sabato 17 settembre 2016

Controcorrente: il decalogo del Fermi


I compiti per le vacanze 





Qualche giorno fa, all'inizio delle lezioni, i genitori del liceo Fermi di Bologna si sono visti recapitare una inconsueta e provocatoria lettera di saluto da parte del dirigente scolastico Maurizio Lazzarini. Il preside, per fortuna esempio non rarissimo, anche se minoritario, nel variegato panorama della dirigenza scolastica, affronta un tema caldo, quello delle relazioni scuola famiglia, e lo traduce in un ironico e provocatorio decalogo. 
Lui se lo può permettere, perchè la sua scuola è modello di inclusione, di ascolto e di dialogo, ma mettere in guardia dai rischi non è mai inutile.
Ecco il decalogo: 

1) Evitate di parlare con i docenti
2) Sostituitevi ai vostri figli: cercate di eliminare tutte le         esperienze che li possano mettere in difficoltà
3) Non controllate mai il registro elettronico (mi fido...)
4) Credete loro anche contro l’evidenza
5) Date sempre la colpa alla scuola
6) Giustificateli sempre e comunque (poverini...)
7) Non sosteneteli nel loro impegno quotidiano (quanta           fatica...)
8) Non premiate mai il loro sforzo
9) Date assoluta importanza più al voto che alle cose che         imparano ed alla loro crescita
10) Non ascoltateli quando vi parlano di se’ e dei loro               problemi extrascolastici


Su una sola cosa, tra quelle dette dal preside Lazzarini  nell'intervista a Repubblica non sono d'accordo: 
Non c'è divario tra vita e formazione, come devono pensare quei genitori che rifiutano di far fare ai figli i compiti delle vacanze argomentando che "loro" li fanno crescere mentre "noi" trasmettiamo solo nozioni. Se passa quest'idea, salta un patto di fiducia essenziale per la crescita dei ragazzi. Viene meno il senso della scuola, il suo ruolo sociale, già riconosciuto sempre meno".

E' vero che non c'è, o non dovrebbe esserci,  divario tra vita e formazione e le iniziative della sua scuola convalidano e mettono in pratica tale principio. Ma i compiti delle vacanze non c'entrano nulla. Sono spessissimo uno stanco rito di fine anno scolastico, quando docenti stremati si affidano ai mille libretti o manuali delle vacanze, a generiche sequenze di esercizi ripetitivi o a corposi elenchi di argomenti, piuttosto che costruire percorsi individuali (o almeno differenziati) di approfondimento e di lettura. L'esito più comune di questi sforzi estivi degli alunni è quello di essere completamente ignorato a settembre. Alzi la mano, visto che siamo in ambito scolastico..., chi, da alunno, li ha eseguiti tutti diligentemente o, da insegnante, si è fatto carico a settembre di controllare e riprogrammare partendo dai loro esiti. 
D'altronde gli insegnanti stessi non accetterebbero mai di interrompere o limitare le proprie vacanze, vissute spesso ancora con aspettative adolescenziali, partecipando a corsi di formazione, riunioni di progettazione ecc. I più motivati, al massimo, si aggiornano diligentemente leggendo e studiando con i propri tempi personali e familiari. 
Mi auguro però, dal piglio del preside Lazzarini, che i compiti delle vacanze del Fermi di Bologna siano sequenze intelligenti di attività propedeutiche alla ripresa dell'anno successivo. Altrimenti, almeno su questo, avrebbero ragione i genitori..

La lettera autografa del Preside

lunedì 12 settembre 2016

Il manifesto di Ventotene, 2



La catastrofe del nazionalismo



Segue da: Il manifesto, gli autori


Gli autori sicuramente si rivoltano nella tomba. Non resisto alla tentazione di usare questa frase fatta, cara ai nostalgici di Berlinguer, dei partigiani e presto anche a quelli di Gian Roberto Casaleggio, ma non trovo di meglio. 
L'ultimo oltraggio è stato essere ricordati, e venerati come guida, dai tre personaggi nella foto, che, al di là dei meriti e dei demeriti personali e contingenti, stanno percorrendo una strada che non è un lento e cauto avvicinamento agli ideali dei padri, ma una sostanziale, e temo irreversibile, deviazione.
Sicuramente la Merkel ha dimostrato coraggio nel suo parlamento a proposito di profughi siriani (magari laureati e utili all'economia tedesca..), sicuramente Renzi ogni tanto alza la voce sulla ridistribuzione dei profughi, seppur con scarsi risultati, ma giustamente sottolinea il coraggio e l'impronta fortemente etica degli italiani che salvano in mare, sicuramente Holland.. già: che fa questo, oltre a farsi pagare il muro di Calais dagli inglesi della brexit? 



Va in motorino, l'uomo normale che va in motorino..e vieta il bourkini. Meriterebbe una vignetta di Charlie o no?



Ma torniamo a Ventotene. Gli autori, della più disparata provenienza politica, vagavano esuli per le stradine di Ventotene, ma, anche se isolati dal resto del mondo, dalle informazioni sulla guerra, volavano alto (altra frase fatta..) e ragionavano di storia, società, cultura e soprattutto di futuro, capacità, quest'ultima, sconosciuta ai leader attuali che al massimo arrivano all'elezione successiva.

