venerdì 13 marzo 2015

La buona scuola, il testo


Notizia dell'ultima ora: il testo quasi definitivo del ddl sulla "Buona scuola". Il testo è quello presentato al Consiglio dei ministri: potrebbe aver subito qualche variazione dopo la discussione. 




Le contraddizioni della Buona Scuola




Scrivo queste prime note a caldo sul misterioso disegno di legge "La buona scuola", per evitare di essere influenzato dalla valanga di analisi, osservazioni, critiche e plausi che tra poco si scateneranno. 
Non essendo ancora noto il testo del DDL (ma forse non è neanche ancora stato scritto) mi riferisco alle linee guida in 12 punti illustrate ieri dal governo.
Andando un pò a caso viene subito da osservare che, trattandosi di un groviglio assolutamente inestricabile, il governo Renzi, di solito interventista ad ogni costo, stranamente in questo caso ha preferito lasciare la patata bollente al Parlamento. Infatti se, come è altamente probabile data la complessità della faccenda, quest'ultimo non riuscirà a rispettare i tempi, la responsabilità sarà interamente sua:  ve lo avevo detto io!

E' matematicamente impossibile mandare in ruolo per settembre i primi 100.000 precari come promesso da Renzi, perchè non ci sono i tempi tecnici. Bisogna calcolare, infatti, le audizioni in commissione, il parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, la ricerca della copertura finanziaria, l'analisi quantitativa della reale consistenza delle GAE (graduatorie ad esaurimento) e dei numeri relativi alle diverse cattedre e alle singole posizioni personali, la suddivisione del contingente degli immessi in ruolo tra le direzioni regionali e poi tra le singole province, la formazione di graduatorie per le varie discipline, le operazioni di mobilità ordinaria, che precedono le immissioni in ruolo, la sistemazione dei soprannumerari, ecc.
Se poi il Parlamento volesse veramente seguire l'indicazione del Governo di eliminare tout court le Gae dopo la prima tranche di immissioni in ruolo, si aprirebbe la strada ad un contenzioso biblico, tale da bloccare definitivamente ogni ipotesi di cambiamento per decenni. (vedi riquadro in calce)

Autonomia scolastica e dirigenti.
 Per realizzarla veramente occorrerebbe che i dirigenti fossero sgravati dalle incombenze burocratiche proprie dell'amministrazione centrale (formazione graduatorie, nomine, adempimenti fiscali e quant'altro). E si badi, bene, non privati della capacità gestionale e organizzativa come vorrebbe qualche sindacato, nostalgico della figura di preside, primus inter pares.
Naturalmente questa autonomia dovrebbe essere legata a doppio filo con la reale modifica delle modalità di nomina dei dirigenti, e con la concreta e attuata possibilità della loro valutazione, con i conseguenti incentivi economici o le conseguenti sanzioni.
Senza realizzare questa precondizione, tutto il resto sono chiacchiere. Lo dico conoscendo bene dall'interno cosa offre attualmente il mercato dei  dirigenti scolastici, selezionati sulla sola capacità di scrivere un progetto in base  alle mode correnti o sulla conoscenza del tutto teorica di norme e adempimenti, senza alcun tirocinio o supervisione né tanto meno su una qualche forma di analisi delle attitudini. 
Capacità relazionali, di leadership, gestione di piccoli e grandi gruppi, capacità motivazionali, abilità nel parlare in pubblico, capacità di ascolto, resistenza allo stress, chiarezza di idee e di obiettivi non sono doti possedute da tutti: i pochi che ce le hanno prima di diventare dirigenti le mantengono, gli altri ne fanno allegramente e pericolosamente a meno.
Affidare a tali personaggi, l'assunzione dei nuovi assunti sulla base dei progetti di istituto, come sarebbe giusto in teoria, in pratica è pura follia.
Scatta poi la detraibilità per le spese sostenute dalle famiglie per la scuola dell'infanzia: sacrosanto, perchè in quest'ambito lo Stato è latitante, ma per le scuole del primo ciclo? Suggerisco sommessamente che l'attuale Costituzione è ancora in vigore. Per carità, niente di scandaloso nell'aiutare la libertà delle scelte delle famiglie, se prima si sono pareggiati i conti con la scuola pubblica (cioè quella organizzata dallo Stato, a scanso di equivoci). 
Un'ultima nota tra le tante possibili:  500 euro a docente per l'aggiornamento. Ma il governo sa che in Italia ci sono quasi un milione di insegnanti? Farebbe 500 milioni l'anno, praticamente come un rinnovo contrattuale...

