venerdì 25 agosto 2017

Luoghi comuni e non. Viaggio nelle Toscana minore, 6



Finalmente Siena!








Segue da: Monteriggioni


Da Monteriggioni a Siena è tutta una discesa,  facile e fresca perchè si attraversano i boschi, ma assolutamente priva di punti di ristoro e di acqua. Si procede rapidamente
nell'aria pungente dell'alba, quasi senza sosta sino a pian del Lago, la scoperta più importante della tappa. Da fuori si vede poco, solo la piramide "leopolda" (niente a che fare con l'omonima stazione renziana postmoderna..) simbolo di una imponente bonifica settecentesca. La località si chiama ancora Pian del lago, perchè sino a metà del 1700 le acque stagnanti la sommergevano per lunghi periodi dell'anno. Il Granduca Leopoldo 1^ completò, con la lungimiranza comune allora e svanita dalle progettazioni attuali, l'opera di canalizzazione iniziata dal gentiluomo Francesco Bindi, giudicata una pazzia dai contemporanei e comunque superiore alle sue forze finanziarie.  Qui la storia completa

Ma Porta Camollìa è sempre più vicina e l'ansia di dedicare il poco tempo residuo all'amata Siena mette le ali ai piedi.


Perchè tanta ansia di percorrere le vie di Siena? perchè la città è un luogo dell'anima, perchè è il monumento vivente ad una incredibile utopia che si perpetua da secoli: la vita comunitaria e solidale delle diciassette contrade.
Basta un attimo di attenzione o una domanda giusta e qualsiasi senese, di ogni ceto ed età ti racconta in modo colorito e appassionato una storia affascinante, aggiungendo ogni volta un tassello di informazioni e di vita vissuta  alle conoscenze precedenti. Questa volta la prima storia l'ho ascoltata in francese da una guida che nella basilica di san Domenico stava illustrando la storia di santa Caterina e delle sue reliquie qui conservate. E' bastata una domanda di una turista sul perchè di tutte quelle bandiere coloratissime appese ad ogni colonna e l'anima senese si è rovesciata come una cataratta sul gruppo di ascoltatori; solo dopo una mezz'oretta di spiegazione appassionata si è accorta essere andata un po' fuori dal tema della visita.."Désolé, mais pour un Sienese, il est impossible de ne pas mentionner le palio et nos traditions".

Quello che affascina maggiormente in tempi di chiusura oscurantista è come le contrade applichino  da secoli contemporaneamente lo ius soli, lo ius sanguinis e lo ius culturae. Si può essere contradaioli perchè nati in contrada, perchè figli di contradaioli o per semplice scelta. Una volta entrato in contrada, anche se ormai abiti in periferia o all'estero ci resti per sempre! 
E la contrada ti accoglie, ti protegge, ti assicura gli studi se la famiglia è in difficoltà economica, ti segue da bambino con i centri estivi, ti accompagna da adolescente con le feste, ti trova la casa in contrada da grande, ti rende sicuro il luogo in cui vivi con una sorveglianza discreta, di continuità: a Siena puoi girare tranquillamente di notte in tutti gli angoli e la stessa sensazione di sicurezza si estende ai quartieri fuori le mura.
Certo tutto questo costa, come mi racconta il gestore del B&B di porta Camollìa: tutti i contradaioli devono contribuire alla vita della contrada con una tassa annua, proporzionata al reddito e poi ci sono le raccolte straordinarie, il volontariato per le cene di contrada, l'impegno massacrante per il palio e speriamo che quest'anno non si vinca! conclude.. (il perchè lo scoprirete nell'articolo di approfondimento).
E come se non bastasse le contrade applicano alla lettera la democrazia diretta nominando da una lista unica preparata dal comitato elettorale: la "Sedia Direttiva", il Priore, il Vicario, il Cancelliere, il Bilanciere, l'Economo, l'Archivista e il Capitano (che assume i pieni poteri nel giorno del palio). Ultima curiosità: nella contrada dell'Oca solo da qualche anno possono votare anche le donne, grazie ad una campagna portata avanti da una contradaiola di nome Gianna e di cognome Nannini.. 

