martedì 6 maggio 2014

Oltre confine



Oltre Confine








Superato il rammarico per il mancato incontro con il maresciallo Rapisarda, l'associazione Storia e Vita propone a Rubano un eccezionale evento: l'incontro con Euglent Plaku, autore del volume Oltre Confine.
Lunedì 19 maggio alle ore 21 presso l'Auditorium dell'Assunta a Rubano.


L'incontro è in continuità con la serie di proiezioni dedicate all'intercultura e alle problematiche dell'immigrazione, realizzate dall'amministrazione  comunale di Rubano.



Il libro narra la storia di un ragazzo clandestino in cerca di un mondo migliore, in un primo tempo in terra greca, poi finalmente in Italia. Il protagonista affronta una decina di viaggi disperati dove la parola “sopravvivere” diventa un unico e inevitabile imperativo categorico.
Esistono persone che inventano storie ed altri che le vivono. Questo libro trasuda esperienza di vita e lascia poco all'immaginazione.
“La storia che ha commosso il Paese”, così l’hanno definita molti giornalisti, TV e riviste, è finalmente diventata un romanzo. 

Il protagonista è un ragazzo di 11 anni che frequenta la scuola quando nel suo paese, isolato dalla dittatura comunista, si inizia a percepire “aria di trasformazione”. Passati tre anni, il ragazzo, che è nato e cresciuto in una famiglia molto povera, dopo esser stato rifiutato dalla scuola per ufficiali della Polizia, deluso da un sistema corrotto, decide di cercare la fortuna nei paesi confinanti in Grecia e in Italia.

Ha inizio così la dolorosa odissea che nel corso della storia diventa sempre più un interminabile viaggio della speranza. Inizialmente in direzione Grecia, misurata a piedi; poi l’approdo in Italia conquistata nascosto in un camion, grazie a quello stesso gommone o quella dimenticata “pancia” di un traghetto di cui forse si è troppo parlato e di cui tutti ci siamo purtroppo tristemente assuefatti.
Egli è pronto a tutto pur di raggiungere il Paese che ha sempre sognato. I viaggi lo metteranno a dura prova, sia dal punto di vista fisico che psicologico… Il tempo non riuscirà a sanare le ferite emotive, e le cicatrici lasceranno un indelebile traccia. Scoprirà, ancora adolescente, un mondo crudele, fatto di inganno, umiliazione e schiavitù quando, una volta raggiunta l’Italia, verrà costretto con la forza a chiedere l’elemosina per le strade di Milano e Roma e a dormire negli angoli dimenticati delle città.

La forza di volontà e il carattere saranno le sue uniche spinte per la sopravvivenza. Diventerà ribelle e temerario per chiunque lo minacci e si scoprirà “angelo custode” per quei poveri ragazzi che sono costretti come lui a lavorare in strada.

Sogni infranti, indifferenza, minacce e violenza lo piegheranno negli anni senza mai farlo cadere, fino a quando riuscirà a realizzare il sogno che sembrava irrealizzabile: essere visibile nel paese Comunitario.

Sono tre gli anni di vita trascorsi tra viaggi disperati e paura di non farcela, raccontati con rabbia da chi alla vita si è aggrappato con le unghie, nella speranza di alleviare un peso, un ricordo, che poteva far più male della stessa realtà. Tre anni per trasformare un 14enne in un uomo che non ha mai voluto mollare!

Così l'autore riassume la storia di questo libro, semplice e complesso, candido e sconvolgente, nato quando il tumulto dell'esperienza trascorsa si è placato e i ricordi sono diventati maturi per essere condivisi: 
"Nel 2003 mi era stato proposto di scrivere questa storia, ma non ero pronto, poiché i ricordi erano troppo forti.
Esce una notizia ANSA e poco dopo Famiglia Cristiana mi contatta per una lunga intervista da inserire nella rubrica “Il Personaggio”.
Dopo "Buona Domenica" su canale 5, la mia storia di ex clandestino albanese approda a "I fatti vostri" su Raidue, a Rai 2 educational, al programma “Un mondo a colori”, a Rai radio Uno SportLandia e su media e tv locali italiani ed albanesi.
Il mio desiderio è che il forte messaggio che questo testo trasmette arrivi ai giovani."  Euglent Plaku 

Vertenza Aspiag, incontro col Sindaco e comunicato stampa




RICHIESTA DI INCONTRO CON IL SINDACO DI MESTRINO






Continua il presidio dei lavoratori della cooperativa Mestieri e mestieri presso il cantiere Aspiag di Mestrino. 
Ieri ho scritto al Sindaco Pedron, convinto che una tale situazione non possa lasciare indifferente un amministratore sia per l'immagine del Comune sia  per la drammaticità della prospettata riduzione del numero dei posti di lavoro e delle garanzie sindacali. Gli ho chiesto anche un incontro per affrontare il problema e conoscere le azioni che intende compiere,  nei limiti delle sue competenze istituzionali e politiche, per giungere a una ricomposizione della vertenza o quanto meno a facilitarla.

All'eventuale incontro parteciperanno anche il segretario provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, Giuseppe Becciu e  Romeo Barutta della Filt-CGIL.

Intanto ieri il coordinamento provinciale di SEL ha emesso il seguente comunicato: 

Sinistra Ecologia Libertà Padova esprime la propria preoccupazione per l’evolversi della situazione nella vertenza per il cambio di appalto presso il cantiere ASPIAG di via Tevere a Mestrino. Ai lavoratori licenziati vanno tutta la nostra solidarietà, appoggio incondizionato e la speranza che si rivolga positivamente la vertenza in cui sono impegnati anche Filt e Filcams Cgil.