Prevedere la soppressione delle GAE (Graduatorie ad Esaurimento), qualora ci fossero ivi inseriti ancora aspiranti docenti non assunti in ruolo, è una palese violazione dei diritti acquisiti da decine di migliaia di persone che hanno seguito scrupolosamente un percorso approvato dalle leggi dello Stato Italiano! Chi è in GAE, vi si trova perchè ha superato un concorso pubblico per titoli ed esami ( es. 1999) o ha superato una durissima selezione per far parte delle Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento (SiSS). Chi è in GAE ha seguito le legge che gli assicurava il diritto all’assunzione, secondo lo scorrimento della Graduatoria ad Esaurimento, sia che avesse avuto o meno la possibilità di fare supplenze. Se voi doveste legiferare violando tali principi di diritto, ecco quali saranno i risultati: 1) saranno calpestati giuridicamente i diritti acquisiti di migliaia di persone nonché il principio costituzionale di eguaglianza previsto dall’art. 3 della Costituzione Italiana e cioè che a parità di condizioni deve corrispondere un trattamento eguale. Chi, inserito nelle GAE, rimanesse escluso dalle assunzioni, con la conseguente soppressione delle stesse e si vedesse negato il diritto all’immissione in ruolo subirebbe una discriminazione palese nei confronti di chi avesse la “fortuna” di rientrare tra i nuovi criteri decisi dal Parlamento per la nomina in ruolo. La legge non può e non deve essere retroattiva. L’unica possibile soppressione della GAE è dopo aver immesso in ruolo tutti i docenti ivi inseriti. Allo stesso modo dare precedenza agli idonei (e sottolineo non vincitori) del concorso 2012 rispetto a chi è inserito in GAE e per di più ha superato un egual concorso pubblico, seppure bandito tanti anni fa, significherebbe negare la parità di trattamento nei confronti di chi ha acquisito lo stesso diritto 2) verrebbe violato il principio del legittimo affidamento, quale corollario della certezza del diritto, riconosciuto sia a livello europeo (sin dal 1978) sia a livello nazionale; 3) si aprirebbe un inevitabile e massiccio contenzioso giudiziario tra lo Stato e decine di migliaia di docenti inseriti in GAE ed ingiustamente esclusi dal piano di assunzioni, compresi i docenti che in GAE sono iscritti con riserva; 4) la proposta di mettere a concorso i docenti delle GAE che non verranno assunti sarà considerata irricevibile, sia perché se non ci sono posti, non ci sono nemmeno se messi a concorso, sia perché i docenti delle GAE un concorso lo hanno già superato così come è irricevibile la proposta di un anno ponte. 5) Si perderà definitivamente quel minimo di fiducia e di credibilità nello Stato e nei suoi rappresentanti. 
Valeria Guadagnuolo - Luigi Mazza 

La buona scuola, disegno di legge

il buon preside


La buona scuola, i cattivi pensieri







Non è ancora disponibile il testo completo del ddl, per il momento solo sintesi, slides e cattivi pensieri... 

