

Alex Omorwa Mogaka, studente di meccanica
Angela 'Ka/Jojo' Kimata Githakwa, da Nyahururu 
Ayub Njau Kimotho, 21 anni, studente di economia aziendale
Branton Wakhungu, studente
Cpl. Kipkemboi, ufficiale di polizia
Dadly Mose, studente, 
Doreen 'Specialrose' Gakii, studente
Eliud Wafula, studente
Elizabeth Kerubo Nyangarora, Studente


 


 


 


Elizabeth Nafula, 20
Elizabeth Namarome Musinai, studente
Eric Ondari Nyabuto, studente
Faith Kendi, studente
Gideon Bryson Mwakuleghwa, 21, student
Yvonne Makori
Veronica*
Tracy Angela
Tony Wangu
Tobias *
Susan Anyango Othwilla 

Solomon Oludo
Selpher Solo Wanda
Peter Maside Nyangure Administration Police Officer
Oliver Maina
Job Njue
Maria Muchiri, Miss Garissa University
Jeff Macharia
Jane Akinyi
Ivy Kihia
Isaac Pop Bushen (Isaac Kosgey)
Hellen*
Gideon Bryson Mwakuleghwa
Faith Kendi
Eric Ondari Nyabuto   
Mukhwana Abel
Mildred Yondo Wakholi
Mary Muchiri Shee
LYDIAH Melody OBONDI
Laban Kumba Daniel
Ken Glenson Echessa
Joy Chepkorir
Josephine Nyaboke
John Mwangi Maina
Ruth Esiromo Nakhanu
Risper Maggie
Priscilla Kathure Akwalu 
Dan Mwiti, student
Peter Yule
Veronica Syokau

lunedì 13 aprile 2015

L'In.Co di Rubano, la trattativa prosegue


Dopo l'assemblea 






domenica 12 aprile 2015

Pasqua copta





Musica per la Pasqua copta







Oggi si celebra la Pasqua di resurrezione nei paesi copto-ortodossi, essenzialmente Egitto ed Etiopia. L'intensità con cui i fedeli copti celebrano oggi questa festività è direttamente proporzionale all'isolamento imposto loro dall'integralismo islamista e ai rischi che essi corrono giornalmente, pur rappresentando,  per esempio in Egitto, il 10% della popolazione. 
Ma non è stato sempre così: un fedele copto intervistato dinnanzi alla cattedrale del Cairo addobbata di fiori, oggi ha detto: "Voglio che il tempo della mia giovinezza, quando cristiani e musulmani vivevano in pace e in amicizia ritorni".
Questa è ancora la realtà in molti paesi africani, Mali, Senegal, Nigeria, Cameroun, dove a detta dei miei amici rifugiati ogni occasione è ancora buona per fare festa insieme, che sia la fine del Ramadan o il Natale o la Pasqua. Non si sono smentiti da esuli qui a Padova: domenica scorsa ho ricevuto gli auguri da tutti i musulmani.  Non lasciamoli soli!



Il tuo nome Gesù è il nome più bello

Le date delle feste cristiane (perchè la Pasqua ortodossa cade in un periodo diverso da quella cattolica)

Curiosità sulla Pasqua

venerdì 10 aprile 2015

Rom, sinti famosi e no




Le giornate mondiali








E' incredibile il numero delle giornate mondiali, indette dalle Nazioni unite e da altri organismi internazionali. Si va dalla poesia, all'acqua, alla meteorologia, le mine, la salute, le telecomunicazioni, la desertificazione, lo strato di ozono, la posta, la sanità mentale, le donne rurali, il diabete, passando per la filosofia, la tolleranza ecc. a fianco di altre più conosciute come la giornata della memoria, della gioventù e della pace.
Per lo più gusci vuoti che ogni stato, ogni organizzazione riempie come può e come sa. 
Nel mese di aprile ne abbiamo già celebrato due: la prima, quella sulla
consapevolezza sull'autismo ha avuto una vasta eco, la seconda, quella sui popoli rom e sinti ha avuto un'eco più modesta, dovuta soprattutto alle stupidaggini elettorali del solito boss cicciottello, che sgomita per fare le scarpe ai suoi maestri.

Ma qualcosa è successo ugualmente, soprattutto a Roma, dove l' Associazione 21 luglio ha presentato il suo rapporto annuale , una lettura che dovrebbe diventare obbligatoria nelle scuole, nelle parrocchie, nei circoli culturali di ogni tipo. Consiglio soprattutto la descrizione del triennium horribile della giunta alemanno, quando furono eseguiti 500 sgomberi forzati e istituiti i grandi accampamenti lager, voluti dal lungimirante Maroni.
Altro capitolo degno di una scorsa è la descrizione del mangia mangia che sui campi nomadi ha avuto come protagonista proprio la destra romana in combutta contro natura con sedicenti cooperative: "i campi e i rifugiati rendono di più della droga", ricordate?

