martedì 13 gennaio 2015

LA TAV A MESTRINO


TAV VERONA PADOVA: 
un segreto ben mantenuto (a Mestrino).




Con lettera dell'8 gennaio 2015 la tempestiva giunta regionale del Veneto, su richiesta del l'altrettanto tempestivo Governo nazionale, intima ai comuni di fornire entro il 14 gennaio (sic!) il parere richiesto già in data 11 dicembre 2014, sulla delibera CIPE 94 del 29 marzo 2006, riguardante la tratta Verona Padova della linea alta velocità Torino Venezia (vincolo preordinato all'esproprio).
I comuni diciamo così meno chiusi alla partecipazione dei cittadini corrono ai ripari convocando almeno la commissione apposita. A Mestrino, dove non ci sono commissioni,   si fa a meno di parlarne in Consiglio, ma  anche alla conferenza dei capigruppo che a detta della maggioranza avrebbe messianiche dati di surroga degli organi preposti alla civile dialettica democratica.
Bene, quindi il discorso sulla TAV a Mestrino passerà in sordina, non ne sa nulla il consiglio, non ne sanno nulla i gruppi d'opposizione, non ne sanno nulla i capigruppo, ma quello che è peggio non ne sa nulla la popolazione. Non così nel Comune di Vicenza dove l'amministrazione ha da tempo reso pubblica tutta la documentazione .
La tempistica scandita dal Governo nazionale è la seguente: entro il 31 giugno 2015 dovrà essere presentato il progetto definitivo del tratto Verona-Vicenza, con apertura cantieri entro il 31 dicembre 2015. Entro il 31 dicembre 2015 dovrà essere presentato il progetto definitivo del tratto Vicenza-Padova. 
Ma vediamo di cosa si tratta. La storia parte da lontano e affinchè i lettori si facciano almeno un'idea di cosa si stia parlando per il tratto che li riguarda, sono in grado di pubblicare di seguito una parte della documentazione di contorno alla vicenda, a partire da quanto nel lontano 2003 i Comuni di Mestrino, Rubano e Villafranca scrissero alla Regione in merito al progetto preliminare. Sarà interessante verificare quante e quali di quelle osservazioni saranno reiterate e recepite nel progetto definitivo. 
Nei giorni prossimi ulteriore documentazione.
Ecco i documenti del 2003:  





lunedì 12 gennaio 2015

Le origini del terrorismo islamista, 2









Mi dispiace, ma io non sono Charlie! 

per gentile concessione di  Severino Proserpio












Segue da: Parte prima



Chi non aveva terroristi islamici da arrestare se li inventava. Tutti volevano avere la loro minaccia il loro mini attacco. Non fu mai chiaro né chi né perché né come furono eseguiti gli attentati di quel giorno ma cadevano a fagiolo per giustificare le nuove politiche di controllo militare dell'area del medio oriente volute dai neo-cons americani. Sono ormai 14 anni che va avanti la loro war on terror e non ha prodotto che sempre più terror e sempre nuove wars.

Ma poi i Neo-cons se ne sono andati e arriva Obama, che dice di voler ritirare le truppe e se ne va al Cairo e fa un discorso lungo e forte in cui dice che tende la sua mano per aiutare alla creazione di un “Nuovo medioriente”. Poco dopo quel discorso le piazze arabe cominciano a muoversi. Il mondo scopre che nel mondo arabo non ci sono solo militari baffuti e ribelli barbuti. In mezzo ci sono popoli colorati e variegati che aspirano, tutto sommato, alle stesse cose di tutti i popoli: dignità, libertà, benessere...
Gli islamisti sono del tutto assenti dalle piazze o quasi. Comunque non hanno l'iniziativa. Seguono qualche volta. Qualche volta si ritirano. Ma il “La” lo danno giovani laici, colti e amanti della libertà e dei diritti umani.