LA BUONA SCUOLA 
Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione (disegno di legge)
Il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, ha approvato il disegno di legge di riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione che prende il nome di “ La Buona Scuola”.  
La Buona Scuola è buona autonomia. Il ddl consente di realizzare finalmente l’autonomia scolastica, assegnando maggiori strumenti ai presidi per gestire risorse umane, tecnologiche e finanziarie. Le scuole avranno un organico potenziato (garantito a partire dal prossimo anno scolastico attraverso un piano straordinario di assunzioni) per coprire tutte le cattedre vacanti, rispondere alle nuove esigenze didattiche, organizzative e progettuali, potenziare l’offerta formativa, fronteggiare la dispersione scolastica, rendere la scuola più inclusiva, eliminare le supplenze più dannose, anno dopo anno, per la continuità della didattica. Le scuole, d’ora in poi, potranno indicare il loro fabbisogno di docenti e strumenti per attuare i Piani dell’offerta formativa. I Piani diventano triennali e saranno predisposti dai dirigenti scolastici, sentiti gli insegnanti, il Consiglio di istituto e le realtà territoriali.  
Il dirigente sceglie la sua squadra. I presidi potranno scegliere la loro squadra individuando i nuovi docenti che ritengono più adatti per realizzare i Piani dell’offerta formativa all’interno di appositi albi territoriali costituiti dagli Uffici Scolastici Regionali. Negli albi confluiranno i docenti assunti nel primo anno attraverso il piano straordinario di assunzioni e poi tramite concorsi. Gli incarichi affidati saranno resi pubblici.
Piano straordinario e poi solo concorsi. Il ddl dà il via libera ad un Piano straordinario di assunzioni per il 2015/2016 per coprire le cattedre vacanti e creare l’organico dell’autonomia. Oltre 100.000 insegnanti saranno assunti a settembre 2015. Dopo si torna ad assumere solo per concorso.
Studiare per il futuro. Il disegno di legge prevede il potenziamento delle competenze linguistiche: in particolare l’italiano per gli studenti stranieri e l’inglese per tutti (anche con materie generaliste insegnate in lingua). Vengono potenziate poi: Arte, Musica, Diritto, Economia, Discipline motorie. Nella Buona Scuola viene dato più spazio all’educazione ai corretti stili di vita e si guarda al futuro attraverso lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti (pensiero computazionale, utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media). Alle superiori, il curriculum diventa flessibile: le scuole attiveranno materie opzionali per rispondere alle esigenze degli studenti.
Scuola-lavoro e digitale. Almeno 400 ore nell’ultimo triennio dei tecnici e dei professionali e 200 in quello dei licei. L’alternanza si farà in azienda, ma anche in enti pubblici. A disposizione un fondo, a regime, di 100 milioni all’anno a partire dal 2016. Mentre 90 milioni vengono stanziati subito per l’innovazione didattica e la creazione di laboratori territoriali, aperti anche di pomeriggio, per orientare i giovani al lavoro e da utilizzare come strumento di contrasto alla dispersione.
Stop classi ‘pollaio’. I presidi hanno il potere di derogare alle regole attuali: utilizzando l’organico in modo flessibile potranno evitare la formazione di classi troppo numerose, le cosiddette classi ‘pollaio’.
Una Card per l’aggiornamento. Arriva la Carta per l’aggiornamento e la formazione dei docenti, un voucher di 500 euro da utilizzare per l’aggiornamento professionale attraverso l’acquisto di libri, testi, strumenti digitali, iscrizione a corsi, l’ingresso a mostre ed eventi culturali. La formazione in servizio diventa obbligatoria e coerente con il Piano triennale dell’offerta formativa della scuola e con le priorità indicate dal Ministero.  
Un bonus per valorizzare i docenti. Viene istituito il bonus annuale delle eccellenze destinato ai docenti. Ogni anno il dirigente scolastico, sentito il Consiglio di Istituto, assegnerà il bonus al 5% dei suoi insegnanti per premiare chi si impegna di più. Peseranno la qualità dell’insegnamento, la capacità di utilizzare metodi didattici innovativi, il contributo dato al miglioramento complessivo della scuola. Per il bonus vengono stanziati 200 milioni all’anno. 
La Scuola trasparente. Viene istituito un Portale unico dei dati della scuola con la pubblicazione di tutti i dati relativi al sistema di istruzione: bilanci delle scuole, Anagrafe dell’edilizia, Piani dell’offerta formativa, dati dell’Osservatorio tecnologico, Cv degli insegnanti, incarichi di docenza.
Investire sul futuro con 5 per mille e school bonus. Il 5 per mille potrà essere destinato anche alle scuole. Con lo school bonus, chi farà donazioni a favore delle scuole per la costruzione di nuovi edifici, per la manutenzione, per la promozione di progetti dedicati all’occupabilità degli studenti, avrà un beneficio fiscale (credito di imposta al 65%) in sede di dichiarazione dei redditi. Cambia l’approccio all’investimento sulla scuola: ogni cittadino viene incentivato a contribuire al miglioramento del sistema scolastico. Scatta poi la detraibilità delle spese sostenute dalle famiglie i cui figli frequentano una scuola paritaria dell’infanzia o del primo ciclo.
Un bando per le ‘Scuole Innovative’ e per i controlli. Il ddl prevede un bando per la costruzione di scuole altamente innovative, dal punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, scuole green e caratterizzate da nuovi ambienti di apprendimento digitali. L’Osservatorio per l’edilizia scolastica, istituito presso il Ministero dell’Istruzione, coordinerà strategie e risorse per gli interventi. Vengono recuperate risorse precedentemente non spese da investire sulla sicurezza degli edifici. Stanziati 40 milioni per finanziare indagini diagnostiche sui controsoffitti delle scuole. 
Delega. Il disegno di legge assegna poi la delega al governo a legiferare in materia di: semplificazione del Testo Unico della scuola, valutazione degli insegnanti, riforma dell’abilitazione all’insegnamento, del diritto allo studio, del sostegno e degli organi collegiali, creazione di un sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni.

giovedì 12 marzo 2015

Mattarella deputato





Quando esisteva l'opposizione








Quindici anni fa mi trovavo in un corridoio adiacente al transatlantico di Montecitorio con un gruppo di studenti in visita al Parlamento. Passava li vicino Fausto Bertinotti, che alla vista dei ragazzi si defilò velocissimamente. Sergio Mattarella, invece, si avvicinò incuriosito e iniziò a parlare pacatamente con i ragazzi, con una flemma tutta palermitana. Un'affabile riservatezza e un atteggiamento di sincera modestia che ha conservato sino ad adesso.

Nel 2005 Mattarella intervenne alla Camera per contrastare il folle disegno del centro destra di approvarsi la riforma federalista della Costituzione da solo. Un così miope atteggiamento di chiusura era folle allora e tale rimane adesso. Le medesime blindature che Berlusconi opponeva  alle minoranze di allora, Renzi le oppone oggi all'interno del suo stesso partito. 
Alla luce di questo illuminante intervento anche i temporeggiatori della minoranza PD si stanno assumendo una gravissima responsabilità nei confronti del paese.