Non è che adesso si stia meglio; il clima del paese, della sua cosiddetta e sfiancante maggioranza silenziosa, complici i suoi leader sordo-parlanti, è quella tipica dei momenti di depressione, del manzoniano "dagli all'untore", coerente con l'universale principio che "un capro espiatorio è sempre meglio di una soluzione". 






Approfondimenti:





Giornata internazionale rom (le iniziative sociali e culturali a Roma)

I rom, capro espiatorio perfetto

Il paese dei campi (il preludio a una nuova condanna dell'Unione europea)

Gli impegni vaghi della Farnesina


martedì 7 aprile 2015

L'E. Zegna cambia verso



La storia si ripete dopo vent'anni, ma nel verso opposto.
Il gruppo Zegna, infatti, non è nuovo ad atti di pirateria industriale. Pardon, nella vita parallela della grande finanza e della grande industria si chiamano investimenti, utilizzazione degli incentivi, operazioni di razionalizzazione, delocalizzazione e altro, nella vita reale, quella che incide sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie, si chiamano pirateria.
Già nel 1996, infatti, la Zegna aveva acquisito a prezzi convenienti, tramite la controllata In.CO,  lo stabilimento di Sarmeola della GVAL, storica fabbrica dell'abbigliamento di lusso padovano, assumendo 150 dipendenti della fabbrica in crisi e usufruendo degli incentivi di allora. 
Adesso ci riprova. 
Dopo il pesce d'aprile  fatto trovare ai dipendenti qualche giorno fa, qualcosa si muove, sia in Senato, sia a livello locale col tavolo permanente aperto dal Sindaco di Rubano Sabrina Doni.

Ecco il testo dell'interrogazione presentata dai senatori PD Santini e Dalla Zuanna:


SANTINI , DALLA ZUANNA - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. -
Premesso che:
In.Co. SpA, sita presso il Comune di Rubano (Padova), è un'azienda operativa del gruppo Ermenegildo Zegna principalmente dedicata alla produzione di capi spalla maschili sartoriali per il marchio Zegna, ma anche Gucci, Tom Ford, Daniel;
il gruppo Ermenegildo Zegna è uno dei più importanti gruppi nazionali della moda di lusso, sia formale che informale, con licenze negli occhiali, profumi e orologi, con punti vendita in tutto il mondo ed è presente in oltre 100 Paesi con circa 8.000 dipendenti e con fatturato di circa un 1.300.000.000 milioni di euro nel 2014;
In.Co. SpA. occupa circa 1.060 dipendenti nei 4 stabilimenti: 230 a Rubano, dedicato alla produzione di capi spalla; 500 a Novara, dedicato alla produzione di capi spalla; 250 a Biella, dedicato alla produzione di maglieria e 100 a Parma, dedicato alla produzione di pelletteria;
il gruppo Zegna ha acquisito la In.Co. nel 1996 dal concordato GVAL, azienda nata da una famiglia imprenditoriale locale negli anni '50;
il gruppo Zegna ha assunto inizialmente circa 150 dipendenti dalla mobilità della GVAL, arrivando a circa 300 acquisendo lo stabile di Rubano nel 1998 a prezzo molto conveniente;
nel sito produttivo di Rubano operano 230 dipendenti, per la maggior parte donne, con un'età media di 45 anni;
in data 29 marzo 2015 la direzione di In.Co. ha prospettato, entro poche settimane, la chiusura dello stabilimento di Rubano, mettendo i lavoratori di fronte alla scelta impraticabile di trasferirsi presso gli altri stabilimenti del gruppo, oppure di rimanere senza lavoro;
la notizia ha creato sconcerto e apprensione tra i lavoratori perché inaspettata e perché l'azienda dispone ancora della possibilità di utilizzare gli strumenti quali la cassa integrazione per affrontare, senza licenziamenti, le ventilate difficoltà produttive. Nessuno poteva ipotizzare uno scenario così tragico per l'occupazione dei lavoratori e il futuro delle loro famiglie,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se intendano convocare con la massima urgenza la proprietà ed i rappresentanti sindacali per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Rubano, per esaminare tutte le possibili alternative che possano tutelare i posti di lavoro, la capacità produttiva e le competenze presenti in un presidio manifatturiero di riferimento per il made in Italy.

lunedì 6 aprile 2015

Controcorrente


La strage di Srebrenika


Umanità e religioni







 Il concetto biblico di Dio degli eserciti è molto labile e soggetto ad interpretazioni esegetiche variabili di epoca in epoca, come le sure del Corano...