Come purtroppo sempre avviene, ad ogni cambio di appalto, sia il committente, in questo caso Aspiag, sia la cooperativa subentrante, cercano di fare selezione del personale lasciando senza lavoro quanti si iscrivono al sindacato, cioè quanti trovano il coraggio di organizzarsi per chiedere per lo meno il rispetto dei diritti minimi previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro.

Atti discriminatori che comunque avvengono ogni giorno nei posti di lavoro, soprattutto in ambienti come quelli delle cooperative, quasi mai vere, molto spesso spurie. Per questo abbiamo chiesto ai nostri parlamentari di intervenire con interrogazioni in merito a questa ed altre vicende simili.

Questo insensato sfruttamento della manodopera nel mondo della logistica lede ogni giorno i diritti, la dignità di migliaia di lavoratori e indirettamente anche di milioni di consumatori che inconsapevolmente acquistano le merci smistate ogni giorno e ogni notte da questi nuovi schiavi.

Chiediamo leggi che regolino in maniera chiara questo settore e che favoriscano sana e stabile occupazione, nel rispetto del diritto di ogni persona a veder riconosciuto il proprio ruolo nella società.

Seminiamo lavoro, seminiamo diritti, seminiamo dignità.

Sel Padova e provincia- Vittorio Cerase coordinatore del Circolo Sel Padova Ovest

Carlo Zulian, operatore logistica trasporti, Rsu Filt Cgil

Lista Sel Uniti per Padova

Comunicato stampa di ViviMestrino




Gruppo Consiliare VIVIMESTRINO









Approvato lo Statuto comunale

Il Consiglio Comunale di Mestrino ha approvato il nuovo Statuto comunale ed anche il gruppo di Vivimestrino ha votato a favore. Lo Statuto è la Carta di identità di un Comune e ne fissa i principi generali a cui l'Ente si ispira e fissa il sistema e le competenze dei suoi organi, in particolare del Consiglio Comunale.
Per arrivare a questo risultato abbiamo impiegato mesi, ci siamo riuniti decine di volte, abbiamo analizzato altri statuti e ci siamo da subito impegnati per modificare tutto quel che si poteva. Abbiamo ottenuto molto:
- sono state aggiornate e riviste le finalità del Comune inserendo e ribadendo principi di riferimento molto importanti (pace, diritti dell'infanzia e della preadolescenza, diritti della persona, l'integrazione, la rimozione delle condizioni di svantaggio degli immigrati, il sostegno alle identità culturali e religiose,...) 
- abbiamo inserito un articolo specifico sull'acqua bene comune (escludendo che questo bene possa essere utilizzato a fini commerciali sul nostro territorio),
- abbiamo introdotto norme di democrazia e rappresentanza interna al Consiglio che prima non c'erano, garantendo a tutti i gruppi di poter essere presenti nelle commissioni (così facendo abbiamo garantito la rappresentanza anche ai gruppi consiliari formati da un solo consigliere)
- abbiamo limitato il ricorso agli assessori esterni (passando da 3 al massimo di 2)
- abbiamo inserito l'obbligo di nominare il Presidente del Consiglio ed un VicePresidente (altrimenti faceva tutto il Sindaco e si riducevano gli spazi di democrazia)
- abbiamo stabilito per Statuto che il Consiglio si avvale di commissioni (cosa prima non prevista) con l'intesa di arrivare quanto prima almeno alla nomina della commissione sul sociale.

Tutti questi punti sono stati dibattuti all'interno del gruppo di Vivimestrino, prima fra consiglieri, poi in apposito incontro allargato ai nostri simpatizzanti, poi confrontati con la lista M5S ed infine sintetizzati per punti e consegnati con largo anticipo ai membri della Commissione Statuto e Regolamenti comunale per il confronto. Il gruppo di ViviMestrin, proprio per il metodo di lavoro che utilizza, su questo come su tutti i punti, è forte ed unito.

Non abbiamo ottenuto invece la modifica dell'articolo 32 sul Referendum, nel frattempo diventato l'unico elemento di attenzione di un altro gruppo politico, e qui andrà fatta una precisazione.
Il punto è importante perchè con l'approvazione di questo Statuto non sono più ammessi i Referendum sugli Strumenti urbanistici generali ed i piani attuativi. Va anche detto e ricordato che fino a ieri ciò era possibile ma nessuno si è mai preoccupato di raccogliere firme per proporre un referendum. Non è mai avvenuto a Mestrino come in nessuna altra parte della provincia. Per contro sta avvenendo che diversi Comuni aggiornino il proprio Statuto escludendo da Referendum proprio i temi di urbanistica. Anche il Comune di Mira, uno dei pochi con un Sindaco M5S ha uno Statuto che prevede il divieto di Referendum per queste materie.
Perchè sta accadendo questo? Se si vuole provare a comprenderne le ragioni  è necessario approfondire, studiare la normativa urbanistica ed essere disponibili al confronto leale, se invece si va al mercato elettorale allora si sbatte la porta e si inscenano gli atti necessari a trascinare l'opinione pubblica.
Perchè sta accadendo che i Comuni tolgano le materie urbanistiche dai referendum?
Perchè la normativa urbanistica regionale, la legge 11 del 2004, obbliga i Comuni a fare concertazione (ossia confrontarsi con il tessuto economico e sociale del territorio) prima di approvare i piani urbanistici. Il vero problema a Mestrino è esattamente questo: non c'è concertazione, pur essendo obbligatoria. Pedron non l'ha mai cercata, anzi l'ha sempre accuratamente evitata.
Il nuovo Piano regolatore è stato fatto nel 2010 ma senza vera concertazione, i successivi 3 Piani degli interventi sono stati adottati senza concertazione, lo stesso intervento urbanistico adottato il mese scorso che riguarda Arlesega è stato adottato senza il coinvolgimento della popolazione locale. In tutti questi passaggi chi ha denunciato la carenza dell'amministrazione, chi ci ha messo la faccia e promosso azioni di informazione sul territorio è stato ViviMestrino.
Noi crediamo che sia molto più rilevante ed importante incontrare e spiegare alla popolazione le scelte che si stanno per fare e battersi per questo piuttosto che difendere l'istituto del referendum che richiede il 50% dei votanti per essere valido.
Il problema di questa amministrazione Pedron  quindi è la mancanza di dibattito e di confronto e su questo serve mobilitarsi. Lo diciamo da anni e lo mettiamo in evidenza ad ogni occasione: anche con il pessimo progetto degli spogliatoi della tensostruttura, fatto senza coinvolgere le società sportive.
ViviMestrino continua a dimostrare con i fatti ed in Consiglio comunale la forte contrarietà al metodo ed ai contenuti di moltissime proposte dell'Amministrazione Pedron (esempio bilancio, vendita patrimonio pubblico, piani attuattivi, assenza di progettualità) senza per questo sottrarsi alla valutazione specifica dei singoli provvedimenti che vengono sistematicamente analizzati, confrontati e discussi. Sullo Statuto, nonostante tutto, il confronto c'è stato ed ha portato ad una forte convergenza anche sui temi a noi cari.
Noi di Vivimestrino siamo convinti che le buone scelte vadano costruite alla luce del sole attraverso un leale confronto dove ciascuno possa esprimere la propria opinione senza il rischio di essere marchiato come un dissidente da isolare o da mettere alla gogna (del bar o del blog di turno). Per questo ci dobbiamo battere, aiutare i nostri cittadini, giovani e non, a non aver paura di esprimersi e convincere anche i nostri avversari politici che non è con l'arroganza e la violenza verbale che si vincono i confronti.

