domenica 17 agosto 2014

Biani, vignette quotidiane



Oggi in edicola col Manifesto
Le vignette di Biani, commentate dal gotha della sinistra

Una piccola sintesi artigianale:

Inutile cambiare verso, la direzione resta la stessa..

La vignetta è datata, resta meno lavoro adesso


Il sogno cattolico-leghista



Lotta dura ai mendicanti, Padova all'avanguardia




Anche a Mestrino..



Sinistra chic e basta!


Alfano: "no ai vu' cumprà", forse intendeva questo..?

Qualcuno li ricorda?



Questi si, molti li ricordano!

Buona domenica...

E la chiamano estate...


Il raffronto con il terribile 2003 è impietoso, ma anche negli altri anni è andata molto meglio riguardo alle temperature.
Ma il dato più anomalo di quest'anno riguarda la piovosità di giugno e luglio, tripla rispetto alla media degli ultimi 13 anni. Ce ne siamo ben accorti e lunedì si ricomincia!







sabato 16 agosto 2014

Crocefisso, arma impropria



I veri cristiani








Sullo stesso argomento: Razzismo a padova, no grazie!

L’articolo del mattino di venerdì 15 agosto, osserva correttamente: “(l’amministrazione comunale) Punta alle radici dell’accoglienza e prende di mira colui che di questi valori ne ha fatto una ragione di vita e di cui in città è storicamente il simbolo: don Albino Bizzotto. Non è un bisticcio istituzionale ma uno scontro culturale. «Deve decidere se stare dalla parte dei cittadini o se vuole una casbah», lo attacca l’assessore alla Sicurezza Maurizio Saia. …… La nuova amministrazione c’è da appena due mesi ma lo scontro ha già raggiunto livelli di guardia. «Vada a svolgere le sue attività altrove» sono le parole dell’assessore.”

Livelli abbastanza volgari diremmo noi.

E ci sono anche delle imprecisioni nelle affermazioni dell’assessore: non sono due le famiglie ospitate in via Chiesanuova e non ci sono roulotte, sedie e tavolini nella viuzza antistante.

Poco importa a questi signori sapere che sono cittadini padovani (“sarò il sindaco di tutti” aveva detto Bitonci il giorno dell’incoronazione) quelli che supportano economicamente e praticamente le attività dell’associazione dei Beati e l’attività di don Albino.

Poco importa a questi signori dell’ordine e della pulizia sapere che tra le 3200 famiglie che l’associazione sostiene con la borsa della spesa, gran parte sono famiglie padovane e sono in continuo aumento.

Poco importa perché per loro la campagna elettorale non è finita (preparano la campagna regionale, non facciamo finta di non saperlo…) e quello che importa è “sparare” dichiarazioni a raffica, tutte abbastanza bugiarde, manipolatorie e fuorvianti, ma tanto chi andrà a verificare…?

Allora ecco: basta con le auto blu (infatti già la precedente amministrazione le aveva eliminate); case ai padovani che risiedono in città da almeno 10 anni (dunque chiunque abbia questa caratteristica è padovano da qualsiasi parte provenga..); cambia la cooperazione internazionale, aiutiamo le persone nel loro paese di origine… (che è esattamente quello che le ong fanno costruendo progetti che, sostenuti da fondi europei, mirano a sostenere le locali attività di sviluppo nei paesi economicamente disagiati).

Quello che importa è la sparata iniziale, il titolone purchè supporti, alimenti, nutra la rabbia delle persone dirottandola sui più deboli e gli emarginati della società. Così sperano di vincere nuovamente, e forse accadrà ancora. Perché alla paura non si comanda, si può solo cercare di capirne le ragioni ma bisogna volerlo.


”Come un problema, anzi letteralmente come un detto oscuro, come un “enigma” (homme énigmatique), appunto, ci viene incontro lo straniero. La sua stessa presenza, prima ancora di ogni ulteriore specificazione, è per noi sorgente di interrogazioni e non si tratta di un aspetto transitorio legato alla novitas di un primo contatto, al quale potrà poi seguire un successivo rapporto al riparo di ogni oscurità, non più enigmatico. Questa relazione, in quanto relazione con l’altro, non potrà che essere costituvamente in-sicura. La minaccia che in lui avvertiamo è solo un’altra espressione del suo essere un enigma.” (U.Curi: Straniero, Cortina ed.)