E, ragionando ragionando, trovavano che il disastro delle due guerre mondiali era dovuta allo sfrenato, pur se necessario affermarsi del nazionalismo, seguito al disfacimento dei due imperi, austroungarico e ottomano, e intuivano come l'unico antidoto a tragedie future fosse il suo superamento. E intuivano pure che l'applicazione a livello solo nazionale degli ideali dei democratici (così genericamente definivano e si autodefinivano quelli di loro che professavano ideologia liberale) e degli ideali socialisti avrebbe ben presto portato al risorgere delle contraddizioni sociali, economiche e di classe, che erano state terreno fertile per la nascita delle dittature che tutto avevano spazzato in precedenza.
Ebbene sì, tutti e tre si definivano progressisti, contrari ai reazionari, proiettati verso un mondo futuro, dove l'unico antidoto al prevalere degli uni sugli altri, delle classi dominanti sui proletari, dei ricchi sui poveri, dei militari sul popolo, non poteva che essere la condivisione internazionale delle scelte economiche, dell'esercito e l'abbattimento delle barriere doganali.
Ma quello che di essi farebbe adesso dei pericolosi estremisti era che ipotizzavano che tutto questo si potesse raggiungere sia per accordi diplomatici progressivi, sia per sollevazione popolare. Ma più lucidamente delineavano i rischi del lasciare le cose come stavano allora: prima o poi,  essi sostenevano, sia da regimi "democratici", sia da regimi collettivistici i nazionalismi sarebbero potuti risorgere. Ma a questo punto conviene leggere l'originale:

Come sia finita è sotto gli occhi di tutti. Sicuramente l'abbozzo di unità europea, costruita blandamente sui principi generali che troverete in conclusione, ha assicurato settanta anni di pace, di libero scambio e, per un ventennio, anche di libera circolazione. Provate adesso ad attraversare la frontiera con la Francia o con l'Austria in treno! Ma il superamento del nazionalismo è stato (ingenuamente?) affidato alla moneta unica, cioè a quello che avrebbe dovuto essere l'ultimo passaggio e la cui anticipazione ha favorito l'egemonia delle economie più forti, limitando i danni per qualche tempo alle economie deboli, per poi riversare su di esse i costi umani, sociali ed economici alla prima vera crisi. Il sistema economico e politico sovranazionale è diventato, quindi,  proprietà privata dei ragionieri di Bruxelles.  Alle oligarchie militari si sono sostituite quelle degli economisti, alle élites politiche quelle degli analisti di bilanci.
Non sono stati costituiti organi politici saldamente democratici, cioè espressione della volontà popolare, fatta eccezione per uno scolorito parlamento, che poco o nulla decide. Si sono moltiplicati vincoli ed accordi europei, divenuti solo facile alibi dei politici nazionali: "ce lo chiede l'Europa!", quando si tratta di appesantire vincoli e procedure. Un castello fragile destinato a crollare miseramente di fronte a una vera grande crisi, come quella dei migranti, che, per i fantasmi che evoca nelle menti deboli e nell'immaginario collettivo, è assai peggio della crisi economica del 2008.  Adesso "democratici" pavidi,  che talvolta si autodefiniscono socialisti,  timorosi delle paure popolari e dei relativi sciacalli nazionali, chinano il capo alle loro richieste, tentano scioccamente di inseguirli nel loro stesso campo, quello delle paure, dei muri, del filo spinato, della difesa dei privilegi (quali? quelli delle classi dominanti..), e, ciliegina, si portano avanti disgregando lo stato sociale e le conquiste dei lavoratori. Ecco si, proprio su questo, anche il più liberale dei padri di Ventotene si rivolterebbe nella tomba..    

"Tali principi si possono riassumere nei seguenti punti: esercito unico federale, unità monetaria, abolizione delle barriere doganali e delle limitazioni all'emigrazione tra gli stati appartenenti alla federazione, rappresentanza diretta dei cittadini ai consessi federali, politica estera unica"

domenica 11 settembre 2016

Controcorrente: Il sottovalutatore

Il sottovalutatore

Cercare le cause della iniziale disfatta della giunta Raggi nella cattiva stampa o stigmatizzare l'eccessivo martellamento di quest'ultima sulle vicende romane come strumento per deviare l'attenzione da altri e ben più gravi problemi nazionali, potrebbe apparire un po' patetico, se non fosse un grave sintomo patologico per la nostra democrazia. Lo fanno adesso i pentastellati duri e puri, ma dello stesso inconsapevole strumento psicologico di sopravvivenza si avvalgono a piene mani anche Renzi e i suoi seguaci.
Chi si meraviglia della straordinaria ipervalutazione delle vicende romane o la considera un complotto "demoplutomassonico" contro un onesto e coraggioso tentativo di mutare i rapporti di forza con i "poteri forti romani" dimentica due cose: primo che Roma è la capitale d'Italia e tra le città più disastrate del mondo, secondo che al di là degli editoriali al vetriolo di un Merlo o di un Gramellini, la cosiddetta classe dirigente del M5S sta dando uno spettacolo veramente infimo. Al punto di aver suggerito a qualche bello spirito una nuova denominazione della ditta: 'mo Vi mento", dopo quella ormai passata di moda di Movimento 5 espelle". 
Bene farebbero i difensori ad oltranza, che non si avvedono che tale perseveranza miope si ritorce tutta contro ogni speranza di reale cambiamento, a rispondere nel merito e non fideisticamente ad alcune domande fondamentali:
  • Chi è veramente Virginia Raggi? Può un politico o un amministratore materializzarsi realmente dal nulla senza far correre pericoli gravissimi al "movimento" e conseguentemente alla democrazia?
  • Di chi sono i voti che l'hanno fatta stravincere al ballottaggio? Sono estranei al vecchio assetto di potere della giunta Alemanno?
  • Come si spiega la pervicace insistenza a circondarsi di alcuni personaggi del passato?
  • Perchè la Raggi, o chi per lei, ha scelto la trevigiana Paola Muraro, esperta di rifiuti sì, ma anche retribuita per anni dall'AMA e in passato favorevole anche agli inceneritori (per inciso la vexata quaestio, che ha portato al disconoscimento del mite Pizzarotti)?
  • Visto che la neo sindaca ha "confessato" in commissione al Senato di essere a conoscenza del famigerato avviso di garanzia alla sua assessora già del 18 luglio, perchè non ha applicato le "ferree" (ma in realtà molto elastiche) regole del movimento che considera un avviso di garanzia la più  grave  colpa di cui può macchiarsi un amministratore (facile pensarlo per chi non ha mai amministrato neanche un condominio e non sa quanti trabocchetti pullulano nelle normative) ?
  • Perchè la medesima ferrea regola è stata applicata al prode pensionato de Dominicis, licenziato in meno di 48 ore?
  • Last, but not least, da quale ambiente proviene l'avvocato Raggi? ha avuto veramente a che fare con lo studio Previti? non che questa sia una colpa, ma caratterizza, bisogna ammetterlo, in modo molto divergente dalle famose cinque stelle del simbolo (qualcuno le ricorda? acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo, connettività e ambiente..) 
A conclusione di questo ipotetico bagno di verità e non di fede, il seguace medio del movimento, continuando ad usare il raziocinio e il disincanto che sicuramente non gli mancano, come alla media degli italiani, potrebbe chiedersi perchè non c'è stato alcun can can intorno alla torinese Appendino, che tuttavia ha spodestato un boss del PD, sostenitore del SI al referendum e capo potentissimo dell'ANCI.  E potrebbe poi continuare (oggi distribuisco per l'ultima volta consigli non retribuiti..) chiedendosi di chi sono i voti che l'hanno fatta vincere e in quale area si collocano. Per arrivare, alla fine, alla domanda clou che tutti gli italiani dovrebbero porsi: ma allora la differenza tra destra e sinistra, come modo di affrontare le scelte politiche e talvolta anche quelle di vita, esiste ancora? e se si, a che scopo fare confusione: per raccattare voti di cui poi non si sa cosa farsene?
Rabbrividendo penso però ad una pesante analogia con un lontano passato, in cui le giovanilistiche intemperanze  e le legittime aspirazioni al cambiamento, furono condotte, da mani esperte, ben guidate e foraggiate, nel baratro totalitario.