La forza delle nostre idee ed il rispetto delle idee diverse dalle nostre sono le armi che utilizziamo per vincere i confronti.

Mestrino 2 maggio 2014,

Il consiglieri di ViviMestrino
Simone Dalla Libera
Barbara Bano
Nicola Gottardo
Paolo Menallo



lunedì 5 maggio 2014

Storia e Vita, incontro con Euglent Plaku




Oltre confine,

incontro con Euglent Plaku





A Lampedusa e in Sicilia in generale non c'è pace, è continua emergenza e chi deve fare fronte a tutto ciò in nome nostro e di tutta l'Europa è in galera proprio come i profughi. Il maresciallo Rapisarda non può lasciare il servizio, quindi l'incontro con lui è definitivamente sospeso. 


L'associazione Storia e Vita propone in sostituzione un altro evento culturale: il 19 maggio a Padova, presso la libreria Feltrinelli, ore 18, e a Rubano presso l'Auditorium dell'Assunta, ore 21, incontro con Euglent Plaku, autore di "Oltre confine". 


Un libro per chi non vuol chiudere gli occhi di fronte a questa triste pagina della storia internazionale, scritto da
un giovane che a testa alta ha affrontato il dramma dei viaggi della speranza, dello sfruttamento, della fame, senza mai perdere di vista gli affetti, l'onestà intellettuale ed il rispetto per sè e per gli altri. Attraverso le sue parole, tanto accattivanti quanto spietate, potrete vivere insieme al giovane protagonista l'orrore della disperazione ed il sapore della rivincita, provando, almeno per una volta, a cambiare l'abituale punto d'osservazione (e di giudizio!) ed aprire la mente.



Segue locandina

Speciale referendum

Svizzera la patria dei referendum 














Di seguito il testo del mio intervento in consiglio. In realtà il discorso pronunciato a braccio, perché l'argomento era fortemente sentito e non poteva essere affrontato con una monotona lettura, si discosta leggermente dal testo scritto, ma la sostanza è la stessa. Sull'assenza della materia urbanistica dai referendum non sono assolutamente d'accordo allora e ora, ma il referendum non è un totem intoccabile: le cose più gravi, a Mestrino sono altre (assenza di coinvolgimento della popolazione, assenza di commissioni consiliari, debolezza della comunicazione istituzionale ecc.)
Questo è lo statuto predisposto dalla giunta Pedron, le nostre proposte accettate sono importanti, ma questo non è il nostro statuto: è uno statuto discusso e votato in una condizione di forte minorità, di meglio non si poteva fare. Se qualcuno vuole continuare a dire che a Mestrino c'è il partito unico, tanto per seguire il copione nazionale, faccia pure, ma finirà col parlare a se stesso.

L'intervento.
L’articolo 6 del Testo unico sulle leggi degli enti locali 267/2000, nel disciplinare i contenuti e le modalità di approvazione degli statuti degli enti locali, prevede al comma 2 che lo Statuto del comune e della provincia, nel rispetto dei principi fissati dalla legge, stabilisca “le forme della partecipazione popolare” all'amministrazione locale.
Il successivo articolo 8, nello specificare le forme con cui si attua la partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa dell’ente, precisa che nello Statuto “devono essere previste” forme di consultazione popolare, nonché procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati. L’ultimo periodo del comma 3 aggiunge: “Possono essere altresì previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini”.
Vediamo cosa prevede il nuovo statuto in proposito di espressione della volontà popolare e diritti del cittadino

ART. 31. 
“La consultazione della popolazione del Comune ha lo scopo di acquisire elementi utili alle scelte di competenza degli organi comunali, su materie di esclusiva competenza locale.
2. La consultazione viene richiesta da almeno il 10 per cento della popolazione interessata con capacità elettorale, secondo le modalità stabilite da apposito Regolamento.
3. La consultazione riguarda o l’intera popolazione del Comune, oppure gli abitanti di un quartiere, frazione o ambiti delimitati del territorio comunale, oppure singole categorie o gruppi sociali.
4. La consultazione è indetta dal Sindaco. Il Comune assicura una adeguata pubblicità preventiva e la conduzione democratica della consultazione. La consultazione può essere effettuata anche a mezzo di questionari, indagini campione o altri modi definiti da apposito Regolamento.
5. Gli esiti della consultazione sono comunicati dal Sindaco agli organi comunali competenti per gli atti ai quali la consultazione si riferisce e vengono resi noti, con adeguata pubblicità, alla cittadinanza interessata.