Camera dei Deputati
XIV LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell’Assemblea
Seduta n. 692 di giovedì 20 ottobre 2005



Seguito della discussione del disegno di legge costituzionale: S. 2544-B – Modifiche alla Parte II della Costituzione (Approvato, in prima deliberazione, dal Senato, modificato, in prima deliberazione, dalla Camera e approvato, senza modificazioni, in prima deliberazione, dal Senato) (A.C. 4862-C)



PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Mattarella. Ne ha facoltà.




SERGIO MATTARELLA.
Signor Presidente, tra la metà del 1946 e la fine del 1947, in quest’aula, si è esaminata, predisposta ed approvata la Costituzione della Repubblica. Con l’attuale Costituzione, che vige dal 1948, l’Italia è cresciuta, nella sua democrazia anzitutto, nella sua vita civile, sociale ed economica. In quell’epoca, vi erano forti contrasti, anche in quest’aula.




Nell’aprile del 1947 si era formato il primo governo attorno alla Democrazia Cristiana, con il Partito comunista e quello socialista all’opposizione. Vi erano contrasti molto forti, contrapposizioni che riguardavano la visione della società, la collocazione internazionale del nostro paese. Vi erano serie questioni di contrasto, un confronto acceso e polemiche molto forti. Eppure, maggioranza e opposizione, insieme, hanno approvato allora la Costituzione.



Al banco del Governo, quando si trattava di esaminare provvedimenti ordinari o parlare di politica e di confronto tra maggioranza e opposizione, sedevano De Gasperi e i suoi ministri. Ma quando quest’aula si occupava della Costituzione, esaminandone il testo, al banco del Governo sedeva la Commissione dei 75, composta da maggioranza ed opposizione. Il Governo di allora, il Governo De Gasperi, non sedeva ai banchi del Governo, per sottolineare la distinzione tra le due dimensioni: quella del confronto tra maggioranza ed opposizione e quella che riguarda le regole della Costituzione.



Questa lezione di un Governo e di una maggioranza che, pur nel forte contrasto che vi era, sapevano mantenere e dimostrare, anche con i gesti formali, la differenza che vi è tra la Costituzione e il confronto normale tra maggioranza ed opposizione, in questo momento, è del tutto dimenticata.



Le istituzioni sono comuni: è questo il messaggio costante che in quell'anno e mezzo è venuto da un’Assemblea costituente attraversata – lo ripeto – da forti contrasti politici. Per quanto duro fosse questo contrasto, vi erano la convinzione e la capacità di pensare che dovessero approvare una Costituzione gli uni per gli altri, per sé e per gli altri. Questa lezione e questo esempio sono stati del tutto abbandonati.



Oggi, voi del Governo e della maggioranza state facendo la «vostra» Costituzione. L’avete preparata e la volete approvare voi, da soli, pensando soltanto alle vostre esigenze, alle vostre opinioni e ai rapporti interni alla vostra maggioranza.



Il Governo e la maggioranza hanno cercato accordi soltanto al loro interno, nella vicenda che ha accompagnato il formarsi di questa modifica, profonda e radicale, della Costituzione. Il Governo e la maggioranza – ripeto – hanno cercato accordi al loro interno e, ogni volta che hanno modificato il testo e trovato l’accordo tra di loro, hanno blindato tale accordo. Avete sistematicamente escluso ogni disponibilità ad esaminare le proposte dell’opposizione o anche soltanto a discutere con l’opposizione. Ciò perché non volevate rischiare di modificare gli accordi al vostro interno, i vostri difficili accordi interni.



Il modo di procedere di questo Governo e di questa maggioranza – lo sottolineo ancora una volta – è stato il contrario di quello seguito in quest’aula, nell’Assemblea costituente, dal Governo, dalla maggioranza e dall’opposizione di allora.



Dov’è la moderazione di questa maggioranza? Non ve n’è! Dove sono i moderati? Tranne qualche sporadica eccezione, non se ne trovano, perché la moderazione è il contrario dell’atteggiamento seguito in questa vicenda decisiva, importantissima e fondamentale, dal Governo e dalla maggioranza.



Siete andati avanti, con questa dissennata riforma, al contrario rispetto all’esempio della Costituente, soltanto per non far cadere il Governo. Tante volte la Lega ha proclamato ed ha annunziato che avrebbe provocato la crisi e che sarebbe uscita dal Governo se questa riforma, con questa profonda modifica della Costituzione, non fosse stata approvata.



Ebbene, questa modifica è fatta male e lo sapete anche voi. Con questa modifica dissennata avete previsto che la gran parte delle norme di questa riforma entrino in vigore nel 2011. Altre norme ancora entreranno in vigore nel 2016, ossia tra 11 anni. Per esempio, la norma che abbassa il numero dei parlamentari entrerà in vigore tra 11 anni, nel 2016!