Ma questo non soddisfa tutti, sembra. Già nel maggio del 2011, i servizi segreti russi (generalmente ben informati per quel che mi risulta) davano l'allarme sull'imminente ricostruzione di reti integraliste internazionali sotto il commando dello specialista saudita in materia: il principe Bandar Assudairi Ben Saud, artefice di vari gruppi e varie guerriglie islamiste attraverso il mondo. L'obiettivo riportare l'islamismo politico alla testa delle rivolte. L'informazione fu ripresa soltanto dalla rete Voltaire, ufficialmente classificata nel rango dei complottisti e tutti fecero finta di niente.
Oggi tutto quello che era previsto in quell'avvertimento si è avverato e anche di più.
In Libia un comandante “ex” Al Qaeda alla testa di un esercito armato dal Qatar e l'Arabia Saudita e addestrato dalla CIA prende la città di Tripoli che le milizie tribali non riuscivano a conquistare e il paese diventa una specie di territorio liberato per i gruppi armati di ogni tipo. In Yemen l'Arabia Saudita rimette il vecchio regime in piedi ma stranamente gruppi armati spuntano ovunque come funghi. In Egitto e Tunisia i fratelli musulmani sono portati al potere su un tappeto di petrodollari. In Siria non ne parliamo... Il resto della storia lo sappiamo.
Nel frattempo in occidente le moschee (non tutte per fortuna ma quelle più estremiste e che sarebbero in teoria anche quelle più monitorate dai servizi) hanno ripreso a diventare luoghi di raccolta fondi e reclutamento. Domani forse se qualche giudice indaga troppo da vicino sul perché, potrà esserci più di un nuovo caso Abu Omar. E poi adesso, da meno di un anno, tutti a gridare al lupo. Ma a che gioco giochiamo. Qualcuno ce lo può spiegare?
Sono ormai 30 anni che i servizi di tutto il mondo giocano come si gioca con il fuoco con i gruppi integralisti. Sono controllati, sono infiltrati, sono gonfiati quando servono e sgonfiati quando non servono. Del resto è quello che si è anche fatto e che si continua a fare con vari gruppi estremisti di destra e di sinistra dalla seconda guerra in qua. Chi si ricorda della sigla Stay behind e dei finti attentati (ma con veri morti) attraverso tutta Europa sa di che sto parlando.
Oggi c'è bisogno di far salire la posta in gioco. La crisi chiede guerre. Le nuove guerre per il controllo del Medio Oriente hanno bisogno di legittimità. La crisi ha sputtanato tutta la classe politica europea e solo la salita degli estremismi di destra può spingere la gente a rivotarli di nuovo. Non ti piace Renzi ma siccome c'è il rischio Salvini (chi sa come mai è sempre in Tv quello?) allora ci vai e lo voti. Del resto anche le reti dell'integralismo armato hanno bisogno di far salire il livello di tensione. Chi vive di violenza e per la violenza ne ha bisogno come dell'ossigeno. Stanno nella stessa logica anche loro.
E allora adesso, commesso il fattaccio, tutti i fascistoidi, che avrebbero volentieri fatto esplodere la testa al gruppo Charlie Hebdo per le vecchie posizioni antifasciste o per le loro posizioni sull'omosessualità e altri temi del genere... Tutti hanno già pubblicato sulle loro bacheche messaggi di cordoglio e tutti piangono lacrime di coccodrillo su questa Europa, che loro vorrebbero libera, ma che è minacciata dai musulmani, dagli africani, dagli asiatici, portatori di valori antidemocratici!!!!!! E sui set televisivi hanno già cominciato a raccogliere i frutti di questa vera e propria manna politica servita loro su un piatto... di piombo.
É per non fare parte di questo gigantesco teatrino delle emozioni su ordinazione, degli sgomenti selettivi, della solidarietà di facciata, delle amnesie collettive e dell'ipocrisia generalizzata che non metterò bandiera nera, né scriverò “Io son Charlie”.
 Io non sono Charlie. Lo sono stato da piccolo, quando anche Charlie era Charlie. Oggi non lo siamo più né lui né io.
Oggi Charlie non fa più ridere nessuno e a me mi viene voglia di piangere, ma da solo, ma in disparte. Mi vien da piangere, ma non solo per Wolinski o per i suoi colleghi. Mi vien da piangere per tutti i morti di questa sordida storia. Mi vien da piangere per le centinaia di migliaia di morti durante la guerra sporca in Algeria, per gli amici che vi ho perso. Mi vien da piangere per le vittime del world Trade Center, per il mezzo milione di Iracheni, le centinaia di migliaia di afghani, pachistani, per le decine di migliaia di libici, di yemeniti, di palestinesi, per le centinaia di migliaia di persone uccise in Siria, il tutto in una tragica farsa chiamata Scontro di civiltà.
Severino Proserpio

domenica 11 gennaio 2015

Lettera all'assessore Donazzan


Cogito ergo sum, meglio un ripassino assessore...