ART. 32 REFERENDUM
1. In materie di esclusiva competenza comunale sono ammessi i referendum consultivo, propositivo ed abrogativo.
2. Il quesito referendario deve essere espresso con chiarezza e deve riguardare una uni-ca questione, di grande rilevanza per la generalità della popolazione e significativa nei confronti dell’opinione pubblica.
3. Non sono ammessi i referendum sulle seguenti materie:
- la revisione dello Statuto del Comune;
- regolamento del Consiglio Comunale;
- strumenti urbanistici generali e piani attuativi;
- disciplina dello stato giuridico e delle assunzioni del personale, piante organiche del personale e variazioni;
- tributi locali e tariffe;
- designazione e nomina dei rappresentanti del Comune

Nello Statuto di fatto non è  prevista alcuna forma di partecipazione, se non quella richiesta dagli stessi cittadini. Discorso a parte le forme di pubblicità, di  consultazione e di concertazione previste dalla legge regionale 11 sull'urbanistica e il territorio. 
Proprio queste norme di per sé partecipative hanno indotto alcuni comuni a limitare l’ammissibilità dei referendum alla materia urbanistica. Si sostiene infatti da parte di taluni, e con qualche ragione, che il referendum anche solo consultivo potrebbe essere un inutile doppione di tutte le forme di garanzia già previste dalla legge urbanistica.
Già! Ma questo discorso può funzionare dove la popolazione è effettivamente e concretamente consultata periodicamente o sulle scelte più significative; dove esiste una commissione urbanistica che coinvolga la minoranza, dove ci sono strumenti informativi tradizionali e moderni più efficaci di quelli di Mestrino.
Qui l’adempimento formale svuota la sostanza, si sorvola anche su possibili forme di coinvolgimento informale, e la questione della riqualificazione di Arlesega insegna; quanti incontri avete fatto? uno e solo perchè ViviMestrino ne aveva già convocato uno autonomamente.  Si inibiscono, per chiudere il cerchio, altri tipi di interventi come il referendum consultivo su materie importanti.  Il quadro si chiude se si considera anche il fatto che a Mestrino non esistono commissioni consiliari, che a nostro parere costituiscono la forma più diretta e istituzionale di coinvolgimento della popolazione, attraverso i suoi rappresentanti. E’ appena il caso di ricordare che a norma di Statuto i consiglieri comunali, a qualunque parte appartengono, rappresentano la cittadinanza. 
La commissione statuto, come tutte le commissioni, avrebbe avuto un valore enorme se almeno in questa sede i partecipanti si fossero spogliati dell’appartenenza e avessero ragionato in termini generali, guardando al futuro, alle garanzie di tutte le parti, che prima o poi si possono sempre invertire o frammentare.
L’assenza della materia urbanistica dal referendum sigilla, invece, un modo di intendere la vita politica, la partecipazione: chi mai convocherebbe un referendum, in un ambito locale così ristretto, se esistessero in alternativa altre e più dirette forme di partecipazione, di coinvolgimento o quanto meno di informazione. 
In mancanza di tali strumenti e in presenza di un’applicazione meramente burocratica e formale degli adempimenti previsti dalla legge urbanistica, la limitazione dell’istituto referendario  costituisce una tenaglia che ha come unico scopo quello di riaffermare la volontà del qui comando io, faccio io per il vostro bene e per i vostri interessi: ci rivediamo alle prossime elezioni.
Ma la democrazia, anche se questo è il trend corrente a livello locale e purtroppo anche a livello nazionale, non funziona così!!

Vedi anche: fede e ragione 

maledetta campagna elettorale!



Referendum,

 referendum!



La fede comincia là dove la ragione finisce.  (S. K)

Avverto subito i visitatori che in questo post userò soltanto argomenti razionali, accettando il rischio di assumere un tono professorale; chi è allergico è pregato di fermarsi subito. Per quanto riguarda, inoltre, i commenti nessuna censura: ognuno può scrivere le bischerate che vuole, ma la firma sarebbe gradita, così,  tanto per una superata buona educazione.
Quindi grazie a chi ci mette la faccia, bischerate a parte.

Inizio con alcune inevitabili premesse:
  • non sono pentito di nulla;
  • non ritengo di dovermi giustificare di nulla; 
  • in consiglio, come in ogni altra occasione della vita personale e professionale, ci metto la faccia;
  • non devo giustificarmi con nessuno, né con amici né con nemici.
  • Nel seguito, le opinioni personali sono evidenziate in rosso e per i daltonici, anche in corsivo; i link importanti sono evidenziati in viola e per gli smemorati anche in grassetto;
  • Nel blog lascio tutti i commenti, anche anonimi, anche i più cretini, senza censure, perchè ritengo che siano uno specchio della realtà mestrinese che il viandante deve conoscere. La mancata risposta non significa ovviamente mancanza di argomenti.