Sostenere ed alimentare la paura e l’avversione per lo straniero conferma i toni usati nella campagna per le amministrative e prepara la prossima, ma è anche segno di miopia politica non vedere come le associazioni in generale, tra cui i Beati e la mensa popolare, svolgano una importantissima funzione sociale, di vitale importanza per questa città.

Ci vien da pensare che per fortuna Madre Teresa era in India e non a Padova, e per fortuna che S. Antonio non è arrivato qui nell’estate del 2014 altrimenti li avremmo “invitati” ad andarsene e a svolgere la loro attività altrove…a buon intenditor…

Ma Don Albino e Suor Lia sono a Padova e ci auguriamo, e come noi moltissimi padovani che li conoscono e apprezzano, che possano continuare a svolgere la loro insostituibile attività in questa città.

Fonte: SEL Padova

La Costituzione non esiste più


Nostalgie in bianco e nero
Intervista a Sciascia




Uno Sciascia "radicale" ma lucidamente preveggente, ammonisce che la Costituzione italiana non esiste più, travolta dai gruppi di interesse, dalla commistione dei tre poteri nel calderone della partitocrazia, da un potere che è altrove...
Non lo dicono Grillo, nè Vendola, ma un preveggente Sciascia in un'intervista a Emanuele Macaluso del 1977, primo trentennale della Costituzione.

Probabilmente Sciascia in questo stralcio finale dell'intervista stava intervenendo a difesa della sua contestata affermazione "nè con lo Stato, nè con le BR",  sostenendo appunto che lo Stato non esisteva più perchè non esisteva più la Costituzione che ne era a fondamento. 
Sorge legittima la banalissima domanda: ma se era così allora, cosa sarà adesso?

Dopo il culmine della degenerazione berlusconiana, il  suo misterioso ripescaggio e il ripiegare su Alfano (in assenza di una destra altrimenti definibile e difendibile) e la nascita dal nulla di un secondo partito azienda, diviene sempre più concreto il timore che si concluda la discesa, con l'avvitamento verso un nulla, accompagnato   da una scoppiettante e straripante dialettica. 



venerdì 15 agosto 2014

Parole di scuola; G come genitore














A come analfabeta; B come banco; C come collegio docenti, consiglio d'istituto, continuità; D come dirigenteE come etica, empatia, esami; F come finanziamenti; G come genitori; H come handicap; I come insegnante, le tre I; L come LIM; 
M come media;   N come numero; O come opportunità; P come professoreP come presideQ come qualità; R come ripetente; S come semi; T come terremoto; U come unico; V come valigia; Z come zaino, zerbino.







G come Genitori








Tutto quello che un genitore e un insegnante della primaria dovrebbe sapere e applicare...

Un bambino risponde “grazie” perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo.
Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te.
Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura.
Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia, non sostituirti a lui, ricorda che la sua implicita richiesta è “aiutami a fare da solo”.
Quando un bambino cade correndo e tu gli avevi appena detto di muoversi piano su quel terreno scivoloso, ha comunque bisogno di essere abbracciato e rassicurato; punirlo è un gesto crudele, purtroppo sono molte le madri che infieriscono in quei momenti. Avrai modo più tardi di spiegargli l’importanza del darti ascolto, soprattutto in situazioni che possono diventare pericolose. Lui capirà.

Un bambino non apre un libro perché riceve un’imposizione (quello è il modo più efficace per fargli detestare la lettura), ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell'oggetto che voi tenete sempre in mano con quell'aria soddisfatta.

Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu.

martedì 12 agosto 2014

Consiglio comunale, il bilancio

Tutti i no di ViviMestrino



Non varrebbe la pena ritornare ancora sul  Consiglio comunale di Mestrino del 31 luglio, se non fosse restata fuori dall'illustrazione la questione del bilancio di previsione.

Sicuramente non si tratta di un documento interessante di portata epocale, ma piuttosto di un puro esercizio ragioneristico, senza anima, senza politica e senza idee.

