martedì 18 aprile 2017

Interpreti al femminile



Rosalía Gómez Lasheras






Se Kathia Buniatschivili, per il suo narcisismo e la sua bellezza particolare e sensuale è soprannominata  in Francia la Beyoncé du pianoRosalía Gómez Lasheras, giovanissima pianista galiziana, offre una aspetto tutto acqua e sapone. Il suo sguardo non è quello ammaliatore e furbetto della Butiniaschivili, anzi sembra rivolgersi con rispetto e apprensione al direttore, ma il tocco e l'innata musicalità producono già interpretazioni di ottimo livello. 
Giovanissima, è nata nel 1994, dimostra già una maturità artistica eccezionale e interessi poliedrici: oltre al classicismo che l'ha portata a vincere l'importante premio YPF nel 2011, si è avvicinata alla musica da camera  e alla musica antica attraverso i suoi studi in Olanda. 
Di lei Alan Weiss, docente a Utrecht, dice: "Si colloca di diritto nella grande scala dei giovani artisti molto dotati ai quali ho avuto il privilegio di insegnare nei miei 27 anni di carriera". 

Se non diventerà, come si spera, una diva del pianismo internazionale e proseguirà gli studi ad Utrecht, di lei si sentirà parlare anche nei prossimi anni.





lunedì 17 aprile 2017

La nuova emigrazione italiana, 3






Le comunità italiane all'estero





Riportiamo in questa serie di articoli una sintesi dell'intervento di Rodolfo Ricci (FIEI – Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione) svolto al Seminario organizzato a Roma dalla Fondazione di Vittorio su “Migrazioni, crisi, lavoro" lo scorso 12 Aprile. Nella relazione si fa il punto  sull’effettiva consistenza del nuovo flusso emigratorio dall’Italia che, stando ai dati forniti da istituti statistici europei, risulterebbe essere superiore fino ad oltre 4 volte ai dati Istat/Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero). Altrettanto sorprendente è che allo stesso tempo, il flusso emigratorio degli italiani verso l’estero risulterebbe ormai essere circa il doppio degli arrivi di immigrati economici e profughi insieme.

Segue da:  la nuova emigrazione italiana, 2



Consistenza delle comunità italiane all’estero.


Dai dati Istat/AIRE **(cancellazioni di residenza e iscrizioni negli elenchi dei residenti all’estero) si rileva un aumento costante dei flussi di nuova emigrazione dall'Italia, in particolare dal 2006 in poi.
**Anagrafe Italiani Residenti all'Estero

Secondo i dati AIRE, il numero degli italiani all'estero è passato da 3.106.251 (2006) a 4.636.647 (2015), con una crescita del 49,3% in 10 anni. Circa 1,45 milioni in più, distribuiti in tutte le aree: + 508.000 EU28, + 809.000 Americhe,  +127.500 Resto del mondo.  Stimando in 150.000 quelli dell’ultimo anno  dovremmo attestarci attualmente intorno ai 4.8 milioni.
E’ significativo il dato di provenienza regionale dei nuovi migranti  ed è utile il confronto con la consistenza della parallela presenza immigratoria a livello regionale.
Nella tabella, aggiornata al 2015, sono evidenziate le regioni che registrano oltre il 10 per cento di emigrati sulla popolazione totale (in giallo) e oltre il 10 per cento di immigrati (in verde).
                                                                                    

Nel corso dell’anno 2014, dai dati AIRE risultavano  101.297 italiani che si erano cancellati dalle anagrafi dei rispettivi comuni ed erano entrati a far parte dell’AIRE.
Di questi, la parte preponderante si era stabilita in Europa (66.312), e in America Meridionale (17.345), mentre minori erano le quote verso il Nord America (7.793) e il resto del mondo, Africa, Asia e Oceania (9.847). Nel 2013 erano stati 94.126, mentre nel 2012, 78.941. L’aumento, in questo arco di tempo è pari al 22,1 %.

Le prime regioni per origine di questi flussi risultano essere, nel 2014:

Lombardia (18.425), Sicilia (8.765), Veneto (8.720),  Lazio (7.981), Piemonte (7.414), Emilia Romagna (7.285), Campania (6.831), Toscana (5.967), Puglia (4.946), Friuli V.G. (4.831), Calabria (4.764). Seguono con numeri minori le altre regioni.

L’alternarsi in questa classifica, di regioni del nord e del sud, dà conto che il fenomeno riguarda in modo abbastanza uniforme l’intero territorio nazionale e che tra le prime regioni di esodo, tornano a figurare le regioni del nord Italia, a conferma che il rapporto tra risorse umane disponibili e capacità produttive è dovunque squilibrato (negli anni della crisi è stato distrutto circa il 20% della capacità produttiva).