Gent. ma Assessore,
ho ricevuto e letto con molto interesse la lettera da lei inviata a tutte le scuole, sorvolando sugli errori di sintassi, segno evidente della passione e dell'emozione che, in questo momento, agitano lei come tutti noi, ma andando al cuore delle sue indicazioni e delle sue motivazioni. Le esprimerò, quindi, con deferenza alcune delle mie perplessità. 
Prima di entrare nel merito, però, mi corre l'obbligo di richiederle almeno un preliminare chiarimento. Può spiegarmi il senso della seguente affermazione da lei sottoscritta? "Se non si può dire che non tutti gli islamici sono terroristi,  é evidente che tutti i terroristi sono islamici".
Perchè non si può dire che non tutti gli islamici sono terroristi? è la pura verità: di un miliardo di musulmani solo alcune decine o centinaia o migliaia sono irretite dal mito della lotta all'infedele; gli altri, escludendo comunque gli integralisti, che tuttavia esistono anche dalle parti lefebriane, vivono pacificamente una religione tradizionalista, dogmatica e nello stesso tempo spirituale, che a me non piace per niente, d'accordo, ma a me non piace nessuna religione e non faccio testo.
La seconda affermazione, resa con spavalda sicumera, che tutti i terroristi sono musulmani, suscita anch'essa qualche perplessità e meriterebbe anch'essa qualche precisazione: ricorda, ad esempio, tale Anders Breivik, le cui idee piacevano tanto all'onorevole Borghezio? Questione di numeri dirà lei, ma identica ispirazione "religiosa" dico io.
Forse la sua affermazione andrebbe integrata con una postilla: la stragrande maggioranza delle vittime del terrorismo islamista sono musulmani. Sguinzagli il suo ufficio stampa e reperirà facilmente i dati.
Ma andando oltre, le sembra credibile che la nostra civiltà sia messa in pericolo da un delinquentello di 15 anni, che lei annovera velatamente tra i possibili violenti sovvertitori del nostro ordine democratico?
Non le sembra una contradictio in adiecto affermare che la nostra europa è civile, libera e laica proprio perchè cristiana? forse è laica perchè la maggioranza dei paesi (Italia esclusa) ha imparato a  distinguere il piano religioso da quello politico. Per l'Italia intanto confidiamo in Francesco, forse l'unico vero laico, che si limita a fare il suo mestiere (di religioso) e basta, senza mischiarsi con la politica, per il momento.
Ci chiede di parlarne a scuola, ma a che pro? per far vomitare in classe ai ragazzi le nefandezze irrazionalmente emotive e culturalmente povere che sentono a casa? Lo sa dove viviamo, gentile assessore? nel Veneto bianco verde, narcotizzato, o meglio martirizzato  attualmente da una martellante campagna xenofoba, dove si sta riproducendo nel sentire comune, grazie anche a qualcuno dei suoi amici, quello che proprio i Veneti ebbero a  subire all'estero non molti anni fa. E vuole che esponiamo i nostri ragazzi a un rigurgito razzista, proprio mentre quotidianamente gli insegnanti affrontano, e quasi sempre vincono, la battaglia per l'integrazione, la convivenza e il rispetto reciproco? 
Continuino fieri, su questa strada, che porta alla conoscenza e all'abbattimento delle barriere e dei sospetti reciproci: questa è l'indicazione che darei ai miei insegnanti se fossi ancora in servizio. 
Con deferenza
Paolo Menallo, già DS

PS Se l'avessero fatto in Francia, senza creare scuole ghetto e banlieu, forse non sarebbero a questo punto.




La lettera dell'Assessore: 


La ripresa delle lezioni in questo avvio di 2015 si consuma sotto i  funesti fatti di Parigi, nel cuore dell'Europa, capitale di una nazione che ha fatto nascere e crescere la civiltà dell'uguaglianza, della fraternità e della libertà. Cardini di un pensiero moderno che ha intriso le scelte e la mentalità di questa nostra Europa che ha costruito o fondamenti del nostro vivere civile.
Ecco perché il fatto terroristico di matrice islamica consumato con l'omicidio dei giornalisti della rivista "Charlie Hebdo" deve trovare un fronte comune e impenetrabile  di  condanna.

I disegnatori musulmani per Charlie Hebdo

Una rassegna di vignettisti musulmani: chapeau!












sabato 10 gennaio 2015

Le origini del terrorismo islamista, 1

La  "Primavera araba"
Mi dispiace, ma io non sono Charlie! 
per gentile concessione di  Severino Proserpio