Allora perchè spendervi tempo?
Semplicemente perchè i cittadini devono conoscere una cosa essenziale: l'aumento delle tasse e dei tributi o il loro mantenimento ad un livello relativamente alto, è finalizzato ad una sola cosa, dichiarata in modo quasi subliminale nel documento contabile (se ne trova traccia solo in una nota a p. 33 della relazione previsionale e programmatica!).
E questa cosa è la tanto attesa e agognata sistemazione del centro storico di Arlesega, naturalmente senza tenere conto delle osservazioni dei cittadini, raccolte da privati e dal gruppo ViviMestrino in assemblee pubbliche, con buona pace dell'altra opposizione.
Bene tutto questo, limitatamente al primo stralcio, previsto in questo bilancio, costa, tanto per cominciare 370.000 euro (trecentosettantamila,avete letto bene).

Per questo motivo ViviMestrino ha votato no praticamente a tutti i punti dell'odg, considerandoli propedeutici al "delitto perfetto": la spesa per la sola Arlesega.
Il livello delle tariffe e delle imposte non é significativo di per sè, dipende da quello che se ne vuole fare e noi siamo contrari a questa utilizzazione per questa opera pubblica, così come siamo contrari all'enorme spesa sociale (circa un milione di euro), che va riconosciuta, ma che viene effettuata ancora una volta senza un'idea retrostante, senza un'analisi, senza una previsione. Ma siamo contrari anche all'assenza di una politica culturale, se non si vuole spacciare per cultura l'intrattenimento, per altro legittimo e ben fatto, del parco Bapi per . E per concludere siamo contrari al rinvio ulteriore della messa a norma delle scuole, en attandant Godot. Comuni limitrofi, anche non filo-renziani, hanno ottenuto qualcosa dal Governo, ma evidentemente dovevano avere qualche ideuzza nel cassetto..

Ci siamo astenuti  solo su un regolamento sul quale già avevamo avanzato delle perplessità, ma che non ci sentivamo di rigettare in toto, perchè ampiamente condiviso da amministrazioni di vario orientamento. 

Unico voto favorevole, a parte qualche questione tecnica sulla segreteria comunale, quello sulla mozione del M5S, che chiedeva al Sindaco, opportunamente assente mentre se ne discuteva, di effettuare almeno due assemblee pubbliche sui temi più rilevanti per la cittadinanza: non ci convince infatti l'affermazione, effettuata con tono ieratico dal capogruppo di maggioranza, secondo il quale la trasparenza e l'informazione sarebbero garantite dalle registrazioni delle sedute e dalla pubblicità degli atti: gli sfugge, forse, che questo è obbligatorio per legge e non fa aumentare la partecipazione neanche di un millesimo di punto. Ma perchè, dopotutto, esporsi se tanto poi ti votano lo stesso (almeno sin qui) con altre motivazioni?  
    

domenica 10 agosto 2014

Il cibo condiviso



Piatto arabo o israeliano?




I falafel (in arabo: فلافل, falāfil[?·info]; in ebraico: פלאפל, traslitt. falāfel) sono una pietanza mediorientale costituita da polpette fritte e speziate a base di legumi, tra cui i più utilizzati sono le fave, i ceci e i fagioli tritati con sommacco, cipolla, aglio, cumino e coriandolo. I falafel sostituivano la carne nei giorni del digiuno dei copti egiziani. Il termine è formato da tre parole che in copto significavano letteralmente 'con tanti fagioli'.
I falafel sono particolarmente diffusi in Palestina, Siria, Giordania, Egitto (in quest'ultimo paese sono noti principalmente nella versione a base di fave col nome di طعمية, traslitt. ta'amiyya) e Israele, dove la pietanza è apprezzata da tutte le comunità, quale che sia la loro religione. I palestinesi di Gerusalemme est e quelli del quartiere di Jaffa, a sud di Tel Aviv, servono e mangiano falafel come gli israeliani di origine ebraica, che li ammettono in quanto interamente vegetali e conformi ai precetti kosher che regolano l’assunzione e la preparazione degli alimenti nella religione ebraica. (fonte Wikipedia)
Un particolare curioso che ci riconduce in Italia o meglio in Sicilia é costituito dagli ingredienti, fave e ceci, comunissimi nella cucina dell'isola (vedi breve storia della cucina in Sicilia


La ricetta.

Falafel di fave o di ceci
Difficoltà: molto bassa
Cottura: 5 min 
Preparazione: 30 min + 12 ore per ammorbidire i ceci
Costo: molto basso

Ingredienti: una cipolla, 2 spicchi d'Aglio, Pepe, Ceci o fave (300 g), Cumino in polvere 1 cucchiaino, Sale, un mazzetto di Prezzemolo, 200 ml di Olio di semi, Farina 200 gr circa. 