Complessivamente, negli ultimi 10 anni, la crescita dei nuovi esodi è stata costante e si è passati da 39.155 cancellazioni di residenza all’anno per espatri del 2004 agli oltre 100.000 nel 2014. Nello stesso lasso di tempo (10 anni) risultano quindi emigrati definitivamente all’estero circa 600.000 italiani.


Questa è la fotografia del flusso secondo i dati ISTAT/AIRE. Ma dall’inizio del decennio questi dati, pur essendo significativi nel registrare la crescita dei flussi, sono stai messi in forse quanto a reale capacità di dare conto dell’entità effettiva della nuova emigrazione.(SEGUE QUI)

sabato 15 aprile 2017

La nuova emigrazione italiana, 2



La solitudine del nuovo migrante.







Riportiamo in questa serie di articoli una sintesi dell'intervento di Rodolfo Ricci (FIEI – Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione) svolto al Seminario organizzato a Roma dalla Fondazione di Vittorio su “Migrazioni, crisi, lavoro" lo scorso 12 Aprile. Nella relazione si fa il punto  sull’effettiva consistenza del nuovo flusso emigratorio dall’Italia che, stando ai dati forniti da istituti statistici europei, risulterebbe essere superiore fino ad oltre 4 volte ai dati Istat/Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero). Altrettanto sorprendente è che allo stesso tempo, il flusso emigratorio degli italiani verso l’estero risulterebbe ormai essere circa il doppio degli arrivi di immigrati economici e profughi insieme.
Segue da: La nuova emigrazione italiana, 1



I flussi di nuova emigrazione dell’ultimo decennio, sono regolati esclusivamente dal mercato, sia all’interno della UE,  sia oltre oceano. Non vi sono specifici accordi bilaterali, né accordi “compensativi” tra paesi.
Non vi sono, sul piano istituzionale, misure di orientamento e accompagnamento specifico dei nuovi migranti alla partenza: tutto è lasciato alla capacità individuale del singolo lavoratore e al gradimento di queste qualità  nel mercato del lavoro del paese di accoglienza.
Questo gradimento è determinato dal livello di qualificazione e di competenze di cui è portatore il singolo migrante.
Siccome le modificazioni del mercato del lavoro risentono dei movimenti di capitale a livello globale (che sono sempre più rapidi), i flussi di emigrazione li seguono e si muovono verso i diversi paesi che di volta in volta risultano più appetibili sul piano delle opportunità. “NOMADISMO migratorio”
Analogamente, l’integrazione nei paesi di arrivo è legata a queste qualità individuali differenziate, per cui è difficile parlare di movimenti di nuove collettività migranti che, come avvenuto nel dopoguerra, assumono una progressiva consapevolezza della loro funzione all’interno del mercato del lavoro e della società di accoglienza e la trasformano in coscienza sindacale e politica. Ciò era invece possibile all’interno di una configurazione produttiva fordista che richiedeva l’”operaio-massa”. Oggi siamo invece in un contesto di “ANOMIA e individualismo migratorio”.
Da questo punto di vista e in termini di insediamento nei paesi di arrivo, la nuova emigrazione, pur con livelli culturali e di competenze molto più elevate, torna ad assomigliare a quella di fine ‘800 e inizio ‘900.
Altrettanto dicasi per le forme di aggregazione tra i nuovi migranti che si registrano prevalentemente sul piano di un mutuo soccorso generico auto-organizzato attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche e dei social-network. Sono migliaia, infatti i gruppi di condivisione su facebook. SEGUE QUI

mercoledì 12 aprile 2017

La nuova emigrazione italiana 1


Quando i migranti siamo noi







Riportiamo in questa serie di articoli una sintesi dell'intervento di Rodolfo Ricci (FIEI – Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione) svolto al Seminario organizzato a Roma dalla Fondazione di Vittorio su “Migrazioni, crisi, lavoro" lo scorso 12 Aprile. Nella relazione si fa il punto  sull’effettiva consistenza del nuovo flusso emigratorio dall’Italia che, stando ai dati forniti da istituti statistici europei, risulterebbe essere superiore fino ad oltre 4 volte ai dati Istat/Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero). Altrettanto sorprendente è che allo stesso tempo, il flusso emigratorio degli italiani verso l’estero risulterebbe ormai essere circa il doppio degli arrivi di immigrati economici e profughi insieme.

