mercoledì 11 febbraio 2015

Chi è Enrico Vanzini

Enrico Vanzini, testimone  a Mestrino





Enrico Vanzini era solo un numero quando nel 1944 a 22 anni entrò, prigioniero di guerra, nel campo di concentramento nazista di Dachau. A 89 anni racconta la drammatica avventura: catturato in Grecia, fuggito dalla fabbrica di panzer tedeschi, consegnato alla Gestapo, salvato dalla fucilazione nel lager di Buchenwald, internato a Dachau. Il ricordo più forte è dell’inverno a Dachau: la crudeltà delle SS e gli orrori visti e patiti. Esperimenti sui detenuti, camera a gas, forni crematori. Orrori per 60 anni tenuti nascosti ai suoi stessi figli. Finché è venuto il momento di parlare.
“Realizzare il film documentario sulla storia di Enrico Vanzini è stata un’esperienza forte, intensa, viva, coinvolgente, sconvolgente. Dei forni Enrico ricorda l’odore, dei tedeschi ripete con lucida precisione gli ordini dati al campo, delle botte sente ancora il sollievo trovato gettandosi nella neve, dei cento compagni di baracca ricorda la solitudine di non poter parlare con nessuno, al dolore associa sempre l’istinto alla speranza. Situazioni, emozioni, aneddoti, dettagli a volte sconcertanti nella loro precisione.”

"Ho visto come il cuore di un uomo possa diventare pietra, come i totalitarismi annullino il pensiero delle persone, come la vita possa essere considerata un nulla. Non odio assolutamente i tedeschi, non si deve odiare nessuno. Rimango però perplesso perchè mi sembra che a volte l'uomo non abbia imparato nulla dalla storia".

Consiglio comunale, ultima puntata



Sbobinare stanca








La lentezza con cui io, pur se addetto ai lavori, ho "sbobinato" la registrazione della seduta del Consiglio del 3 febbraio, forse è la misura dell'inutilità di questo sistema di incentivazione della "partecipazione democratica". E ciò avviene nonostante io, vivendo di solito le vicende in diretta, abbia il vantaggio di immaginare le facce, i tic, i telefonini compulsati da chi palesemente vorrebbe essere altrove, le ipocrisie degne di miglior causa, gli occhialetti inforcati dall'assessore di turno che si appresta a leggere un pistolotto non suo, non assimilato e non fatto proprio.
Una noia mortale, ravvivata a tratti, dall'effervescenza istrionesca di un grillino (absit iniuria verbis) sui generis, soave, educato, di solito sempre preparato, ma sicuramente irritante per i destinatari delle sue pur pacate invettive. 
Oltre a queste note grilline, ormai di colore, perchè ripetute allo sfinimento, il vuoto assoluto: anche gli interventi di ViviMestrino, documentati, pacati e mai provocatori, cadono nel vuoto, in una situazione kafkiana, nella quale al consiglio non è riservato alcun potere. D'altra parte la legge vuole così: chi vince anche per un solo punto prende tutto e poi si vedrà alle prossime elezioni. Se mi hai messo il sale prima della nevicata, se mi hai fatto la rotonda per uscire in statale, se mi hai dato il permesso di costruire, se non mi hai rotto più di tanto, e chissenefrega del bene comune, ti rivoto, altrimenti no. Con questo sistema, che ora si vorrebbe estendere anche a livello nazionale, è fisiologico che l'affluenza alle urne vada sempre più a picco. E' il tramonto della democrazia partecipata: nel migliore dei casi la gente trasferisce le proprie istanze e le proprie energie al volontariato, ai comitati (Veggiano insegna), allo sport, alle associazioni oppure sta a casa.
Un suggerimento di minima apertura che ViviMestrino avrebbe voluto condividere con tutti i gruppi (spostamento della biblioteca e istituzione di un comitato di gestione partecipato) è caduto nel vuoto. Vedi mozione biblioteca. Abbiamo comunque appreso delle innumerevoli iniziative culturali del comune, diffuse nel territorio e tutte a costo zero, appunto! 
Ma sin qui niente di nuovo se, come ha bene messo in evidenza il consigliere Dalla Libera, non si fosse trattato anche di un atto politico e  di una palese contraddizione tra le parole e i fatti: non facciamo commissioni (tranne quando interessa a noi per motivi ancora oscuri come per il depuratore) e discutiamo tutto nella riunione dei capigruppo. Tanto poi dalla capigruppo ci si defila. Qualche problemino interno? chi vivrà (sino al 2018) vedrà. 