Finalmente qualcuno comincia a chiamare fratelli i giovani neri uccisi da Al Shabbab (che per ironia della sorte significa "la Gioventù"), senza badare al colore della pelle. 
Mi chiedo però se tra questi ci siano anche quelli che quando li vedono, profughi, sulle nostre strade si scandalizzano per i loro telefonini ultimo modello, recriminano su quanto spendiamo per salvarli dalla morte in mare o detestano i preti che li aiutano. Pazienza, la coerenza non è di questo mondo!

Tutti però dimenticano che l'innegabile strage dei cristiani è solo un pezzo della grande strage che sta colpendo in Africa e nel medio oriente milioni di musulmani, che con buona pace di quel guerrafondaio di Magdi Allam, sono il principale bersaglio del terrorismo islamista. 
E questo avviene quotidianamente senza alcuna manifestazione di sdegno o di solidarietà in Mali, in Pakistan, in Afganistan, in Irak, in Nigeria, in Birmania (ad opera dei pacifici Buddisti) in Etiopia, in Somalia, in Camerun, in Libia, in Libano e solo venti anni fa è avvenuto in Bosnia, nel cuore della cristianissima Europa.
Morale della favola: nessuna religione è immune dalla violenza, o meglio, dalla strumentalizzazione che il potere   di ogni risma, interno o esterno ad esse, ne fa a suo uso e consumo.
Che il cattolicesimo si presenti adesso come religione universale e di pace, magari annoverando nuovi perseguitati, mi riempie di gioia e mi fa sentire molto più vicini i fratelli credenti, ma storicamente fa sorridere. 
Non è stata una gentile concessione della Chiesa cambiare gradualmente  le proprie impostazioni politiche e le proprie alleanze, ma il mutare dei tempi, il passare dei secoli, il vento dell'illuminismo, le buone ragioni e le lotte della laicità e della democrazia, delle rivoluzioni moderne che hanno scosso il mondo. 
Senza tornare ai tempi delle crociate, ricordiamo con chi la chiesa di Roma, nel secolo appena concluso ha siglato i primi concordati...Mussolini, Franco, Salazar...


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domenica 5 aprile 2015

Musica per la pace







Todos los que sienten, asi, la musica, Dios les deberia dar la vida eterna. Escuchando esta verdadera joya, me he sentido trasladado al infinito!! Que hermoso seria que la humanidad entera, llevase esta melodia en su pensamiento¡¡ asi no tendriamos tiempo para pensar en lo negativo, en cañones, en bombas, en rencillas, !!que Dios bendiga al autor de esta melodia¡¡ (commento anonimo)



Le stragi nel mondo

sabato 4 aprile 2015

I nuovi esodati della Buona scuola



Fuori dal ruolo, fuori dalle supplenze







Decine di migliaia di insegnanti che da tre anni lavorano nella scuola per coprire gli spaventosi buchi di organico, voluti per lucrare sul pagamento delle ferie estive, rischiano dal prossimo anno scolastico di rimanere a casa. 
La chicca è contenuta nell'art. 12 del DDL sulla "Buona Scuola" da qualche giorno in esame in commissione alla Camera.
Dove sta l'inghippo? Il disegno di legge, per evitare il contenzioso innescato dalla sentenza  dalla Corte di Giustizia Europea (che aveva condannato l'Italia per aver prolungato i contratti a tempo determinato ben oltre i previsti 36 mesi) prevede la stabilizzazione di circa 100.000 precari. 
Bene, io sono convinto che non ci si arriverà nei tempi utili per iniziare il prossimo anno scolastico, ma supponiamo per assurdo che ciò sia possibile, magari con l'aiutino di una fiducia in extremis. Il nodo sta nell'articolo 12 del DDL. Qui si prevede,  sic et simpliciter,  che non si stipulino più contratti  con chi ha già totalizzato 36 mesi di servizio, anche non continuativi. Questo significa che almeno 40-50 mila insegnanti (secondo fonti ministeriali) dall'anno prossimo non lavoreranno più, mentre altri, più fortunati saranno assunti a tempo indeterminato. 
Ma chi sono questi triennalisti? docenti giovani e meno giovani, non ancora inclusi nelle cosiddette graduatorie ad esaurimento, da cui si attingerà per le immissioni in ruolo prima di cancellarle definitivamente, ma che lavoravano nelle scuole, assunti per coprire posti liberi dove nessuno aveva voluto andare, soprattutto posti di sostegno.
Naturalmente, l'anno successivo, quando anche i nuovi assunti a tempo determinato perchè solo "biennalisti" avranno raggiunto i 36 mesi di servizio, toccherà ad altri ancora.
Balletto delle cattedre e contenzioso amministrativo alle stelle.