I sei periodi dell’emigrazione italiana.
1) Periodo post unitario (1871-1900): 5,3 milioni di espatri. Mete principali: Francia e Germania/ Argentina, Brasile, USA. Si trattò in gran parte di movimenti spontanei e clandestini. 2/3 di questi flussi erano originari del nord Italia. Alcuni addirittura in Romania vedi qui
2) Primo novecento (1900-1915): 9 milioni di espatri (circa 600mila all’anno). Mete: 50% in Europa, (prevalentemente dal nord Italia) 50% nelle Americhe, prevalentemente dal Centro-Sud.
3) Tra le due guerre (1920-1940): riduzione drastica dei flussi, a causa di: politiche restrittive nei paesi di arrivo (USA-quote di ingresso), politiche restrittive del fascismo, peso della grande crisi del ’29. Mete principali: Francia e Germania + Africa coloniale, come forma di espansione imperiale.
4) Dopoguerra (1945-1970): 7 milioni di espatri. Grande sviluppo industriale. Mete: Nord Europa, Francia, Svizzera, Germania e Belgio (parallelamente a grandi flussi di emigrazione interna), oltre a America Latina (Venezuela, Uruguay), Australia, Canada. Prevalenza di emigrazione dal sud e dalle isole.
5) Anni ’70 – 2005: inversione dei flussi: L’Italia si trasforma da paese di emigrazione a paese di immigrazione, anche se
La "nave dolce": 20.000 albanesi in un solo giorno
permangono flussi di circa 50mila espatri all’anno soprattutto verso il nord Europa (2/3),  mentre un 15% va verso le Americhe. Si aggiungono man mano altre nuove mete (Asia, ecc.). In Europa cresce l’importanza della Gran Bretagna.
6) La nuova migrazione italiana (2005 – 2015): Parallelamente all'avanzare  della crisi economica, si riduce il flusso di immigrazione e torna a crescere il flusso emigratorio, fino a raggiungere, secondo l’Istat, oltre 100mila espatri nel 2015. Secondo stime comparate tra dati italiani e dati esteri, tra i 250 e i 300mila espatri.

Alcune considerazioni di ordine generale:
a)  Nel corso del ‘900, i flussi migratori sono determinati dai grandi movimenti di capitali (investimenti) a livello internazionale: i maggiori flussi si registrano nei due periodi di maggiore sviluppo della produzione  e del commercio internazionale a livello globale: 1900-1915 e 1945-1970. Nella prima fase verso le Americhe, nella seconda verso il nord Europa.
b) I flussi si determinano tra paesi con eccesso di forza lavoro (come l’Italia) che manifestano anche un significativo “surplus” demografico e paesi che necessitano di manodopera e forza lavoro e con trend di crescita demografica autoctona insufficiente rispetto alle loro potenzialità di sviluppo.
c) Dentro i singoli paese di partenza i flussi si determinano a seguito della scomparsa di posti di lavoro nel settore primario (causati dalla crescente competizione internazionale) e all’incapacità di assorbimento adeguato in altri settori (industria e servizi). Insufficiente sviluppo in rapporto alle disponibilità di risorse umane.
d) Vi è una relativa e progressiva regolamentazione dei flussi attraverso accordi bilaterali.
e)  Nel periodo del dopoguerra, tali accordi prevedono anche elementi di orientamento settoriale dei flussi e la definizione di contratti di lavoro già al momento della partenza.


Dagli anni ’70 in poi, al contrario, non vi sono strumenti specifici di regolazione bilaterale dei flussi, né in entrata (almeno fino alle prime definizioni di quote di ingresso intorno alla fine degli anni ‘90), né in uscita. La regolazione è lasciata essenzialmente al mercato. (Segue qui)

giovedì 6 aprile 2017

Controcorrente, Genova




Cose da fare e da non fare a Genova









Se non vi frega nulla dell'affaire Cassimatis-Grillo e non siete per niente ispirati da un pellegrinaggio ante-litteram alle sorgenti del mo-vi-mento, ma decidete di andare a Genova solo per una meritata pausa pasquale non avrete che l'imbarazzo della scelta sulle cose da fare e da vedere. 

Potete iniziare, ad esempio, con la mostra su Modigliani al Palazzo Ducale e, se siete amanti della fotografia, sempre nella stessa sede vedrete gli scatti di Elliott Erwitt ed Henri Cartier-Bresson.

In alternativa, se siete del tipo comunemente definito "intellettualoide di sinistra" e quindi siete a caccia di cose complicate che guardano al passato per capire il presente, potete lasciarvi sedurre da "Storia in Piazza" giunta ormai all'ottava edizione. La manifestazione è dedicata, quest'anno, al tema degli imperi, da quelli più antichi fino ai contemporanei e trasversali imperi senza terra: concerti, cortometraggi, laboratori, seminari, mostre, giochi e istallazioni per grandi e piccoli. Un esempio degli ospiti? Lucio CARACCIOLO, Franco CARDINI, Gherardo COLOMBO, Philippe DAVERIO,  Marcello FLORES, Andrea GIARDINA,  Salvatore LUPO, Vito MANCUSO,  Edgar MORIN, Salvatore NATOLI,  Federico RAMPINI, Sergio ROMANO, Donald SASSOON,  Ignazio VISCO.