Sapete anche voi che è fatta male, ma state barattando la Costituzione vigente del 1948 con qualche mese in più di vita per il Governo Berlusconi. Questo è l’atteggiamento che ha contrassegnato questa vicenda.



Ancora una volta, in questa occasione emerge la concezione che è propria di questo Governo e di questa maggioranza, secondo la quale chi vince le elezioni possiede le istituzioni, ne è il proprietario. Questo è un errore. È una concezione profondamente sbagliata. Le istituzioni sono di tutti, di chi è al Governo e di chi è all’opposizione. La cosa grave è che, questa volta, vittima di questa vostra concezione è la nostra Costituzione!


(Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L’Ulivo, dei Democratici di sinistra-L’Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-SDI-Unità Socialista – Congratulazioni)

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mercoledì 11 marzo 2015

Controcorrente: democratura o...





...dittacrazia







Un milione in fuga pronti a sbarcare in Sicilia: ditegli che  la leopolda siciliana è finita! (cit.)


Qualche giorno fa è ricomparsa, grazie a Lucio Caracciolo e a Scalfari, la parola democratura, inventata  anni fa dallo scrittore croato Pedrag Matvejevic' e che originariamente definiva  paesi formalmente democratici, senza però una società organizzata democraticamente e con la possibilità di usufruire delle normali libertà "occidentali": la Russia di Putin, per intenderci.
Penso sia troppo per la nostra italietta; io proporrei dittacrazia,  piuttosto.
Dove crazia sta per "potere" o "dominio", mentre ditta non sta per dittatura, ma proprio per ditta. 

Da più di vent'anni, infatti, non abbiamo visto l'avvicendarsi al potere di varie ditte? e non nel senso un pò romantico e ingenuo di Bersani ("io non lavoro contro la ditta", per giustificare le proprie incertezze e la propria mancanza di coraggio), ma letteralmente nel senso di ditta. (Denominazione di un'azienda commerciale ed estensivamente l'azienda stessa e la sua sede, tipo la Leopolda...)
Partiamo dalla ditta antesignana nel diffondere questo nuovo tipo di prodotto parapolitico: la più ricca e capace, per la peculiarità dei suoi mezzi, di creare i maggiori consensi, la Mediaset, l'unico vero motivo della famigerata discesa in campo. 
I tardi effetti della ditta primigenia, adesso in liquidazione, si riverberano anche nel presente, ad esempio nel voto contrario alle riforme scritte dal patto del nazzareno, per puro affetto verso il vecchio capo rincoglionito. Una parentesi: chi se ne frega se in punta di diritto non ha commesso il reato di concussione nè per induzione, nè per costrizione.  La sola descrizione delle epiche gesta che sottendevano il processo, in un altro paese, lo avrebbe cancellato per sempre anche dai resoconti parlamentari, visto che fra l'altro è anche pregiudicato. Stop e torniamo alle ditte.
Adesso è in auge la ditta Renzi, che è un'organizzazione parallela al partito democratico, che conta sempre di meno. Quando sarà concluso il giro delle "necessarie" riforme e quando un partito con il 20-25% prenderà tutto e il suo segretario diverrà titolare del diritto all'esistenza di ogni membro del parlamento, allora anche il simulacro del partito sarà finalmente defunto e trasformato in un puro comitato elettorale. Dittacrazia, appunto.
L'altra ditta qualche anno fa emergente, ma adesso in parziale declino, è la Casaleggio e Associati, che diffonde i suoi diktat verso il basso attraverso il manipolo dei cooptati. E' una ditta che almeno per il momento ha esaurito il suo ruolo di destabilizzazione senza costrutto e adesso patisce la diaspora degli intelligenti, ma anche degli ingenui guerriglieri pentiti che non possono tornare a casa e ne cercano una nuova su sponde sicure, cercando di reimpiegarsi presso la ditta vincente.
Non è che la ditta non possieda personalità e potenzialità, ma sempre più spesso sprazzi e idee geniali e condivisibili sembra che si     infrangano contro la barriera del nulla, come da copione predeterminato: "facimme ammuina". Ieri, un esempio, tra i tanti, di intelligenza e capacità di collegamenti: nella dichiarazione di voto sulle modifiche costituzionali, Toninelli del M5S ha citato Mattarella che nell'ottobre del 2005 era intervenuto sullo stesso tema contro l'allora governo Berlusconi. 
Sprazzi di luce, saette di intelligenza prive di strategia, di obiettivi e di finalità: la ditta ha raggiunto i suoi scopi occulti, ma per il mercato è fallita.  
Il discorso intero, di Mattarella s'intende, lo pubblicherò  domani. 