In questo momento l'uccisione delle undici persone e in modo particolare dei giornalisti/artisti nella sede del periodico satirico Charlie Hebdo, sta prendendo le pieghe di un nuovo, mini 11 settembre. E fioccano ovunque messaggi di sgomento, di cordoglio, di solidarietà, di condanna... Anche io sono sgomento, lo sono per ogni persona che muore nel modo in cui sono morti questi ultimi. Sono solidale e feroce sostenitore della libertà di espressione. Sono triste perché alcuni dei vignettisti di Charlie Hebdo (Wolinski in modo particolare, che ho anche conosciuto ad Algeri un secolo fa) mi appassionavano e hanno accompagnato con loro feroce e dissacrante satira tutta la mia adolescenza e i miei desideri di allora (ma anche di oggi) di mandare tutto il mondo a farsi f... 
Ma mi dispiace, io non scriverò che sono Charlie Hebdo. Non metterò una bandiera nera sul mio profilo Facebook e non posterò nessun disegno di Charb e nemmeno di Wolinski che mi piace tanto... E se avete tempo di leggere il mio lungo ragionamento vi spiego il perché. 
Charlie Hebdo nasce nel 1992 ma la squadra che lo fonda viene da una lunga storia di giornali di satira libertaria. Quello che si può considerare come l'antenato di Charlie è “Hara-kiri” dove lavoravano già vari membri dell'attuale redazione. Hara-kiri se la prendeva con i potenti, con De Gaulle, con l'esercito, con la chiesa e fu varie volte chiuso e riaperto sotto varie forme e titoli.
Era divertente, dissacrante, feroce qualche volta. Ma sapeva di quella aria di libertà dell'epoca. Oggi il Charlie Hebdo è cambiato. Lo si compra ancora, qualche volta, perché ha un nome. Il suo pubblico non è più l'operaio o lo studente senza una lira, ma la “gauche-caviar” della Parigi bene.
Negli ultimi anni poi ha preso una linea editoriale apertamente islamofoba. Non è il fatto di prendere ogni tanto in giro una religione. Quello l'ha sempre fatto anche con la chiesa cattolica. Il problema non è qui. Se prendesse in giro i musulmani, l'islam, il profeta, dio o qualsiasi altro persona o simbolo sacro non ci vedrei personalmente niente di sbagliato. Ma le numerose campagne di Charlie Hebdo contro i musulmani, l'islam, i simboli sacri di questa religione sapevano di accanimento. Faceva parte di una certa cultura molto diffusa negli ambienti che una volta erano stati di sinistra e che oggi sono solo sinistramente cinici. Ambienti che hanno definitivamente deciso di stare dalla parte dei forti e che non hanno più nessuna battaglia vera da portare avanti. Una ex sinistra che si è arresa mani e piedi legati alla logica di mercato, al dominio delle banche e ultimamente anche alla retorica dello scontro di civiltà. Una ex sinistra che considera che l'integralismo islamico sia l'unico e ultimo pericolo che minaccia l'umanità. Una ex sinistra che non ha più sogni né progetti del resto e che si accontenta di guardare il mondo dall'alto della sua presunta superiorità culturale.
Ma non è per questo che non metterò nessun segno di cordoglio per i morti di Charlie Hebdo. Non riconosco a nessuno il diritto di ammazzare nessuno in nome di niente e ancor meno in nome di una qualunque discordanza di opinioni. Le mie ragioni sono altre.
L'attacco alla redazione del giornale satirico viene in un momento particolare. Ancora un anno fa non si parlava per niente di integralismo. Era quasi scomparso dalle prime pagine. E se si vedevano immagini di barbuti in armi nelle strade di Tripoli o di Aleppo venivano chiamati “Rivoluzionari”. E si cantavano le lodi di questi bravi ragazzi. Si legge ovunque che i bravi ragazzi ricevono aiuti da tutte le parti. Si legge un po' meno che in Siria i ragazzi prendono il controllo di varie stazioni di estrazione di petrolio e che la Turchia, uno stato membro della Nato glielo compra tranquillamente. Si legge ancora meno che oltre agli aiuti e alle migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo in aiuto dei bravi ragazzi ci sono anche consiglieri militari che insegnano ai bravi ragazzi a combattere...
Poi all'improvviso tutto cambia. Ritornano a chiamarlo terrorismo, le uccisioni di membri delle minoranze finora taciute vengono a gala. I servizi segreti di tutti i paesi della nato (e i loro numerosi alleati) fanno tutti finta di cadere dalle nuvole scoprendo che migliaia di giovani sono partiti dalle loro città per dare man forte ai “rivoluzionari”. Non sapevano nulla, pare. E noi a scandalizzarci con loro.
Sono ormai decenni che questo giochetto va avanti. Le reti che oggi si chiamano Al Qaeda e poi Isis, Boko Haram e compagnia bella sono stati messi in sella in piena guerra fredda in chiave anti-sovietica. I paesi del Golfo persico in collaborazione con la Nato hanno fatto un montaggio finanziario, propagandistico e organizzativo per far arrivare combattenti da ogni dove. Al Qaeda è l'alleato principale della Nato e ovviamente dei paesi del golfo fino agli anni novanta. Poi poco a poco scivola verso l'area di illegalità.
Intanto la guerra fredda stava finendo e Samuel P. Huntington preannunciava un nuovo conflitto e lo battezzava “scontro di civiltà”.
Nel frattempo arriva la guerra d'Algeria. Centinaia di giovani rientrati dall'Afghanistan contribuiscono a formare i primi nuclei dei Gruppi Islamici Armati. Gruppi che, insieme all'esercito algerino (che anche lui non ha scherzato) hanno fatto passare al paese due decenni infernali. Nel frattempo nelle moschee londinesi soprattutto ma anche francesi, italiane tedesche, individui poco raccomandabili predicavano la lotta armata in Algeria e raccoglievano soldi e facevano fare affari d'oro all'industria delle armi. L'Algeria stava uscendo da una era socialista e aveva bisogno di una piccola spintarella per privatizzare le sue enormi risorse energetiche. E come per miracolo ad ogni concessione firmata con una multinazionale veniva chiusa una rete di sostegno all'integralismo armato. Poi quando le multinazionali presero il controllo del petrolio algerino, le reti diventarono terroristiche e furono smantellate ovunque. O almeno così ci disse la stampa libera del mondo libero.
Fatto sta che nel 2001 ci fu l'11 settembre e ci fu una vera e propria isteria.
Severino Proserpio 