 Preparare i falafel di fave è semplice e veloce: tritate tutti gli ingredienti in un mixer, e poi lasciatelo riposare in frigo per due ore, coperto da una pellicola,  procuratevi l’apposito stampino specifico per la realizzazione di falafel chiamato aleb falafel, oppure potete in alternativa utilizzare un cucchiaio da gelato per formare le polpette. 
La consistenza dell'impasto deve essere testata prima della frittura: se dopo aver formato le palline queste si sfaldano, bisogna aggiungere gradualmente della farina all'impasto, sinché non se ne ottengono di abbastanza solide.
Solo a questo punto si possono friggere i falafel  in olio di semi, servendoli ben caldi.

venerdì 8 agosto 2014

I rifugiati, quota 100.000



Il corso di Italiano per rifugiati

Il corso di italiano organizzato da Scuola e Vita in collaborazione con la cooperativa il Sestante che cura un progetto di accoglienza per gli aspiranti rifugiati giunti a Padova dalla Sicilia, conta da qualche giorno 25 studenti. Oltre agli 8 nigeriani e ai 3 pachistani ospitati alla struttura Leopardi e ai 4 ghanesi, si sono aggiunti da due giorni ben 10 maliani (provenienti dal Mali)
Nigeriani e ghanesi sono cattolici, tutti gli altri musulmani; alcuni hanno studiato in qualche modo nel loro paese, altri sono quasi o totalmente analfabeti; i nigeriani parlano,  o meglio credono di parlare in inglese e cosi i ghanesi, i maliani parlano un francese di base, i pachistani solo arabo. Per il momento l’unica lingua con la quale possono comunicare tutti tra di loro è l’arabo, che i maliani e i pachistani conoscevano già, mentre nigeriani e ghanesi l’hanno imparato durante la loro lunga permanenza in Libia.
L’unica cosa stimolante di questi corsi, al di là della tristezza dei visi, dell’angoscia e dell’impazienza che caratterizza gli studenti,  soprattutto in questi ultimi giorni e poi vedremo perché,  è il tentativo di portarli a comunicare tra loro in italiano, fare del tanto bistrattato italiano la loro lingua veicolare.
Popolazioni molto diverse tra loro  per educazione, religione, temperamento, caratteristiche somatiche, lingua (i nigeriani di diverse regioni possono comunicare solo nel loro pseudo inglese, essendo portatori di decine di lingue tribali diverse), ma c’è qualcosa che li accomuna tutti: a qualunque religione appartengano fuggono tutti da tre nemici comuni, l’integralismo islamico, la povertà e la mancanza di libertà. 
Questo mi hanno più volte dichiarato, in una babele di lingue, ma con gli occhi lucidi di chi riviveva tragedie, lutti, uccisioni, violenze. Un ragazzo nigeriano, particolarmente intelligente e ombroso, dopo aver fatto la firma di presenza alle lezioni, invariabilmente la cancella ricoprendola meticolosamente di tratti di penna, perché?
Da una settimana sono arrivati i maliani, puntuali e composti in aula, ma impudentemente in pigiama e ciabatte, ancora alle nove!  Sorpreso per questa inopportuna mancanza di rispetto, alla seconda lezione ho chiesto loro il perché.  “Sono gli unici vestiti che abbiamo, ce li hanno dati a Pozzallo prima di metterci sull’aereo, alla partenza dalla Libia, armi alla mano, ci hanno spogliato di tutto, denaro, telefoni e vestiti compresi!”

Questa è la realtà! Sentirselo raccontare in diretta posso assicurare che è molto diverso che ascoltarlo dalle cronache giornalistiche. Se poi il racconto viene da bocche appartenenti a volti buoni, mansueti, stanchi e smarriti è molto più toccante.

Ma al di là dei buoni sentimenti, questi piccoli episodi e queste realtà inducono ad una riflessione molto seria sul terribile carico che l’Italia si sta assumendo, abbandonata dal resto dell’Europa.

Dimenticavo alcuni particolari. Oltre al dettaglio macroscopico del salvataggio in mare di 100.000  esseri umani (il dato è di ieri), l’Italia si fa carico anche di un costo di 30 euro al giorno a testa (che coprono solo in parte i costi di mantenimento e delle cure mediche; il resto viene dato dal volontariato e dalla Chiesa). 
Il permesso di soggiorno temporaneo, che viene rilasciato dopo due, tre settimane dall'arrivo in Italia, non permette di lavorare per i primi sei mesi!