Approvata, invece, la mozione del M5S riguardante l'inquinamento dell'aria, le sue ricadute sulla salute e le azioni da intraprendere per ridurlo. Dotta lettura di un intervento da parte dell'assessore competente, intervento illustrativo di Pinton, richiesta di integrazione da ViviMestrino, intervento del vicesindaco, l'unico della giunta che parla a braccio, e poi l'inaspettata votazione: tutti favorevoli!
Adesso vedremo se farà la fine delle altre mozioni approvate anche dalla maggioranza, tipo pedibus, gioco d'azzardo ecc.

martedì 10 febbraio 2015

Giorno del ricordo, la commemorazione a Rubano


No alla rimozione, uno sguardo all'oggi e al futuro




Ricorre oggi per l'undicesima volta al giornata del ricordo, istituita con legge dello Stato nel marzo 2004 (legge 92 del 30/3/2004) 

L'associazione Storia e Vita ha onorato questa ricorrenza a Rubano, con una scelta coraggiosa, che guarda al presente e soprattutto al futuro, piuttosto che al passato.

Ha riunito infatti, intorno allo stesso tavolo un alto responsabile dell'ANPI veneto, un esule di Pola di origini italiane e una esule di origini istriane, responsabile di una importante associazione, che grande parte ha avuto nel tenere alta la memoria  della gravità dei fatti del dopoguerra e nell'ottenimento del riconoscimento legislativo.
Le motivazioni di questa scelta son molteplici:

  • La necessità, innanzitutto, di scrostare antiche, anche se ormai residuali, rimozioni collettive e di parte. La rimozione del dramma dell'Istria e della Dalmazia  è avvenuta per responsabilità di gran parte delle forze politiche italiane del dopoguerra. Una consistente motivazione di tale rimozione è l'assoluzione che gli italiani si sono autoconcessi sui crimini del fascismo. Non così è avvenuto in Germania, mentre in Italia il mito degli "italiani brava gente" e del fascismo buono, diverso dal nazismo, ha continuato per decenni ad inorgoglire grevemente un popolo dalla scarsa memoria e dalle scarse conoscenze.
  • La necessità di far conoscere, al di là delle microstorie individuali e delle sofferenze personali e familiari, che mai potranno essere cancellate o attenuate, il quadro storico, la genesi degli avvenimenti, le motivazioni che portarono all'uso selvaggio di violenze inaudite (le foibe). Superfluo precisare che motivare non è giustificare, come più volte hanno fatto i relatori, con in testa Italia Giacca.
  • La necessità di riproporre alla memoria gli abissi che la natura umana può raggiungere, spinta dall'odio e dal desiderio di vendetta. Ricordare, quindi, per prevenire. Poco importa che in questo caso sia toccato ad italiani, quando tutti nel dopoguerra si sono vendicati atrocemente a tutte le latitudini; noi guardiamo al futuro: solo la conoscenza storica, la cultura e il riconoscimento degli altri possono preservarci.   
  • La necessità, dopo 50 anni di rimozione e 70 di strumentalizzazioni, di riavviare un reciproco riconoscimento tra parti, sino a poco fa non comunicanti, e sottolineare un comune sentire, un  comune riconoscimento nelle parole della Costituzione e nelle comuni origini dell'identità nazionale, culturale e linguistica.
A me personalmente non è estraneo l'intento di trovare paralleli e analogie tra la nostra storia di migranti, in questo caso di esuli, e i drammi dei nuovi migranti e dei nuovi esuli ai quali assistiamo  quotidianamente.
Ogni seme gettato in questo campo sono sicuro che germoglierà piante vigorose, orgoglio dell'umanità e della nuova civiltà a cui dichiariamo, spesso solo a parole, di appartenere.