Ciò premesso veniamo ai fatti. 
  1. Durante il consiglio comunale del 29 aprile, ViviMestrino non ha votato a favore della limitazione del referendum in materia urbanistica; in tutti gli interventi  (l'audio farà fede) la limitazione è stata ampiamente e fortemente criticata da tutti i membri di ViviMestrino. In un successivo post il mio intervento, dove si sostiene che il referendum ha un grande valore ideale ma si dimostra anche che il vero problema non è il referendum, ma il modo meramente formale dell'amministrazione Pedron di applicare le garanzie previste dalla legge regionale sull'urbanistica.
  2. A metà consiglio, il capogruppo di ViviMestrino ha chiesto una sospensione della seduta e una riunione dei capigruppo col Sindaco per tentare una mediazione in extremis.
  3. Dopo qualche minuto il capogruppo del M5S è uscito dalla riunione, dirà lui i suoi motivi: potrei fare delle ipotesi, ma le mie sarebbero solo illazioni; fuori si è saputo solo che il Sindaco aveva messo il veto sulla revisione della bozza in senso più liberale e che aveva dato delle motivazioni risibili.
  4. Dalla Libera é rimasto dentro e ha preso atto della posizione irremovibile del Sindaco sul punto dell'urbanistica e della sua disponibilità ad accogliere 3 dei quattro emendamenti proposti da ViviMestrino (obbligatorietà di presidente e vicepresidente, eliminazione della facoltatività delle commissioni e primo impegno a istituire quella del sociale, migliore definizione dell'acqua come bene comune). 
  5. Ripresa la seduta ViviMestrino ha sostenuto tutte le sue quattro proposte (la quarta era il referendum sull'urbanistica). La quarta come previsto é stata bocciata, le altre approvate. Il voto finale ci ha visti favorevoli, dando ovviamente una valutazione complessiva del documento, non limitata alla parte che ci vedeva e ci vede contrari.
  6. Va aggiunto che nella lunga ed estenuante battaglia in commissione statuto, ViviMestrino era riuscito a far passare il metodo proporzionale per la composizione delle commissioni, questo per garantire ai gruppi unipersonali (al momento M5S) di essere comunque rappresentati.
  7. E' appena il caso di sottolineare che un voto contrario di ViviMestrino non avrebbe assolutamente spostato gli equilibri; sostenere quindi che ViviMestrino abbia voluto la restrizione sul referendum o che ne è stato complice è semplicemente falso. Si é trattato di una mediazione, come se ne fanno regolarmente negli organi politici, dove ognuno conta per la forza che ha (nel nostro caso 4 contro 12 e talvolta 13).   


Osservazioni finali:
  1. ViviMestrino ha sempre votato contro la giunta Pedron su tutti gli argomenti di rilevanza politica e riguardanti comunque la vita dei cittadini.
  2. Sull'ultimo argomento generale in discussione, la riqualificazione di Arlesega, è intervenuto con ben tre assemblee pubbliche, di informazione e di ricerca di soluzioni, con proposte e controproposte già presentate con un centinaio di firme; non risulta al momento che altri abbiano fatto qualcosa di analogo: si digeriscono le varianti di Arlesega, senza battere ciglio, perchè l'argomento non serve alla campagna elettorale in atto. 
  3. La vicepresidenza non é scritto da nessuna parte che andrà alla minoranza e tra di noi nessuno comunque ci terrebbe.
  4. ViviMestrino ha praticamente sempre appoggiato emendamenti e mozioni del M5S;
  5. ViviMestrino ha rinunciato ad un posto in commissione Statuto (il mio) per fare posto all'altra opposizione, in un periodo in cui c'erano ancora fortissime ostilità. 
  6. Quando il M5S è stato a nostro parere limitato nella sua libertà politica e di parola, lo abbiamo appoggiato, in consiglio, tra i cittadini e nei confronti delle istituzioni superiori, giungendo a denunciare al prefetto insieme a loro la le decisioni liberticide della giunta Pedron e i suoi trucchetti burocratici.
  7. Il M5S aveva organizzato da almeno un mese la sceneggiata del bavaglio, non poteva deludere i propri adepti.
NB La conclusione dell'osservazione n.2  e la n.7 costituiscono un parere personale e politico, non  fatti indiscutibili come gli altri; meritano quindi rispetto e casomai argomentazioni contrarie.
Dimenticavo anche che la metafora delle banane serviva per rimandare pacatamente al mittente le offese ricevute, mentre l'argomentazione riguardante i comuni a 5 stelle che non hanno il referendum non era ovviamente una giustificazione, ma la presentazione di un dato di fatto e un incitamento a mio modo ironico alla razionalità: quando si governa le esigenze propagandistiche passano in secondo piano, Parma insegna.




domenica 4 maggio 2014

Buona domenica





Dopo aver passato quasi tutta la mia ora giornaliera dedicata a internet a compulsare statuti comunali di amministrazioni a 5 stelle senza referendum urbanistici, così tanto per avere una conferma delle umane contraddizioni e della italica ignoranza politica, mi sono arreso. La domanda su quanti siano questi comuni la pongo come indovinello della domenica ai lettori. La ricerca non è lunga, perchè i comuni amministrati da 5 stelle sono veramente pochi dopo la débacle alle amministrative di maggio 2013.
Intanto, però,  mi è passato di mente che oggi e domenica e manca il mio augurio; è quasi arrivata l'ora del caffè pomeridiano, rimedio quindi offrendo un ascolto in tema,  di altissimo livello.

Mi dispiace per chi pensa che assuma un'aria professorale (faccia a meno di frequentare questo luogo della mente, non è per lui/lei!), ma penso sia cortesia dare qualche spiegazione quando si offre qualcosa che si ritiene prelibato.
Si tratta di una cantata "profana" caratterizzata dall'esecuzione con strumenti d’epoca e da un buon livello complessivo delle parti vocali, specialmente corali.
Il tema della cantata smitizza la dimensione compassata ed esclusivamente religiosa di Bach, dipinto spesso come il “Quinto Evangelista”; Bach era invece molto attento alla cultura della socievolezza e dell’intrattenimento e ai piaceri della "carne".