Ma questo sarebbe niente se l’intera operazione, sino al riconoscimento dello status di rifugiati, non durasse almeno più di un anno! Inutile aggiungere che la maggioranza di loro non vogliono assolutamente restare in Italia e sono diretti altrove. Sino alla settimana scorsa potevano fuggire, prima di essere identificati in questura; da qualche giorno questo non è più possibile perché vengono fotografati e vengono loro raccolte le impronte delle dieci dita, già al loro arrivo.

Questo è il motivo della rabbia e delle lacrime di questi giorni. Gestirlo in strutture che accolgono centinaia di disperati, come si è fatto per anni a Lampedusa e come qualche sconsiderato sta proponendo per il Veneto, senza l’ausilio di operatori esperti e di una corte di volontari è semplicemente folle. 

Approfondimenti: 

Rivedere il trattato di Dublino

La convenzione di Dublino

mercoledì 6 agosto 2014

Politicamente corretto

Politically correct?


Comunicare senza discriminare






Spesso le parole sfuggite di bocca o dalla penna rivelano molto di più della personalità e del pensiero di quanto faccia un'argomentazione. 
L'ultimo esempio, noto alle cronache, è quello dell'aspirante presidente della FGC Tavecchio.

Ricordo un episodio della mia vita a scuola: un ragazzo bianco, molto amico di un compagno nero, durante una lite lo apostrofò con il consueto appellativo di "negro di merda". Fu praticamente impossibile fare capire a lui e alla sua famiglia, ovviamente, il perchè della sanzione che gli piovve addosso; la giustificazione ripetuta come un mantra fu: "ma siamo amici!". Bene, ma allora lui ti può chiamare "bianco di merda?"

Chi può dichiararsi immune da questo trabocchetto dell'inconscio? 

C'è un sito, parlare civile, che definirei, in prima battuta, un utile traduttore della deriva delle pulsioni, un dizionario alternativo al lessico comune. Il suo motto, che è anche la linea guida dei testi è: "Non esistono parole sbagliate. Esiste un uso sbagliato delle parole".

Ma è anche molto altro; di tante tematiche della cronaca e della vita contemporanea fornisce, oltre al lessico corretto, anche l'etimologia delle parole, note storiche e giuridiche, esempi di uso corretto e scorretto da parte dei media.

In particolare temi come Disabilità, Genere e orientamento sessuale, Immigrazione, Povertà ed emarginazione, Prostituzione e tratta, Religioni, Rom e Sinti, Salute mentale, vengono trattati sotto una luce particolare, tendente a sottolineare le strumentalizzazioni e le discriminazioni.
Uno strumento di conoscenza, quindi, non una grammatica o un galateo della comunicazione.


Chi frequenta il web o  ancora la carta stampata dovrebbe leggerlo attentamente e senza pregiudizi, accompagnando questo studio a quello necessariamente parallelo, dello smascheramento delle bufale.

Quanti commentatori di Gad Lerner o anche semplicemente del Mattino di Padova, dei blog di periferia o dei profili FB ne avrebbero seria necessità!


martedì 5 agosto 2014

Seduta del consiglio comunale del 31 luglio




Seduta del consiglio comunale del 31 luglio











Audio della seduta  (durata 4.30')

Per i pochi cittadini, che per mancanza di tempo e di stomaco, non sono disponibili ad accettare la democratica proposta di partecipazione della Giunta Pedron, costituita dalla registrazione fedele e integrale di quanto avvenuto in Consiglio, ecco una sintesi:

L'ordine del giorno

Le proposte della Giunta

L' "Affaire ETRA"

Tariffe e imposte comunali

Seguiranno nei prossimi giorni gli altri punti all'odg.