Il deus ex machina
Il valutatore

e l'infame sorrise..


Per chi volesse sapere qualcosa delle scelte di Torino: 
La giunta Appendino

martedì 6 settembre 2016

Il manifesto di Ventotene, 1



Gli autori. 








Per i nostri giorni conformisti, proni ai poteri forti, alle multinazionali, allo strapotere del web, alle banche, alla potenza delle immagini e "dell'immagine", sarebbero pericolosi estremisti. Poco meno che dei black bloc, altro che padri costituenti! Quelli di adesso sono di ben altra pasta (molle)... Ma si sa allora i padri erano molto giovani e spesso delle teste calde o quanto meno difficilmente assimilabili agli schemi correnti del tempo.
Nel 1941 si trovarono insieme al "confino" di Ventotene Eugenio Colorni, socialista, Ernesto Rossi, liberale e Altiero Spinelli, ex comunista. 


Eugenio Colorni, classe 1909, giovane filosofo, aderì da socialista al movimento giustizia e Libertà; fu arrestato nel 1938 perchè ebreo e antifascista, condannato al carcere poi mutato in confino (domicilio coatto). Colorni, trasferito a poi a Melfi, per l'interessamento del filosofo Giovanni Gentile, fuggì a Roma dove prese parte attiva alla resistenza. cadendo ucciso per mano della famigerata banda Koch nel 1944. 




Ernesto Rossi, classe 1897, il "democratico ribelle", pensatore laico e liberale, dopo l'adesione giovanile al fascismo, come egli stesso racconta, comprese ben preso gli orrori del fascismo: "Se non avessi incontrato sulla mia strada al momento giusto Salvemini, che mi ripulì il cervello da tutti i sottoprodotti della passione suscitata dalla bestialità dei fascisti e dalla menzogna della propaganda governativa, sarei facilmente sdrucciolato anch'io nei Fasci da combattimento". Intransigente antifascista e acceso anticlericale, scontò nove anni di carcere e quattro di confino a Ventotene.


Altiero Spinelli, classe 1907, dopo avere aderito al Partito comunista, fu arrestato nel 1927 e condannato a 16 anni di carcere, Dal 1939 al 43 fu  anch'egli al confino di Ventotene, dove iniziò a dissociarsi dal comunismo staliniano, sino all'espulsione dal partito nel 1937.







La comica finale

domenica 28 agosto 2016

La scuola nel caos


Avvio accidentato dell'anno scolastico, tra ritardi, contenzioso e sovrapporsi di norme. 





Alla data di oggi, in tutta onestà, non è possibile intravvedere un avvio regolare dell'anno scolastico non solo nelle zone terremotate, ma in tutta l'Italia. 
Vediamo perchè. 
Per ottenere che  tutte le classi abbiano i propri insegnanti, all'inizio delle lezioni, bisogna effettuare alcune  operazioni preliminari. Eccone alcune, necessariamente semplificando: 
  • determinazione dell'organico di diritto (cioè quanti posti possono essere assegnati di ruolo in ogni scuola);
  • trasferimenti di docenti e personale ATA;
  • determinazione dell'organico di fatto (cioè i posti effettivamente disponibili, dopo aver formato le classi, stabiliti gli afflussi reali ai vari indirizzi e determinato con certezza il numero degli studenti effettivamente frequentanti);
  • utilizzazioni e assegnazioni provvisorie (docenti che devono essere spostati per sopravvenute motivazioni familiari o per mancanza di posti nel loro ruolo);
  • nomine in ruolo dei vincitori di concorso;
  • nomina dei supplenti sui posti residui.