Se amate la Musica, con un po' di fortuna potreste imbattervi in  uno degli eccellenti spettacoli della Stagione lirica o della stagione sinfonica del Teatro Carlo Felice o, ma solo su prenotazione,  nel Concerto di Pasqua, diretto dal trentenne Andrea Battistoni prova vivente che anche per i giovani la musica non è solo il frastuono da discoteca. 

Per i nostalgici del cantautore italiano più amato di tutti i tempi è d'obbligo una sbirciatina al bar, ormai museo, di Via del Campo 29 rosso dove è esposta la mitica Estève 97 di Fabrizio de André assieme a tanto altro. 

Per gli amanti della paleo-archeologia niente di meglio dei disegni rupestri della Liguria di 5000 anni fa al museo di archeologia ligure. E si potrebbe continuare all'infinito o quasi. Per saperne di più, trova qui.  

Tante cose da fare,  da gustare, da vedere, non ultima una passeggiata a Boccadasse, la misteriosa località da cui scende in Sicilia Livia, l'eterna fidanzata del commissario Montalbano. In un attimo, percorrendo poche decine di metri, vi troverete trasportati dal traffico cittadino del pieno centro ad una incredibile apparizione, come se vi trovaste in uno dei paesini delle Cinque Terre.

A Genova, l'unica cosa da non fare è andare all'Acquario: ad un costo stratosferico (28 euro) vi trovereste immersi in un affollatissimo zoo di tipo assolutamente tradizionale, dove una moltitudine di animali acquatici, nuotando liberamente in amplissime vasche, osserva una massa di visitatori imbambolati sui propri smartphone, tutti, ma proprio tutti, senza alcuna eccezione d'età, di sesso, di provenienza. 
Questa massa informe impedisce ai pochi bipedi umani presenti di dialogare visivamente con i colleghi acquatici  e non si rende conto di essere osservata con stupore e curiosità dagli enormi pesci e mammiferi marini che giocano tra loro e sommessamente, con ogni certezza, sorridono di chi sta dall'altra parte del vetro. 


martedì 28 marzo 2017

Controcorrente: in difesa di Poletti



Una ne pensa, cento ne spara.








Gaffeur seriale, incompetente, provocatore, comunicatore inefficace. Questo e molto altro è stato detto nelle ultime ore del ministro Poletti.  Senza contare le reazioni alle precedenti sparate sui giovani all'estero, sui lavoretti estivi ecc.
Troppo facile sparare su Pirletti, ma se avesse ragione?
Certo, prese alla lettera, le sue parole magari estrapolate dal contesto gridano vendetta e offrono materiale infiammabile a chi non aspetta altro per gettare il quotidiano fumo negli occhi sulla propria nullità culturale, concettuale, politica e propositiva. 
Se, però, entrando, sicuramente a fatica nella mente semplice ed allo stesso tempo contorta del "ministro per caso" provassimo a dare al calcetto un significato più ampio di quello della mera ricerca di relazioni utili ad ottenere in futuro una raccomandazione? Se provassimo, ad esempio, a vederlo come metafora delle occasioni della vita, delle occasioni di incontro, di scambi di idee, di arricchimento della propria personalità, di abilità nel contendere e nel farsi strada all'interno di regole...
Il punto debole nella realtà mentale pol-polettiana è che forse questi intenti li vedo io ma non lui e che, last but not least, i  nostri giovani il curriculum e poi le relazioni e le aperture al mondo ormai le trovano soltanto all'estero. Si proprio quei giovani che qualche tempo fa "Egli" avrebbe preferito perdere...

Articolo correlato: lavorare stanca

Il chiarimento di Poletti:  "Non ho mai sminuito il valore del curriculum e della sua utilità. Ho sottolineato l'importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell'utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola"

giovedì 23 marzo 2017

Controcorrente: uno vale uno...




..anche elevato a potenza



Sinceramente non capisco l'accanimento di molti  per l'ennesima giravolta di Grillo riguardo a un  meetup di Genova e alla candidatura della Cassimatis. (Vedi qui: Voltaire sta dalla parte della Cassimatis). Niente di nuovo sotto il sole: gli altri fanno di meglio? 

Del movimento di Grillo dovrebbe essere chiaro anche ai gonzi che non ha nulla di democratico al suo interno, né spesso, purtroppo, neppure nelle sue manifestazioni verso l'esterno, come nel caso della gazzarra di ieri alla Camera. 