Chomski e la guerra in Palestina


Gaza, le colpe degli Stati Uniti






L'autorevole intervento di Noam Chomski, ebreo americano.
Sempre di Chomski, un parere sulla democrazia in Italia 


"Lo scopo di tutti gli orrori a cui stiamo assistendo durante l’ultima offensiva israeliana contro Gaza è semplice: tornare alla normalità.
Noam Chomski
Per la Cisgiordania, la normalità è che Israele continui a costruire insediamenti e infrastrutture illegali per inglobare nel suo territorio tutto quello che ha un minimo di valore, lasciando ai palestinesi i luoghi meno vivibili e sottoponendoli a repressioni e violenze. Per Gaza, la normalità è tornare a una vita insopportabile sotto un assedio crudele e devastante che non consente nulla di più della mera sopravvivenza.
La scintilla che ha provocato l’ultimo attacco israeliano è stato il brutale assassinio di tre ragazzi di un insediamento della Cisgiordania occupata. Un mese prima, a Ramallah erano stati uccisi due ragazzi palestinesi, ma la loro morte aveva fatto poco scalpore. Cosa comprensibile, visto che è la norma. “Il disinteresse istituzionalizzato di tutto l’occidente non solo ci aiuta a capire perché i palestinesi ricorrono alla violenza”, dice l’esperto di questioni mediorientali Mouin Rabbani, “ma spiega anche l’ultimo attacco di Israele contro la Striscia di Gaza”.
L’attivista per i diritti umani Raji Sourani, che vive a Gaza da anni nonostante l’atmosfera di terrore e i continui episodi di violenza, ha dichiarato in un’intervista: “Quando si comincia a parlare di cessate il fuoco, la frase che sento dire più spesso è: ‘Per noi è meglio morire che tornare alla situazione in cui eravamo prima di questa guerra. Non vogliamo che sia di nuovo così. Non abbiamo più né dignità né orgoglio, siamo bersagli facili, la nostra vita non vale nulla. O la situazione migliora sul serio o preferiamo morire’. E sto parlando di intellettuali, accademici, persone comuni. Tutti dicono la stessa cosa”.
Nel gennaio del 2006, quando si sono svolte elezioni libere e attentamente monitorate, i palestinesi hanno commesso un terribile crimine: hanno votato nel modo sbagliato, dando il controllo del parlamento a Hamas.
I mezzi d’informazione continuano a ripetere che Hamas vuole la distruzione di Israele. In realtà i suoi leader hanno chiarito più di una volta che accetterebbero la soluzione dei due stati che è stata proposta dalla comunità internazionale e che Stati Uniti e Israele bloccano da quarant’anni. Israele, invece, a parte gli occasionali discorsi vuoti, vuole la distruzione della Palestina e sta mettendo in atto il suo piano.
I palestinesi sono stati immediatamente puniti per il crimine commesso nel 2006. Stati Uniti e Israele, con il vergognoso consenso dell’Europa, hanno imposto durissime sanzioni alla popolazione colpevole e Israele ha alzato il livello della violenza. Con l’appoggio degli Stati Uniti ha subito progettato un colpo di stato militare per rovesciare il governo eletto. Quando Hamas ha avuto la sfrontatezza di sventare quel piano, gli attacchi si sono intensificati.
Non dovrebbe essere necessario ricordare tutto quello che è successo da allora. L’assedio e i violenti attacchi sono stati intervallati da momenti in cui “si falciava il prato”, per usare la simpatica espressione con cui Israele definisce gli omicidi indiscriminati nell’ambito di quella che chiama la sua “guerra di difesa”. Una volta che il prato è stato falciato e la popolazione indifesa cerca di ricostruire qualcosa dalle rovine, di solito si arriva a un accordo per il cessate il fuoco. L’ultimo è stato deciso dopo l’attacco israeliano dell’ottobre 2012, chiamato Operazione pilastro di difesa.
Anche se ha continuato il suo assedio, Israele ha ammesso che Hamas ha rispettato quel cessate il fuoco. La situazione è cambiata nell’aprile del 2014, quando Hamas e Al Fatah hanno stretto un patto di unità nazionale che prevedeva la formazione di un governo di tecnocrati non associati a nessuno dei due partiti. Naturalmente Israele si è infuriato, e la sua rabbia è cresciuta quando gli Stati Uniti e il resto dell’occidente hanno approvato il patto, che non solo indebolisce l’affermazione di Israele secondo cui è impossibile trattare con una Palestina divisa, ma anche il suo obiettivo a lungo termine di dividere la Striscia di Gaza dalla Cisgiordania.