La “Cantata del Caffè” è il tributo da lui pagato ad una moda che aveva contagiato l’Europa, con in testa Venezia, che fu la prima ad aprire, nel Seicento, un emporio e successivamente un “caffè” come locale pubblico di degustazione.

Nei paesi di lingua tedesca l'avanzata del caffè divenne travolgente da quando, nel 1683, ritirandosi dall'assedio di Vienna, i Turchi lasciarono in mano alle truppe imperiali un’ingente quantità di sacchi di... caffè.

A Lipsia il primo “caffè” sorse proprio nello stesso anno di nascita di Bach: il 1685. Ma l’affermazione della moda del caffè non fu senza contrasti, che provenivano da un moralismo alleato occasionale di interessi economici: infatti non solo la bevanda aromatica offriva pretesto ad incontri promiscui al di fuori della tutela familiare (e le donne fin dall'inizio furono per questo entusiaste sostenitrici di tale novità sociale), ma faceva concorrenza – soprattutto nei paesi di lingua tedesca – alla birra, il cui consumo era fonte di introiti cospicui delle autorità comunali e dei signori locali. 

In altre parole una bevanda democratica, che ha raggiunto il suo apice di nobiltà con l'usanza del caffè sospeso.


Una versione più paludata ma spiritosa diretta Nikolaus Hamoncourt

La trama aiuta a comprendere il video: 
La Cantata racconta la storia di un padre brontolone e conservatore, (basso-baritono) che vorrebbe distogliere la figlia Liesgen (Lisetta, soprano) dall’uso della diabolica bevanda attraverso minacce insistenti; un narratore anonimo (tenore) introduce brevemente i dialoghi. A questo punto il testo musicato da Bach contiene un’aggiunta (probabilmente dello stesso compositore) in cui Liesgen si prende una rivincita: fa spargere la voce che il futuro sposo dovrà impegnarsi per iscritto (nel contratto nuziale) a concederle la libertà di assaporare a suo piacimento il caffè. E così nel finale a tre emerge la morale: è inutile vietare alle figlie la moda del caffè, dal momento che le nonne stesse e le madri ne sono convinte sostenitrici! 



Referendum a Pomezia


Pomezia città fondata dal Duce ,ultima tappa della bonifica agro pontina





Nonostante la presenza del novello Vate, anche lo  Statuto del comune di Pomezia, (art. 18 e 19 pag 12 e 13) vieta i referendum in materia edilizia. Ma la propaganda va avanti, i fatti poi la smentiranno puntualmente. 

sabato 3 maggio 2014

Referendum a Mira



Chi di banana colpisce....


Confesso che non potevo crederci neanche io! Lo Statuto del Comune di Mira amministrato dal M5S, sindaco Alvise Maniero, contiene una clausola bavaglio per la cittadinanza: non sono ammessi referendum, tra l'altro, sui piani territoriali e urbanistici generali e attuativi, i programmi per la loro attuazione e le relative variazioni! (art. 42, comma 3, pag 18).
Sono presenti, tuttavia, ampi strumenti di partecipazione e di consultazione, probabilmente retaggio della precedente vituperata amministrazione, visto che l'ultima modifica è del 4 novembre 2010.

statuto del comune di Mira 


Consiglio comunale del 29 aprile, il bilancio

Dopo il fitto lancio di banane di ieri
i fatti. 






Come si diceva ieri il conto consuntivo ha avuto l'astensione del M5S e il voto contrario di ViviMestrino, che, al di là della correttezza formale delle cifre, contesta fortemente le scelte fatte e conseguentemente il documento economico che ne é l'immagine finanziaria. In più, in questo come in altri campi, l'amministrazione poco o nulla ha fatto per realizzare una effettiva trasparenza. Nel mio intervento ho prima illustrato le modalità che un'amministrazione democratica e realmente partecipativa avrebbe per diffondere i propri risultati e magari farsi un pò di pubblicità, quell'oggetto misterioso che si chiama bilancio sociale.
Nella seconda parte dell'intervento ho cercato, attraverso 27 domande, di aiutare l'amministrazione a esplicitare la propria azione amministrativa: una sorta di ars maieutica per ottenere indirettamente quello che il bilancio sociale dovrebbe esplicitare, naturalmente non per grandi aggregazioni, ma almeno per singole spese.
Nulla da fare: l'assessore si è trincerato dietro l'impossibilità di ricordare così tante notizie e quindi il mistero resta tale: I cittadini che volessero approfondire possono leggere di seguito le mie domande e, non appena arriveranno le risposte, che sono dovute, prenderanno visione anche di quelle. Naturalmente i temi, anzi le cifre, scelte per le domande sono quelle più significative e indicative degli indirizzi di un'amministrazione e delle sue magagne. Il lettore veramente intelligente potrà valutare quanta accondiscendenza e quanta complicità ci sia dietro un intervento simile. Buona lettura!


L'intervento:

Il conto del bilancio presentato nella relazione della Giunta è un documento meramente contabile, a tratti didascalico, utile per ripercorre gli avvenimenti finanziari e contabili, ma, fatta eccezione di alcuni secondari e superficiali accenni, assolutamente inutile per comprendere l’effettiva attività gestionale, gli indirizzi politici retrostanti e i risultati raggiunti.
Poiché la Giunta, attraverso la relazione,  ci regala una lezioncina di tecnica del consuntivo, mi permetto nel mio piccolo, di fare anch’io qualche citazione normativa. Presenterò quindi un oggetto assolutamente sconosciuto alla nostra amministrazione: il cosiddetto bilancio sociale.
Per definizione del Ministero degli interni, “Il bilancio sociale è l'esito di un processo con cui l'amministrazione rende conto delle scelte, delle attività, dei risultati e dell'impiego di risorse in un dato periodo, in modo da consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di conoscere e formulare un proprio giudizio su come l'amministrazione interpreta e realizza la sua missione istituzionale e il suo mandato”
Attraverso il bilancio sociale un ente rende espliciti i risultati della sua attività, confrontandoli con gli obiettivi dichiarati, in modo da permettere a tutti, ma in primo luogo a se stessa, di verificare se tali obiettivi siano stati raggiunti, o si renda necessario piuttosto, introdurre ulteriori interventi.
Prosegue il ministero: il bilancio sociale è "uno strumento per riaffermare e legittimare il ruolo delle amministrazioni pubbliche nella società, per esplicitare il rapporto esistente tra il processo di formulazione ed attuazione delle politiche pubbliche o di erogazione di servizi ed il valore prodotto per i cittadini".