martedì 10 marzo 2015

Lettera aperta ad un alunno del XXI secolo



Ti devo delle scuse 





Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Sono tantissimi i nostri errori di educatori e di insegnanti, scusarsi non sarà mai abbastanza. Pochi di noi si rendono conto del disastro a cui spesso del tutto inconsapevolmente abbiamo contribuito. Io non ho vergogna ad ammettere gli errori, le omissioni, le stanchezze, la mancanza di energia;  ecco perché ti chiedo scusa, con la presunzione di parlare a nome di tanti altri.
Ti chiedo scusa, innanzitutto, per aver accettato passivamente i ricorrenti tagli alla scuola, senza oppormi con tutte le mie forze e con tutti gli strumenti a mia disposizione che non fossero uno sterile scioperino del venerdì. Certo quando c'era uno sciopero aderivo ma quasi sempre in modo isolato e la mia capacità di coinvolgere i colleghi e le famiglie è stata pressoché nulla; anzi queste ultime spesso le ho irritate e messe in difficoltà servendomi di quella foglia di fico che è la libertà sindacale, che mi permetteva di non dichiarare preventivamente che avrei scioperato: famiglie in grave difficoltà, con il contributo di dirigenti poco accorti e timorosi, che chiudevano le scuole o costringevano i genitori ad accompagnarvi, anche se poi non succedeva nulla e solo io scioperavo. Gli altri colleghi usufruivano solo dell'effetto annuncio, risparmiando anche sulla trattenuta in busta paga.
Come tacere, poi,  del delitto "pedagogico" che stiamo lasciando compiere quasi in silenzio, costringendovi a rimanere inchiodati a un banco per sei ore filate, e tutto ciò per far contenti i vostri genitori, dei quali in ogni altra occasione parliamo male, e per ottenere per tutti l'agognato sabato libero.
Mi scuso per non avervi saputo coinvolgere nella costruzione del futuro, nonostante i miei quotidiani sforzi: ho usato un linguaggio spesso teorico, lontano dalla realtà contribuendo così a convincervi che la cultura, la conoscenza del passato, delle astrazioni del pensiero, e spesso anche dei progressi della ricerca scientifica non servano a nulla.
Ma ho fatto di peggio: vi ho relegato alla fruizione passiva di dati e di nozioni, finalizzate al superamento di test, all'ascolto di conclusioni e di ricerche già confezionate, senza farvi mai sperimentare l'incertezza delle ipotesi e dei tentativi a vuoto e soprattutto l'operatività, l'uso delle mani, del corpo come strumenti dell'intelligenza e della creatività. Ho rinunciato ai laboratori scientifici per accontentarmi di qualche, già obsoleto, strumento informatico.
Vi ho dato un pessimo esempio ogni volta che mi sono dimostrato vile nei confronti di qualche dirigente inadeguato o quando ho difeso, per puro spirito corporativo, un collega incapace.
Con il contributo dei miei colleghi, che ogni anno sembrano cadere dalle nuvole, come se si trovino per la prima volta davanti ad un fenomeno nuovo e inaspettato, ho assistito passivamente alla tua trasformazione da fanciullo avido di conoscenza ad adolescente amorfo, senza alcun interesse oltre il contingente, per poi lasciarti giovane uomo, privo di sogni, di combattività, di capacità di ribellione, a me per primo.
Ma ti chiedo scusa anche per non essere stato abbastanza severo con te, come tu , abituato ad averle tutte vinte a casa, inconsciamente mi chiedevi. 
Forse, mentre andavo allineando quotidianamente i miei errori, non tutti i giorni passati insieme sono stati uguali e segnati da questo velo di impotente rassegnazione, forse in alcuni è brillata la luce della novità, della scoperta, dell'amore per il nuovo, per l'imprevisto, per la soluzione divergente, in una parola l'amore per la vita. La maggior parte delle volte non ho saputo approfittarne, scusami...  

Un insegnante



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La scuola di Telemaco

 La scuola di Edipo e Narciso







L'orario scolastico 



la follia

Responsabilità



L'insegnante











lunedì 9 marzo 2015

Musica per il lunedì



Prova d'orchestra 





Riusciranno una volta tanto gli italiani a prendere le distanze dall'apologo felliniano di "Prova d'orchestra", raccolta di tipi umani stanchi, ricchi di ricordi e di imprese passate, ma malinconicamente privi di futuro? 



Quando i signori della Scala suonano, lo fanno bene. Ma alcuni di loro, unitamente ad alcuni tecnici che operano in ruoli importanti minacciano di boicottare la messa in scena della Turandot diretta da Riccardo Chailly, prevista per il primo maggio, giorno dell'inaugurazione dell'EXPO. L'entrata a gamba tesa di Renzi non ha facilitato le cose.
Questa volta non sono d'accordo con i duri e puri della CGIL: la musica è un valore non negoziabile, il prestigio e l'immagine dell'Italia neppure.
Venendo alla musica di inizio settimana, che dire? Gustavo Dudamel, giovane direttore venezuelano, dà al primo movimento della sinfonia n. 4 di Mendhelsson (l'italiana)  un impulso tutto latino...La carica di energia si ripete nel saltarello del quarto tempo (dal minuto 21.12"), nonostante l'imprevedibile chiusura in la minore. 