segue nei prossimi giorni

venerdì 9 gennaio 2015

Storia e Vita a Rubano per la memoria e il ricordo






STORIA E VITA torna a Rubano per la giornata della memoria e il giorno del ricordo. 
Per maggiori informazioni utilizzare i link al blog dell'associazione presenti in questa pagina.



Controcorrente



Siamo tutti Charlie






ma anche un po' bambini di Gaza, un po' norvegesi di   Utoya ,   ebrei francesi in fuga verso Israele, cristiani di Siria, Sciti e Sunniti ribelli d'Iraq, studenti pakistani di Peshawar e anche neri d'America, amati una volta dal KKK e adesso dalla polizia, ma anche Rom e Sinti dei campi nomadi e rifugiati di Tor Sapienza.

Dovunque vai c'è sempre un religioso un po' più religioso di te o un esasperato a cui non basta più la curva da stadio o un razzista del tipo "io non sono razzista, ma..." o un islamofobo o un omofobo o uno xenofobo o un esasperato ignorante che trova sempre un Salvini o una Le Pen come amplificatore.  

Per due giorni mi sono tenuto lontano dalla stampa, solo qualche breve incursione nei TG e nel web, tanto per sapere cosa stesse succedendo per poi ritirarmi disgustato dai vari Salvini, Gasparri e Bitonci, ma soprattutto dalla marea irrazionale e bavosa  degli  insulti all'intelligenza, prodotta dai commentatori. Non c'è stato bisogno di spingersi sino al Mattino o al Gazzettino: anche post moderati e sobri di SEL e di Emergency sono stati invasi da commenti oltranzisti. Avanza il sospetto che ci sia un soft-ware che produca in serie i commenti o che governi a distanza i cervelli di molti italiani. 

Ho ascoltato seriamente solo le reazioni dei miei amici maliani, musulmani in fuga dall'orrore, con il miraggio  della Francia nel cuore e nei progetti di vita. Il succo era: "M.....nous ne sommes pas en paix meme ici!" 