Mi piace concludere questo breve testo con le parole che Italia Giacca mi ha concesso: 
"ben si nota che da ogni lato ci sono polemiche e rancori; ma tirarli fuori significa già ascoltarsi e quindi fare un tratto di strada insieme. La strada è lunga, lo sappiamo, e anche tortuosa, ma mi sento di dire che noi abbiamo già fatto i primi passi: con Maurizio (Angelini) ci capiamo e già sento anche con te. Pur con vedute diverse, si può, se si è persone di buona volontà, parlarsi, ascoltarsi, confrontarsi, come abbiamo detto sin dall'inizio, rispettarsi e...andare avanti insieme!"

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Bibliografia


lunedì 9 febbraio 2015

Consiglio del 3 febbraio, 2 - La commissione sul depuratore


Ampliamento del depuratore di Grisignano: 
un significativo rischio ambientale o una questione di lana caprina?





Nella seduta del 3 febbraio, di cui qui si può ascoltare la registrazione e la sintesi della prima parte, si è poi discussa la costituzione di una commissione straordinaria sulla questione dell'ampliamento del depuratore di Grisignano. Lo confesso: per me è difficile entusiasmarmi su questa tematica, di cui non vedo chiari i contorni e la genesi politica e intorno alla quale intravvedo un'aura ancora indefinita di psicosi collettiva e di interessi di bottega, ma la riporto per dovere di cronaca.

Il presidente del Consiglio illustra la sua proposta di affrontare la questione attraverso una commissione consiliare straordinaria di durata limitata (i 60 giorni per la Valutazione dell'Impatto Ambientale) per fornire le proprie osservazioni da discutere in un consiglio comunale congiunto tra Mestrino e Veggiano.
Dalla Libera precisa che gli accordi tra i capogruppo erano per l'istituzione di una commissione speciale, dove tutti i membri, anche gli esperti esterni avessero la stessa dignità. 
Il presidente acconsente, chiarendo che l'interlocutore ufficiale con il consiglio di Veggiano debba essere comunque solo il presidente della commissione. 
Pinton  dichiara di essere assolutamente concorde con la proposta ritenendo che la via delle commissioni sia quella giusta, soprattutto in questioni così delicate per la vita dei cittadini. Polemizza poi ampiamente con il sindaco assente per le pregresse offese da lui ricevute in consiglio. 
La commissione viene composta come di seguito. 

Maggioranza: Carraro, Zambonin, Lonigo più tecnici comunali.
Vivi Mestrino: Gottardo e il tecnico dott. Stefano Pandolfo. 
Cinque stelle: Pinton e l'ing.  Mario Fabiani

Associazioni: Letizia Thiene e Gabriele Riboldi per Elios.

Si aggiungerà poi un rappresentante della protezione civile.
Solo qualche interrogativo, per ora senza risposta, da parte mia:

  • Cosa ha spinto la maggioranza a avviare in gran fretta una commissione dopo i reiterati precedenti rifiuti a qualsiasi forma di coinvolgimento delle opposizioni su temi anche più importanti come il bilancio?
  • Perchè una commissione per il depuratore e non per la TAV?
  • Come mai sono caduti i veti precedenti motivati con il possibile aggravio di costi dovuto all'impiego di personale tecnico interno? 
  • Come mai la maggioranza si avvale della consulenza di tecnici comunali, confondendo il ruolo di un gruppo consiliare, anche se di maggioranza, con quello della giunta?
  • Se la commissione dovesse dividersi articolando due o verosimilmente tre pareri diversi, magari indipendenti dalla maggioranza politica, a chi spetterà l'ultima parola?


Chi è interessato alla vicenda troverà nei prossimi giorni aggiornamenti sui lavori della commissione e sulle posizioni dei diversi esperti che ne fanno parte.

In questo link la posizione del Comitato Veggiano, fortemente preoccupato per i rischi di esondazione del Tesina e Tesinella, più che per l'impatto diretto del funzionamento del depuratore.

domenica 8 febbraio 2015

Sergio Endrigo, 1947


Omaggio a Pola





Come vorrei, essere un albero, che sa dove nasce e dove morirà...


Con il malinconico testo di Sergio Endrigo, che riassume in pochi versi l'amore per la propria terra, la nostalgia e il dolore dell'esodo si è aperta venerdì scorso la serata dedicata alla giornata del Ricordo. Endrigo appartiene alla generazione degli esuli bambini o adolescenti che pur dopo mille difficoltà iniziali hanno conosciuto un'altra vita, senza mai però perdere il legame profondo e indicibile col paese di origine.