Per approfondire: 

Le contrade, unico cliente solvente del Monte dei Paschi . Nell'articolo anche altri dettagli sugli accordi pre gara del Palio; si spiega anche perchè vincere il palio è un enorme esborso di denaro, che si prende in prestito dal Monte...



martedì 22 agosto 2017

Luoghi comuni e non- Viaggio nella Toscana minore, 5





Monteriggioni









Continua da: Una storia partigiana 

E' sicuramente molto arduo arrivare in cima al castello di Monteriggioni, come sperimentarono i fiorentini  quando lo cinsero invano d'assedio. 

L'eccezionale spiegamento di torri colpì Dante che nell'Inferno le ricorda paragonandole ai giganti delle bolge infernali:  "Però che come sulla cerchia tonda / Monteriggion di torri si corona / così la proda che il pozzo circonda / torreggiavan di mezza la persona / li orribili giganti.."



Ma al di là della storia e delle sue testimonianze che trasudano da ogni pietra, a Monteriggioni c'è anche la vita moderna, l'imprenditoria dei ristoratori, degli albergatori e dei giovani e meno giovani che hanno impiantato piccole imprese alternative e dai prodotti raffinatissimi.

Così si fa la conoscenza di Giuditta Viscardi o meglio del suo compagno che ne illustra con infinita passione le costosissime opere in ceramica e i gioielli citati da Vogue,  ma poiché è un gran chiacchierone e forse avendo capito che non ho nulla da comprare, si mette a a parlare di sé, cosa che accade molto di frequente ai viandanti. 
Così si iniziano ad acquisire le prime informazioni sulla "selvaticità" dei senesi, sul loro orgoglio contradaiolo, sul gran rifiuto a Fanfani che voleva far passare l'autostrada da Siena, per poi dirottarla prontamente su Arezzo. Si parla poi dell'altro gran rifiuto alle fabbriche orafe che volevano impiantarsi nel senese, e che poi hanno trovato interessata ospitalità nell'aretino. Il nostro principe consorte, allora impiegato di Banca, era costretto a portare i lingotti d'oro da piazza Salimbeni alla nascente Uno-a-erre. Siena continuava ad essere città di banchieri, con gli esiti che sappiamo, Arezzo sviluppava le industrie. 
Non sono sicuro, però, che il rifiuto della modernizzazione sia stato interamente perdente per i senesi e lo vedremo più avanti quando si inizierà a parlare di contrade.

Poco più avanti la "Spezieria Toscana" di Federico Minghi, "spacciatore" di biscottini toscani "fatti a mano uno per uno con i migliori ingredienti a km zero". Dopo un po', stanco delle chiacchiere, che a quanto pare deliziano i radical chic e i ricchi americani, e fatto un rapido calcolo mentale del costo al Kg (circa 50 euro!), decido di optare per la pizza in piazza del più casereccio gestore napoletano.
Appena in tempo per assistere alla meditazione yoga di un santone indù accovacciato sulla pietra rovente della chiesa che ho davanti agli occhi. Di andare nella lercia stanzetta dell'ostello allestito dal volenteroso parroco non ho proprio voglia e, visto che la tappa è stata in fondo breve, perchè non fare il giro completo dei 560 metri delle mura? Così un'altra scoperta: dalla parte nord le torri sono tutte mozzate, un accorgimento del 1500, quando, comparse le armi da fuoco, si doveva offrire il minore fronte possibile al fuoco degli assedianti.  
Imperdibile il tramonto, romantico e nello stesso tempo austero dalla porta san Giovanni a sud:

Porta San Giovanni



Segue in: E infine Siena      

martedì 15 agosto 2017

Controcorrente: dalla guerra umanitaria alla guerra all'umanitario

Immagine di copertina al solo scopo di attirare i lettori

L'immaginario collettivo è una brutta bestia











Immaginario collettivo o spirito dei tempi, decidete voi. Dalla più innocua e molto più divertente mania del lato B, argomento principe dell'immaginario, che ha dato di recente origine alla moda del belfi, la mente collettiva italiana si è fatta irretire da paure e pensieri meno allegri, da pesanti luoghi comuni gravidi di conseguenze sociali e politiche, da paure ancestrali e irrazionali, da un orribile senso comune fondato sulle apparenze e alieno dai numeri e dalla realtà fattuale. Un po' come per i vaccini, per capirci.