Tutta questa complessa sequenza, alla data odierna, è ferma alla determinazione dell'organico di diritto e alle prime fasi dei trasferimenti, cioè quelle dei "vecchi" docenti. Le fasi successive (assegnazione agli ambiti territoriali, assegnazione delle sedi ai docenti immessi in ruolo l'anno scorso) sono state realizzate solo in parte e hanno dato origine non solo a proteste di piazza, ma anche ad un contenzioso che si può immaginare senza fine e senza soddisfazione di nessuna delle parti. Penso anche agli studenti che si troveranno davanti a docenti rancorosi e insoddisfatti.
Tutti hanno potuto leggere sulla stampa dell'algoritmo impazzito che sposta da sud a nord (e qua si potrebbe anche capire) ma anche da nord a sud (e qua si capisce un po' meno..) pur in presenza di posti esistenti nelle zone di origine degli aspiranti.
Ma il bello deve ancora venire. L'ultima complicazione è quella della scelta dei docenti da parte dei dirigenti che li andranno a "pescare" dai cosiddetti ambiti territoriali dove sono stati collocati non solo i nuovi docenti ma anche i "vecchi" trasferitisi da altra provincia. Fioriscono i bandi in questi giorni, fioriscono le perle burocratiche, fioriscono gli abusi, come quello del bando che prevedeva una presentazione filmata ("non a mezzo busto") o dell'altro che chiedeva lo svolgimento di una "lezione frontale". Sorvoliamo poi sui bandi tanto dettagliati e formalmente perfetti, che disegnano, però, il profilo di un solo possibile concorrente ovviamente già individuato. 
Un'operazione dissennata, che non avrei mai affidato a certi miei ex colleghi e che non avrei desiderato neanche per me. Come per me non avrei desiderato l'assegnazione del premio ai "docenti migliori",  fonte esclusiva di malcontento e preludio al disinteresse e al disimpegno generalizzati. Incentivi economici, no grazie! 
Inutile in questi mesi il sacrificio degli uffici amministrativi e dei dirigenti scolastici che non hanno avuto ferie: il meccanismo si è inceppato a causa del prevedibile collidere tra le norme vecchie e quelle nuove non armonizzate con le prime. Ma forse qualche buontempone del ministero tutto questo l'aveva previsto e adesso sta assistendo, sornione, alla realizzazione della tempesta perfetta da lui stesso creata.
Il sistema scolastico, caro Presidente, va maneggiato con cura, proprio come la Costituzione. Ben lo sapeva il ministro Berlinguer, quando si accingeva a riformare il sistema scolastico dalle fondamenta, introducendo gradualmente l'autonomia e ristrutturando i cicli scolastici. 

Perchè i ministri passano, la scuola resta... I governi passano, la Costituzione resta...

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Nulla di nuovo sotto il sole..

Cacciatore di teste..

sabato 27 agosto 2016

Controcorrente: sciacalli






Una lunga lista







Dai tempi della tragedia di Vermicino del 1981 (vedi qui), è stata una continua deriva. La comunicazione giornalistica e radio televisiva ha subito una progressiva involuzione, superando ogni limite del dovere di cronaca e lanciandosi pericolosamente sul terreno della morbosità, della spettacolarizzazione e del cattivo gusto. La vignetta del titolo spiega in modo eloquente a cosa mi riferisco. 
Dopo gli avanguardisti dello spettacolo (i cronisti-intervistatori sul campo, che si atteggiano a  giornalisti di guerra sul fronte siriano), arrivano le grandi firme, anzi probabilmente non arrivano perchè scrivono da casa le loro banalità. Tra essi si distingue, more solito, il Feltri di Libero, che maramaldameggia sugli immigrati.  Ma anche Vespa si difende bene, inneggiando al terremoto come volano della ripresa. Che sa da fa' pe' campà..
Solo un articolo è degno di essere letto, a mio parere, ma è scritto da chi il terremoto lo ha vissuto sulla propria pelle, Giustino Parisse, un grande giornalista che nel terremoto dell'Aquila aveva perso i suoi due figli bambini. Per leggerlo clicca qui
Il resto è solo un reality show, come lo definisce Ilvo Diamanti.
Naturalmente a fianco degli "inviati di guerra", dei commentatori colti e comodi nel proprio studio, degli sciacalli della stampa tradizionale, si muovono solerti quelli del web. Mi chiedo soltanto: se Salvini e compagnia sono riusciti a fare insorgere nelle testoline di certa gente l'immediata correlazione tra le tende dei terremotati e gli alberghi a cinque stelle degli immigrati, bufala smentita dai fatti, dalle inchieste (giornalistiche e dei tribunali, vedi mafia capitale), il merito, o la colpa, sono di Salvini? O dobbiamo rassegnarci al fatto che tra noi esiste gente tarata psicologicamente e culturalmente disposta a bere di tutto (è capitato già con gli ebrei...) e strutturalmente  disposta all'odio e al razzismo? Ma questo sappiamo a cosa porta: forse un giorno non li dovremo combattere solo attraverso la tastiera e le discussioni pacate.  
Pochi hanno notato, inoltre, che il conto per la raccolta dei fondi per i terremotati promosso dalla lega è lo stesso di quello che serve per autofinanziare il movimento: absit iniuria verbis, è solo una questione di stile... 
Last, but not least arriva casa pound (CPI La Salamandra) e che ti fanno questi birbantelli? riescono a convincere migliaia di polli in rete che stanno promuovendo una mirabolante raccolta di materiali di prima necessità da mandare ai terremotati, spacciandosi per un'organizzazione di Protezione civile. Finalmente i fascisti buoni, altro che filonazisti e golpisti!


Casapound, guerra in Birmania
Il fascio littorio in Birmania




La Salamandra: solo un'organizzazione umanitaria? 

sabato 20 agosto 2016

Laudatores temporis acti



Polemiche inutili: il burkini è da ricconi. I problemi in Francia e da noi sono altri.