Mendelshonn Sinfonia n. 4 - G.Dudamel dirige l'orchestra della Scala

domenica 8 marzo 2015

Parole di scuola, F come follia









 B, come bidelli;   C come complessi,  la scuola
 di Edipo e di Narcisola scuola di Telemaco

D, come dirigenteG come Genitori;   I come insegnante O  come orario;  P come professore P come  presideP,  come primo giorno;  R come riforma, responsabilità



Semi di follia, colti negli anni








Serietà degli studi:
"Ti sei rovinato la media in matematica con questo 6!" 
Maestra a scolaro di prima elementare.

Diritti dei lavoratori
"Non tocca a noi pulire lo zerbino fuori dalla porta, perché è di proprietà del comune". 
Collaboratore scolastico a dirigente

La scuola digitale:
"Professoressa non deve assegnare lavori sulla parte informatizzata del libro, perché i genitori non hanno internet e si lamentano". 
Dirigente a insegnante di scuola secondaria.

Valorizzazione delle competenze, 1:
"Non possiamo firmare questo contratto che assegna tutti questi soldi ai collaboratori del dirigente (1200 euro lordi l'anno)".
Da sindacalista a dirigente al termine della contrattazione.

Valorizzazione delle competenze, 2:
"Non firmeremo mai un contratto che assegna ad un gruppo di lavoro misto la valutazione dello svolgimento di un compito aggiuntivo da retribuire con il fondo di incentivazione. Lo faccia il dirigente, ma dica solo se lo ha fatto o no, neanche lui ha la legittimità per dire come lo ha fatto". 
Da sindacalista a dirigente, durante una contrattazione durata un anno. Indovinate come è andata a finire...

La prudenza non è mai troppa:
"Professoressa lei ha sbagliato a scrivere sul libretto che vuole incontrare i genitori perché il figlio va male e rischia di essere bocciato. Lo hanno vissuto come una intimidazione e minacciano una denuncia." 
Da dirigente a insegnante di scuola secondaria.

I diritti sindacali, se legittimi possono essere calpestati:
"A causa dello sciopero indetto dai sindacati, il consiglio di classe previsto per oggi è spostato al giorno seguente". 
Comunicazione del dirigente ai docenti.

E l'ora dopo?
"Non andiamo in palestra da due mesi perché si comportano male".
Da insegnante di scuola primaria a genitori e dirigente.

I poteri del dirigente:
"Il professore, in realtà, non è stato accolto e accompagnato adeguatamente dal contesto scolastico". 
Ispettore tecnico chiamato dal dirigente per verificare l'efficienza didattica di un insegnante, in una classe in cui i genitori minacciavano di non mandare più i propri figli.

Quando non c'era l'euro:
"Preside se me lo promuove sono disposto a pagare anche 500.000 lire" da un genitore a un dirigente e, uscendo dalla porta dove era stato avviato in modo brusco: "perché non bastano?"

Marchionne in sedicesimo:
"Il dirigente non arriva prima delle dieci". 
Da centralinista a genitore che chiedeva un appuntamento.

"Il dirigente non riceve i genitori, la faccio parlare con la fiduciaria".
Da centralinista a genitore che chiedeva un appuntamento.

Vorrei vedere casa vostra:
"E' un metodo nazista". 
Da genitore a dirigente che faceva ripulire a turno il cortile lasciato in stato pietoso dopo l'intervallo.










sabato 7 marzo 2015

Parola di Stacchio

Non sono un eroe, né un modello da imitare








Qualche giorno fa avevo espresso la mia solidarietà a Stacchio, ovviamente dal mio  punto di vista controcorrente
Oggi dopo aver visto la foto dell'immagine di copertina  e aver letto la sua intervista, mi confermo nella mia idea: potrebbe essere una brava persona, non merita le sceneggiate della Santanchè.  E poi, se anche lui si è reso conto di non essere un esempio da imitare...


A che pensa?
"L'effetto mediatico mi ha stordito. Però davvero non possiamo vivere in un mondo che va in questa direzione. È storta. Non voglio rassegnarmi alla legge della giungla, al terrore, che lavori e torni a casa guardandoti alle spalle".

Lei ha sparato e ucciso un rapinatore. Per molti è un eroe.
"No, non sono un eroe né un modello da imitare. Né tanto meno un simbolo. Lo dico subito: la gente non deve sparare in mio nome, né in Veneto né in Sicilia. Solo l'idea mi fa paura. Non è che adesso ognuno si deve sentire autorizzato a sparare. Sennò che cosa facciamo, il Far West?".