Storia molto diversa per chi ha dovuto ricostruire una vita da adulto o da anziano, abbandonando per sempre luoghi, affetti, abitudini.  






Da quella volta non l’ho rivista più
Cosa sarà della mia città
Ho visto il mondo e mi domando se
Sarei lo stesso se fossi ancora là

Non so perché stasera penso a te
Strada fiorita della gioventù
Come vorrei essere un albero che sa
Dove nasce e dove morirà

È troppo tardi per ritornare ormai
Nessuno più mi riconoscerà
La sera è un sogno che non si avvera mai
Essere un altro e invece sono io

Da quella volta non ti ho trovato più
Strada fiorita della gioventù
Come vorrei essere un albero che sa
Dove nasce e dove morirà

Come vorrei essere un albero che sa
Dove nasce e dove morirà



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Bibliografia


sabato 7 febbraio 2015

Parole di scuola: C come complessi, 1


La scuola di Edipo e  di Narciso  





A come analfabeta; B come banco,bidelli C come collegio docenti, consiglio d'istituto, continuità, complessi; D come dirigenteE come etica, empatia, esami; F come finanziamenti; G come GenitoriH come handicap; I come insegnante, le tre I; L come LIM; 
M come media;   N come numero; O come opportunità; P come professoreP come presideQ come qualità; R come ripetenteriforma,  responsabilità
S come semi; T come terremoto; U come unico; V come valigia; Z come zaino, zerbino.

Qualche giorno fa, partendo da una vignetta francese che illustrava spiritosamente le varie fasi che la scuola ha attraversato,  ho parlato della responsabilità, come l'elemento, la parola chiave di cui la scuola  è priva da un pezzo.
Guardiamo queste fasi da un altro punto di vista.
La prima, per intenderci quella "dell'insegnante ha sempre ragione" viene definita da Massimo Recalcati, nel suo  "L'ora di lezione", come la scuola Edipo.
Era la scuola, cioè, dell'insegnante che personificava l'autorità senza possibilità di discussione, la scuola del patto generazionale tra genitori e insegnanti, la scuola dell'obbedienza acritica, della riproduzione autoritaria e conformistica dell'assetto sociale esistente. Era la scuola della "Legge" e dell'assenza della fantasia e del desiderio. Era la scuola che ho frequentato io.
Ma era anche la scuola del conflitto generazionale, che ha necessità di essere e che, come ogni conflitto, genera cambiamento e progresso. 
Dopo quel dirompente conflitto generazionale che va dal 68 al 77, che ha avuto il torto di aver integralmente sostituito il Desiderio alla Legge, dimenticando che entrambi sono necessari l'uno all'altra,  nasce la scuola Narciso.


 Alla tragedia della lotta tra padri e figli, si sostituisce gradualmente la tragedia del ripiegamento su se stessi: non più l'affermazione del desiderio collettivo ma l'affermazione della propria immagine. Contemporaneamente i genitori, narcisi essi stessi,  rinunciano al proprio ruolo, si alleano con i figli, lasciando soli gli insegnanti a rappresentare la Legge.
Non più autoritarismo per asservire al sistema, ma omologazione passiva, spegnimento del desiderio, eliminazione di ogni minimo conflitto, di ogni più secondaria personale frustrazione. Il sapere viene trasmesso senza possibilità di criticarlo e, nel caso migliore,  si assiste all'assimilazione acritica di nozioni, alla costruzione di competenze utili per il lavoro e soprattutto per l'affermazione di se stessi.
La triste vicenda del "portfolio" morattiano, che nessuno più ricorda, fu l'emblema di questa scuola, seguita poi dalla insulsa propaganda delle "3 i" (informatica, inglese, impresa). 
L'uso massiccio della tecnologia, l'illusione di poter trovare tutto e di più in rete, senza alcuno sforzo, l'illusione di poter diffondere "democraticamente" conoscenze e notizie ha portato al disastro culturale che possiamo osservare intorno a noi. 
Basta avere la pazienza di leggere i commenti ai milioni di post su FB o nei blog per comprendere il livello infimo di reali conoscenze, il livello massimo di credulità, la facile presa  delle bufale, l'acriticità delle argomentazioni, basate sul nulla o sul pregiudizio preconfezionato, piuttosto che sulla conoscenza e la critica argomentata.
Ma vedremo nei prossimi giorni che il vento sta cambiando, deve necessariamente cambiare e se non lo faranno cambiare gli adulti, ancora una volta saranno i giovani a spingere verso il futuro.  