giovedì 8 gennaio 2015

La Sicilia e il Milazzismo, 3

Operazione rivoluzionaria o trasformismo?
di Luigi Ficarra



Ci furono in realtà rapporti fra milazzismo e mafia, come sottolinea lo storico Umberto Santino, dicendo che l'assessorato diretto dal monarchico Pivetti era frequentato dal capomafia Paolino Bontade e dai suoi amici. Lo stesso Renda, allora deputato regionale, non nega nella sua “Storia della Sicilia” “l'incidenza della mafia nel secondo e nel terzo governo Milazzo”. Il prof. Giuseppe Marino, che fa il discorso storico più serio e di ampio respiro, dice che, sì, vennero rimossi i mafiosi Vanni Sacco e Genco Russo dal controllo dei due principali consorzi di bonifica - (assessore all'agricoltura - egli ricorda - era nel primo governo Milazzo il missino Grammatico) -, ma, anche se il fatto fu percepito come importante, rimase - egli scrive - marginale, perché trattavasi “dell'abbattimento di realtà residuali, della mafia di campagna”. – “I governi Milazzo - scrive ancora Marino - non si avvidero del nuovo corso mafioso a preminente caratterizzazione urbana.- .... Anzi lo favorirono e vi parteciparono” E spiega pure che “i potenti cugini Salvo appoggiarono il milazzismo”. Marino sottolinea altresì che non tutti i comunisti concordavano con Macaluso e la sua tattica trasformista, realizzata nell'alveo del peggiore “sicilianismo”; e ricorda che Mario Ovazza, capogruppo allora del PCI all'assemblea regionale, nei suoi "appunti inediti" del 1993, ebbe a scrivere che “fu costretto a partecipare ad un incredibile Comitato, presieduto dallo stesso Milazzo, il cui compito ufficiale era quello di appagare le crescenti richieste per "inserire a posti di sottogoverno elementi collegati con la maggioranza milazziana". “Fui felice - dice sempre Ovazza - quando, (per le resistenze manifestate), fui sostituito da Cortese”. Il milazzismo in sostanza si svelò essere, nel suo insieme, una grande operazione trasformista, nell'alveo del più becero e reazionario "sicilianismo"; e fu il bacino di coltura di quella politica di compromessi al più basso livello e di sostanziale compartecipazione alla gestione del potere borghese sotto la copertura di un’opposizione di facciata, contro cui poi combatté con tutte le sue forze  il compagno  Pio La Torre fino al sacrificio della vita, come ben scrive Adriana Laudani nel libro di Sorrentino e Mondani “Chi uccise Pio La Torre”.
Va detto però dire che la scelta di Macaluso non fu un “errore”  del PCI siciliano ma fu figlia diretta della teoria del “fronte antimonopolistico” in coerenza alla concezione dello Stato, quale ”Stato dei monopoli”, e non, invece, quale era ed è, espressione e mediazione dell’interesse generale capitalistico. Teoria, questa dello ”Stato dei monopoli”, propria della III internazionale.  Ed è per questo motivo che Togliatti, come ricorda Marino in “Storia della mafia”, in coerente applicazione di detta teoria, in un convegno tenutosi a Palermo a cavallo dell’operazione Milazzo, diede a questa un fondamento teorico-politico, perché, si disse, veniva così costituito un fronte contro la rapina della Sicilia da parte dei monopoli, da parte dello Stato dei monopoli.
Espressione piena di tale linea, sicilianista e reazionaria, è stato in anni a noi molto vicini il governo Lombardo, appoggiato dal PD siciliano. Quel Lombardo, che ebbe come consulente il vate degli industriali La Cavera e che fu prima alleato del suo sodale Cuffaro.
Oggi, di fronte al declino storico del capitalismo europeo, che in Italia si traduce in una pesante stagnazione e regressione, c’è un Sud non più da tempo funzionale neppure allo sviluppo capitalistico del paese, con una forza lavoro non più competitiva rispetto a quella degli africani e dei cittadini dell’est Europa. In esso la condizione giovanile, che raggiunge punto di disoccupazione oltre il 50%, è tragica; ed il destino di tutto il territorio meridionale è di trasformarsi nel recinto di quella che Marx chiamava ”sovrappopolazione stagnante”.
 Al massimo si coglie in questa situazione la disfatta del M.O., i risultati di quella politica del vecchio PCI di bassa compartecipazione in Sicilia e altrove, specie nel Sud, alla gestione del potere borghese. Politica che oggi si manifesta tramite un suo vecchio rappresentante storico, Napolitano, che plaude alla bestia trionfante del capitalismo alla Marchionne e al suo sodale, Renzi, che sta portando a termine l’opera di Berlusconi e Monti di distruzione delle difese del M.O., delle sue casematte: Statuto dei Lavoratori, c.c.n.l., e libere rappresentanze sui luoghi di lavoro.
La strada da proporre alle nuove generazioni non è certo la rivolta disperata, come quelle di “Alcara Li Fusi” e di “Bronte” del 1860 e-o come quella indistinta di Licata del 5 luglio 1960, ma quella di un ripensamento profondo delle cause che hanno portato a questa disfatta politica e che faccia quindi i conti, anche e soprattutto a livello teorico, col passato riformista del M. O. Un ripensamento che recuperi in particolare in Sicilia la memoria storica del movimento dei Fasci dei Lavoratori Siciliani del 1893 - 94; delle lotte per l’occupazione delle terre del primo dopoguerra e quelle del ‘44 - ’50. 
Occupazione delle terre a Petralia Sottana, Madonie
Movimento, quest’ultimo, politicamente sconfitto dalla riforma agraria del dicembre 1950, definita dalla sinistra di allora una <<controriforma>>, il cui progetto di legge, è bene ricordarlo, fu elaborato dall'agrario on. Milazzo. Una vera controriforma, il cui attore principale fu il mercato, consentendosi e comunque non impedendosi che i grandi proprietari, anticipando l’applicazione della legge, vendessero direttamente a terzi, contadini compresi, le superfici migliori oltre il limite consentito di ben duecento ettari e realizzarono in tal modo, dice Renda, circa trenta miliardi: una vera manna, una sorta di piano Marshall che mise a disposizione della borghesia agraria ingenti capitali, destinati in parte alla trasformazione capitalistica delle sue terre.
Forti dell'insegnamento svolto da Gramsci ne “La questione meridionale”, molti dirigenti del PCI di allora giudicarono negativamente detta legge, che segnò la sconfitta definitiva della lotta di classe nelle campagne siciliane, specie del movimento cooperativo. Oltre allo storico Giuseppe Marino, ed a Umberto Santino del centro Peppino Impastato, la grande scrittrice e giornalista de “L'Ora”, Giulia Saladino, in “Terra di rapina”, raccontò magistralmente come interi direttivi delle sezioni del PCI dell'isola, vista la fine miserrima delle lotte che avevano condotto, preferirono emigrare all'estero. Anche Francesco Renda parla molto criticamente di questa controriforma agraria, che costituì una chiara opera di “rivoluzione passiva”, nel senso gramsciano del termine.            
Luigi Ficarra

mercoledì 7 gennaio 2015

Seduta del Consiglio comunale del 29/12/2014







La registrazione






Seduta di fine anno un pò scialbina, ma  importante per alcuni temi trattati e istruttiva per chi volesse ulteriormente rendersi conto dell'aria che tira in comune.