Non mi colloco certo tra i laudatores temporis acti. Non erano bei tempi, anche se ad essi molti "anziani" o "meno giovani" guardano con la nostalgia dell'infanzia o della gioventù. Mia nonna veniva in spiaggia completamente vestita, anche se non portava il fazzoletto, perché cittadina. Le donne erano rigorosamente in gonna: i pantaloni sino agli anni sessanta erano considerati scandalosi. Nelle fabbriche, anche e soprattutto quelle con le tradizioni più risonanti e patriottiche, la Fiat per intenderci, i lavoratori comunisti erano fortemente discriminati. C'era il delitto d'onore (codice penale, art. 587, abrogato con la legge n. 442 del 5 settembre 1981), i mezzi di correzione, di carattere corporale, nei confronti di mogli, figli e alunni erano puniti solo in caso di abuso (art.571) o quando sfociavano in veri e propri maltrattamenti continuati (art. 572). Il divorzio, che sanava situazioni impossibili, arrivò solo nel 1974, dopo un'appassionata campagna referendaria, ricordata anche per la "qualità" delle argomentazioni. Un leader democristiano di allora, anch'egli fiorentinisssimo,   giunse ad arringare gli ignoranti contadini siciliani avvertendoli del pericolo che avrebbero corso col divorzio: le loro mogli sarebbero potute scappare con una ragazzina, legando così indissolubilmente divorzio con omosessualità, altro argomento allora fortemente tabù.
Niente o poco da ricordare con nostalgia, se non quella della propria infanzia o gioventù più o meno felice e spensierata.
Adesso, mi ritrovo quelle stesse persone che probabilmente a quei tempi si sarebbero schierate a difesa delle tradizioni (e che per altro lo fanno anche adesso, ma su tematiche adattate ai tempi e capaci di portare voti) che invece diventano improvvisamente modernisti e difensori del progresso: tranne poi ad evocare poteri superiori, come in Egitto e Turchia, alla polizia,   di cui, però,  "coraggiosamente" si limitano ad indossare la maglietta.
E mi ritrovo, un intero paese, la Francia, avvitato su se stesso sul problema dell'integrazione o dell'assimilazione come la chiamano loro. Dimenticano, costoro, intendo i francesi e i nostri ritrovati modernisti, che le nostre conquiste in campo sociale e politico sono avvenute con la maturazione dei tempi, con le lotte politiche, sindacali e sociali, in una parola con il sacrificio di pochi o molti, che guardavano avanti e non indietro. Mi fa sorridere che qualcuno pensi, da noi o altrove, che certe cose si possano imporre per legge. 
Ho visto in Francia le sterminate banlieue, costellate di inguardabili e opprimenti HLM, agglomerati abitativi, con migliaia di antenne satellitari, le evidenti situazioni di esclusione sociale dovute alle origini (non esiste solo Parigi..), ho visto donne marocchine che non hanno certo i mezzi per comprarsi il Burkini, andare in acqua con il loro vestito di ogni giorno, felici e vociani, come le suorine della foto, ho visto zelanti addetti di Ryanair bloccare i bagagli solo del nordafricano di turno anche se provvisto di moglie non velata. Anche a me, tra i tanti di passaggio, sono stati chiesti i documenti: il sangue non mente agli occhiuti difensori della sicurezza...
Ho visto ai giardinetti di una località di villeggiatura, una donna completamente velata, calata nei suoi nikab e khimar, con un bambinetto da accudire e, come accompagnatrice un'anziana donna bionda, evidentemente francese. Il primo pensiero è stato: è la suocera, ha accolto la nuora rispettandone la diversità religiosa e culturale per amore del figlio e adesso impassibile, ma con il cuore ristretto, fa la nonna.
Ma non era così: guardando meglio si scopre che la donna velata è bionda, con gli occhi azzurri e inequivocabilmente francese, l'anziana non è la suocera, ma la sua mamma...
L'assenza di reali anticorpi nelle persone più deboli, questo il vero pericolo.
  
  

lunedì 1 agosto 2016

Il cammino del nord





Por el valor de tu Enseñanza. Gracias Profe









A spasso per la Cantabria e le Asturias, nelle tappe più "oceaniche" del cammino del Nord, tra Santillana del Mar,
Santillana del mar
Còbreces, Comillas, Gijon e Oviedo, non si fanno tanti incontri internazionali, ma si attraversa una Spagna diversa dai soliti cliché andalusi o catalani. Austera architettura preromanica e gotica, detestabili zone ad architettura moderna con palazzoni dall'assai dubbio gusto estetico. Molte abitudini (ir de tapas, soffermarsi all'infinito nei bar, affollare allegramente le strade..) e ahimé anche gli orari, da quando il generalissimo Franco ha adottato l'ora di Berlino,
Capricho de Gaudì (Comillas)
sono comuni a quelli degli altri spagnoli, ma qui l'aria è diversa: la tradizionale caña di birra è sostituita dal sidro versato nel bicchiere da altezze astronomiche, si osserva, a  tratti, un attivismo quasi meneghino, le spiagge che ora ci sono, se ripassi dopo due ore sono scomparse, pochissimi italiani e tedeschi, qualche francese. Comune a tutta la Spagna l'assoluta idiosincrasia per qualsiasi idioma straniero e talvolta anche per il castigliano.
Grandi attività culturali anche nei piccoli borghi: nella chiesetta di San Pedro, in piena campagna, vicino a Còbreces, un trio classico all'interno di una rassegna estiva, a Oviedo un'interminabile fila davanti al teatro del Campoamor per assistere al concerto del quintetto Jazz di Kyle Eastwood (a soli 10 euro! pubblico dai venti ai novant'anni!!). 
Ma quello che più mi è rimasto impresso in campo culturale è la campagna, chiamiamola di "pubblicità progresso", promossa dal Governo di Cantabria: "Por el valor de tu Enseñanza. Gracias Profe”. Un concorso tra tutte le scuole per realizzare cartelloni che valorizzino il lavoro degli insegnanti. I lavori risultati vincitori, viaggiano sul retro di tutti gli autobus e le corriere della Cantabria. Sicuramente questa campagna ha preso l'avvio da un atteggiamento di disistima nei confronti della classe docente: anche qui si dice che gli insegnanti hanno tre mesi di vacanza! La risposta istituzionale, però, è molto diversa..
Poi ancora una volta arrivi a Santiago..VEDI QUI
  