Nulla si muove, invece sul fronte degli investimenti, delle vere riforme, della credibilità: destra e sinistra negli ultimi vent'anni non hanno fatto alcuna scommessa sulla scuola, considerandola soltanto una fonte di spreco e di possibile risparmio di spesa.

segue

venerdì 6 febbraio 2015

L'ANPI e il presidente Mattarella



Carlo Smuraglia* sul Presidente Mattarella e altro ancora..






* Il prof. Carolo Smuraglia è il presidente dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia

Una piccola eccezione alla regola di pubblicare solo materiale originale, ma le parole di Smuraglia sono troppo importanti per non essere diffuse. Mi rammarico solo di non averle scritte io. 



E’ doveroso premettere che la scelta del Presidente Mattarella è stata positiva, così come lo è stato il metodo seguito, che ha consentito di non ripetere la spiacevole esperienza del 2013.
Dopo di che, la figura del Presidente è stata illustrata su tutta la stampa; sono noti i suoi precedenti, alcuni suoi comportamenti positivi, così come è nota la sua cultura costituzionale.
Per il resto, è prematuro ogni giudizio. Bisognerà ascoltare il discorso di insediamento e osservare i primi passi del neo Presidente, soprattutto su due temi: le riforme costituzionali e la legge elettorale, da un lato, e i decreti fiscali (3% compreso) dall’altro. Non si tratta di materie sulle quali sia possibile un diretto intervento, ma di campi sui quali molto e bene può operare la moral suasion, che è lo strumento principale di un Presidente di garanzia. Non inseguirò, perciò, le illazioni di cui si compiace la stampa, né presterò particolare attenzione a questa o quella frase colta al volo, ad elezione ancora calda. Mi limiterò a due riflessioni specifiche.
La prima riguarda l’iniziativa di recarsi subito alle Fosse Ardeatine, giudicata dai più come un atto altamente positivo (compresa la scelta di utilizzare l’auto privata, che sa di rigore e carenza). Certamente, poteva anche essere doveroso un atto di ricordo e di rispetto commosso alle vittime di una strage tra le più orrende degli anni difficili della seconda guerra mondiale. Ma è possibile leggerci qualcosa di più; e va in questa direzione la nostra speranza.
E’ tempo ormai che una vicenda come quella delle Fosse Ardeatine venga inserita a pieno titolo in quella parte di storia comune (non necessariamente condivisa da tutti, ma almeno collettiva), per sottolineare e ricordare che la nostra non è e non può essere – come ha scritto un grande storico – soltanto la “Repubblica del dolore”. La barbarie, la prepotenza dei tedeschi e quella dei fascisti che si comportarono da servi fedeli, sono parte della storia di una guerra per la liberazione del Paese e per la creazione di una vera democrazia. Su questo, tutti dovrebbero riconoscersi, se è vero che il 25 aprile è – per legge – Festa nazionale e il Paese si accinge ufficialmente (anche con iniziative del Governo) a celebrare il 70° anniversario della Resistenza e della Liberazione.
Sappiamo che, su questo piano, ci sono diverse resistenze in Italia, a differenza di quanto accade in altri Paesi. Lo pensavo quando – con commozione – ho visto e sentito, dopo gli orribili attentati a Parigi, il Parlamento francese cantare, tutto in piedi, la “Marsigliese”, evidentemente divenuto simbolo comune di libertà, quale che sia il giudizio che i singoli possono dare sui momenti, belli o brutti, di quella straordinaria vicenda. Così come è noto che il 14 luglio, in Francia, è intoccabile.
Se il gesto del Presidente, al di là del commosso ricordo, significasse anche che si intende procedere su questa strada anche in Italia, sarebbe certamente un fatto positivo. Una strada, ripeto, che non è quella della “pacificazione” a tutti i costi, o della parificazione di coloro che hanno combattuto per conservare la dittatura rispetto a quelli che hanno combattuto per la libertà. Ma è “storia”, collettiva e comune, che come tale dovrebbe essere riconosciuta, fatta conoscere, insegnata nelle scuole, dove poco si sa di Resistenza, di liberazione e di impegno per la libertà ed altrettanto poco della barbarie e delle atrocità dei tedeschi, ma anche dei fascisti della Repubblica di Salò.
Spesso, ci siamo riconosciuti nell’inno di Mameli, anche se non tutti (ricordate che cosa avrebbe voluto fare, Bossi, con la bandiera italiana?). Ci manca ancora qualcosa di più; riconoscersi davvero tutti nell’inno nazionale e forse abbandonare ogni esitazione, come sta accadendo in altri Paesi, nel cantare “Bella ciao” come simbolo della libertà.
Due parole ancora sulle riforme costituzionali e sulla legge elettorale. Qua e là sono state riportate parole del Presidente, sulla Costituzione, sulla possibilità di innovarla, “con ponderazione”, “per non tradirne lo spirito”. Se non sono parole d’occasione, strappate al momento, ci fanno riflettere, soprattutto perché le condividiamo. Noi siamo gelosi custodi della Costituzione, ma certo non siamo contrari alle innovazioni che l’esperienza rende necessarie e che restino in linea con l’ispirazione di fondo della Carta costituzionale. Di “ponderazione” – al riguardo – ce n’è stata ben poca, in questi mesi. Se il Presidente si
adopererà perché ce ne sia in abbondanza e perché la Costituzione, nei suoi princìpi e nei suoi valori venga trattata con rispetto, saremo con lui continuando autonomamente il nostro impegno e la nostra battaglia al riguardo, ma accompagnati da una nuova speranza. 
Non aggiungo altro. I fatti parleranno ben presto; i banchi di prova sono già pronti. Il Presidente avrà il suo da fare e speriamo che corrisponda a ciò che la sua storia personale promette.