Articolo 12 del DDL
(Divieto di contratti a tempo determinato e Fondo per il risarcimento)
1. I contratti a tempo determinato stipulati con personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non continuativi.
2. Nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, è iscritto il Fondo per i pagamenti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali aventi ad oggetto il risarcimento dei danni conseguenti alla  reiterazione di contratti a termine per una durata complessiva superiore a 36 mesi, anche non continuativi, su posti vacanti e disponibili, con la dotazione di euro 10 milioni per ciascuno degli anni 2015 e 2016.



venerdì 3 aprile 2015

Albino Bernardini, un santo laico



E' morto il 31 marzo Albino Bernardini. Pochissimi lo hanno ricordato, se non nella sua terra natale, la Sardegna.
Il suo nome forse dirà poco ai giovani insegnanti di adesso, tranne  ai cinefili che conoscono il film televisivo di De Seta "Diario di un maestro", protagonista un eccezionale Bruno Cirino.
Varrebbe la pena di rivederlo, perchè molte cose sono cambiate da allora, ma l'emarginazione di alcuni strati della popolazione scolastica é rimasta immutata, anzi si fanno strada le nuove povertà, non solo materiali, ma esistenziali.

Diario di un maestro


E' rimasta immutata, ora come allora, l'esigenza di combattere tutte le  forme di emarginazione, le vecchie  e le nuove,  con mezzi adeguati, diversi dalla normale routine scolastica, adatta ai figli dei dottori, come dicevano gli alunni di Pietralata e di Barbiana. 
Bernardini non fu solo in quel passaggio storico che vide affermarsi la nuova scuola di massa e la sconfitta dell'analfabetismo italiano, altrettanto di massa. In quel manipolo di innovatori che cercavano di dare attuazione all'articolo 3 della Costituzione, accanto a lui e a don Milani,  si trovarono personaggi del calibro di Bruno Ciari, Mario Lodi, Gianni Rodari, Danilo Dolci. 
Intorno a questi personaggi nacque l'impegno politico e didattico del Movimento di Cooperazione educativa, i gruppi di docenti e pedagogisti che gravitavano intorno a "Scuola e città", a "Riforma della scuola" e al cattolico "Orientamenti pedagogici".

Gli insegnanti della mia generazione ne sono stati profondamente segnati. Nulla di paragonabile si trova nel panorama contemporaneo, tranne gli isolati eroismi individuali di chi fa scuola in prima linea.
Eppure le esigenze, pur nella loro diversità rispetto al passato, incombono quotidianamente nelle classi: abbandoni, disadattamento, insuccesso scolastico oltre alla nuovissime emergenze del bullismo, del cyberbullismo e della violenza contro i docenti.
Il lavoro è immane; a poco servono i nuovi mezzi se utilizzati solo per catturare un'attenzione superficiale. Serve ancora, e molto, la parola, l'esempio, la capacità dialettica, la discussione, la motivazione, la ricerca e soprattutto il fare, quell'operatività divenuta la grande assente nella scuola italiana di ogni grado, quasi bandita anche dagli istituti tecnici e professionali.
Molto da imparare ancora dalle esperienze di Bernardini e dei suoi contemporanei.  


giovedì 2 aprile 2015

Idrovia Padova Venezia

Un'interessante iniziativa di Legambiente.
Venerdì 10 aprile alle 21, centro civico di Caselle



L'IDROVIA PADOVA - MARE: UN GRANDE VANTAGGIO PER TUTTI


Per i cittadini: Drastica riduzione del rischio alluvione
Quando sia il Brenta che il Bacchiglione sono in piena il sistema idraulico fra Padova e Venezia entra in crisi ed il rischio di un'alluvione nei nostri territori diventa estremamente probabile.
Un evento che per fortuna si è verificato poche volte negli ultimi anni ma che, se accade, porta gravi disagi e costi elevatissimi alle comunità che lo subiscono.
In questi casi l'Idrovia, usata come canale scolmatore in mare delle ondate di piena, eliminerebbe quasi completamente questa calamità.