A Oderzo l'altro giorno sono usciti coi fucili e hanno premuto il grilletto per un allarme ladri. Effetto Stacchio?
"Il problema è che la gente ha paura, sta perdendo la testa. Ci vuole un attimo. Il mio è stato un atto di istinto, di disperazione. Vorrei dire anche di umanità, perché quella ragazza (dentro la gioielleria, ndr ) era sotto scacco di cinque banditi armati di mitra. La volta prima era stata addirittura sequestrata. Quando quel rapinatore mi ha puntato l'arma addosso, ho mirato. Stando attento a non fare andare in giro colpi. Se i suoi complici l'avessero lasciato lì gli avrei messo subito un laccio emostatico, avrei provato a salvarlo. Ambulanza e via".


venerdì 6 marzo 2015

Consiglio del 3 marzo, registrazione e commenti


Chi scrive male pensa male







"Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!" (ai cinefili il compito di trovare il film giusto!)


Seduta di consiglio? pur essendo state raggiunte importantissime e non scontate convergenze politiche, la seduta del 3 marzo scorso a chi ha avuto il vantaggio di arrivare dopo più di un'ora dall'inizio e di essersi quindi estraniato dal clima emotivo che la animava, è sembrata tutto tranne che un consiglio comunale.
Nel pregevole intento di far partecipare e parlare tutti, sono state stravolte le forme e purtroppo, come dimostrerò, anche i contenuti, come spesso accade in tali occasioni.
Sembrava una riunione di condominio, dove condomini di soliti litigiosi, fanno la pace su una comune ricerca di riduzione delle spese.
O un Collegio docenti, mal gestito da un dirigente che crede di essere democratico, fa parlare tutti, ma poi si trova con delibere inapplicabili e contraddittorie.
Così è successo in consiglio martedì scorso: non era un consiglio congiunto, ma gli interventi di Veggiano ne hanno deviato l'impostazione, non era un'assemblea pubblica, ma il pubblico, anche se facente parte della commissione ha parlato. Tante regole, giustamente (il fine giustifica i mezzi) bypassate, ma una non doveva essere tralasciata prima della votazione. E mi spiego: quando in un consiglio vengono presentati degli emendamenti ad una delibera c'è l'obbligo di presentarli per iscritto alla presidenza, che poi ne dà lettura prima del voto. Analogamente, a mio parere,  si doveva procedere per le modifiche apportate in corsa  al lavoro della commissione depuratore. 
Così non è stato: il sottoscritto che avanzava questa assai legittima richiesta, dopo aver osservato, dall'esterno, plateali contraddizioni, non è stato ascoltato.
Il risultato è questo:
Su sollecitazione dell'ottimo vicesindaco Marzari è stata rafforzata la contrarietà all'ampliamento trasformando quelle che dovevano essere in origine proposte di modifica in effettive, insormontabili criticità.
Quindi nel  documento originale della commissione è stato eliminato questo periodo:
Qualora, nonostante il parere contrario di questa Commissione Consiliare Speciale, il progetto di ampliamento dell’impianto di cui trattasi venga comunque approvato dalla Regione Veneto riteniamo indispensabile e necessario apportare delle migliorie al progetto al fine di cercare di calmierare anche se solo parzialmente l’impatto ambientale dell’opera; tali migliorie proposte a seguito dei lavori della presente Commissione Consiliare sono di seguito elencate.

E subito sotto, in luogo  di "osservazioni della commissione consiliare" è stato scritto "elenco delle criticità progettuali individuate dalla commissione".
Tutto bene, solo che, dopo, il testo rimane sostanzialmente invariato e in diversi punti ci si trova davanti a quelle che in origine erano  formulate come richieste di modifica.

Un pasticcio! delle due l'una: o si stravolge la volontà del consiglio che in questo senso si è espresso o si invia in Regione un documento contraddittorio nella forma e soprattutto nella logica.
Bastava qualche piccola correzione, qua e là per dare coerenza, ripeto formale e logica, al documento, per esempio rileggendo ad alta voce le proposte presentate oralmente.
Conclusione:  non vorrei essere nei panni del segretario comunale che deve redigere la delibera!

Ma ecco la registrazione integrale, dove, oltre al lucido e appassionato intervento di Nicola Gottardo di ViviMestrino, si possono ascoltare due impareggiabili chicche.
La prima è l'affermazione "storica" del Sindaco di Mestrino: 
Il risultato di questo lavoro è stato una sorpresa per l’amministrazione: Se questi sono i termini si può pensare di istituire altre commissioni" (sic!)

La seconda è una discussione tra me e il capogruppo, avvenuta a microfoni inconsapevolmente aperti: un segno di stanchezza che non intacca l'unità del gruppo, come dimostrato dalla votazione unanime, ma che può stimolare l'estro dei cinefili nostrani; attendiamo pregustando il sicuro divertimento.



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