lunedì 4 agosto 2014

Tariffe e imposte comunali


Consiglio comunale del 31 luglio, sintesi dei lavori, 2





La Fiat ha lasciato l'Italia, l'Alitalia sta anch'essa per farlo, tra poco toccherà alle Ferrovie, non parliamo della chiusura dell'UNITA' che sancisce definitivamente la fine di un'epoca. Ma ETRA resiste, a Mestrino come altrove: questo è infatti l'esito della votazione in Consiglio, che ha visto la maggioranza, rinfrancata dall'operazione di marketing dell'ing. Svegliado, votare compatta per la prosecuzione dell'in house providing sino al 2033, con buona pace di ogni possibilità di scelta libera sul fatto di restare o cercare altrove. Pace! non è la prima volta che l'amministrazione Pedron vincola i suoi cittadini per più generazioni: il precedente più vistoso e gravido di conseguenze è stata la cessione alla SPES per 25 anni della scuola per l'infanzia. Allora c'era la scusa dell'urgenza e del possibile sfondamento del patto di stabilità, mentre la Spes stessa ritiene di aver fatto l'affare del secolo. 
Sull'affare Scuola Arcobaleno, vedi anche la quindicesima domanda

Il resto della serata del 31 luglio ha continuato  poi ad allineare un bidone dietro l'altro, tra addizionale IRPEF, TARI, IMU e TASI. 
Le opposizioni hanno votato contro a tutto; ViviMestrino, in particolare ha votato contro ,non solo per l'entità e il valore delle tariffe e per l'assenza di possibili accorgimenti equiparativi, ma soprattutto per la finalizzazione di tali tasse e tributi che costituiscono praticamente l'unica entrata delle casse comunali, ma questo lo vedremo nella prossima puntata. (segue)

Di seguito un prospetto riassuntivo di quanto è stato deciso dalla maggioranza e il confronto con la norma nazionale. 
Per sorridere un pò vedi anche: demenziale ma non troppo


Imposte e tributi locali

Cosa prevede la norma nazionale
Aliquote di Mestrino
Add.  IRPEF
Aliquote sino allo 0,8 %
0,8%
TARI
Il presupposto della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. La tariffa viene determinata annualmente dal Consiglio comunale
Stesse tariffe dell’anno precedente
IMU
l'aliquota base è pari al 7,6 per mille, ma è data facoltà ai comuni di abbassarla al 4,6 per mille o aumentarla fino al 10,6 per mille. La somma di imu e  tasi non può superare l'aliquota dell'11,4 per mille (comprendendo anche lo 0,8 per mille di aggravio tasi  nelle mani dei comuni)
4 per mille per le abitazioni principali, 7,6 per mille per tutti gli altri fabbricati.
Detrazione di 200 euro se l’imposta è riferita all’abitazione principale
TASI
Prima casa max 3,3 per mille, seconda casa max  11,4 per mille (sommado TASI più IMU seconda casa).
Possibili detrazioni per l’abitazione principale.
All’inquilino può essere attribuito sino al 30% del tributo.

2,3 per mille per le abitazioni principali; 1,7 per mille per le altre abitazioni.
Detrazioni per l’abitazione principale: 120 euro sino ad una rendita catastale di 300 euro, 25 euro sino ad una rendita di 400 euro.
Ripartizione 90% proprietario, 10% inquilino.


Note: IMU , TARI e TASI insieme compongono la IUC (imposta unica comunale). L’IMU è una forma di patrimoniale sulle case di “lusso” (cat. A1, A8 e A9) e sulle seconde case.
 La tasi serve a finanziare i servizi indivisibili, cioè quelli offerti dai comuni alla generalità dei cittadini e che riguardano l'illuminazione pubblica, la manutenzione di strade e verde pubblico e vari servizi per la sicurezza.

Metodo di calcolo per la TASI: la TASI ha la stessa base imponibile dell’IMU, quindi  si parte dalla rendita catastale, si rivaluta del 5% e si moltiplica il risultato per il coefficiente che varia in base al tipo di immobile (160 per le abitazioni).  Su questo valore catastale si applica l'aliquota comunale e si sottraggono le eventuali detrazioni.

Metodo di calcolo rapido della TASI

domenica 3 agosto 2014

Romeo e Giulietta in medioriente

Una sintesi delle più significative immagini della settimana in tema di medio oriente, per diluire l'angoscia e la rabbia.