domenica 10 luglio 2016

Controcorrente, l'informazione del XXI secolo


Un caso da manuale




Veramente sfortunato quel Mancini! se invece di nascere nella fottutissima cittadina della provincia agricola che si permette di avere anche un teatro e un conservatorio, fosse nato nel civilissimo Texas, adesso non si troverebbe nei guai. Probabilmente avrebbe avuto anche una pistola e non avrebbe dovuto rischiare di fratturarsi la manina per dare la meritata lezione ad un nero che aveva alzato la testa. E quest'ultimo, possedendo probabilmente anch'egli una pistola, avrebbe permesso al primo di cavarsela a priori senza nemmeno essere incriminato.
Ma purtroppo per lui non siamo nel Far-West e dopo avere allegramente redarguito un nero che mangiava a sbafo con i suoi mitici 35 euro al giorno, coperto dal fottuto buonismo di un pericoloso ecclesiastico, che non dedica le sue principali attenzioni ai minorenni, ma ai maledetti profughi, adesso sarebbe un libero giustiziere regolarmente armato.
Invece gli è pure toccato di essere arrestato da una donna! Povera Italia!!  


Bene, fine del paradosso- lo esplicito per gli eventuali lettori frettolosi- e passiamo al peggio.
La vicenda Mancini-Chibi Namdi, oltre al razzismo latente, i cui mandanti morali siedono in parlamento e sproloquiano ovunque, scoperchia anche una terribile falla dell'informazione in Italia. 
Dopo il delitto e l'arresto dell'omicida (che tale resta, indipendentemente dalla dinamica dei fatti) si scatena la tifoseria, alimentata dalla superficialità della moderna informazione. 
Un giornalucolo, un tempo quasi serio, quando si doveva opporre allo strapotere "rosso"- intendo il Carlino- intervista una nota propalatrice di false testimonianze e titola in grande "testimone ribalta la versione dei fatti". Verifica dell'attendibilità del personaggio, regola numero uno del giornalismo d'antan: zero. 
E la storia continua precipitando a rotta di collo nella spirale delle informazioni non verificate: ormai i giornalisti lavorano solo sul web e.. anche l'HuffingtonPost riprende la notizia. I siti razzisti, tipo ImolaOggi, perennemente impegnati nella diffusione di notizie che facciano sembrare l'Italia ormai invasa da delinquenti extracomunitari, rilanciano sul web. Poi Facebook, o meglio il cervellone che lo controlla, fa la sua parte; a ciascuno in suo: a chi ha tendenze di destra o si è soffermato in passato su ImolaOggi o VoxNews o Primato Nazionale o semplicemente sul profilo del portatore di felpe, si propina lo pseudo scoop della testimonianza decisiva, agli altri, i buonisti del c@@@o (ma come farà l'algoritmo a individuarli con tanta precisione?),  gli articoli di ripulsa morale. 
Infine si scatenano gli imbecilli del Web con i commenti  e il gioco  è fatto: la disinformazione è servita. Troppo difficile muovere le chiappe e andare a sbirciare gli atti, magari attraverso la compiacenza di un questurino o di un avvocato amico: roba da ventesimo secolo.. 
Ah, dimenticavo: dalle "stelle" silenzio siderale, appunto. Serietà? difficoltà a schierarsi su una vicenda che mette in gioco un problema sentitissimo dalla "ggente" e come ti muovi sbagli? rispetto delle istituzioni giudiziarie? ogni ipotesi al momento è buona.   

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Sono un buonista

domenica 3 luglio 2016

Buona domenica



Maledetti islamici, maledetti israeliani,





...che vogliono cambiare le regole dell'odio.
Quando stamattina ho appreso dalla rassegna stampa dell'ulteriore titolo di Libero "maledetti islamici", come un riflesso condizionato,  la memoria è andata a Daniel Barenboim, che dal 1999 raccoglie giovani musicisti provenienti da tutto il medio oriente (Israele, Palestina, Libano, Giordania, Egitto, Siria, Iran). Non credo che ci sia niente di meglio, in luogo di un'inutile replica ai professionisti dell'odio, per dimostrare che le utopie, il perseguire quello che è o appare impossibile, talvolta si realizzano e in genere muovono il mondo. Stando a sentire gli altri, gli sciacalli dell'odio, saremmo ancora all'età della pietra o del coltello come piace ai terroristi, che altro non sono che l'immagine speculare dei primi.
"Un’utopia di bellezza dentro cui scoprirsi finalmente umani, rimpiazzando l’ignoranza con la  comprensione e immaginando un futuro di convivenza pacifica". È questa una delle tante definizioni che il grande pianista e direttore d’orchestra Daniel Barenboim ama dare della West-Eastern Divan. Quindi buona domenica, buon ascolto (la qualità musicale non è affatto banale) e soprattutto buona visione: le immagini, incluse quelle iniziali di Ramallah e del pubblico, dicono più di tante parole.   