A livello nazionale è dichiaratamente eterodiretto, mentre a livello locale gli attivisti e i "portavoce" (di chi?) hanno più ampi margini di movimento su questioni minime, ma l'imprinting lo dà la ditta, le questioni si ripetono immutate e talvolta in fotocopia a tutte le latitudini del Bel Paese: cavalcare, a livello locale come in quello nazionale, qualsiasi problema dalla cacca dei cani, all'inquinamento dell'acqua, dalla viabilità agli stipendi degli amministratori e dei politici, dal taglio degli alberi, alla ludopatia, ai loculi cimiteriali. Talvolta i più intelligenti propongono anche delle soluzioni sensate e, se amministrano, le mettono anche in atto, ma il core business è altrove ed è la propaganda. Quest'ultima, anche se basata su elementi non sempre solidi (come l'ultima sulle pensioni dei parlamentari) svolge il ruolo principale: bisogna essere sul problema, sul malcontento di qualcuno o di un gruppo e poi saltare sul malcontento di qualcun altro, cavalcare l'onda lunga dell'anticasta, dell'ambientalismo, ma anche se necessario quella dell'invasione degli immigrati, cioè prendere dentro un po' di tutto, da destra da sinistra, come sempre ammesso. 
Che poi qualcuno, o più di qualcuno, dall'interno elevi qualche blanda voce di dissenso, presto messa a tacere con le buone o con le cattive (espulsione o non concessione del marchio), o che qualcun altro vada via sbattendo la porta esibendo il livore di tutti gli ex, poco importa: i fedeli restano fedeli, le magnifiche sorti e progressive sono sempre dietro l'angolo, l'audience in rete cresce, i click  in rete moltiplicano gli incassi della ditta, e soprattutto le percentuali nei sondaggi crescono grazie anche alla fragilità degli altri. 

Ma i problemi interni sono affari loro e per la verità la mancanza di democrazia all'interno dei partiti, propiziata dal sistema elettorale vigente prima della sentenza della Corte, non è un'invenzione dei cinque stelle.
Ormai pochi ricordano che per venti anni ha dominato un altro partito azienda e dominato in senso reale: pur se non sempre al governo, Berlusconi e i suoi hanno cambiato in peggio il sentire degli italiani, i gusti estetici e culturali, il senso dello Stato, la percezione della giustizia, del sistema tributario e del welfare.


Poi è calato sulla scena il renzismo d'assalto. Con qualche distinguo rispetto al grillismo, perchè alle convention del PD si discute a viso aperto e si consumano drammi personali, ma alla fine rischia di esserci, come sempre, l'uomo solo al comando: colui  che  piazza i suoi nei posti strategici del partito (ormai snobbato dal capo) e soprattutto in quelli istituzionali e che alla fine compilerà le liste elettorali. (Il "Consultellum" con il quale probabilmente si andrà a votare prevede ancora i capolista bloccati!). 
Quello che più preoccupa è che ora, come negli anni dal '94 al 2008, il residuo popolo votante non vede, non sente, non si informa e se lo fa, sceglie allora le televisioni della ditta, adesso i blog scritti all'insaputa del capo. 
E chi non fa neanche questo si limita a fiutare l'aria che tira, in ciò ampiamente incoraggiato dalla meschinità, dalla pochezza e dagli errori (come il salvataggio del Minzolini) degli antagonisti più in vista. 
I giornali li leggono ancora in pochissimi e anche qui la trasparenza è un optional, soprattutto se non si sa stare in guardia su cosa succede nella grande stampa dietro le quinte.  
Poco altro da aggiungere se non il timore personale di non riuscire ad assistere, questa volta, alla fine del prossimo "Ventennio", quando l'esponente  apposto forzatamente sull'uno rivelerà ancora una volta la sua artificiosità.       