Un senso comune collettivo deviato, che purtroppo va oltre l'intelligenza e i comportamenti personali nella piccola cerchia sociale, che rimangono accettabili, un senso comune che, in ambiti più ampi, diviene ogni giorno di più  preda dell'irrazionale e della paura.

"Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.." Dovrebbe essere letto, parafrasato, riassunto e infine imparato a memoria il sermone di Martin Niemölle, con tutte le sue innumerevoli variazioni sul tema. 

Adesso dopo anni di martellamento leghista anti stato e anti meridionali è arrivata il tempo del martellamento anti immigrati e dell'emergenza sbarchi. Per carità, un problema di evidentissima gravità, ma può definirsi emergenza un evento che si presenta ogni giorno? 
Cosa fa allora la pseudo sinistra immemore delle paure fomentate dal fascismo e dal nazismo e  degli orrori che ne seguirono nel secolo breve? Impone al dibattito la propria etica? la propria visione del mondo, adattandola al necessario pragmatismo di governo? la propria tradizione migliore? abbozza soluzioni e proposte praticabili? propone un uso di risorse più produttivo e meno a rischio di accaparramenti mafiosi  e pseudo cooperativi? No! Rincorre la destra più oltranzista, dimentica che dove agisce con intelligenza, attraverso la linea dell'accoglienza diffusa, come in Toscana, il fenomeno desta meno paure irrazionali, dimentica il ruolo realistico che l'Italia potrebbe esercitare nel panorama internazionale, condizionando di fatto interventi e patteggiamenti ... Rincorre le farneticazioni grilline anti-ong, compie quel passo che neppure il peggior berlusconismo pro gheddafi aveva osato compiere: rimandare i naufraghi o aspiranti tali, nei lager libici.

E queste non sono fantasie buoniste: ho sentito personalmente i racconti di chi quei campi li ha attraversati e se non dovesse bastare a credervi, ecco un filmato assai eloquente, girato nei campi libici ufficiali; in quelli in mano alle bande armate accade anche di peggio.  



In un crescendo di rincorse verso il nichilismo dell'azione e dell'intelligenza, si lascia che prenda piede l'equivoco dell'invasione quando in realtà i numeri e i confronti con altri paesi dicono altro, si lascia che la guerra alle ONG iniziata dallo smemorato di Avellino, si trascini nei talk show e soprattutto che entri definitivamente nell'immaginario collettivo, imponendo un codice di comportamento all'apparenza coerente, serio e legittimo, ma che svela ben presto la nudità del re: il vero obiettivo é lasciare mano libera ai libici, per altro di un governo fantoccio, e rimandare i migranti nei campi da cui sono
fuggiti. Tutto va bene, purchè non si vedano più qui o purchè ne arrivino meno, perchè l'Italia  "sta scoppiando".  Questo è quello che propaganda la vulgata fascio-leghista-grillina, questo è quello che goccia dopo goccia è penetrato nell'immaginario collettivo. Ma sarà vero?
Proviamo a guardare un po' i numeri:



(nella colonna di destra il numero di rifugiati ogni mille abitanti)


Dalle guerre umanitarie a cui l'Italia ha largamente partecipato, si passa insensibilmente alla guerra all'umanitario, alla criminalizzazione delle ONG, alle invettive contro Saviano, alla strumentalizzazione delle parole parole del Cardinale Bassetti presidente della CEI. E si ignorano le dissociazioni e le precisazioni del Priore di Bose, Enzo Bianchi

Se poi pensiamo che siamo appena all'inizio delle danze e che le migrazioni epocali, quelle vere, quelle delle migrazioni climatiche, devono ancora iniziare.. 

Per approfondire:

Non ci sono solo le colpe della colonizzazione del secolo scorso, l'occidente ne ha di ben più recenti:  Da un articolo di Iacopo Fo 



Bibliografia: 

  • Storia delle migrazioni di Homo sapiens: Calzolari- Pievani, Libertà di migrare, Einaudi
  • Come l'immigrazione sta cambiando il volto dell'Europa: Massimo Franco, L'assedio, Mondadori
   






mercoledì 9 agosto 2017

Luoghi comuni e non. Viaggio nella Toscana minore, 4

L'eccidio di Montemaggio, Sergio Staino


Una storia Partigiana.




Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro. 
(L. Sepulveda)

Segue da: Da san Gimignano a Monteriggioni


Martina ha un bell'abito a fiori e sfoggia una elegante collana di perle, come una contadina vestita a festa, l'eloquio è fluente e ovviamente in perfetto italiano. Elogia la vita in questo borgo seminascosto e sconosciuto al mondo intero, la sua attività quotidiana nei campi nonostante l'età, il relativo benessere nonostante i figli partiti per cercare fortuna altrove. Ma tutto sommato qui si vive bene: ogni tanto arriva qualche strano personaggio stravolto dalla fatica, da rifocillare e con cui scambiare qualche parola, la contrada è  tranquilla e sicura, ma non è stato sempre così... 
Pian piano i suoi occhi si velano, divengono malinconici e riaffiorano le immagini crude delle scene terribili a cui dovette assistere da bambina. E sì, da queste parti è passata la storia, non solo quella assai cruenta del medioevo, quando guelfi e ghibellini si scuoiavano a vicenda e quando i fiorentini tentavano, senza mai riuscirvi, la presa del castello di Monteriggioni,  sfogando, possiamo immaginare come,  la loro frustrazione sul contado inerme.

Da qui è passata anche la storia recente, livida e tragica del ventesimo secolo. 


La vita nei campi, nel secolo scorso era durissima: i contadini subivano ogni sorta di soprusi dai padroni,  come ai tempi degli assedi medievali..sono stati sfollati durante la Seconda Guerra mondiale, sin quando molti giovani, ribellandosi alla leva repubblichina, si sono uniti in gruppi di partigiani per opporsi ai nazifascisti mentre le truppe tedesche, ritirandosi, lasciavano dietro di sé stragi di civili. Oltre alla cacciata dei nazifascisti, i giovanissimi partigiani sognavano anche una vita migliore e più giusta, senza padroni nè fattori..

E Martina si trova, bambina, proprio a casa Giubileo, a Montemaggio, quando vi cercano riparo due diversi gruppi di partigiani, che hanno catturato due ostaggi, una camicia nera italiana e un ufficiale tedesco, con l'intento di scambiarli con un loro prigioniero. 

Ma il fascista locale fa la spia e così all'alba del 28 marzo 1944, i militi repubblichini circondano il podere, sin quando i partigiani non esauriscono le munizioni e sono costretti ad arrendersi. Martina, bambina di cinqu'anni è a casa Giubileo ed assiste a tutta la battaglia e alla cattura. Due partigiani sono uccisi nella notte; i sopravvissuti sono in 18, quasi tutti giovanissimi. Le camicie nere li radunano sull'aia per fucilarli sul posto, Martina sente la madre di uno di loro che dalla finestra  invoca: "me lo volete ammazzare sotto i miei occhi?". 
Un sia pur infimo residuo di umanità induce le camicie nere a portarli nella vicina località "la Porcareccia" e a finirli qui con raffiche di mitra. Tutti, meno uno, che nonostante le gravi ferite riesce a scappare nei boschi: è Vittorio Meoni, futuro presidente dell'ANPI di Siena. 
Tra i 17 morti c'è anche lo zio di Martina. 

Lei adesso si rasserena un po' e mi parla della grande festa che ogni anno viene organizzata a Montemaggio, in memoria dei martiri partigiani. Casa Giubileo è adesso un centro didattico gestito dall'Istituto storico della Resistenza di Siena e possiede una foresteria per vacanze studio.
Come resistere alla tentazione di andare a vedere? 
Ed eccoci, dopo una deviazione, sui sentieri CAI della Montagnola, sino a Casa Giubileo e al cippo commemorativo. La presa di Monteriggioni può attendere! Segue in Monteriggioni


Casa Giubileo, a Montemaggio
In memoria dei 19 caduti












La pieve di Montemaggio


lunedì 7 agosto 2017

Luoghi comuni e non. Viaggio nella Toscana minore, 3



Il vecchio borgo di Abbadia Isola

Da san Gimignano a Monteriggioni 








Segue da: Tra Gambassi Terme e san Gimignano


Che la strada da san Gimignano a Monteriggioni (30 km) fosse da dividere in due era scontato, magari cercando di arrivare ad Abbadia all'isola, e preparare la conquista del Castello studiandolo bene dal basso per un'intera giornata..