Postilla Ho terminato ora di ascoltare il discorso di insediamento del Presidente Mattarella.

giovedì 5 febbraio 2015

Consiglio del 3 febbraio, registrazione e sintesi - 1



Un consiglio d'ordinaria amministrazione, ma non troppo







Assenti il Sindaco, il capogruppo Stefani e io. Proverò a fare una sintesi, servendomi della registrazione e delle impressioni dei colleghi di gruppo. Per i più coraggiosi, ecco la registrazione integrale: clicca qui .
Dopo una prima parte dedicata alle comunicazioni (prelievi dall'avanzo di amministrazione per alcune decine di migliaia di euro per interventi di sistemazione stradale, essenzialmente abbellimenti nell'area "rotonde") si entra nel merito dell'adesione al progetto 3L. 
E' necessario spendere qualche parola sul progetto, che riguarda il risparmio energetico, ma attiene alle finalità e alle modalità d'uso del denaro pubblico.
Si tratta di un finanziamento della BEI (banca europea degli investimenti) concesso ai comuni per individuare e monitorare i possibili siti pubblici di risparmio energetico e affidare poi gli interventi migliorativi ad una ESCO (energy service company) che li effettui a spese proprie, in cambio di un canone annuo, di durata variabile (sino a 15 anni) che la ripaghi dell'investimento. 
La provincia di Padova in questo progetto fungerebbe da collettore delle adesioni e da centrale appaltante, quindi con una funzione sia tecnica che amministrativa. Ma questa funzione la svolgerebbe in partenariato tra i propri uffici tecnici e la società SINLOC (sistema iniziative locali).  In questo sito per i più temerari perditempo, gli atti di un convegno del CUOA che spiegano le caratteristiche del partenariato pubblico-privato.

Concluso lo studio dei siti la Provincia passerebbe all'affidamento dei lavori attraverso un bando pubblico, ad una Esco, predisponendo singoli contratti per i singoli comuni che determinano il periodo, i risultati minimi da raggiungere e il canone annuo per l'ESCO, da detrarre dai risparmi energetici effettivamente ottenuti. 
Un'operazione di project financing, questa volta non indirizzata ad infrastrutture faraoniche in stile Zaia, ma al contenimento dei consumi energetici. 