In conclusione: il bilancio sociale ha il compito di spiegare al cittadino come sono state impiegate le risorse, come sono stati fatti gli investimenti, quali progetti si sono realizzati e con quali risultati. Tutto questo andando oltre la semplice elencazione di cifre e numeri. Una fotografia dinamica dei risultati ottenuti e delle sfide future.
La tecnica del bilancio sociale si fonda sulla direttiva del dipartimento della funzione pubblica del 17/02/06, G.U. n. 63 del 16/03/06 e sulle LINEE GUIDA PER LA RENDICONTAZIONE SOCIALE NEGLI ENTI LOCALI, approvate dall’ OSSERVATORIO PER LA FINANZA E LA CONTABILITÀ DEGLI ENTI LOCALI nella seduta del 7 giugno 2007.
Sono tutti strumenti e sicuramente ben noti ai nostri amministratori, che, tuttavia, fedeli al proprio stile di massima riservatezza si limitano ad adempiere, correttamente e puntualmente, ai meri obblighi di legge, senza curarsi, anche in questo caso, che il cittadino medio e talvolta neanche gli addetti ai lavori capiscano il vero senso di quanto si fa per loro. Questa amministrazione è convinta in buona o in cattiva fede, questo lo vedremo, di avere ricevuto un mandato in bianco, da sottoporre ad un giudizio, casomai, solo al momento delle elezioni con argomentazioni, a quel punto meramente propagandistiche ed elettorali, tipo i debiti, le rotonde, la politica del fare e non delle chiacchiere e tutto l’armamentario che i cittadini di Mestrino conoscono bene ed in parte apprezzano.

 Tornando al nostro conto di bilancio esporrò solo alcune considerazioni generali.
La lettura del conto va fatta ovviamente in parallelo alla lettura delle linee programmatiche, sulle quali il collega Pinton dell’opposizione ha assunto una posizione legittimamente attendista e che ora io invito a verificare con i dati alla mano. Vivi Mestrino nella seduta del 27 luglio ha presentato ben 13 emendamenti migliorativi alle linee programmatiche, di cui alcuni addirittura presenti nel programma elettorale della maggioranza: quasi tutti respinti e accompagnati da qualche generica promessa di promuovere iniziative, ad esempio sull’integrazione, mai realizzate.
Inizio con una rapida carrellata delle voci più significative, per poi passare ad alcune richieste di chiarimenti, che non si evincono direttamente dalla lettura degli atti in nostro possesso.
Innanzitutto va dato atto che la spesa per il cosiddetto sociale ha mantenuto gli stessi valori dell’anno precedente, ancora una volta senza idee e linee guida, anche se questa sera si parlerà di una prima bozza di idea, condivisa con altri comuni, ma non esente da possibili critiche, come dirò più avanti.
  • ·       Incremento dei costi per le famiglie da 0,25 a 0,8 per l’addizionale comunale
  • ·         Spese ridottissime per la comunicazione ai cittadini
  • ·         Spese quasi nulle per la cultura
  • ·         Nulla o quasi per lo sviluppo economico e per il commercio
  • ·         Proventi assai limitati dai beni dell’ente
  • ·  Nessun contributo esterno per l’abbattimento delle barriere architettoniche; forse questo significa che non  sono stati presentati progetti validi per il finanziamento
  • ·    Gli investimenti fatti quest’anno in conto capitale hanno riguardato soprattutto l’edificio comunale, gli interventi di manutenzione stradale e l’illuminazione
  • ·  Il forte aggravio per le casse della collettività del trasporto scolastico, un servizio per alcuni, che viene pagato da tutti. Non mi riferisco soltanto alla modesta entità dei costi delle famiglie, bensì ai criteri di organizzazione, alla velleità di continuare a raggiungere tutti gli angoli del paese, anche quelli più vicini alla scuola. Probabilmente il 36% di partecipazione per i servizi a domanda individuale è calcolata nel suo complesso, mentre per il solo comparto trasporto scolastico la partecipazione è ben più ridotta. La butto lì: il piccolo risparmio che si potrebbe ottenere da un piccolo incremento per le famiglie che ne usufruiscono potrebbero essere utilizzato per …e dico una parola sconcia.. la cultura.