Ma per strada gli incontri casuali ti portano spesso ad abbandonare i piani di avanzata programmati in stile teutonico..

Che sia la tappa più bella del percorso senese lo dicono tutte le guide e lo posso confermare. Infatti si incontrano in sequenza molti luoghi interessanti. Il primo è il guado del torrente Foci. 











Poi compare la pieve romanica di santa Maria in Conéo, dell'XII secolo, talmente isolata che nessuno, nei secoli successivi, ebbe mai la tentazione di modificarne l'aspetto adattandolo ai propri tempi; quindi se ne può godere l'aspetto originario e immaginare la vita dei monaci di allora nel quasi deserto circostante..


Santa Maria in Conèo


Dopo poco si materializzano, nascoste tra la vegetazione le Caldane, antiche terme dell'anno mille, alimentate da una sorgente di acqua tiepida, che le fa sembrare calde d'inverno e fresche d'estate. Sono ancora frequentate dalla gente del posto che in estate vi trova un po' di refrigerio.


Le caldane
Ancora pochi chilometri, pochi per le guide e non per chi deve camminare..e si arriva an un avamposto di Monteriggioni, Strove. Si evita "ovviamente" di salire sino al paese che si trova un po' più in alto (ma un po' ormai è sempre troppo..) e ci si accontenta di ammirare la pieve romanica dedicata a san Martino di Tours. La dedica a un santo così lontano è la controprova che da qui nel medioevo passava veramente gente da tutta l'Europa.


Pieve di san Martino di Tours


Ancora pochi chilometri che durano un'eternità e si intravvede la sagoma della Basilica di Abbadia a Isola, un complesso fortificato posto su una collina, un tempo circondato da terreni paludosi, che la facevano sembrare appunto un'isola. Nel convento, appena restaurato, un ottimo ostello e per oggi può bastare.. Ma cercando un po' di cibo in questo luogo all'apparenza abbandonato, arriva Martina, una ragazza di 78 anni con tanta voglia di conversare. Segue in Una storia partigiana  
   

domenica 30 luglio 2017

Luoghi comuni e non. Viaggio nella Toscana minore, 2



Tra Gambassi Terme e san Gimignano 






Segue da:  Viaggio nella Toscana minore, 1

Niente da segnalare tra Gambassi e san Gimignano: un percorso di tutto riposo, si fa per dire, di soli 14 chilometri con l'arrivo in salita a san Gimignano. Tra i crinali della val d'Elsa si incontrano il santuario di Pancole, il borgo di Collemucioli con un selciato medievale originale e, infine, la pieve di Cellole.



La pieve di Cellole

Da qui si affronta la "salitella verso san Gimignano. Una fatica enorme, che la "conquista" delle 15 torri della città ripagherà  ampiamente. Il solo ammirare la bellezza, anche se conosciuta, ti coglie sempre impreparato.


Visitando il palazzo comunale, si scopre anche, o si riscopre, che il bieco Carlo II d'Angiò  da queste parti aveva allungato la sua longa manus  federando i liberi comuni di fede guelfa, meritandosi un'amplissima raffigurazione sulla parete di fondo della sala del Consiglio e il dispregio di Dante nel Purgatorio ("si vedrà al ciotto di Ierusalemme, segnata con un i la sia bontade, quando 'l contrario segnerà un emme": cioè uno la bontà, mille le nefandezze. Oggi Dante direbbe lo stesso del rignanese? e lo porrebbe magnanimamente nel Purgatorio o un po' più giù? chissa!).