Il gruppo ViviMestrino vota a favore, pur con qualche remora sull'arbitrarietà della durata dei contratti, e chiede al consiglio di nominare un incaricato del consiglio stesso per seguire e monitorare negli anni lo svolgimento delle gare e l'esecuzione dei lavori. 

Il movimento 5 stelle vota contro non tanto per il merito, sul quale è d'accordo, quanto piuttosto per motivazioni di carattere politico generale: la contrarietà all'affidamento alla provincia, che ritengono un ente frutto di spartizioni partitocratiche, oltre  che  la lunghezza dei contratti che impedirebbe il ricorso a eventuali più convenienti appalti di fornitura.
Il seguito alla prossima puntata. 

mercoledì 4 febbraio 2015

Parole di scuola: R come responsabilità



A come analfabeta; B come banco,bidelli;  C come collegio docenti, consiglio d'istituto, continuità; D come dirigenteE come etica, empatia, esami; F come finanziamenti; G come GenitoriH come handicap; I come insegnante, le tre I; L come LIM; 
M come media;   N come numero; O come opportunità; P come professoreP come presideQ come qualità; R come ripetente, riforma,R, come responsabilitàS come semi; T come terremoto; U come unico; V come valigia; Z come zaino, zerbino.



R come responsabilità


**Questi voti, signora e signore, sono di un ragazzo che se mettesse altrettanta energia nel fare i suoi compiti e nell'imparare le lezioni, di quanta ne mette a giocare con il tablet o a guardare le serie televisive, sarebbero molto migliori! questi voti sono quelli di un alunno i cui genitori pensano che l'intera educazione dei loro pargoli tocchi ai professori. Questi sono i voti del vostro ragazzo!

La vignetta parla già da sè. Quarant'anni fa la colpa era sempre dei ragazzi, l'insegnante anche quello più repressivo, terrorizzante, a volte anche ignorante e violento verbalmente e non solo, aveva sempre ragione. Gradualmente, ma non tanto, si passò alla fase due: la colpa è sempre dell'insegnante e poi, sempre più ampliandosi lo spettro della follia collettiva,  della scuola intera. 
Tutto ovviamente accompagnato dal passaggio generazionale da alunno vittima (reale) degli insegnanti a genitore di vittime (presunte sempre e comunque) degli insegnanti. Adesso incalza la generazione dei genitori, che, da alunni, sono stati iperprotetti e sempre giustificati.
Mi auguro, però,  che la terza parte della spiritosa vignetta non si realizzi, anche se  dopo un periodo di lassismo tende ad esserci un periodo di regressione. 
Ma non è questa  la via d'uscita dall'insostenibile follia collettiva odierna: genitori aggressivi o quanto meno iperprotettivi, spesso appoggiati per quieto vivere dai dirigenti, insegnanti sempre più sulla difensiva, demotivati, ripiegati su se stessi, solo in attesa della soluzione  finale (la pensione), alunni sempre più ripiegati sulla propria irresponsabile e triste solitudine mediatica.
La reazione prospettata con veemenza dal professore francese non porta alcun vantaggio a nessuno: sarebbe solo una vendetta dopo anni di acquiescenza altrettanto colpevole. Mancherebbe in tutto questo altalenare una sola piccola parolina magica, poco o mai praticata da tutte le parti: responsabilità! 
I figli vanno educati, gradualmente, per carità, ad assumersi le proprie responsabilità: in una parola i genitori devono riassumere con fatica  il proprio ruolo. 
Gli insegnanti devono riappropriarsi del loro, che attiene alla cultura, all'aggiornamento, alla metodologia, mai veramente curati in Italia. 
I dirigenti, a loro volta, devono smetterla di pensare solo alla sicurezza e alle progettazioni cartacee e assumere anch'essi una posizione responsabile, che riguarda non solo la mera gestione, ma soprattutto la presenza fisica, l'organizzazione, l'indirizzo, la resistenza sia alle derive lassiste che a quelle autoritarie.
E, per concludere, scusatemi se è poco: chi sbaglia paghi e non solo tra gli alunni!