PS.  L'utopia della Divan Orchestra prosegue col progetto Barenboim-Said Akademie, finanziato in gran parte dal governo federale tedesco, che ha visto la realizzazione nel cuore di Berlino, di un complesso di oltre 6.500 metri quadrati che ha al suo interno una sala concerti da 620 posti. L’Accademia accoglierà ogni anno, a partire dall'autunno del 2016, 90 giovani musicisti arabi ed israeliani, ai quali verrà offerta una borsa di studio e la possibilità di frequentare un programma universitario quadriennale di musica e arti umanistiche. “Aspiriamo alla totale uguaglianza fra i popoli di Israele e Palestina – spiega il maestro Barenboim – ed è per questo che suonare insieme ci sembra un buon punto di partenza, per dimostrare che l’essere umano ed il suo senso di libertà possono andare oltre qualsiasi differenza”.


sabato 2 luglio 2016

Controcorrente, compagni di strada?




Crociere nel mar d'Africa






Due giorni fa si sono concluse le operazioni di recupero del barcone  che ha trascinato in fondo al mare tra la Libia e Lampedusa diverse centinaia di migranti.
Ieri, durante una trasmissione radiofonica, non di radio Padania, ma della terza rete, (Qui per riascoltarla), si è scatenata una inaspettata bagarre quando è stato trattato appunto il tema del recupero della carretta del mare,  in seguito alla telefonata di un ascoltatore. La trasmissione è condotta con particolare apertura ai fatti contemporanei, corredata di quotidiane testimonianze di ospiti di alto profilo e si suppone seguita da un pubblico particolarmente aperto e attento.    
Si è avuta così la spiacevole conferma di come i germi gettati dai profittatori della paura e del disagio si siano sparsi in ogni direzione, come agenti patogeni in una popolazione con un basso livello di protezione vaccinale. 
Una certa politica ha dato voce alla parte peggiore dell'Italia che covava sotto le ceneri del perbenismo della maggioranza silenziosa, mai completamente liberatasi dalle pesanti scorie del fascismo
La rete, poi, ha dato all'imbecille il potere di dire ciò che vuole, come ha sempre fatto al bar ma con molta minore risonanza.
La sensazione è di essere  ormai straniero in patria, in quella più ampia, oltre che in quella politica, genericamente definibile sinistra. 
Mi è difficile rassegnarmi a dover condividere con taluni l'aria, le strade, il cielo e il mare e, terra terra, il percorso politico. 
Complice l'innegabile crisi economica e sociale, c'è chi si arricchisce "politicamente" (e talvolta non solo) sfruttando le reali paure e le incertezze della gente. Poi ci sono quelli che "le paure vanno ascoltate, non si può fare finta di niente, altrimenti se ne impadroniscono gli altri". Così si assiste a campagne elettorali di sindaci perbene, sedicenti di sinistra, che si impegnano a non fare arrivare mai migranti e rifugiati nella loro ridente e privilegiata cittadina. Lo devono fare altrimenti non verrebbero eletti, ma dopo l'elezione temo che si sforzino di mantenere almeno questa promessa tra le tante che saranno disattese. Poi ci sono quelli che stanno sempre con i piedi su due staffe, un po' dentro un po' fuori all'Europa, un po' con i migranti un po' contro, sempre e comunque contro i rom perchè tanto stanno sulle palle a tutti,  un po' contro l'Italicum, un po' chissà, aspettando che Renzi si sputtani da solo... 

Ecco di seguito una raccolta degli interventi tratti dal sito di Radio 3.

LA SPESA X IL RECUPERO DEI CADAVERI E ” TALMENTE FORTE CHE NOI ITALIANI A 500E. AL MESE NE SIAMO “COLPITI” !! DA MILLENNI I MARI SONO ”IL RIPOSO” DEI DECEDUTI SIA X LE GUERRE CHE PER MAREGGIATE!! (X FAVORE RISPONDA !!)LUCIANA

Il ” principio etico” secondo cui i corpi dei migranti in fondo al mare vanno recuperati e seppelliti non è per niente universale. Basta pensare a chi preferisce cremare i propri cari e spargerne le ceneri in mare. Il problema dei costi non è affatto squallido e immorale: ogni euro potrebbe essere speso in maniera alternativa. Io sono convinto che sarebbe molto meglio spenderli per assistere i sopravissuti e temo proprio che quei soldi siano stati sottratti a fondi a scopo umanitario. I giornalisti “moralisti” dovrebbero invece informarci sulla provenienza di quei soldi e su chi ha preso quella discutibilissima decisione. Geri

la Pietas é alle fondamenta della vita civile della nostra civiltà. Consalvo da roma.

È difficile pensare di dare dignità ai morti che ai nostri occhi privilegiati non avevano dignità neanche da vivi. Silvia

Cosa hanno del sentimento di umanità gli autori di questi messaggi? Che miseria! Diana

Recupero barcone: offensivo nei riguardi di molti italiani in difficoltà. Sepolture sempre fatte in mare. Rosy

Che strano popolo siamo. Giriamo la testa davanti agli sprechi vergognosi che vediamo quotidianamente, ma poi ci indignamo per quello che è forse uno “spreco “‘ che però ci fa onore!! Giusi.