E vengo alle richieste di chiarimenti, precisando che se fosse esistita una commissione bilancio, questa sera l’amministrazione si sarebbe presa soltanto le critiche e le contestazioni delle opposizioni, ma avrebbe risparmiato tempo nel dover rispondere ad obiezioni e richieste di chiarimenti e di approfondimenti.
Ed ecco il mio elenco di dubbi e perplessità:
  1. . Pag.10  entrata di € 68.000 rimborso da privati per compartecipazione a progetti, di cosa si tratta?
  2. .     Pag. 12 entrata di € 981.200, di cui 961000  a residui e 20000 in competenza per alienazione immobili e diritti reali, di cosa si tratta?
  3. .  Pag13 entrata di €111.115,39 , di cui 102.115 a residui e 9000 in competenza, trasferimenti in conto capitale da Regione, di cosa si tratta?
  4. .  Pag14, entrata di € 75.000, contributo in conto capitale da imprese a residui, di cosa si tratta?

venerdì 2 maggio 2014

Consiglio comunale del 29 aprile, sintesi




Nuovo record di durata








Il 29 aprile la durata del Consiglio ha battuto ogni record precedente: 4 ore e 45!
Niente di strano, visto che si dibatteva di argomenti importantissimi per la vita dei cittadini, come, tra gli altri,  il bilancio consuntivo e il nuovo Statuto comunale. Presente un pubblico numeroso, da una parte gli attivisti cinque stelle, strategicamente schierati in direzione della telecamera esterna, dall'altra il pubblico di ViviMestrino, cittadini comuni, ex amministratori. A vegliare su tutti due agenti della polizia municipale; si temevano ingorghi istituzionali?

La durata record non è stata dovuta ovviamente alla lunghezza degli interventi del Sindaco e degli assessori, monosillabici i primi, essenziali al limite della reticenza, i secondi, ma alla strenua difesa dei diritti e della trasparenza operata da tutta la minoranza. 
Veniamo ai risultati, alcuni scontati, altri un pò meno.

Riguardo al bilancio nulla da fare: le richieste di approfondimenti proposte da me e che leggerete in un prossimo post sono state bypassate con eleganza e pacatezza dall'assessore Piazza. ViviMestrino alla fine ha votato contro, perché ravvisa nel bilancio consuntivo il rendiconto di un'azione amministrativa che, per usare una metafora del collega Pinton, è agli antipodi della sua. Curioso che con la stessa motivazione il Movimento 5 Stelle si sia astenuto, rivendicando per di più una coerenza che ai più é sembrata contraddittoria. Dovremmo dire quindi che il M5S fa da stampella all'amministrazione? No! cerchiamo di capire la loro logica, che però era e rimane assolutamente diversa dalla nostra.

Quando si è parlato poi di Statuto é avvenuta la battaglia più dura; ViviMestrino ha portato "a casa" almeno qualcosa di concreto, il M5S ha portato a casa l'occasione di uno show preparato a tavolino e senza anima, senza passione, solo per fare campagna elettorale e pubblicare qualche immagine di militanti che si levano "come un sol uomo".

Verso le 11 scontro a tutto campo sulla tensostruttura tra la consigliera Bano, appoggiata con forza dal capogruppo,  e la maggioranza: la più evidente smentita, giunta in tempo reale,  della debolezza della tesi del partito unico, tanto cara al M5S.

Nei prossimi post il dettaglio delle discussioni e delle decisioni.


giovedì 1 maggio 2014

Primo Maggio



Funerali di Togliatti

"L'Opera manifesto del pittore siciliano Renato Guttuso (1911 - 1987), ritrae il corteo che nel 1964 partecipò a Roma ai funerali di Palmiro Togliatti, segretario e leader del Partito Comunista Italiano. Al rosso acceso delle bandiere si contrappongono i grigi e i bianchi dei volti dei partecipanti, anacronisticamente mescolati nello stesso evento, quasi a significare che gli ideali sopravvivono agli uomini"

Un primo Maggio con Togliatti
Analogie e differenze tra l'Italia di allora e di oggi.

L'identificazione del "popolo" con la figura della sua guida é una costante nella storia del secolo breve e purtroppo anche di quello attuale. Allora ci si identificava con un capo carismatico al punto da piangerlo come un familiare (la donna anziana china sulla bara sembra che abbracci un figlio morto) ma l'identificazione andava oltre alla figura del leader: c'era nel sentire popolare anche l'identificazione nelle idee, negli ideali.
Ben altra cosa dalla parallela identificazione degli anni novanta in personaggi come Bossi, nelle allegre e al tempo stesso tristissime scampagnate annuali a Venezia, in adorazione dell'ampolla del dio Po.
Ben altra cosa dal sentimento del "vorrei ma non posso" che muoveva tanti italiani al seguito del pregiudicato, che maneggiava maree di denaro, pulito e sporco, ma, soprattutto, faceva "girare la patonza".
Ben altra cosa dalla contemporanea identificazione nel comico ruggente che non le manda a dire a nessuno, recitando a puntino, come da mestierante consumato, copioni ben confezionati.
Ben altra cosa dalla scampagnata dell'altro ieri a Roma per i quattro papi, evento mediatico che ci ha tormentato per due giorni, sapientemente orchestrato da una chiesa che, vivendo nel mondo, conosce bene i meccanismi dell'identificazione e soprattutto la necessità di rinsaldare il sentimento di appartenenza.
Che differenza, anche qui, dai funerali di Papa Roncalli!

Ma la questione di oggi non é l'assenza di un  leader in cui identificarsi: quelli ci sono stati e ci sono, altri ne stanno sorgendo magari meno ingessati, più twittatori, più moderni e meno legati alle apparenze, come quel "giovanotto" sudamericano che vive a Roma in un appartamentino di 70 metri quadrati e farà molto parlare di sé!

Il problema di oggi sono gli ideali, le grandi idee che muovono le coscienze e i corpi, che stimolano le menti, che creano solidarietà, fratellanza e coerenza di stili di vita.

Il lavoro é stato un fortissimo cemento del sentire comune, ha creato solidarietà, unità, cooperazione, condivisione di destini e speranze, adesso che non c'è quasi più, almeno nell'accezione novecentesca, rimane il concerto del primo maggio: forse la musica compirà il miracolo che nessun uomo, nessuna figura carismatica ha saputo compiere sino ad adesso.  

Oppure molto più semplicemente, gli storici del 2400 parleranno della nostra come di una civiltà in decadenza, di nuova caduta dell'impero romano e forse lo scriveranno con gli ideogrammi..  





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