Ascoltando qua e là si apprende che, dopo  il malriuscito tentativo del presidente di non far discutere le comunicazioni (cioè i rilievi) della Corte dei Conti, le opposizioni hanno gioco troppo facile nel colpire la maggioranza. Pinton addirittura,  cita questo blog, definendo i rilievi una sonora cazziata.
Andando qua e là per la seduta si apprende che la maggioranza fa sua anche la "decisiva" carica di vicepresidente e che il gentlmen's agreements intercorso con ViviMestrino viene bypassato elegantemente. ViviMestrino, coerentemente non partecipa alla votazione.
Viene votata poi una delibera che affida alla Provincia la funzione di stazione appaltatrice per alcune spese e servizi. Una delibera probabilmente obbligata dal punto di vista pratico, su cui ViviMestrino converge. Personalmente, se fossi stato presente, mi sarei astenuto, non tanto per il merito ma per la mia posizione personale sulle province e soprattutto sul  metodo usato a Padova per l'elezione del presidente. 
C'è infine un nuovo regolamento con qualche novità positiva per l'opposizione di 5 stelle, ma che non recepisce quasi nulla del contributo delle opposizioni in commissione. Vivi Mestrino vota contro, anche perchè viene bocciato per l'ennesima volta un suo emendamento,  che propone la formazione di una commissione istruttoria, di controllo e garanzia per il bilancio. Il relatore insiste invece sulla funzione della conferenza preprandiale dei capigruppo, dove si può prendere visione di tutti i documenti... 
Ma l'evento principale è il discorso del sindaco che se la prende a tratti fermamente, a tratti esitando, con il povero Pinton, a mio parere reo soltanto di fare della facile ironia (ma il bersaglio si presta alla grande) e di agguantare un tema e usarlo sin quasi allo sfinimento (degli altri).
Sulla variazione di bilancio, solito copione di fine anno: estinzione di mutui per imperscrutabili  motivi (avanza però il sospetto che ci si voglia costituire un gruzzoletto per la campagna elettorale del 2018), ViviMestrino che propone di dirottare i fondi per altri scopi (quest'anno la costruzione di un campo da calcio), la maggioranza che boccia monoliticamente. 
Si apprende però a questo proposito, dalla voce del sindaco, evidentemente in vena di conversazione, che un campo sarà costruito a Lissaro con i proventi degli oneri di urbanizzazione e che a Mestrino non se ne sente l'esigenza, e se per caso ci fosse, la colpa è dell'attuale gestione del calcio Mestrino, che a detta del primo cittadino, non apre mai il campo principale alle squadre minori.
Tutto il resto, a parte la costituzione della commissione affari sociali (ma a ranghi ridotti) è noia più acuta.

Nota. Sugli impegni sportivi della giunta Pedron vedi anche: curiosità.


martedì 6 gennaio 2015

Corso di scrittura, secondo livello


Riparte l'8 gennaio, con il secondo livello,  il corso di scrittura promosso dall'Associazione Storia e Vita, maestro Angelo Ferrarini
Per nuove iscrizioni telefonare al 340-2651480 o venire direttamente in biblioteca giovedì 8 gennaio alle 21. 

Superfluo fare un bilancio dalla parte degli organizzatori, meglio dare voce alle opinioni dei corsisti: 

"Per quanto riguarda il corso, l'ho trovato stimolante, posso dire come sempre? come sempre! Mi ha fatto anche molto piacere che ci siano stati nuovi iscritti, anche loro fonte di ispirazione e preziosi per allargare la nostra esperienza e per confrontarsi. Peccato che due ci abbiano lasciato anzitempo. La biblioteca anche mi è sembrata ottima come spazi e come struttura, accogliente e funzionale. Tutto bene quindi! Esperienza positiva promossa a pieni voti."  Alessandra


"Interessante la strutturazione, che promuove:
-la conoscenza di nuovi scrittori e l’approfondimento degli stili dei più conosciuti e affermati (Hemingway, Carver), stimolando la riflessione e la critica.
-lo scambio di testi tra corsisti, letti e commentati dai componenti il gruppo; utili i consigli, sia da parte del conduttore che dei frequentanti, per il miglioramento dello stile.
-un clima di rispetto, interesse, amicizia tra i partecipanti che si sentono accettati ed apprezzati.
A conclusione del primo livello,  ritengo di aver acquisito qualche strumento in più per il miglioramento della mia capacità di espressione attraverso la scrittura." Donatella 

domenica 4 gennaio 2015

Gli italiani dell'anno


Ma che c.... d'Italia è questa?