“Eppure lo sapevamo anche noi l’odore delle stive, l’amaro del partire, lo sapevamo anche noi. E una lingua da disimparare e un’altra da imparare in fretta prima della bicicletta, lo sapevamo anche noi. E la nebbia di fiato alle vetrine, il tiepido del pane e l’onta di un rifiuto. Lo sapevamo anche noi questo guardare muto” (Gianmaria Testa) A tutti i migranti, di tutti i Paesi, di tutti i tempi… Giannina

La sepoltura in mare è un’antica tradizione. Non c’è una motivazione che giustifichi andare a cercare dei corpi che hanno già trovato sepoltura in fondo al mare. Corrado

La domanda sui costi di sepoltura dei migranti ha senso solo se la stessa cifra si volesse spendere per salvare migranti vivi. A volte in Italia si rispetta più la morte che la vita, retaggio della religione cattolica. titta

Io trovo orrendo ridurre tutto all'economia, pensare sempre ai costi di ciò che si sta facendo come se ogni azione fosse solo un rapporto tra costi e benefici. Come se lo stare nel mondo non fosse un rapporto tra la gioia di esserci e i doveri di esserci. Paolo Aina Milano         

BRAVA ITALIA ! Il recupero del barconi con i migranti morti dal profondo del mare è una grande impresa degna di vero paese civile e solidale mi sento orgogliosa di essere italiana grazie t. C. Genova              

Non ci sono soldi x sanità pensioni manutenzione strade incentivi allo sviluppo riduzione del debito. Ma ci beiamo di aver recuperato il relitto di un barcone naufragato nelle acque libiche. Quanto è costata questa scellerata scelta demagogica? M.chiara            

Si conosce il costo del sollevamento del traghetto affondato e del riconoscimento delle vittime? Grazie. Maria               

Va bene dare sepoltura ai 700 naufraghi,sarebbe stato meglio impedire che morissero dando loro possibilità di vita al loro paese Franco

Recupero in mare dei corpi dei migranti. La paghiamo noi, ma è un minimo di umanità che dobbiamo a loro. Abbiamo un debito enorme verso di loro. Chiediamoci invece quanto ci costa mantenere le mafie che organizzano questo immondo commercio di schiavi. Giovanna. Ravenna.

Per la pietà dovuta ai morti rileggere Antigone rivedere L’arpa birmana riascoltare De André. Isabella

E più “offensivo” e “imbarazzante” Lei che fa l’umanista ma non deve pagare di persona in termini di tagli drastici al welfare (che Lei non vive sulla sua pelle, avendo l’assicurazione sanitaria dei giornalisti e il trattamento pensionistico dei giornalisti) come gli italiani (ancora) vivi che vedono usare le scarse risorse per riesumare dei morti sepolti in mare, che è la sepoltura di tanti lavoratori marittimi italiani, uno disperso anke in questi giorni. Franco

Ma tutti i morti nelle battaglie navali di tutte le guerre del passato? E quando si moriva durante i viaggi per mare quando i viaggi duravano mesi? Non facciamo retorica sui nomi, per favore. Fiora

Purtroppo credo che se fossero stati nostri parenti ci saremmo battuti per il recupero( ho constatato questo atteggiamento in altri contesti). Nazzareno

Non solo x i morti ma soprattutto x i vivi che hanno perso i loro cari è importnte il recupero delle salme, x aiutarli così alla loro elaborazione del lutto, Andrea

si spendono milioni x recuperare i morti o x ammassare vivi in orrendi campi di raccolta…..tutto x lavarci la coscienza…quando si iniziera’ veramente la politica x la vita….??? meno ipocrisia meno populismo piu ”concretezza please….Betty da Venezia

I conti vanno fatti sempre e comunque. Non è ragionierismo, è responsabilità del denaro pubblico. Si fanno i conti e poi si decide cosa fare, prendendosi le responsabilità. Altrimenti l’irresponsabilità diventa sistema, come già è in Italia, e la retorica fa gioco con la truffa. Personalmente sono d’accordo con l’operazione di recupero, ma la vostra retorica, Bulzoni compreso, è davvero eccessiva. Bisogna ragionare e far ragionare. Simone

Sì, tutto bene…l’umana pietà ecc. ecc. Ma ormai siamo tutti sospettosi: chi ci guadagna? Recuperiamo i morti in mare, ma cosa si fa per evitare che si uccidano gli esodati, i senza lavoro, ecc.? E quando abbiamo avuto le nostre guerre, di certo non siamo scappati in altre nazioni. C’è qualcosa che non funziona in tutto ciò, interessi, ecc. Roberta e Roberto / Scicli

Non voglio che le mie tasse siano buttate così.che follia,mi passa la voglia d’essere di sinistra, poi ci si lamenta dei rigurgiti razzisti e dello sfascio dell’Europa.quanta retorica..

Sembra Radio Padania. Grazie a questi ascoltatori senza paura di suonare politicamente scorretti. L’ascoltatore che parla di “filiera dei clandestini ” mi toglie le parole di bocca. Complimenti per la trasmissione intellettualmente onesta. Michele Biella

Bisogna chiedere a questa gente che pensa solo a pochi miseri milioni, con i quali lo Stato non risolverebbe nessun problema, se avessero una figlia là sotto, se sarebbero della stessa opinione..

Credetemi ,con il cuore in frantumi,io se avessi perso un figlio un mio caro vorrej che fosse lasciato riposare assieme agli altri sventurati nel mare che era la vita ma gli ha inghiottiti ed ora gli tiene in una culla di pace. Teresa

‘lascia che i morti seppelliscano i loro morti’ (mt, 8, 21) bisogna salvare i vivi finché c’è tempo,c’è altro dolore che incombe,quello del prossimo. Sì anch'io penso che sia stato uno spreco inutile. Rosa

Il Piccolo Comune di Tarsia in Calabria ha deciso nel 2015 in accordo con Regione e Governo la costruzione di un cimitero x le centinaia di migranti in fuga morti nel mare. Cimitero vicino al campo di concentramento del paese che ospitò 3000 ebrei durante la guerra. Tutti si salvarono grazie alla protezione delle persone di Tarsia. Il cimitero dei migranti verra’ inaugurato il 3 ottobre giornata della memoria dei migranti morti nel Mediterraneo. Tina roma

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