sabato 11 marzo 2017

Controcorrente: la vita reale e facebook




Le bolle di facebook







Indugiare eccessivamente  su fb è come vivere una parte seppur piccola della propria vita in una bolla, dai margini precostituiti da altri e di fatto non comunicante con le altre bolle che vagano solitarie nel cyberspazio. Un insieme di monadi collettive e non dialoganti (la monade non ha finestre...) che poco o nulla però aggiungono alla conoscenza dell'universo.
Ogni bolla è costituita dall'insieme degli "amici", che l'algoritmo decide essere più vicini a te e dalle interazioni che il medesimo algoritmo decide ti possano interessare, costruendo giorno dopo giorno il limite invalicabile della bolla stessa.
Come l'algoritmo costruisce un tale modello astratto e concentrazionario di relazioni da esso valutate come significative è facile immaginarlo: l'analisi costante dei like che il singolo malcapitato elargisce seppur moderatamente, la conta dei profili visitati e, in qualche modo assolutamente meccanico e acritico, l'analisi del loro orientamento e la sovrapponibilità con il tuo profilo, definito a sua volta dalle tue scelte individuali, momentanee e quindi istintive.
Ecco alcuni esempi.
All'inizio quando hai soltanto poche decine di amici o qualche centinaio, il sistema ti studia, ti mostra molto in tutte le direzioni, poi man mano la cerchia si restringe per arrivare a quella che secondo lui è l'esatta definizione della tua "personalità". Nel mio caso, a parte i post delle persone che ho scelto volontariamente di seguire e quelli di qualche "avversario" curioso che altrettanto volontariamente mi segue o con cui ogni tanto ho degli scambi di polemiche, la cerchia dell'offerta che mi viene quotidianamente proposta tende sempre più a rarefarsi. Certo la finezza dell'algoritmo non è ancora assoluta e d'altra parte gli sarebbe estremamente  difficile in questi tempi individuare l'esatta collocazione e gradazione della mia "sinistrosità" e per non sbagliare mi presenta tutte le possibili opzioni. Riguardo agli amici che mi propone (forse potresti conoscere...), dopo una generica ricerca iniziale tra le cerchie allargate, partendo dagli amici già acquisiti, adesso tenta una selezione e offre (orienta, quindi?) le proposte di profili a suo parere "compatibili" con il mio. Devo dire però che una decisione saggia il sistema  l'ha presa da tempo: sa che non mi interessano foto di micetti e cagnolini e quindi non me le propina più!
Ma la sua intelligenza è solamente apparente come tutte quelle artificiali e molte di quelle reali che nel concreto interagiscono con me e si ostinano ad azzardare classificazioni (razzista, sinistroide, nostalgico ecc.) che forse mutuano dalla propria esclusiva e limitante esperienza in rete. 
L'algoritmo, da parte sua invece,  è abilitato ad agire per successive approssimazioni e così talvolta prende degli abbagli ridicoli e contraddittori. Un esempio delle perle dell'algoritmo? Dopo aver pubblicato qualcosa di Gad Lerner sull'appoggio degli ebrei ai musulmani americani discriminati da Trump(l'œil) il cervellone  mi ha proposto di entrare nel gruppo "disprezzo  per Gad Lerner", di tutta evidenza leghista e filofascista!
Sulle debolezze di chi è costituzionalmente votato alla semplificazione, ma anche di tutti quelli, me compreso, che spesso non hanno tempo per un reale confronto, si fonda la manipolazione di massa, che ti contrabbanda come unica realtà quella che tu vuoi vedere, che ti rinforza nelle idee sbagliate in cui tu vuoi credere (il caso dei vaccini è emblematico), che ti presenta come reali, perchè molto condivise, le bufale più incredibili se esaminate a mente fredda. Niente di nuovo sotto il sole: "Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità" sosteneva Goebbels e per essere più chiaro " Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola".
Si può obiettare che oggidì la possibilità di smascherare le bufale e di accedere alla varie opinioni è amplificato dalla potenza, dalla pervasività e dalla pretesa "democrazia" della rete. Non è così: il "combinato disposto" delle vita su fb e delle ricerche su google o su wikipedia rischia di spingere al parossismo l'isolamento e l'eterodirezione delle nostre convinzioni e poi delle nostre scelte concrete.  Se mancano gli strumenti di analisi, di cernita e di classificazione, la sovrabbondanza delle informazioni non serve a nulla. Alla resa dei conti questa è la vera sfida educativa della scuola del futuro. 

venerdì 3 marzo 2017

Controcorrente: Cronache padovane

L'originale (bit)
La copia, Giordani Sergio (sic)


Lorenzoni, l'outsider
Cronache per visitatori 
foresti..
Domani il candidato 5s

Dedicato ai visitatori "foresti", che non sanno bene dove si collochi attualmente la linea della palma, che tutto conoscono dell'avatar romano della ditta Casaleggio, qualcosina hanno orecchiato degli inciuci milanesi con la microsoft, del populismo napoletano e palermitano;  a loro poco e niente  è giunto da  Torino, assolutamente nulla da Padova e dalla sua bella provincia sfregiata (metaforicamente, o.c.) dal leghismo.