 Per l'occupazione: opportunità di lavoro nel settore dei trasporti fluviali, marittimi e nella logistica legata all'Interporto
Oggi il sistema logistico del Veneto, come quello nazionale, è bloccato dagli elevati costi dei trasporti.
Al punto che la maggior parte delle merci provenienti dai paesi extra europei arriva via nave sui porti del nord Europa e da questi trasferita via camion in Italia.
L'uso dell'Idrovia come canale navigabile commerciale, associata ad un ammodernamento del porto di Venezia, richiamerebbe nella nostra area gran parte dei traffici marittimi perduti.

Per la qualità della vita
La sostituzione di parte dei trasporti via camion con quelli su chiatta fluviale, ridurrebbe sensibilmente l'inquinamento atmosferico ed i temuti PM10.
La riduzione dei costi di trasporto comporterebbe la riduzione del costo delle merci per il consumatore finale.
Un'Idrovia attrezzata con piste ciclabili e aree di sport e di svago consentirebbe una migliore fruizione del tempo libero e della mobilità in bicicletta.

Per le aziende
Il minor costo della logistica aumenterebbe la competitività delle aziende italiane rispetto all'estero, con benefici sul PIL e sulla ripresa economica.


Ma perchè quest'opera, in gran parte già realizzata, è ferma dagli anni sessanta? E la politica, che ne pensa?


Se vuoi sapere di più sull'Idrovia e sulle possibilità oggi offerte per il suo completamento,
ti invitiamo alla Serata di Incontro fra cittadini ed amministratori che si terrà
venerdì 10 aprile 2015 alle ore 21:00 presso il Centro Civico di Caselle - in piazza Carlo Leoni, 11 - Caselle di Selvazzano
(dietro la chiesa di Caselle, capolinea bus n° 11).


Ti aspettiamo, è anche nel tuo interesse!




mercoledì 1 aprile 2015

Il pesce d'aprile



Il made in Italy





La In.Co, fabbrica tessile, gioiello del made in Italy, capace di produrre i capispalla* per la prestigiosa collezione di lusso della Ermenegildo Zegna, ha regalato alle sue 240 operaie la più triste Pasqua della loro vita. Venerdì scorso ha annunciato che lo stabilimento di Rubano  chiuderà nelle prossime settimane, appena il tempo di completare gli ordini già in essere. 

E dopo? naturalmente nessun licenziamento: tutte le operaie, personale ad altissima specializzazione, se vorranno potranno trasferirsi a Novara, dove l'impresa ha ampliato una fabbrica già esistente per concentrare la produzione. Risibili le giustificazioni della proprietà: le commesse sono diminuite a causa dei mutamenti nei gusti dei nuovi committenti russi e cinesi; quindi non più abiti eleganti e formali, ma eleganti e sportivi. Bene, ma allora perchè avete raddoppiato la fabbrica di Novara?
Non c'è bisogno di essere particolarmente maliziosi per capirlo: le motivazioni della chiusura di Sarmeola sono balle o siete degli sprovveduti,  avendo investito dal punto di vista delle strutture  (a Novara) in un settore che non tira più. Molto più realistica la tattica studiata cinicamente a tavolino: chiudiamo da una parte, riapriamo da un'altra, prendiamo duecento persone nuove (tanto quale donna andrà da Rubano a Novara) e con il ricavato da incentivi  e sgravi (vedi riquadro in fondo) ci rifacciamo dell'investimento.
Calcolando una media annua di 6000 euro a dipendente, provate a moltiplicare per 200 e poi per 3 (i tre anni di validità dell'offerta governativa), bastano per un capannone? le macchine tanto ci sono già a Rubano. Se poi dovesse andare male, c'è sempre il paracadute del Job's act. E' il mercato, ragazzi!

Un macabro pesce d'aprile, facilitato dalla nuova aria che tira, sulla quale pochi intendono riflettere sul serio, preferendo includere i 200 nuovi assunti di Novara, tra i risultati positivi della nuova politica del lavoro.
   
*giacche, cappotti, soprabiti


Le agevolazioni della legge di stabilità.

Le agevolazioni introdotte dalla Legge di Stabilità 2015, hanno le seguenti caratteristiche:
- riguardano le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato decorrenti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015;
- sono applicabili esclusivamente ai datori di lavoro privati, con esclusione dei contratti di apprendistato e di lavoro domestico, ed inclusi i datori di lavoro agricoli con alcune limitazioni;
- consistono nell'esonero totale dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi quelli INAIL), per un periodo massimo di 36 mesi e un importo massimo pari a 8.060 euro annui;

Informazioni

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