Continuare a perdersi per qualche giorno tra le bellezze antiche e moderne sarebbe una grande tentazione, ma la tappa successiva è di ben 30 chilometri.. forse conviene spezzarla in due!  (segue in Viaggio nella Toscana minore, 3)





venerdì 28 luglio 2017

Luoghi comuni e non. Viaggio nella Toscana minore, 1

Take away senese



Da san Miniato a Gambassi Terme 







Andando a piedi si incontra più gente che spostandosi con mezzi più rapidi. La lentezza del viaggio e la dilatazione dei tempi predispongono ai contatti umani, all'attenzione verso
i particolari e i dettagli del paesaggio oltre che all'ascolto delle storie minime: passaggi più veloci sono necessariamente più superficiali. 


Alba a san Miniato
Così, a piedi da Lucca a Siena, si attraversa la Toscana profonda, densa di tradizioni, di storia e di "storie".
Uno sforzo molto intenso, ma ampiamente ripagato  dai tempi dilatati, dall'assenza di rumori molesti, dalla riscoperta di suoni e colori naturali, dalla soddisfazione della conquista piccola, graduale e difficile. Impagabile la lontananza dai commentatori monomaniaci del web. 
S. Miniato Piazza del Seminario


Ostello di san Miniato











Il percorso, almeno nella parte toscana che ho conosciuto, inizia ad essere attrezzato con indicazioni sicure e piccoli ma diffusi centri di accoglienza. Da consigliare quello di san Miniato, per cortesia e pulizia, meno quello di Monteriggioni, non precisamente impeccabile, adattato alla meno peggio dal parroco volenteroso.

Tra san Miniato e Gambassi Terme d'estate è necessario dividere in due parti il percorso di 24 chilometri:  proprio a
metà strada, si arriva alla Pieve di Coiano, ventunesima tappa del viaggio di ritorno dell'arcivescovo Sigerico da Roma verso Canterbury, ma nota ai viandanti contemporanei per possedere l'unica fontanella che si incontrerà nella giornata. Ma l'acqua e un'allegra compagnia di viandanti emiliani non bastano a vincere la stanchezza, quindi dopo aver percorso ancora qualche chilometro tra poderi attivi e case coloniche dal tetto sventrato in funzione anti IMU,   con una "modesta" deviazione di un un ulteriore chilometro e mezzo ci si imbatte nell'agriturismo di Maurizio e Ania, agricoltori per caso. Torinese lui, ex ufficiale dei carabinieri, polacca lei dall'ottimo italiano. 
Carro e tenda "boera"
Luogo comune detto da Maurizio esperto militare della guerra tra Boeri e britannici: "per vivere bene in Toscana bisogna essere o comunisti o cacciatori o massoni". I comunisti in Toscana li vede solo lui, berlusconiano pentito ma non troppo: riguardo ai massoni e ai cacciatori posso credergli..
Però in Toscana c'è rimasto: ha un'azienda di 16 ettari in località Brotafalchi, lontana più di 10 chilometri dal paese più vicino e qui gioca a fare il boero. Incredibile che la sua tenda attrezzata alla
maniera dei boeri richiami gente da tutto il mondo, che rischiano di perdersi nelle stradine polverose della campagna di Castellina in Chianti per venire a dormire in questo posto stranissimo. Ma al di là dell'eccentricità del padrone di casa e del suo evidente e dichiarato bipolarismo, le degustazioni sono "ottime e abbondanti" e tutte rigorosamente a chilometri zero.

Agriturismo Brotafalchi

  Segue in: Viaggio nella Toscana minore, 2




sabato 1 luglio 2017

Intervista a Ermanno Maria Signorelli

Signorelli in una foto di Alberto Still


Fatti, anzi musica, contro il disagio culturale e sociale.










Abbiamo intervistato il noto jazzista padovano Ermanno Maria Signorelli, in partenza  per Felsőörs, la località ungherese sul lago Balaton, sede dello  Snétberger Talent Center, fondazione che si occupa del recupero attarverso la musica d'eccellenza di giovani con disagio sociale e culturale, prevalentemente ma non solo, Rom e Sinti. 

Qui Signorelli è stato chiamato come docente per una master class estiva di Jazz. 
Un’opportunità di sviluppo personale e soprattutto didattico per un musicista, che a fianco di una eccelsa carriera artistica come esecutore e compositore, non disdegna la didattica e la formazione dei giovani, applicando, anche se in un ambito più locale, le idee e le finalità del centro creato dal collega musicista ungherese Ferenc  Snétberger.