martedì 3 febbraio 2015

Consiglio comunale del 3 febbraio, mozione di ViviMestrino



Da troppi anni a Mestrino languono la cultura, la promozione della lettura, la partecipazione dei cittadini, il ricordo delle date significative della storia italiana (giornata della Memoria, del Ricordo, 8 marzo, 25 aprile, primo maggio ecc).
Con la cultura non si mangia, certamente, ma figuriamoci con l'ignoranza! 
Non ce ne vogliano gli amici del parco Bapi, che fanno ogni sforzo di animazione e coinvolgimento, ma ci sono diversi livelli di intervento: il loro è uno, fondamentale per il risveglio del luogo che gestiscono commercialmente (non è una brutta parola, prevengo!), ma ne esiste un altro, più generale, che attiene alla politica, alle ricorrenze storiche, ai grandi eventi, che i privati, per quanto volenterosi e motivati, non possono abbracciare completamente e gestire con coerenza di indirizzi e imparzialità. 
La biblioteca è lo strumento ottimale per il coinvolgimento, la programmazione e la realizzazione di quanto i privati, come il parco Bapi,   L'Associazione Storia e Vita o altre associazioni benemerite del territorio, non possono riuscire a fare. 


Per questo motivo, ViviMestrino, al Consiglio di oggi, (vedi odg) propone un'operazione di risveglio e di stimolo, che parte dalle strutture e passa attraverso il coinvolgimento attivo dei cittadini. Al momento in cui viene pubblicato questo post non è ancora noto se la mozione sarà condivisa anche dal gruppo di maggioranza con il quale ViviMestrino, unitamente al M5S, si è incontrato per condividerla. Una goccia nel mare che potrebbe fare la differenza tra chiusura acritica e condivisione dei valori fondamentali. 
A dopo il Consiglio! 




lunedì 2 febbraio 2015

Consiglio comunale del 3 febbraio. Ampliamento del depuratore di Grisignano



All'odg del Consiglio Comunale del 3 febbraio la costituzione, sollecitata dal presidente, di una commissione consiliare temporanea per lo studio e il monitoraggio della questione dell'ampliamento del depuratore di Grisignano.
Di seguito un documento di sintesi prodotto dal Comitato Veggiano, contrario alla realizzazione dell'opera:










Controcorrente: Mattarella è il mio presidente



Mattarella è anche il mio presidente 




Ma non morirò democristiano perchè conto di vederne almeno altri due di presidenti, dopo Mattarella...


Però per il momento è il presidente anche per me che sono di sinistra, non nostalgico, ma di sinistra nel senso antropologico del termine, per una serie di motivi e di caratteristiche:


  • Perchè è palermitano!
  • Perchè è antiberlusconiano per motivi etici, prima che per motivi politici.
  • Perchè la sua elezione ha scompaginato la destra.
  • Perchè è democristiano, ma non è il democristiano (o il socialista) che si temeva.
  • Perchè la sua elezione ha definitivamente dimostrato l'inutilità (voluta da chi lo guida) del M5S.
  • Perchè la sua elezione ha indebolito,anche se non azzerato, il famigerato patto del Nazareno.
  • Perchè i dissidenti PD, a me più vicini, adesso hanno un motivo e un argomento in più per far vedere che esistono.
  • Perchè la cosiddetta sinistra dura e pura, che critica anche la decisione di SEL, ha dimostrato definitivamente di non esistere.
  • Perchè Renzi questa volta ha diretto la sua doppiezza verso il bersaglio giusto. 
  • Perchè ha vinto chi non voleva Amato, così come per la presidenza del  senato ha  vinto chi non voleva Schifani (con buona pace dei duri e puri di allora e di adesso).
  • Perchè il 6 gennaio del 1980 c'ero. A questo proposito, quando qualcuno dei lettori andrà a Palermo entri dall'autostrada di punta Raisi e poi faccia un giretto da Via Cipressi, a Via Libertà, passando per via D'Amelio e per via Cavour, per villa Sperlinga e per via Isidoro Carini: capirà molte più cose e vedrà tante sfumature in più che la sua non conoscenza di una certa realtà gli impedisce di vedere.  

Chinnici

Borsellino

Dalla Chiesa

Falcone

Mattarella

Scaglione, il primo giudice ucciso dalla mafia: 1971



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