Tutte le testate stanno facendo in questi giorni la propria classifica degli italiani dell'anno: quindi troviamo Renzi, Gino Strada, Napolitano, Samantha Cristoforetti e tanti altri a seconda dei gusti di chi scrive. Anch'io ho provato a fare la mia classifica, ma mi è stato impossibile sceglierne solo pochi; sono andato quindi per categorie, individuando insiemi di anonimi.   Qualche categoria risulterà un pò affollata, qualche altra meno...




Il medico. Motivazioni: perché va in ospedale (pubblico) a tutte le ore con orari massacranti e uno stipendio dignitoso ma non eccelso, resistendo alla tentazione di lavorare anche privatamente. Ogni tanto, per dedicarsi al suo hobby preferito (andare in Africa a lavorare per i malati di Ebola), prende qualche aspettativa non retribuita. Altre migliaia di fanatici, anche senza andare in Africa, rispettano il malato, si aggiornano e resistono alla mancanza di fondi e agli intrallazzi dei gestori politici delle ASL.



Il cooperante sociale. Motivazioni: Se si trova nella cooperativa giusta, magari lontano da Roma, lavora con passione, porta a casa solo qualcosa per sopravvivere, fa parte di una organizzazione che ha mantenuto solo in parte, in piccolissima parte le motivazioni iniziali, ma è contento di quello che fa; il suo è un mestiere in cui etica e bisogni personali coincidono, un mestiere che si fa anche un pò per passione.


L'insegnante. Motivazioni: ha lottato quotidianamente con il registro elettronico, le circolari ministeriali sempre più contraddittorie, con l'azzeramento del fondo d'Istituto, con le nuove cicliche indicazioni, inventate dal pedagogista di moda, con il MIUR, il CSA, i PAS, i BES, il POF, il CTRH, le GP, l'OD, l'OF, il CCNL, il CCND, CCNI, e talvolta anche con il DSGA, gli ATA e l'RSU. E' in trincea ogni giorno, circondato da genitori impazziti, da dirigenti incompetenti, ma velleitari, da alunni ai quali fa difetto non solo il principio di autorità ma spesso anche la fantasia e la voglia di vivere. Non si è ammalato mai, neanche quando tutti gli alunni a turno hanno avuto la loro settimana di riposo. E' rientrato puntualmente dalle vacanze, anche se aveva il fidanzato (a) lontano (a).

L'artigiano. Motivazioni: anche senza specifiche specializzazioni è diventato un esperto fiscalista, conosce approfonditamente luoghi, volti e risvolti delle Agenzie delle entrate, di Equitalia e degli uffici dei direttori di banca antifidi. Ha retto stoicamente al pubblico disprezzo per ogni fattura non emessa, ma è sopravvissuto.

Il genitore. Motivazioni: solo raramente ha pensato che la colpa fosse dell'insegnante e non del suo giovane virgulto. Quando proprio è stato necessario, si è rivolto al dirigente, ma siccome non si dimostrava abbastanza pericoloso, si è trovato dinnanzi ad un muro corporativo e difensivo. Non ha ceduto ed ha conservato il suo personalissimo rispetto per le istituzioni. Ha infatti saputo riconoscere i veri insegnanti. Si è lagnato solo quanto basta  delle tasse che paga, perchè ha constatato per esperienza che almeno una buona parte, al netto delle italiche ruberie, viene impiegata per sfamare le categorie 1 e 3, dei cui servizi gode.  

L'operaio. Motivazioni: come specie in estinzione dovrebbe essere protetta, ma in realtà è soggetto a regole che ne accelereranno il declino o quanto meno il ritorno alla più corretta definizione di "proletario" (chi possiede solo la prole). Va difeso per la strenua lotta che sta compiendo non tanto per il posto di lavoro, ma per la dignità umana.



Il carabiniere. Motivazioni: ha resistito senza impugnare le armi e neppure certificati di malattia fasulli, contro il blocco degli stipendi, i turni sfavorevoli anche durante le feste, la sensazione di lavorare talvolta come per svuotare il mare con un secchiello. "Noi li prendiamo e quelli li mandano fuori". Nonostante questo è andato avanti e mai o quasi mai si è fatto scappare un gesto stizzito di troppo. E' uno dei pochi che mantiene una qualche parvenza di spirito di corpo, quello che una volta c'era anche alle poste e alle ferrovie. Il tutto per 1300-1400 euro netti. 



  

sabato 3 gennaio 2015

L'Isola grande

La Vucciria di Guttuso*
Viaggio in 15 tappe (fotografiche)

Tonnara di Scopello
Erice




Il mare di Favignana

Il teatro di Segesta

L'interno, arrivando a Piazza Armerina

Il tempio di Segesta

Scicli



Marzamemi

Mondello

Palermo, cattedrale

L'Etna

La piscina di Venere, isola di Vulcano











Eraclea Minoa





*la modella di "spalle" è la contessa Marzotto

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