A Ermanno Signorelli piace moltissimo l’idea della musica anche come strumento di riscatto sociale e personale. 
Ecco cosa ci ha detto, in partenza per l'Ungheria. 

La musica è senz’altro un potente mezzo di recupero del disagio sociale, non tanto come eventuale ascensore sociale, ma come una possibile terza via. Una via  in cui la costruzione di un solido “mondo interiore”  permetta di ritrovare valori collettivi sinceri e, nel contempo, protegga da forme arcaiche di convivenza e di modelli sociali che, per loro natura, generano disagio.
            “L'espressione artistica, proprio perché esprime, richiede innanzitutto di costruire, poi di esprimere. Così, la pratica musicale, ha una forza straordinaria, che crea relazioni positive e giusta aggregazione, soprattutto giovanile.”
            “Quindi, anche questa pratica richiede che si proceda con cautela, con attenzione, che anche le acquisizioni non siano tutte uguali, che non siano finalizzate ad ottenere un prodotto commerciale, adatto solo ad emozionarci a “tempo”, come ci emoziona qualunque prodotto da consumare con avidità e che, purtroppo, non è in grado rilasciare lentamente materiale che sedimenti, che permetta quella costruzione di un “mondo  interiore”.
“La musica è un linguaggio, non un gioco o un passatempo: é la chiave di lettura della vita, e come tale la sua interpretazione è la grande opportunità.” 


Il talent Center
Chitarrista e compositore ungherese di origine rom Ferenc
Snétberger è un musicista affermato internazionalmente che vive oggi a Berlino. Nato in Ungheria  a Salgótarján nel 1957, Ferenc è il figlio più giovane di una famiglia di musicisti; si può dire che è nato e cresciuto sempre immerso nella musica. Dal padre ha imparato  le basi della chitarra, ha poi studiato musica classica a scuola  e successivamente la chitarra jazz nel Conservatorio di Musica di Budapest (la più avanzata accademia musicale del paese). 
All'inizio della sua carriera il chitarrista insegnava in Germania in una scuola di musica che sosteneva i giovani talenti musicali Sinti e Rom.  Dopo aver incontrato i giovani rom e le loro famiglie nei suoi concerti in tutta l’Europa orientale e centrale, è stato chiaro a Snétberger che anche questa regione aveva bisogno di un tipo di istituto musicale simile a quella nato in Germania.
E’ nato così nel 2011 anche in Ungheria un Centro per sostenere giovani  talenti affiancandoli a musicisti più esperti che li accompagnino nel loro sviluppo artistico. L'insegnamento si basa sulle loro conoscenze e competenze pregresse. Nel centro viene dato il supporto per ampliare i loro talenti in direzione di jazz, musica classica e world music (contaminazione tra musica popolare ed etnica).
Il Centro è stato inaugurato nel 2011 con la prima formazione di dodici settimane per 60 partecipanti a Felsőörs (villaggio nella parte occidentale dell'Ungheria). Ogni anno 60 giovani allievi partecipano al programma. Il personale del Centro visita aree svantaggiate per reclutare figli di talento. I partecipanti usufruiscono di  corsi di insegnamento e formazione (nei cosiddetti "campi"), mentoring personalizzato su misura e assistenza paritaria. Oltre ai corsi formali, il Centro assegna anche mentori personali a ciascuno dei partecipanti.
Attualmente il  Centro sta lavorando ad un servizio di mentoring post-programma e si adopera per aiutare i suoi alunni diffondendo informazioni di sviluppo della carriera (informazioni su stipendi, opportunità di performance, ecc.) e soprattutto organizzando esibizioni regolari in tutto il mondo.

I numeri del Centro:
·         500 candidati esaminati ogni anno
·         240 studenti che hanno completato il  programma
·         60 studenti  avviati a scuole di musica o università
·        Formazione di 53 ensemble di jazz e  classica
·        100 ore di  concerti  per anno
·        27 insegnanti artisti rinomati
·         4 mentori di origine Rom
·         9 animatori
·        19 volontari




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