In uno dei tanti paesini anonimi della padania distesi lungo una strada di grande traffico, chiusi da una parte e dall'altra da centri commerciali e rotonde, si è aperto qualche mese fa un laboratorio politico sperimentale che ha precorso le tendenze della vicina città e forse anche quelle nazionali. Una sperimentazione che contribuirà ad allontanare dalle urne non solo l'elettorato tradizionalmente di sinistra ma che forse disgusterà anche quello "generico". 
Il  "patto del caminetto", proposto al  riparo da occhi ma non da orecchie indiscrete e spacciato per realismo politico, è stato stretto, come dicono i ben informati, tra una residua pattuglia di "vecchi" del PD con un meno vecchio rampante, ambizioso e scalpitante rampollo della nuova destra, sinora acquiescente portavoce del leghismo alla guida del paesino. Naturalmente questa manovra improvvida, se dovesse veramente realizzarsi,   lascerà col cerino in mano anche chi in consiglio comunale si è speso ed ha lavorato sodo dai banchi dell'opposizione, per ritrovarsi poi come proprio candidato chi fino a poco tempo prima aveva combattuto. 
Ma se vi dico che uno schema simile, mutatis mutandis, cambiati lo spessore e la potenza economica dei protagonisti si è ripetuto qualche giorno fa anche nella Padova dei gran dottori, ci potreste credere?
Entrando un po' più nei dettagli, ma sempre sintetizzando (mi scusino i conoscitori locali, che per necessità di cose sono più addentro alle cose): il sindaco leghista, il campagnolo Bitonci (campagnolo ovviamente per i gran dottori padovani, abitando egli a Cittadella), ormai inviso anche ai suoi per l'invincibile tracotanza e per la sua sostanziale inconcludenza, viene fatto decadere per mano notarile. Nell'autunno scorso, infatti, tutti i gruppi di opposizione (pentastellati inclusi), accompagnati da alcuni transfughi della maggioranza si recano nottetempo dal notaio per dimettersi in massa. Operazione assolutamente democratica (era già stata sperimentata a Roma contro Marino, con gli esiti che sappiamo!), per arginare alla svelta l'ormai impresentabile sindaco. Ma a distanza di alcuni mesi l'operazione, capitanata dal PD locale, svela alcuni inquietanti retroscena. Per il PD c'è il problema di trovare per le prossime elezioni un candidato del centrosinistra, finalmente presentabile dopo la comparsata della Moretti in regione, e possibilmente   con buone chances di vittoria. Tutti si attendono delle primarie partecipate, infuocate, stante anche la diatriba interna al PD tra le sue diverse anime. Ebbene no! si scopre che il candidato c'è già: tale Giordani Sergio, ex patron del Padova calcio, attualmente presidente dimissionario dell'Interporto, ex presidente della società che  gestisce tra l'altro la catena NON SOLO SPORT ecc.ecc. Qui il resto del mirabolante curriculum  
Che c'è di male ad essere ricco e con le mani ben in pasta negli affari della città? casomai un ottimo viatico per agire in fretta e con competenza! oltre naturalmente ad ingraziarsi importanti settori della vita cittadina, tradizionalmente attirati dall'altra parte. Ma c'è un "però". Giordani è già dall'altra parte: per sua stessa ammissione si dichiara di destra e in più si porta dietro i transfughi dell'amministrazione Bitonci, proprio quelli che assieme al PD hanno dimissionato il "campagnolo", dopo averlo assecondato nelle sue ossessioni securitarie. Quando si viene a sapere che l'imbarazzatissimo segretario cittadino del PD rifiuta le primarie di coalizione il cerchio si chiude: la polpetta avvelenata (per gli elettori di centro sinistra, s'intende) era già stata confezionata a tavolino o nelle segrete stanze della Padova che conta (ex sindaci inclusi).
Nel frattempo la base di sinistra, dell'associazionismo e dei reduci da un precedente tentativo "civico",   inclusi molti militanti PD delusi dalla politica del proprio partito, ha aderito ad un rassemblement in grado di raccogliere in pochi giorni circa ottocento cittadini desiderosi di risollevare la città dal baratro medievalista. "Coalizione civica", questo il suo nome, aveva anche prodotto tre nomi illustri tra cui scegliere per affrontare, in eventuali primarie di coalizione indette dal PD, il candidato ufficiale del partito.  La coalizione con  primarie interne partecipatissime promuove a proprio candidato ufficiale Arturo Lorenzoni, docente universitario, ingegnere ambientalista, attivo nello sport e nel sociale, ponendo come unica clausola al PD che si discuta di programma e che  non si precostituiscano alleanze con i vecchi sostenitori del bit(onci). Ma come già detto, niente da fare. I patti sono patti e i giovani leoni locali del PD sono realisti e soprattutto uomini d'onore: aventi tutta con la destra. Gli effetti sulla base del partito sono devastanti: alcuni si trovano di qua altri di là, indipendentemente dagli schieramenti nazionali.   Così si andrà alle elezioni e i padovani dovranno scegliere tra l'originale (Bitonci), l'imitazione (Giordani) e l'outsider (Lorenzoni) più ovviamente l'immancabile candidato del  M5S  e gli altri minori che rappresenteranno se stessi o poco più, ma comunque pronti a saltare da una parte o dall'altra per il ballottaggio. 