Romeo e Giulietta 
            Il pianto in diretta di Christofer Gunnes**


E per finire in musica, ancora la  West-Eastern Divan Orchestra di Daniel Barenboim:




**Christopher Gunness, funzionario delle Nazioni Unite operativo in Palestina, è scoppiato a piangere parlando ad Al Jazeera Arabic, mentre si discuteva del destino dei bambini palestinesi: "I diritti dei palestinesi e dei loro figli sono completamente negati e questo è terrificante" afferma prima di cedere al pianto. Le lacrime gli impediscono di parlare e l'intervista si deve interrompere.
Mercoledì scorso, le forze israeliane avevano bombardato una scuola delle Nazioni unite in cui 3300 civili cercavano rifugio dai bombardamenti continui che stanno colpendo Gaza dall'inizio di luglio: nell'attacco sono morte almeno 19 persone, mentre un altro centinaio sono rimaste ferite.

venerdì 1 agosto 2014

Etra, sempre Etra, fortissimamente Etra



Consiglio comunale del 31 luglio, sintesi dei lavori, 1





"Intervengo questa sera con un po’ di disagio: mentre a poche centinaia di chilometri da noi si sta consumando una tragedia umanitaria senza proporzioni, da parte di uno stato, che dimenticando le sue origini e le motivazioni delle sue origini, si fa aguzzino e perde la sua identità morale e religiosa, uno stato fragorosamente sostenuto da una controparte altrettanto integralista e fanatica, che fa dei morti civili la propria ragione di esistenza. Se si pensa che andando ancora un po’ più in là a est, intere popolazioni cristiane e musulmane vengono sradicate dalla propria terra da fanatici ancora più fanatici di quelli citati prima, diventa difficile occuparsi dei fatterelli locali. Ma questo è il nostro dovere qui e ora: fare gli interessi dei cittadini di Mestrino, sia di quelli che qua sono rappresentati sia di quella maggioranza che non ha ritenuto nessuno dei presenti degno della propria fiducia.
Allora occupiamoci, pure, anche se a malincuore, dei bidoni, quelli materiali della spazzatura e quelli metaforici, che saranno i grandi protagonisti della serata.
Iniziamo dal primo bidone, anche questo reale e metaforico al tempo stesso."

Ho voluto iniziare con queste parole il mio intervento su ETRA, sia perchè erano appena arrivate le ultime notizie delle stragi di civili da GAza, sia perchè dedicare 4 ore solo ai rifiuti non è propriamente edificante..
Ma veniamo al seguito. Il consiglio con un ordine del giorno ruotante tutto intorno ai rifiuti e alle relative tasse, si è protratto per 4 ore e mezza. Quasi metà del tempo è stato riempito dal dott. Svegliado, il manager etico, che si fa perdonare per la sua competenza il peccato originale berlusconiano, invitato in soccorso dell'amministrazione comunale, per sostenere il prolungamento sino al 2033 dell'affidamento dell'igiene ambientale (scoasse) in house providing (fasso da mi mi soeo) a ETRA.

Brillante la presentazione, fluente l'eloquio, appassionata la difesa del pubblico contro il privato. Niente da eccepire, ETRA non è un carrozzone mangiasoldi e inefficiente e assicura un discreto, a volte buono, livello di servizi. Ma poichè Il sistema "in house" permette di aggirare, del tutto legalmente, il sistema delle gare di appalto, la garanzia dei minori costi possibili, ovviamente non c'è.  Anche Confindustria, dal punto di vista di chi persegue la libera concorrenza, nel recente workshop organizzato a Padova ha contestato il sistema.
Nel mio intervento di ieri sera mi sono servito  di quanto sostenuto dal prof. Jacopo Bercelli a sostegno delle tesi di Confindustria, come strumento per porre delle domande all'illustre ospite.
Niente da fare, la questione ha causato l'unica caduta di stile del dott. Svegliado, che ha dovuto concludere:  "la mia parola contro la sua".

Ovviamente alla domanda diretta "ma perchè ci tiene tanto al 2033?" nessuna risposta, ma é evidente a tutti che la questione era di vitale importanza per ETRA, prima per arrivare ad una  definizione favorevole degli ATO (ambiti territoriali omogenei) e per il prossimo futuro per arrivare alla definizione altrettanto favorevole degli organi di bacino. Per l'abile esperto di marketing, oltre che efficiente manager, dott. Svegliado, arrivare a questi appuntamenti con il piatto colmo di consensi è sicuramente un buon viatico per futuri incarichi. (segue)





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