E' la politica, si dirà. No! è la fine della politica, è il trionfo dell'inciucio, è l'ascesa della linea della palma, è un grave colpo inferto ai giovani, al rinnovamento; è come ritirare la mano a chi, astenuto ormai per assuefazione, l'aspettava, invece, per essere tirato fuori dalla palude. E' un regalo all'antipolitica militante, una strizzatina d'occhio a chi va sostenendo a parole di non essere nè di destra nè di sinistra e a chi riesce ad aggregare prospettando soluzioni semplici (cioè parole d'ordine) a problemi complessi.
In chi conosce la storia d'Italia tutto questo induce un sottile brivido di paura. 

per approfondire:
L'ultima proposta del PD a Coalizione civica, cortesemente respinta al mittente con la reiterata richiesta di primarie democratiche e di approfondimenti del programma:
L’Assemblea dei firmatari di Coalizione Civica, riunita il 28/02/17,   preso atto degli esiti della interlocuzione con il Partito Democratico instaurata sulla base del mandato assembleare del 16 febbraio indirizza tutte le proprie energie nella campagna elettorale per la diffusione del  programma di CC e a sostegno del proprio candidato sindaco Arturo Lorenzoni;
ribadisce la propria vocazione aggregante ed unitaria delle forze democratiche e progressiste, e resta disponibile a svolgere delle primarie con i soggetti di centrosinistra che condividono i valori programmatici di CC e che dovessero comunicare tale disponibilità entro domenica 5 marzo; in tal caso le primarie possono svolgersi domenica 19 marzo, previo accordo su un regolamento agile da concordarsi rapidamente con quelle medesime forze.

Fasti e nefasti dei cinque stelle locali; domani il risultato delle "comunarie": 






domenica 26 febbraio 2017

Kathia Buniatishvili, la Beyoncé du piano


Clair de lune, una musica libera..


  "Soli, i musicisti, hanno il privilegio di captare tutta la
poesia della notte e del giorno, della terra e del cielo. Di ricostruirne l’atmosfera e di ritmare l’immensa palpitazione.” (C. Debussy)

        
Poche note, all'inizio, creano un'atmosfera struggente ed intima, su cui bisognerà ritornare con attenzione ritmica particolare nella ripresa; poi un crescendo che mette a dura
prova il tocco e la precisione, l'arpeggio sognante, a cui ogni interprete può dare accenti  e ritmi diversi: la vera libertà di questa musica...che inizia ad uscire dagli schemi ottocenteschi.  Ancora calma e una nuova agitazione (gli alti zampilli di Verlaine?), poi il ritorno  ad una attesa rinnovata tranquillità (che fa sognare negli alberi gli uccelli?), che presto si tramuta in una atmosfera dolente o sognante o rarefatta, ancora una volta secondo i gusti dell'inteprete..   
Ispirata dai versi di Paul Verlaine (vedi sotto) e forse dal dipinto di Félix   
F. Vallotton, 1895
Vallotton, il "clair de lune" (originariamente "promenade sentimentale") è il terzo movimento della Suite Bergamasque, composta da Debussy tra il 1890 e il 1905.  I
l clair de lune è il pezzo più famoso della suite; spesso viene eseguito separatamente, in quanto si presta ad una libertà di interpretazione e ad effetti sonori e ritmici sconosciuti alla musica precedente.  
Tra le mille interpretazioni disponibili,  si impone quella della  giovane pianista georgiana Kathia  Buniatishvili. Al di là del suo evidente narcisismo (in Francia è soprannominata la Beyoncé du piano..) la Buniatishivili mette in atto quella libertà di esecuzione che ben si adatta a questo tipo di musica e forse non ad altri, come sostengono con qualche ragione alcuni suoi critici. Dalla sua, in ogni caso, il rifiuto di esibirsi in Russia per lo zar Putin, e non è poco!




Il testo di Verlaine:


Clair de lune 

Votre âme est un paysage choisi
Que vont charmant masques et  bergamasques, 
Jouant du luth et dansant, et quasi tristes sous leurs déguisements fantasques!

Tout en chantant sur le mode mineur
L'amour vainqueur et la vie opportune.
Ils n'ont pas l'air de croire à leur bonheur,
Et leur chanson se mêle au clair de lune,

Au calme clair de lune triste et beau,
Qui fait rêver, les oiseaux dans les arbres,
Et sangloter d'extase les jets d'eau,
Les grands jets d'eau sveltes parmi les marbres.



La vostra anima è un paesaggio squisito,
incantato da maschere e bergamaschi danzanti
che avanzano  suonando tristi il liuto
avvolti dai loro fantastici travestimenti.

Pur cantando in tono minore
l'amore vittorioso e la fortuna
della felicità sembrano increduli;
e il canto si fonde col chiaro di luna,

col calmo chiaro di luna triste e bello
che fa sognare negli alberi gli uccelli,
d'estasi singhiozzare gli zampilli,
gli alti zampilli, agili fra i marmi.
(Tradotto da M. T. Buciolu)









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